Rulfo Juan

Pedro Pàramo

Autore: 
Rulfo Juan

Un breve romanzo sull'assenza. Così potrebbe definirsi Pedro Pàramo, classico della letteratura messicana novecentesca, ripubblicato nel 2004, a quasi trent'anni dall'ultima traduzione in italiano.

Juan Preciado, il protagonista, parte alla volta della città di Comala, deciso ad incontrare il padre mai conosciuto, il cui nome dà il titolo all'opera. Ma da subito scopre che Pedro Pàramo è morto molto tempo prima, ed il suo si trasforma in un viaggio nell'ombra.
Comala è una città spoglia, immersa in una sorta di nebbia perenne, pervasa da un'atmosfera onirica, popolata di fantasmi e voci senza volto.

“Questo paese è pieno di echi. Ti sembrano rinchiusi nel vuoto delle pareti o sotto le pietre. Quando cammini, senti che ti calpestano i passi. Senti degli scricchiolii. Risate. Risate ormai molto vecchie, come stanche di ridere. E voci ormai logore dall'uso.” (pag. 46)

Le voci danno corpo alla figura di Pedro Pàramo, assassino e stupratore, “un rancore vivente” (pag. 6), latifondista-padrone della città e padre di un numero imprecisato di figli, di cui uno solo, Miguel, riconosciuto ed allevato a sua immagine e somiglianza.

Intorno, un coro di donne ed uomini sfuggenti e tormentati: Abundio, il viandante anch'egli figlio casuale di Pedro, il prete Renterìa, che ha perso Dio e consola i parrocchiani con il suo sconforto, Susana, l'unica donna amata da Pedro, in preda ad un delirio senza nome, Dorotea, allucinata confidente dell'io narrante, don Fulgor, fedele scudiero di Pedro ed altri ancora.

Juan Preciado è circondato dai morti, parla con loro, diventa egli stesso uno di loro - ma forse sta sognando, o è in preda all'ebbrezza, oppure ancora quelli che sente sono semplici rimbombi nella mente di un folle: la narrazione non concede di saperlo con certezza.

A Comala non si può sfuggire all'ingiustizia, non c'è consolazione ai torti, è vaga ed inconsistente la possibilità di riscatto. Una civiltà contadina fatalista e rassegnata, lambita appena dai movimenti rivoluzionari, verso i quali emerge il disincanto dell'autore (il cui padre, proprietario terriero, fu ucciso a metà degli anni Venti dai “cristeros”, fazione cattolica che si contrapponeva alle leggi anticlericali del governo militare messicano):

“- Come vede, abbiamo preso le armi.
- E?
 - E allora questo è tutto, le pare poco?
 
- Ma perché lo avete fatto?
 - Perché l'hanno fatto anche gli altri. Lei non lo sapeva? Aspetti solo che ci arrivino le istruzioni e le diremo qual'è la ragione. Per il momento siamo già qui.” (pag. 110)

Temi conduttori sembrano essere l'impossibilità di redimere la colpa, l'immobilità del tempo ed il suo irrevocabile svanire, l'oblio. E, più di tutto, l'assenza. Del padre in primis, figura distante e difficile persino da immaginare, ma anche della madre e di qualsiasi legame famigliare. In questo senso Juan Rulfo scrive un'opera catartica sulla morte, che aveva funestato la sua vita di bambino.

Il romanzo è in apparenza scarno nella costruzione linguistica ed ambientale, in realtà denso di descrizioni minuziose: in appena centoquaranta pagine si delinea un paesaggio umano multiforme, desolato ma inaspettatamente “vivo”. Magistrale nella costruzione di sovrapposizioni temporali: una digressione contiene l'altra, la narrazione si dilata e si restringe di continuo, l'effetto è quello di mantenere il senso di straniamento per tutta la durata del racconto. Una sorta di flusso di coscienza collettivo ripartito in brevi monologhi, inframezzato da dialoghi coincisi e taglienti.

“- Dove va?
 - A Sayula
 
- Pensi un po'. Io che credevo che Sayula si trovasse da questa parte. Ho sempre sognato di andarci. Dicono che là c'è molta gente, non è vero?
 
-  Quella che c'è ovunque.
 
- Pensi un po'. E noi qui così soli. Morendo dalla voglia di conoscere anche solo un pochino della vita.” (Pag. 57)

Comala è arida ed i suoi abitanti ibernati nel tempo. Il linguaggio si adatta al senso di vuoto trasmesso e diventa asciutto, cadenzato in brevi periodi, accorpati in mini-paragrafi. La descrizione della morte di Pedro è grandiosa nella sua cupezza: “Il sole andò girando sopra le cose e restituì loro la forma. La terra in rovina stava di fronte a lui, vuota. Il calore riscaldava il suo corpo. I suoi occhi si muovevano appena;  saltavano da un ricordo all'altro, offuscando il presente. D'un tratto il suo cuore si fermò e parve che si fermassero anche il tempo e l'aria della vita. – Purché non sia una nuova notte – pensava.”  (pag. 141)

