Ruffilli Paolo

L'isola e il sogno

Autore: 
Ruffilli Paolo

Paolo Ruffilli con il romanzo L’isola e il sogno (Fazi editore, pagine 195, euro 17,50) torna a occuparsi della figura di Ippolito Nievo. Dopo aver dedicato allo scrittore garibaldino una bellissima biografia, uscita da Camunia nel 1991 (sarebbe anche ora di ristamparla), e aver curato per Garzanti "Le confessioni di un italiano", Ruffilli in un romanzo intimista e suggestivo ripercorre gli stati d’animo e l’educazione sentimentale di uno dei più grandi e dimenticati scrittori italiani.
Sullo sfondo delle vicende risorgimentali troviamo Nievo patriota impegnato nella spedizione dei Mille. Ma l’autore scava nella personalità del giovane Ippolito alle prese con il ritorno in Sicilia per una missione speciale. Con la sua camicia Rossa Nievo torna a Palermo per l’ultima volta e si lascia inebriare dagli odori, dai colori dagli amori dell’isola.

Ruffilli con sublime tocco poetico coinvolge il lettore nelle tappe intimiste del soggiorno palermitano di Ippolito Nievo. Mette in risalto la natura passionale del giovane letterato, consapevole di aver scritto un romanzo che andava contro le mode e lo spirito del tempo e che gli editori non avevano capito ( “Già la scelta dell’ibrido va contro la nostra tradizione,che è classica, lo sai. Di un rigido senza speranza. L’idea di mescolare i generi e di intrecciare linguaggi tra di loro viene stimata come un’offesa alla letteratura, un peccato, sì più che mortale”, confiderà Nievo al suo amico Alfonso Hennequin). Il Risorgimento è sullo sfondo nel romanzo di Paolo Ruffilli. Ippolito lavora con abnegazione per l’Italia unita, ma all’orizzonte intravede già l’avvicinarsi di ciarlatani politicanti, servitori ei faccendieri. Il Nievo delle pagine ruffilliane è un inquieto uomo d’amore che cerca la passione in tutte le cose e la trova sublimando sempre il gesto (“Ma l’amore dei corpi, unendo tra loro le persone, aggiungeva in modo inaspettato una gioia beata alla condivisione”).

“Ippolito Nievo è una personalità straordinaria sotto tutti i punti di vista – ha detto Ruffilli in un recente intervento al Caffè letterario di Lugo - e la prima caratteristica di questa straordinaria personalità è che Nievo è un genio precoce. E come in tutti i geni precoci, ha semplicemente un cervello che è fuori dal normale, uno di quei cervelli che assorbono tutto quello che li attraversa; da qui una capacità mnemonica che gli permetteva per esempio di citare qualsiasi brano della Divina Commedia di Dante a memoria. Un’opera voluminosa come Le confessioni di un italiano viene praticamente pensata e organizzata da Nievo a memoria; se noi guardiamo il manoscritto del libro, che è conservato a Mantova, noi scopriamo che è come la stampata di un computer, non ci sono praticamente correzioni.”

“Ma non solo Nievo era un grande scrittore, che quasi tutti ignorano e non conoscono – ha proseguito Ruffilli – ma era anche un sorprendente uomo di numeri; è anche, infatti, un grandissimo ragioniere e contabile e per questo Garibaldi lo sceglie come amministratore del governo dittatoriale in Sicilia; Garibaldi era sicuro che affidandosi a Nievo l’amministrazione dello Stato sarebbe stata, non solo la migliore immaginabile possibile, ma assolutamente onesta e trasparente.”

La tragica morte di Nievo avvenuta a bordo del piroscafo Ercole nella notte tra il 4 e il 5 marzo 1861 lo consegna alla Storia con tutti i punti interrogativi della sua passionale personalità. In punto di morte, immagina Ruffilli, Nievo prima di inabissarsi nelle acque a largo di Capri, attraversa le cose rimaste in sospeso nella sua breve vita e prova rammarico per il romanzo che non era riuscito a pubblicare. In questo splendido racconto Paolo Ruffilli entra nei sogni, nelle passioni e nelle emozioni di Ippolito Nievo, protagonista incompreso dell’Ottocento letterario che con Le confessioni di un italiano (scritto tra il dicembre 1857 e il 16 agosto 1858, il romanzo fu pubblicato postumo da Erminia Fuà Fusinato, nel 1867, con il titolo Le Confessioni di un Ottuagenario per timore di censura). aveva anticipato i tempi. Nievo sperimenta una modernità di linguaggio e di generi letterari che convivono tra loro in una ricchezza di contenuti e di stile che la scrittura avrebbe conosciuto molto tempo dopo.

