Faik Sait

Con poco zucchero (Az Sekerli)

Autore: 
Faik Sait

Per prima cosa, chi è Sait Faik? Perché dovremmo conoscerlo? Chi si interessa di letteratura turca sa che non è per niente facile trovare la traduzione italiana di suoi scritti (va già meglio in inglese e francese) e quindi rimane piacevolmente sorpreso dalla pubblicazione di questa raccolta di racconti, che rimane comunque di limitatissima distribuzione e reperibile principalmente sul web. Sait Faik in Turchia viene considerato il maestro del racconto, tanto che il premio nazionale che sceglie il miglior racconto dell'anno è a lui intitolato. Credo però che Faik possa essere un maestro non solo per i suoi compatrioti, ma anche per gli occidentali.

Vive nella prima metà del ventesimo secolo, imbevuto di cultura occidentale e francese, e per tanto dissociato nel suo paese che non riconosce nemmeno la figura professionale dello scrittore e lo considera disoccupato, anche a seguito di prestigiosi riconoscimenti internazionali. Non è un intellettuale sistematico, non vive di motivazioni ideologiche o di complesse architetture di pensiero; è attento alla società che lo circonda, ma non col piglio dell'analista sociologo o dell'agitatore culturale; Faik è più che altro uno spirito lirico che vive di ispirazione; ispirazione cercata nelle viuzze più misere e insignificanti della sua sterminata e contraddittoria Istanbul, ispirazione che gocciola dalle reti dei pescatori, che si nutre degli spaccati di vita che si possono ritagliare nelle osterie e nelle bettole, negli atrii dei teatri, nei cinema; una ispirazione potremmo dire erotica, perché capace di mescolare all'osservazione dell'esterno le insorgenze profonde e inconfessabili dell' “interno” dello scrittore. Dopo aver letto i suoi racconti è facile immaginarlo mentre cammina solitario e silenzioso, per le vie della città, ritagliando nella memoria episodi di vita da scrivere poi al primo momento buono, magari aspettando il battello che lo riporti nella sua isola di Burgaz, o dentro ad un tram, o in una qualsiasi osteria bevendo rakı.
 
È proprio la sua solitudine a creare i suoi racconti ed i suoi personaggi (L'uomo creato dalla solitudine) e Faik lo sa; assieme alla scrittura procede sempre una sottile meditazione sull'atto della scrittura stesso; possono addirittura essere i personaggi da lui inventati a scrivere racconti per lui, e quindi per noi lettori (Il sogno di Pangio); dalla solitudine che sottentra ogni cosa possono scaturire beffarde manifestazioni di insensatezza (Pst, Pst!). Emerge la problematica passione erotica per i ragazzi (Mastro Yanni), o il senso di esclusione dalla comunità (In paese non ci posso andare); ispiratissimi i racconti riguardanti il mare e la pesca (Un racconto per due, Il pesce falegname).
 
Da tutte queste eterogenee e quotidiane fonti di ispirazione nasce una prosa lirica, colorata, che si accende di riflessi poetici, come le squame dei pesci sott'acqua; una prosa che sa intrattenere un dialogo franco e disinibito con il lettore e che sembra cadere accidentalmente, ma splendidamente, nei territori della poesia, condotta da una vena di malinconia che sembra percorrere ogni riga; quella malinconia che, se vogliamo credere a quanto dice Pamuk, pervade ogni scrittore di lingua turca del Novecento. Non è una Istanbul affollata, rumorosa e speziata, quella che ci presenta Faik, bensì una città piovosa, grigia, fredda, esistenziale, brutta anche; una Istanbul invernale, nevosa:


C'è una birreria tranquilla e un po' fuori mano. È lì che spesso vado a sedermi. E a riflettere. Cos'ho fatto in vita mia? Cos'ho combinato? Dove vado? E perché? Che faccio? Quando fuori nevica, per quanto dentro ci possa far caldo, in quella birreria io mi sento gelare.

In questa bruma polverosa di ricordi, di fallimenti, di desideri, ciò che salva è una immancabile ironia, che non abbandona Faik nemmeno per un attimo; ironia e fantasia possono creare storie dal nulla di una serata di pioggia, quando per strada non c'è nessuno ed il passo dello scrittore si mescola al concerto delle gocce; è grazie a questa vivida fantasia ironica che le persone possono diventare piccole come semi di sesamo e finire nelle tasche della giacca dello scrittore a confessare omicidi.
 
Storie piccole come semi di sesamo appunto ci dà in pasto Sait Faik; storie dure, di un'anima dura ma viva, pregne di nostalgia, di malinconia, di tristezza se vogliamo; ma pregne anche di energia inventiva, di fantasia, di ironia....racconti con poco zucchero che hanno il sapore di poesia.
Speriamo che il nostro mercato editoriale ci dia modo di conoscere meglio questo scrittore.
 
Per adesso si può dire pregevole questa edizione dell'editore A Oriente!, arricchita di foto, di una introduzione a cura di Abidin Dino (pittore turco di notevole rilievo), ma soprattutto del testo a fronte in lingua turca, cosa che può permettere di apprezzare la bella ed appassionata traduzione di Lino Beretta. 

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE

Sait Faik Abasiyanik (1906 Adapazari, Turchia - Burgaz, 1954), letterato e scrittore turco.

Sait Faik Abasiyanik, “Con poco zucchero”, A Oriente!, 2010. Prefazione di Dino Abidin. Traduzione di Lino Beretta.

