Russell Karen

Il collegio di Santa Lucia per giovinette allevate dai lupi

Autore: 
Russell Karen

Onirico, fantastico e grottesco sono i tre assi portanti della scrittura della narratrice americana Karen Russell, classe 1981, nata e cresciuta in Florida, da qualche tempo ostaggio di New York. La scrittrice dimostra una seducente e fertile estraneità al realismo, tinteggiando, ombrosa ma divertita, satirica ma mai corrosiva, allegorie e metafore dell’esistenza (dell’amore, dell’amicizia, dell’educazione: del suicidio, e della morte) con personalità e fantasia. È piena di sentimento, ma del sentimento non è prigioniera. Non ha paura del male e non ha paura di descrivere contrasti e cattiverie dell’umanità. Quando vuole insegnare qualcosa di difficile da digerire, allora, come nelle favole della classicità, sfodera animali. O creature metamorfiche: licantropi, minotauri. I fantasmi non mancano, ma non fanno paura. Piuttosto, si inseguono. Non è una caccia. È la ricerca di un dialogo impossibile, e perduto. Karen Russell è un’autrice notturna e lunare. Ho giocato a fare un mosaico con i suoi racconti, quando me ne sono accorto. Questo è quel che ne è derivato: è un frammento del suo dna autoriale. Ecco una delle sue cifre stilistiche: l’ossessione per la luna.

Ho amato troppo le stelle per aver paura della notte.

Gli alligatori parlano tra loro, e alla luna, con una voce stridula di donna. Nuvole sottili spengono la luna. Fango schiaffeggia l’oceano. Peccato che stanotte non ci sia la luna. La terra gioca al tiro alla fune con il cielo. Forse non sarebbe tanto male, se solo i sogni non avessero quell’orrore color cremisi delle profezie. Il compito di P. è fare la luna. Ha una luminosa e strana calligrafia, la luna.

Non interferite con la luna! Ragazza, tu sei la mia luna. Sei la marea che fa andare avanti il tempo.

Ululiamo alla luna, leggendo. È un’antica abitudine che non dovrebbe cadere nel dimenticatoio. Reminiscenza genetica irremovibile, e limpida. Ludica, anche. E leggendo riconosciamo lo stato di grazia di quei letterati, giovani e sfrontati, che aggrediscono il foglio bianco perché devono incidere storia nuova nella storia della Letteratura; e non ha senso guardarsi indietro, perché quel passato non è chimera, è medusa. T’impietrisce. È insopportabile, e come se non bastasse è morto. Serve linfa nuova. La Russell è linfa nuova. Nutriamocene. Questo è il nostro tempo. Questa è una delle sue voci. La più landolfiana tra i nuovi americani, pensando almeno a “La pietra lunare”. È una voce gotica, e bambina. Lullaby dell’inferno: dell’inferno che spesso viviamo, e non riconosciamo (ci ostiniamo piuttosto ad assimilarlo: invano).  

***

Dieci racconti, in parte pubblicati tra  “Conjunctions”, “Five Fingers Review”, “The New Yorker”, “All-Story” e “Oxford American”; in volume per Knopf, nel 2006 (“St. Lucy’s Home For Girls Raised By Wolves”) e per Elliot, qui in Italia, ottobre 2008: in un’edizione pregiata dalla magnifica copertina del maestro Maurizio Ceccato.

“Ava lotta con l’alligatore”: lei e sua sorella passeranno un’estate da sole, nella palude, in attesa del ritorno del padre. Chiuse in un bungalow, felici e nervose. La narratrice ha dodici anni; la sorella maggiore sedici. Due i consigli: dare da mangiare gli alligatori e chiudersi per bene a chiave, ogni sera. Peccato che manchi la serratura. La porta è una zanzariera. Peccato che la sorella più grande sia posseduta dall’amore per Lussurioso, e ogni notte vada vagando per la palude. L’amore è uno spettro: un desiderio confuso. Il pezzo è un’allegoria della linea d’ombra, della femminilità che si scopre adulta, dell’estate delle scelte della vita.

