Paolo Ruffilli è il più singolare tra i poeti della sua generazione. Se andiamo a rileggere oggi i suoi libri più fortunati (Piccola colazione, La gioia e il lutto) troviamo ancora intatta la grande capacità dell’autore di proporsi come un poeta di pensiero, unico nel suo genere.
Sì, perché Ruffilli nella sua poesia si impegna a partecipare al vissuto senza mai perdere di vista le forme più alte del pensiero che attraversano la mente umana nella contemplazione del Tutto. La realtà pensata è la forma più alta del pensiero che il poeta incontra nel cercare il senso della vita, navigando nel mare della parola. “Per pensare poeticamente – scrive Pier Vincenzo Mengaldo – Ruffilli ha bisogno che la realtà sia messa fra parentesi, stilizzata in categorie, ritirata in qualche modo nella mente che la classifica appena i suoi dati concreti fanno capolino; pensare comporta chiudere gli occhi, braccare mentalmente, per poi sostarvi, le essenze e i destini dei fenomeni”.
Nella realtà pensata, attraverso le immagini suscitate dalle parole, Ruffilli cerca il senso e la traccia della nostra vita, in cerca del segreto che alberga nella coscienza, e del senso e delle ragioni che scatenano le passioni dell’anima.
Dalla poesia alla prosa il passo è breve. Proprio da poeta (anzi con il cuore da poeta) Ruffilli, nel pubblicare un libro di racconti, ha deciso di dare una profondità ulteriore e una nuova dimensione alle tematiche a lui care. In Preparativi per la partenza (Marsilio editori, Venezia 2003, pagine 146,€ 12,50), l’autore costruisce un percorso originale intorno all’incontro con alcuni personaggi singolari, accomunati dalle loro vite eccezionali ed eccentriche, e ancora una volta trova nell’immaginazione più fervida (che qui chiameremo creatività) la chiave di lettura per decodificare quella realtà pensata da sempre seguita e contemplata nella sua opera poetica.
Nella piccola piramide di vicende insolite, struttura portante di questi racconti morali sulla condizione umana, Ruffilli affida all’inventario privato della propria esperienza esistenziale le ragioni del viaggio che lo conducono ad esplorare il mondo interiore dei suoi personaggi, in fuga dal reale. Ma alla fine è proprio la singolarità delle loro esistenze che rende questi eroi positivi partecipi al grande mare dell’essere. “Mi rispecchio – scrive Ruffilli nel prologo - tanto o poco in ognuna di queste storie. Arrivo a derubare dei nomi i miei protagonisti non per dare più risalto al mio, ma perché in ciascuno di loro ritrovo innominato la mia aspirazione senza seguito. Perciò non c’è cosa qui raccontata che non sia frutto dell’invenzione. Del resto, niente si sa e tutto si immagina. Non esiste realtà se non quella che entra in noi. Di ciò che è fuori non possiamo dire, perché è solo apparenza, o addirittura abbaglio. L’immaginazione è l’unica via che io conosca per saperne di più”.
Nell’imminenza del sogno la realtà ci sembra più vera. Così l’autore entra nelle interiorità dei suoi personaggi per svelare i segreti della loro eccentricità. Personaggi che subiscono, incantati e stupiti, il fascino suggestivo del divenire che muta radicalmente, superandosi oltre la soglia del visibile. Con il cuore da poeta, Ruffilli entra nel segreto delle cose della vita (una matrice allo stato fossile), e in queste vite individuali legge i comportamenti morali del grande affresco dell’esistenza , al quale tutti apparteniamo, e dove verità e apparenza finiscono per essere una cosa sola. La lettura di questa raccolta di racconti (ogni racconto è un racconto-metafora) è affascinante, perché il carattere eccentrico dei suoi protagonisti si materializza negli aspetti filosofici e pragmatici delle cose della vita.
Scorrendo la galleria dei personaggi di queste strane storie, troviamo rappresentata la mappa del mondo con le sue voci (la bellezza, l’amore, il mistero della femminilità, il viaggio, la memoria, la conoscenza, la ricerca dell’Altro). Il punto di arrivo di questa ricerca interiore, nell’atto del partire, è sempre e comunque il perdersi per ritrovare se stessi.
Ruffilli inizia il suo cammino in questa stravagante commedia umana, al centro della crisi del mondo e degli uomini, e scopre, nell’esistenza dell’ex direttore della pinacoteca di Brera, in partenza dal centro lussuoso e agiato per rifugiarsi nella periferia della Bovisa che “non si è niente, se non si conosce e possiede qualcosa di meglio della propria sensibilità”.