Quasi dimenticato in Europa, Juan Rulfo, antesignano del realismo magico, con quest'unico romanzo pubblicato nel 1955 - dopo la raccolta di racconti Pianura in fiamme - divenne punto di riferimento, amato e talvolta imitato, per un gran numero di scrittori sudamericani successivi: tracce evidenti della sua poetica si ritrovano nelle opere di Carlos Fuentes e Alvaro Mutis, tra gli altri. Personalità schiva ed evasiva, alla costante ricerca di ciò che definiva “metamorfosi della verità”, che lo spingeva modificare e confondere più volte la data ed il luogo di nascita, fu anche fotografo, sceneggiatore, attore ed alpinista. Rivendicò con orgoglio il suo essere lettore più che scrittore, come Borges, che definì Pedro Pàramo uno dei migliori romanzi della letteratura di lingua ispanica e della letteratura tout court.

EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE

Juan Rulfo (Jalisco 1918 – Città del Messico 1986), romanziere, sceneggiatore e fotografo messicano. In vita ha pubblicato due sole opere di narrativa: Pianura in fiamme (1953, ed. italiana Einaudi, 1990) e Pedro Pàramo (1955 ed. italiana Einaudi, 1977) ed un volume di canovacci cinematografici: Il gallo d'oro (1980, ed. italiana Jaca Book, 1982). Nel 1994 sono usciti postumi alcuni racconti e parti un romanzo incompiuto.

Pedro Pàramo, ed. Einaudi, collana l'Arcipelago, 2004. Traduzione di Paolo Collo

Titolo originario: Pedro Pàramo, 1955 and Heirs of Juan Rulfo

ISBN/EAN: 
9788806171841

Commenti

Ritorno di Goccia!

"Un breve romanzo sull?assenza. Così potrebbe definirsi Pedro Pàramo, classico della letteratura messicana novecentesca, ripubblicato nel 2004, a quasi trent?anni dall?ultima traduzione in italiano."

> Cominciamo da qui. Ottima apertura, chiara e ricca di informazioni. Abbiamo pochi articoli sugli artisti messicani:
http://www.lankelot.eu/index.php?tag=letteratura-messicana

peraltro poco commentati. Si evidenzia una lacuna abnorme, che faticosamente stiamo provando a completare. Grazie e complimenti, quindi, per la scelta.

"Una civiltà contadina fatalista e rassegnata, lambita appena dai movimenti rivoluzionari, verso i quali emerge il disincanto dell?autore (il cui padre, proprietario terriero, fu ucciso a metà degli anni Venti dai ?cristeros?, fazione cattolica che si contrapponeva alle leggi anticlericali del governo militare messicano):"

> Quali ricordi - quali reminiscenze - ti ha risvegliato, questa civiltà contadina fatalista e rassegnata, costretta alla conservazione e caratterizzata dal disincanto?

"Temi conduttori sembrano essere l?impossibilità di redimere la colpa, l?immobilità del tempo ed il suo irrevocabile svanire, l?oblio. E, più di tutto, l?assenza. Del padre in primis, figura distante e difficile persino da immaginare, ma anche della madre e di qualsiasi legame famigliare. In questo senso Juan Rulfo scrive un?opera catartica sulla morte, che aveva funestato la sua vita di bambino."

> Quadro molto lucido e molto chiaro. Bel lavoro, Goccia.

"Magistrale nella costruzione di sovrapposizioni temporali: una digressione contiene l?altra, la narrazione si dilata e si restringe di continuo, l?effetto è quello di mantenere il senso di straniamento per tutta la durata del racconto. Una sorta di flusso di coscienza collettivo ripartito in brevi monologhi, inframezzato da dialoghi coincisi e taglienti."

> domanda: alla Marquez, o...?

"Quasi dimenticato in Europa, Juan Rulfo, antesignano del realismo magico, con quest?unico romanzo pubblicato nel 1955 - dopo la raccolta di racconti Pianura in fiamme - divenne punto di riferimento, amato e talvolta imitato, per un gran numero di scrittori sudamericani successivi: tracce evidenti della sua poetica si ritrovano nelle opere di Carlos Fuentes e Alvaro Mutis, tra gli altri."

> Fuentes e Mutis mancano del tutto, da queste parti. Ci pensi tu?
Sarebbe un contributo molto prezioso...

"Rivendicò con orgoglio il suo essere lettore più che scrittore, come Borges, che definì Pedro Pàramo uno dei migliori romanzi della letteratura di lingua ispanica e della letteratura tout court."

> Segnala in privato l'articolo ad Arpa Eolia - la sua email è qui:
http://www.lankelot.eu/index.php/staff/56/arpaeolia

e digli che assieme ai mustacchi degli scoiattoli c'è un altro aspetto basilare, in Borges: quello delle segnalazioni delle opere perdute;)

Infine:
"antesignano del realismo magico"

> Ce ne parli, del realismo magico? Ci aiuti a costruire un quadro, o una visione d'insieme?

Grazie Goccia!