“Sul Mare” vede protagonista il nonno delle due sorelle, Dente di Sega. Vive nella Comunità di Pensionati sul Mare, e riceve la notizia d’un prossimo arrivo d’una giovane, impegnata nel servizio civile. A differenza sua, che tra gli alligatori è cresciuto e vissuto, lei ne ha terrore. Scoprirà di avere terrore anche del suo incarico. Perché il vecchio, innocente e pazzo, s’innamora. E certi amori non esistono.

“La città delle conchiglie”, racconta di Barnaby che attende una tempesta; nella Città delle Conchiglie, formazione megalitica Precambriana, tra poco si sentiranno rumori spettrali. Le conchiglie cominceranno a cantare. Il canto più tragico sarà quello di chi vorrà andare a nascondersi in una di quelle conchiglie, mentre si riempie d’acqua. I richiami del guardiano saranno vani. 

“L’ossessione di Olivia”: nel Cimitero delle Barche, Fango nuota e non vede nessun fantasma. È tutta l’estate che lui e il fratello frugano tra le barche abbandonate. Tre fratelli, tre nomi (veri) da uccelli. Olivia è morta, scomparsa in una notte di luna nuova due anni prima; sono rimasti Timothy, il narratore, e lui. Dodici e quattordici anni. Lei non c’è più, ma i due ragazzi non vogliono accettarlo. Tra fantasmi del passato e carcasse del presente, nuotano e cercano. Lei potrebbe essere ovunque (qualcosa rimane. Sempre).

“Il campo di Z.Z. per Sognatori Disturbati” è una storia ambientata in uno strano campeggio. Qui si viene per stare sdraiati assieme, svegli. Al limite, per sognare. Sognando di sognare sogni normali (non disturbate Jonathan Coe: sta scrivendo d’altro, altrove). I disturbati sono stati suddivisi per baite: da narcolettici a digrignatori, da insonni semplici ad apnoici, e via dicendo. Il narratore, il ragazzo Elijah, ed Emma, di cui è innamorato, sono soli nel cesto della Mongolfiera dell’Insonnia. È una lampadina gigante, in realtà. La realtà s’è confusa. Sogni apocalittici e profetici, mentre poco distante agnellini vengono massacrati. La realtà sta perdendo dettagli e verità. Rimangono dei colori da decifrare (la notte non ha mai un colore soltanto. Guarda bene).

“Almanacco astronomico dei crimini estivi”: il narratore si unisce a una Banda Criminale Comico-ironica. Astronomi ragazzini, si dilettano a perdersi tra le stelle. La loro amicizia è una costellazione nuova. Il disegno si traccia in queste pagine. “Tratto da Ricordi infantili della migrazione verso Ovest”: il padre è un Minotauro. Ha letto una storia delle terre disabitate e sembra deciso a portare tutta la sua famiglia altrove. Vuole tirare il carro. Ha le corna, del resto. È il più forte e generoso dei carrettieri, e il meno mortale. Il figlio, narratore, è orgoglioso di sapere che gli stanno crescendo delle corna, nelle tempie. Assieme, andranno a Ovest, oltre il deserto, là, dove i trifogli crescono grandi quanto gli esseri umani. Puoi crederci (è tuo padre, semidio, che te lo dice).  

“Lady Yeti e il palazzo delle nevi artificiali”: la bufera di neve è uno show, protagoniste delle scimmie nate in cattività, in un eterno inverno (inferno?) artificiale. L’ultimo show sarà, per dirla con le parole di Ballard e del ragazzo di Macclesfield, una Atrocity Exhibition. In questo racconto c’è un nascosto – ma non troppo – omaggio al “Pianeta delle Scimmie” di Boulle. Keyword, Cornelius. Un’altra disgrazia sul ghiaccio, forse l’episodio meno riuscito del libro, in “Verbale d’incidente”, il nono racconto. Lo lascio scivolare via, svicolo.