Singolare è la vicenda esistenziale dell’uomo senza nome del racconto “La notte Bianca”. L’insonne che non aveva bisogno affatto di sottrarre ore alla veglia, per restituirle al dormire. Quel che conta è l’esperienza della lucidità continuata. Nella sua notte, organizzata alla tastiera di un computer, navigatore solitario in assenza di gravità, cerca una via di contatto con la parte cosciente dell’umanità che cerca di sfuggire alla dannazione dell’oblio. La ragione del suo rifiuto a dormire risiede proprio nel terrore di fuggire dall’annullamento esistenziale che impone il risveglio. “Il più grande sforzo che ci aspetta è quello di ogni mattina al risveglio. Nel ricordarci chi siamo. Perché appena ci addormentiamo, perdiamo di nuovo ogni cognizione e cadiamo nella più completa incoscienza di noi e del mondo”. Franz Kafka scriveva: “chi non dorme di notte è l’artefice del mondo”, Ruffilli invece ci ricorda che la morte si sconta non dormendo.
Nell’incontro su un’isola sperduta con uno scrittore, scomparso dalla circolazione, dopo aver perso l’uso della parola Ruffilli affronta, con delicatezza e sensibilità, il tema della solitudine, che scaturisce dalla perdita delle parole non più riconducibili alla mente. Dall’incapacità di esprimersi attraverso il linguaggio, il malcapitato scrittore, dopo aver l’uso della parola, trae una lezione di vita: l’esercizio del silenzio e della solitudine. Soltanto il progetto di rendere testimonianza sulla terribile esperienza, attraverso il libro, può sconfiggere l’impotenza di parlare. Altrettanto singolare è l’esperienza dell’incontro con l’innocenza interiore di una donna esperta di sessualità che rivela all’autore il mistero che affascina i rapporti tra gli uomini e le donne.
Questo mistero si chiama amore. “La questione capitale del mondo, non è il sesso, ma l’amore. Una questione che riguarda le anime e i corpi. L’anima non si eredita affatto come il naso o come gli occhi. È sempre nuova, ognuno ha la sua. E le anime non si mescolano che raramente tra loro. Solo l’amore sa innescare la reazione. L’amore che non implora e nemmeno pretende, e che ha la forza di diventare certezza dentro di sé. L’amore non più trascinato, ma trainante”.
Gli eccentrici protagonisti di queste storie strane, ma dense di verità e saggezza, si sforzano di scoprire le leggi che regolano il mistero di tutte le cose . Nei loro diversi modi di indagare il mondo sono sempre dentro la vita, pieni d’amore per tutto quello che hanno intorno. Ogni volta che ci apprestiamo a partire per un viaggio alla ricerca di qualcosa è opportuno non perdere mai di vista il punto di arrivo, cioè noi stessi. Nell’ “atto del partire”, sentendosi nomadi nella ricerca interiore che non è mai una vana consolazione, la realtà che più conta è l’impronta; l’eternità del nostro passaggio è data non dalla solida consistenza della materia, ma dalla verità invisibile dell’antimateria: l’anima del mondo che ha il suo esatto rovescio dentro di sé.
“Bisogna perdersi per potersi ritrovare. Non è un cancellarsi ma un andare oltre…Si ricordi il discorso sul vuoto. In fondo, con i nostri preparativi per la partenza, ci alleniamo al viaggio più avventuroso che ci attende: ai confini di noi stessi. Tutta la mia curiosità, glielo confesso, è concentrata ormai su quella stretta gola. Scivolando di là, l’ipotesi più attendibile per l’esperienza che ho fatto da viaggiatore è che la strada continui”. Conclude così il suo racconto il nomade affascinato dall’anatomia di un’irrequietezza di chatwiniana memoria.
“Fa freddo nella storia”, annotava con lucidità il poeta Giorgio Caproni. In questo tempo consumato tragicamente dalle banalità delle apparenze è necessario, come scrive Ruffilli, scoprire “la visione nella cecità più assoluta”.
Abbiamo davvero bisogno, inoltre, di libri che sappiano suggerirci una morale. Paolo Ruffilli ne ha scritto uno. Leggiamolo.
EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE
Paolo Ruffilli (Rieti, 1949), poeta, saggista e traduttore italiano. Laureato in Lettere presso l’Università di Bologna, collabora con “Il Resto del Carlino”. È consulente editoriale
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Paolo Ruffilli, “Preparativi per la partenza” Marsilio editori, Venezia 2003.
Nicola Vacca
Prima pubblicazione Secolo d’Italia: settembre 2003
Commenti
[preparativi] scrive
[preparativi] scrive Nicola: Paolo Ruffilli è il più singolare tra i poeti della sua generazione. Se andiamo a rileggere oggi i suoi libri più fortunati (Piccola colazione, La gioia e il lutto) troviamo ancora intatta la grande capacità dell’autore di proporsi come un poeta di pensiero, unico nel suo genere.
[ruffilli] ecco l'archivio
[ruffilli] ecco l'archivio aggiornato: http://www.lankelot.eu/archivio-autori.html?R/Ruffilli+Paolo grazie a tutti!