In rete: WIKI it

Francesco, marzo 2010

ISBN/EAN: 
9786009971534

Commenti

[sait faik] nuovo prezioso

[sait faik] nuovo prezioso contributo di Francesco! Buona lettura.

[sait faik] ora aggiungo il

[sait faik] ora aggiungo il format;)

[sait faik] complimenti sia

[sait faik] complimenti sia per la scheda che per la scoperta - è il caso di dirlo. Mi spiace per la ridotta circolazione dell'edizione, ma non è una sorpresa. In italia siamo abituati a scandagliare i cataloghi degli editori di progetto, hanno almeno 10 anni di anticipo rispetto al mainstream. Strano ma vero:).

Ah - ricordati di allestire la tua pagina personale, post log in;)

Splendida, appassionata

Splendida, appassionata recensione. Francesco è un lettore incredibilmente lucido che sa cogliere l’essenziale e restituirci in poche ispirate frasi tutto un complesso percorso letterario. Sa entrare in sintonia con lo scrittore in modo impressionante, un’empatia magica. E pur avendo a sua disposizione solo pochi racconti ha saputo restituirci un’immagine inedita di Sait Faik, un profilo inatteso del grande scrittore turco, sorprendente anche per chi ci lavora sopra da qualche anno. Mi aspetto un feed back tramite il sito della casa editrice, per metterti al corrente dei nuovi progetti. LB

[sait faik] intanto

[sait faik] intanto benvenuto, Libere. Devi essere il traduttore, immagino:). E' un onore averti tra noi. Vuoi raccontarci qualcosa di questa tua ultima esperienza?

(Sait Faik): L'avventura

(Sait Faik): L'avventura italiana di Faik non è finita, anzi è appena cominciata. C'è da aspettarsi qualche altra uscita. Tenetevi pronti!

[sait faik] attendiamo:)

[sait faik] attendiamo:)

(Sait Faik): Qui la pagina

(Sait Faik): Qui la pagina dell'editore francese che ha dato il via alla traduzione completa delle opere di Faik, pur rimanendo secondo rispetto alla ottima pubblicazione italiana di A Oriente! di cui sopra: http://www.bleu-autour.com/recherche_rapide.php

Ciò che salva la presa del

Ciò che salva la presa del racconto, una asciutta dimestichezza con le parole, un sorriso lieve di malinconia; la tacita presa di questi luoghi 'oscuri' ma isolati.

(Faik): Beh che dire...due

(Faik): Beh che dire...due righe esemplari, petalo! Non avrei saputo dire di meglio: "asciutta dimestichezza", "sorriso lieve di malinconia", "presa" sui luoghi...compimenti definizioni perfette e riflettenti la sostanza della scrittura di Faik, a mio avviso. Ma perché tutto ciò "salva" il racconto? Dal tuo punto di vista cosa mette in "pericolo" il racconto?

Per via dei luoghi di

Per via dei luoghi di solitudine dove l'angoscia la fa da padrone, o almeno così per esserne tristi; l'autore invece secondo me ha saputo 'riscattare' questa visione distogliendone l'attenzione 'eccessiva' e puntando invece sulla parola.

[faik] io non ho capito una

[faik] io non ho capito una parola, Petalo, pardon. Cosa volevi dire?

(Faik): Gianfranco io credo

(Faik): Gianfranco io credo di aver capito quello che voleva dire petalo. In realtà ha colto alcuni aspetti della scrittura di questo autore. Il fatto è che (provo ad interpretare, ma poi spero sarà petalo a spiegarci meglio) i racconti di Faik sono fatti di una stoffa piuttosto leggera, sono di un materiale effimero e accerchiato da sentimenti oppressivi che rischierebbero di soffocare la narrazione se non venisse in soccorso un'attenzione particolare per la parola. Per questo nel pezzo alludevo a "sconfinamenti" nei territori della poesia. La parola il Faik si sposta dal suo asse usuale e si carica di significati diversi, di sostanza diversa. Cosa che appartiene soprattutto ai poeti. Va ancora dato atto a chi traduce, di poter anche solo percepire questo "spostamento", questa sensibilità diversa dei vocaboli. Lo si può fare solo con altrettanta sensibilità della propria lingua.

Spero di non aver frainteso il messaggio di petalo. Facci sapere!

[faik] oh, bellissimo

[faik] oh, bellissimo commento franz. Questo è un linguaggio emozionante. E comprensibile:).

E' questo che intendevo dire;

E' questo che intendevo dire; l'autore sembra dia una sorta di "leggerezza" al contesto; se poi la parola contamina questo spesso è legittimo per chi fa poesia.

[comunicazione di servizio]

[comunicazione di servizio] cari amici, l'utente "Petalo", attiva in 2 anni con 3 commenti, nessun articolo, sconosciuta a tutti, oggi è stata fatta uscire dal sito perché mostrava atteggiamento offensivo e irriguardoso nei confronti d'un commento, nato per rilevare semplicemente la scarsa chiarezza d'un suo intervento. L'utente ha provveduto già a reiscriversi e anche col nuovo nick (il secondo) ha reiterato l'atteggiamento offensivo. Adesso sta spedendo email ad alcuni di voi, tutte con identico testo. Si direbbe un troll: non rispondetele.

Nei giorni scorsi, aveva scritto per proporre la pubblicazione delle sue poesie su lankelot. Questo a riprova del fatto che non sa esattamente dove si trovi.

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