Last but not least, il racconto eponimo: “Il collegio di Santa Lucia per giovinette allevate dai lupi”. Quindici nuove allieve (outsider!) si presentano al collegio, introdotte da un assistente che sembra un topo, da un diacono col viso di bambino e da un cane lupo blu. Sono tutte figlie di licantropi, sono cresciute in un contesto anomalo: caverne, ululati, dispetti dei vicini e rifiuto dei lupi autentici, un po’ stizziti dalla natura anfibia dei loro genitori. Devono essere civilizzate e addestrate alla vita in società. A partire dal linguaggio…

L’allegoria è divertente e mai scolastica. Come la scrittura di Karen Russell: non vi soffoca, vi cambia il respiro. Almeno per un po’.  Quanto basta. Quanto domandavamo.

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE

Karen Russell (Miami, Florida 1981), scrittrice americana. Questa è la sua prima raccolta di racconti. Attualmente, sta scrivendo il suo primo romanzo, “Swamplandia!”, storia di una famiglia della Florida e dei loro alligatori.

Karen Russell, “Il collegio di Santa Lucia per giovinette allevate dai lupi”, Elliot, Roma 2008. Copertina di Maurizio Ceccato. Traduzione di Chiara Brovelli. In redazione: Marzia Grillo.

Prima edizione: “St. Lucy’s Home For Girls Raised By Wolves”, Knopf, 2006. 

Approfondimento in rete: Sito ufficiale / Granta

Gianfranco Franchi, ottobre 2008.

ISBN/EAN: 
9788861920316

Commenti

E con questa bella anteprima festeggio quota 800 articoli su Lankelot. Obbiettivo fine 2009 quota 978.
Spero tutti dedicati a libri come questo. Sarà difficile ma ogni tanto succede.

"Non ha paura del male e non ha paura di descrivere contrasti e cattiverie dell?umanità. Quando vuole insegnare qualcosa di difficile da digerire, allora, come nelle favole della classicità, sfodera animali. O creature metamorfiche: licantropi, minotauri. I fantasmi non mancano, ma non fanno paura. Piuttosto, si inseguono. Non è una caccia. È la ricerca di un dialogo impossibile, e perduto. Karen Russell è un?autrice notturna e lunare".

Bellissime premesse per futura lettura. Mi inviti a nozze;)

Le creature metamorfiche e gli omaggi alla notte sono tratti sintomatici di un inconscio potentissimo. Il che è un bene se prestato all'arte.

"Peccato che stanotte non ci sia la luna. La terra gioca al tiro alla fune con il cielo. Forse non sarebbe tanto male, se solo i sogni non avessero quell?orrore color cremisi delle profezie. Il compito di P. è fare la luna. Ha una luminosa e strana calligrafia, la luna".

Splendido, sarà mia;)

"L?allegoria è divertente e mai scolastica. Come la scrittura di Karen Russell: non vi soffoca, vi cambia il respiro. Almeno per un po?. Quanto basta. Quanto domandavamo".

E ti pare poco?

Grazie della bella presentazione Gf, si scoprono sempre cose nuove in giro da queste parti.

A latere: mi evoca, come temi più che come prosa, Angela Carter. Qui ancora assente, ahimé, nonostante la mia lontana promessa di presentarvela. C'è comunque Jordan, "In compagnia dei lupi", tratto da una sua storia contenuta nella raccolta di racconti "La camera di sangue", in Italia finito fuori catalogo.

ben ritrovato, federi'!
tra le novità - non in senso di ultime uscite, in questo caso - c'è un pezzo sul primissimo Selby. E altro in arrivo:).
Questo della Russell è pienamente nelle tue corde, è vero.
da venerdì spopolerà in libreria.
(Carter, aspettiamo sempre. tranquillo:) )

Branco, eccola qui!

5. Non so perché ma anche io leggendo la recensione di GF ho sentito affiorare alla mente l'accostamento con Angela Carter.
A mio avviso ingiustamente trascurata. Ma il problema è riuscire a trovare il tempo per scrivere. Lo si vorrebbe fare con molta più dedizione ma la quotidianità e ignobilmente tiranna.