"Temi conduttori sembrano essere l?impossibilità di redimere la colpa, l?immobilità del tempo ed il suo irrevocabile svanire, l?oblio. E, più di tutto, l?assenza. Del padre in primis, figura distante e difficile persino da immaginare, ma anche della madre e di qualsiasi legame famigliare. In questo senso Juan Rulfo scrive un?opera catartica sulla morte, che aveva funestato la sua vita di bambino".

Davvero un'opera interessante e ben presentata, Goccia. Complimenti! Temi conduttori in parte ripresi da un noto sceneggiatore messicano (Guillermo Arriaga:http://www.lankelot.eu/index.php/2006/10/09/tommy-lee-jones-le-tre-sepolture/). E poi era da un po' che non sentivo più parlare di realismo magico.

5. riprendo dal pedro paramo, aletta del retrocopertina:
In uno dei suoi ricordi Gabriel Garcia Marquez racconta questo aneddoto: "Alvaro Mutis salì a grandi falcate i sette piani di casa mia con un pacco di libri, separò dal mucchio il più piccolo e mi disse ridendo forte:- Leggi questa sciocchezza, cazzo, e impara!- Era pedro paramo. Quella notte non riuscii a dormire prima di aver finito di leggerlo per la seconda volta."

Rulfo scrisse paramo e pianura in fiamme, e solo dopo divenne sceneggiatore tv e non, e, mi sembra, più che altro grande fotografo?? c'è un sito a lui dedicato, ma ora devo scappare;-)

sul titolo: Pedro, si sa, è il nostro pietro. pietra.
Paramo. significa pioggerella leggera, di quelle fini fini.
e il romanzo è così. c'è, anche, la pioggerella che cade, una volta, mi sembra. non sono molto preciso, scusate.
I vari episodi come gocce d'assenza (a proposito, bel lavoro!!!)

ciao a tutti;-)
ndr

grazie :-)
dunque:
3. sul piano personale mi ha ricordato i miei nonni ed i loro villaggio di montagna siciliano, e tutte le storie di "fantasmi" che mi inquietavano da piccola; su quello letterario il richiamo va forse a certe atmosfere di Saramago o Lobo Antunes, per tornare in Europa.
5. in realtà potremmo dire che è Marquez che tenta di scrivere "alla Rulfo": il famoso incipit di Cent'anni di solitudine "Molti anni dopo, di fronte al plotone di esecuzione, il colonnello Aureliano Buendìa..." é ripreso, modificando personaggi e circostanze, proprio da una frase di Pedro Pàramo.
6. Fuentes è lettura ostica ma affascinante, Mutis è tra i migliori scrittori sudamericani a mio parere (meglio di Gracia Marquez, che per questo motivo non ho citato, pur avendo amato molto la saga dei Buendìa)...ci proverò ma non garantisco!
8. non sono un'esperta di realismo magico, ma posso documentarmi (erano diversi anni che non leggevo letteratura ispano-americana, passione giovanile). comunque Rulfo precede ed in qualche modo supera il realismo magico, la sua scrittura è totalmente priva di orpelli, essenziale, quasi cruda.
9. Arriaga è quello de "Il bufalo della notte" giusto? Lo leggerò.

se posso, infine vi consiglio http://sololiteratura.com/php/ (c'è anche Juan Rulfo lì davanti!)
mi fa piacere se sono riuscita a trasmettere un pò del fascino di questo autore.

10. "gocce d'assenza": definizione che mi piace molto!

Arriaga romanziere: habemus opera prima!

http://www.lankelot.eu/index.php?tag=arriaga

Grazie ad Andrea e Goccia per chiarimenti e approfondimenti. Immagino possiate aprire un filone nuovo, pian piano. Ben venga!

Rulfo padre di Marquez. Potente:).

L'aneddoto che riporta l'amico Andrea è notevole.
Grazie ragazzi!

Notevole, grazie all'edizione einaudi;-)
Mi permetto anche di azzardare, per alcuni dialoghi, per la continua attesa di cui è intriso il racconto, una lontana parentela beckettiana. Un certo non ascolto tra i vari personaggi, anche.
Ma, detta questa cosa, che è solo una somiglianza vaga e non basata su studio attento, un altro aneddoto (poi magari ne ritrovo le fonti e le segnalo). Si racconta che, alla domanda "Come mai ha smesso di scrivere romanzi e racconti dopo il paramo e pianura in fiamme?" Rulfo abbia risposto "non avevo nient'altro da dire al riguardo".
ora cerco.

link ad un'intervista, in spagnolo, a rulfo.
l'ho solo scorsa, ma sembra molto interessante, con riferimenti a opere ed autori che ne hanno ispirato la scrittura:
http://www.clubcultura.com/clubliteratura/clubescritores/juanrulfo/entre...

nel sito c'è anche qualcosa sulla sua attività di fotografo etc.
è in spagnolo, eh.
ma si capisce abbastanza.

Spero a breve di tornarci su (-:

promosso in prima:) così ne

promosso in prima:) così ne approfitto per salutare GOCCIA

romanzo e autore stupendo.

romanzo e autore stupendo.

Sì, stupendo.

Sì, stupendo.