Rumiz Paolo

La cotogna di Istanbul

Autore: 
Rumiz Paolo

Cercherò di essere breve, di disturbarvi solo per un attimo, per infilarvi nell'orecchio la pulce di questo piccolo capolavoro. Se dalle vostre parti l'autunno è già arrivato a stendere la sua tovaglia di colori, se vi difendete dai primi brividi di freddo con maglioni pesanti e avete trovato il vostro cantuccio invernale di lettura, allora potrete aprire La cotogna di Istanbul. Altrimenti aspettate.

Vi ricordate il fascino dell'ora di epica, Enea, Ulisse, le peregrinazioni? Vi ricordate i nomi di antiche divinità campestri, dei loro riti domestici, le superstizioni delle nonne? O i profumi delle campagne, dei frutti appena colti, dei caffè invernali, delle chiacchierate accompagnate da ondate d'alcol? Vi ricordate della guerra dei Balcani, di Sarajevo, della Bosnia, il dolore, l'ingiustizia? Vi ricordate del vecchio passo dell'endecasillabo? Tutto questo vi tornerà addosso miscelato dalla voce di un sapiente cantastorie, che traveste la storia di mitologia e la cronaca di epica. “Ma voi che ne sapete dell'amore”, inizia a raccontare Paolo Rumiz, e sottolineo a raccontare, non a scrivere, perché: “Scrivere è cosa fredda, senza cuore / un miserabile atto da notai, / il che va detto...con tutto / il rispetto per la categoria.../ Non va letta da soli questa storia, / ma raccontata accanto a un fuoco acceso, / ad amici, bambini, o forestieri; / è un mondo perduto pieno di voci / che il vento freddo si è portato via, / ma al quale voi potreste ridar vita / col suono rotondo delle parole, / passando il racconto di bocca in bocca / come nelle ballate di un volta.” Noi che ne sappiamo dell'amore, allora? Non so, forse adesso qualcosa in più, forse leggendo questa ballata per tre uomini e una donna ci è balenato davanti agli occhi una volta di più. E anche se non sappiamo niente dell'amore ne abbiamo sentito almeno il profumo ancora una volta. Ne La cotogna di Istanbul è contenuta una storia vera, col suo fulcro fra gli anni novanta e il 2007, una storia vera, ma maturata come narrazione in racconti dal vivo, narrati dalla voce rotonda: sotto le vesti del protagonista Max si cela la figura di Paolo Rumiz, che sceglie di trasfigurarsi in personaggio fittizio per avere libero il seggio del narratore. Rumiz lavora sulla storia reale col giusto di immaginazione poetica, ne ricalca il ritmo viandante e la riveste di endecasillabi, raccontandocela come un nonno può raccontarci le asprezze della guerra o una nonna l'attesa di un marito al fronte. Assieme alla storia, bellissima, vera, struggente, vi vengono incontro soprattutto lingue, sensazioni e luoghi: uno su tutti Sarajevo. “Nevicava fitto a Vienna quel giorno, / il 7 gennaio del '97, / che Max, protagonista della storia, / ebbe da Strasburgo un telegramma / con l'ordine di andare a Sarajevo.” La consapevolezza da parte di Rumiz dei luoghi di cui parla è a dir poco invidiabile, è matura, saggia. Una storia tra Sarajevo e Vienna, col richiamo di Istanbul: spesso cercava altre città soltanto / per tentare un paragone con lei / e poi concludere che Sarajevo / le conteneva già tutte. Alexandria / Atene, Odessa, Vienna, Pietroburgo, / Budapest e naturalmente Istanbul." Max, protagonista della storia, a Sarajevo troverà Maša Dizdarevič: occhi come grani d'uva nera, in lei si racchiude il mistero di quei luoghi (“Disse Maša: 'Ancora qui si celebra / la vittoria del luogo sulle stirpi.”), con lei arriva il racconto della forza di un amore inamovibile, ampio, tremendamente calato nella cruda realtà, ma puro e ancestrale; con Maša arriva soprattutto alle orecchie di Max una canzone, la cotogna di Istanbul, di cui lui diventerà protagonista: “Cantò nella sua lingua la struggente / tristezza dei distacchi che i balcanici / adorano ogni tanto condividere / con chi accetta di bere assieme a loro. / C'era un lamento, spesso ripetuto, / nella canzone, ed era lo stesso / che lui aveva sentito anni prima / sotto le muraglie di Diyarbakir...”.