Gian Paolo

E' bello sentirti così entusiasta di una nuova lettura, specie perchè capita di rado.
Scrittirice classe 1981 (l'anno mi è familiare). Notturna e lunare, non prigioniera del sentimento, mica poco!!
Promette proprio bene, speriamo di sentirne parlare ancora in futuro.

Mia cara Angela,
la Russell ha qualcosa in comune con la nostra generazione (e 1981 è un anno buono, noi sappiamo perché): con la generazione dei letterati consapevoli, dico...;)
la voglia di scrivere letteratura altra, realtà nuova. Niente ripetizione del passato: innovazione. Lei sceglie di essere onirica e allegorica, nei racconti. Riesce. Voglio vederla alle prese col romanzo... la tenuta è importante. Ho fiducia.

Una persona speciale, che spero di presentarvi a breve - o che lei venga a presentarsi, sarebbe bello - mi ha detto che è il suo libro del 2008. Vi dirà perché:).A lei dedico il pezzo, è per lei che ho letto il libro. Libro molto amato:)

Eh, i libri letti per capire chi ci sta a cuore e per entrarvi meglio in sintonia, lasciano un segno più profondo.
Aspettiamo questa persona speciale, allora!!

magari domani, chissà!
Ma già ci legge da un po', credo. Apparirà:).

Ave cara.

ah. dimenticavo. Spero che poi cominci a scrivere anche lei. Merita. E forse l'avete anche già letta...

simpatica! ma va bene anche per vegliarde come me? :)

a voja!
Anche perché... altro che vegliarda:).
Ti piacerà, tu ami il fantastico, e lei con te.

Domanda: Gianfranco, sai cosa pensavo? Che forse si dovrebbe pensare di inserire, via via, la dicitura "Editore tizio in Lankelot", un po' come con la collana Greenwich. Non dico di farlo obbligatorio, e neppure di mettersi a farlo per i pezzi già inseriti, ma per quelli in futuro. Soprattutto per case piccole o medio-piccole (o, semplicemente, di quelle per cui c'è un numero limitato di pezzi nel sito, che per, non so, alcune case editrici mi sa che possa essere un lavoro proibitivo). Anche perché dici sempre i direttori delle varie collane, forse si potrebbe cercare, per quanto limitatamente, di mostrarli un po' di più.
Ciaz.
Appro: racconti, eh?

Sì, è una gran bella idea.
Servirà un format e poi un po' di tempo per applicarlo a tutti i 2700 pezzi - beh, 1600 di letteratura, un po' meno:).

ja, racconti.
Era ora.

integrata la copertina

il link su "knopf" non funziona. Guardando la copertina originale, sembra che la bimba sia la stessa, ma mentre lì è sul dorso di un lupo, qua...
interessante rielaborazione ;-)

21. ....ehm. ma dove pensi che l'abbia vista la copertina originale? ;-)

ooooops:)

franchi perde neuroni (h)a vista d'occhio.

http://it.youtube.com/watch?v=gXU8kCrRHJY

Young teacher the subject
Of schoolgirl fantasy
She wants him so badly
Knows what she wants to be
Inside him there's longing
This girl's an open page
Bookmark her - she's so close now
This girl is half his age

Don't stand, don't stand so
Don't stand so close to me
Don't stand, don't stand so
Don't stand so close to me

Her friends are so jealous
You know how bad girls get
Sometimes it's not so easy
To be the teacher's pet
Temptation, frustration
So bad it makes him cry
Wet bus stop, she's waiting
His car is warm and dry

Don't stand, don't stand so
Don't stand so close to me
Don't stand, don't stand so
Don't stand so close to me

Loose talk in the classroom
To hurt they try and try
Strong words in the staff room
The accusations fly
It's no use, he sees her
He starts to shake and cough
Just like the old man in
That book by Nabokov

Don't stand, don't stand so
Don't stand so close to me
Don't stand, don't stand so
Don't stand so close to me
Don't stand, don't stand so
Don't stand so close to me

*

POLICE. Don't stand so close to me.