Una storia d'amore e di morte, i due ingredienti base d'ogni narrazione universale. Una storia giocatasi in quel crogiolo di razze, culture, lingue e persone che sono i Balcani, il dionisiaco dell'Europa. Raccontata al modo d'Omero diremmo, perché sembra quasi che mentre Rumiz ci racconta le vicende di Maša e Max, l'alcova d'amore, la forza anche simbolica d'un destino cieco sì ma non imbecille, il cammino per i luoghi dei Balcani, sembra davvero dicevo che una voce antica sia venuta a raccontarci una nuova avventura d'amore di Zeus o i profumi sentiti da Ulisse nel suo viaggio; come se la guerra di Troia-Sarajevo, fosse finita ieri; come se nella bruma magica del racconto orale, della ballata, la vicenda dell'uomo si testimoniasse sempre uguale a se stessa, recidiva da sempre ed ostinata per sempre a compiere gli stessi errori e le stesse imprese in preda al demone che la spinge: l'amore, la passione che il mondo consuma. La scrittura di Rumiz secondo me è tremendamente rivoluzionaria nel suo essere antichissima e odierna al contempo; il suo endecasillabo racchiude la storia e la mitologia, la cronaca e l'epica, la geografia e la tradizione, e le rivitalizza col grano di sale della poesia: “la stanza si riempì di endecasillabi, / i commensali di questo si accorsero; / metafore volavano impazzite / con grumi di parole che volevano / esser musica, disperatamente.” È il gusto, di più, il bisogno del racconto ciò che tiene legata la letteratura alla sua radice viva e, a dispetto di qualsiasi evoluzione, la mantiene strumento essenziale e insostituibile al fine di scaldare cuori. Persino oggi che tutto è “codicizzato” e “mediatizzato”, possiamo riscoprire il valore del primo media in assoluto, che è quello della parola orale. La scrittura di Rumiz ha questo di grandioso: che non è solo scrittura, non solo lettera, ma soprattutto voce, parola. E per fortuna, altrimenti dovremmo associarci al compianto di Max: “Che povero mondo è questo che ha perso / il gusto delle storie da ascoltare.”

EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE: Edizione Feltrinelli 2010.

Su Paolo Rumiz: http://it.wikipedia.org/wiki/Paolo_Rumiz

LANKELOT su RUMIZ: qui.

LINK:http://www.feltrinellieditore.it/IntervistaInterna?id_int=23100&utm_source=newsletter_U_516&utm_medium=email&utm_content=1

http://www.balcanicaucaso.org/ita/aree/Bosnia-Erzegovina/Un-luogo-dell-anima

ISBN/EAN: 
978-88-07-01820-6

Commenti

[rumiz] neo FRANZ! Per

[rumiz] neo FRANZ! Per approfondire...

RUMIZ in LANKE: http://www.lankelot.eu/archivio-autori.html?R/Rumiz+Paolo

[rumiz] scrivi, "Se dalle

[rumiz] scrivi, "Se dalle vostre parti l'autunno è già arrivato a stendere la sua tovaglia di colori, se vi difendete dai primi brividi di freddo con maglioni pesanti e avete trovato il vostro cantuccio invernale di lettura, allora potrete aprire La cotogna di Istanbul."

> Qua a voja, ancora, siamo a un passo dalle famose ottobrate romane...:)))

[rumiz] e molto bello, devo

[rumiz] e molto bello, devo dire, questo passo. Intenso: "[...] sembra quasi che mentre Rumiz ci racconta le vicende di Maša e Max, l'alcova d'amore, la forza anche simbolica d'un destino cieco sì ma non imbecille, il cammino per i luoghi dei Balcani, sembra davvero dicevo che una voce antica sia venuta a raccontarci una nuova avventura d'amore di Zeus o i profumi sentiti da Ulisse nel suo viaggio; come se la guerra di Troia-Sarajevo, fosse finita ieri; come se nella bruma magica del racconto orale, della ballata, la vicenda dell'uomo si testimoniasse sempre uguale a se stessa, recidiva da sempre ed ostinata per sempre"

> Come hai scoperto Rumiz, tramite Repubblica oppure segnalazioni amicali?

[rumiz] nell'intervista che

[rumiz] nell'intervista che hai segnalato in calce, Rumiz afferma qualcosa di veramente interessante, a proposito della tecnica di narrazione: "In realtà non è scritto in puri versi endecasillabi. Non sono ancora in grado di farlo in maniera piena e compiuta... Direi che è scritto più in "corta riga o in riga breve". Ultimamente ho avuto modo di collaudare questo modo di narrare, arrivando alla conclusione che è infinitamente superiore alla scrittura."

bravo franz, preziosa integrazione. Ecco la fonte: http://www.balcanicaucaso.org/ita/aree/Bosnia-Erzegovina/Un-luogo-dell-anima

[rumiz-intervista] e anche

[rumiz-intervista] e anche quest'altra risposta è degna di approfondimento: "Non a caso Maša ha tante sorelle. Sì, questo aspetto l'ho sicuramente trovato nei Balcani. Ho cioè trovato donne molto migliori degli uomini... come anima non c'è paragone! Sebbene non penso sia una caratteristica solo di questa regione. Un po' in tutto il mondo, dove si hanno delle dittature o dove c'è stata una forte presenza ideologica, oppure dove c'è una profonda instabilità politica, l'uomo crolla. L'uomo si rivela miseramente per quello che è... ed emerge la donna. Ma questo vale in Russia, come in Sudamerica. Il mondo si regge sulla donna".

> Questo sì che è da meditazione - e meriterebbe approfondimenti letterari, romanzeschi. Chissà se qualche narratore ha già giocato su questa intuizione...

 

(Rumiz-Pardon): Pardon

(Rumiz-Pardon): Pardon Franco, ho potuto leggere solo oggi i commenti al pezzo. Ti ringrazio come sempre per l'attenzione. E ribadisco il libro di rumız e' davvero bello!! L'ho conosciuto come molti su Repubblica, poi molti amici me ne hanno parlato bene ed infine il tuo pezzo su E' Oriente. Penso che sia un autore molto interessante, ed appena potrö approfondiro ı suoı libri di viaggio. Questa figura di studioso errante-viaggiatore mi pare poi molto in linea con quanto suggeriva Edward Said sul ruolo dell'intellettuale contemporaneo. Con la Cotogna ci da una letteratura dal sapore antico e pertanto, secondo me, innovativa, d'un avanguardia purista. Le riflessioni nelle interviste come hai perfettamente evidenziato tu mi sembrano pregnanti e sostanziose.


P.S.: Io sono tornato in quel di Turchia, nella Diyarbakır cui fa cenno anche Rumiz, la connessione internet quando c'e' e' precaria. Ci sentiremo a singhiozzo! Buon lavoro a tutta Lankelot! 

[rumiz] splendida

[rumiz] splendida integrazione, Franz. E bentornato a Diyarbakı. Saremo felici di leggerti non appena potrai e vorrai;). 

[Rumiz] molto interessante,

[Rumiz] molto interessante, una buona segnalazione. Rumiz m'incuriosisce da un pezzo, l'ho scoperto tramite Repubblica e avevo visto di questo suo libro, mi ha dato una buona impressione dagli articoli.