Edizione esaminata e brevi note

Paolo Ruffilli (1949) scrittore, poeta e traduttore italiano.

Paolo Ruffilli, “L’isola e il sogno”, Fazi editore, Roma, 2011.

Approfondimento in rete: Sito ufficiale di Paolo Ruffilli / Italia Libri WIKI it/ Articoli su PAOLO RUFFILLI in Lankelot.

Nicola Vacca, per Lankelot, Marzo 2011

ISBN/EAN: 
9788864112527

Commenti

[Ruffilli] Paolo Ruffilli

[Ruffilli] Paolo Ruffilli torna sulle orme di Ippolito Nievo con uno stupendo romanzo introspettivo.

[nievo, ruffilli] grazie per

[nievo, ruffilli] grazie per il nuovo contributo: il secondo dedicato al nuovo romanzo di PR. Bene.

Approfondimento in rete: Sito ufficiale di Paolo Ruffilli / Italia Libri WIKI it/ Articoli su PAOLO RUFFILLI in Lankelot.


[nievo senior] trascrivo un

[nievo senior] trascrivo un pezzo del mio articolo uscito qualche giorno fa per il Secolo, prima della defenestrazione della Ferina per mano forzista.

"Com'era Ippolito Nievo? Una commovente lettera di Giulio Cesare Abba a Giosuè Carducci racconta qualcosa sulla sua indole, malinconica e introspettiva: «Lo veggo sempre col pensiero, aggirarsi malinconico, cupo, sdegnoso anche nei giorni più lieti di vittoria, fra i giovani che gli furono compagni. Egli era uno di quei pochi che al grido d'Italia si levarono ritti, e pronti a tutto patire: e forse s'avvedeva che i più non s'erano che destati a mezzo, per dare una voltata sull'altro fianco e riaddormentarsi». Era uno che confidava a un'amica speciale come Caterina Curti Melzi, in una lettera privata, che nonostante sentisse tante mancanze, e soffrisse per la percezione che tutto fosse una farsa, che tutto fosse finto, certe volte, «ho anche dei momenti che mi sento tanto grande, tanto grande in questa fiammolina di anima, che guardo d'alto in basso tutte le cose, come il sole che ha bisogno solo di se stesso per essere scaldato. Ma la superbia è una consolatrice tremenda: rasciuga le lacrime e abbrucia la vista; solleva il cuore e sollevandolo lo uccide». Già. A ucciderlo fu una morte misteriosa, e sul lido di Ischia qualcuno credette d'aver ritrovato il suo cadavere. No. Era difficile credere che fosse accaduto qualcosa di così terribile a un ragazzo che sembrava destinato a spaccare il mondo, e intanto l'Italia aveva già cambiato: meglio, aveva già formato. Era difficile pensare che un talento così ricco e poliedrico potesse spegnersi da un momento all'altro, e proprio poco prima del trionfo. Ma invece. Come autore, Nievo aveva pubblicato un romanzo storico, quattro raccolte di poesie, commedie, drammi e qualche novella campagnola, assieme a qualche saggetto, badando a ribadire la sua dedizione al lirismo segreto e alla bella umiltà della vita agreste, la sua adorazione per Venezia, la sua almeno dignitosa sensibilità sociale. Infine, Nievo aveva meditato e scritto un ciclopico e farraginoso romanzo in cui un vecchio parlava del senso e dei significati della sua esistenza, della morale della sua vita, della sua missione: in prima persona, diciamo da antieroe che si ritrovava a fare l'eroe per caso. «Io nacqui veneziano ai 18 ottobre del 1775, giorno dell'evangelista san Luca; e morrò per la grazia di Dio italiano quando lo vorrà quella Provvidenza che governa misteriosamente il mondo»."

... Nascere veneziano e morire italiano: questa era l'impresa...

[nievo] e niente, va da sé

[nievo] e niente, va da sé che non capisco come si possa definire "grande" un romanzo come "Le confessioni di un italiano". Questo a meno di non voler rimarcare che "grande" sta per "molto voluminoso".

Scrivi, "Nievo sperimenta una modernità di linguaggio e di generi letterari che convivono tra loro in una ricchezza di contenuti e di stile che la scrittura avrebbe conosciuto molto tempo dopo": beh, Nicola, perdona se arrischio la domanda... ma a cosa ti riferisci parlando di "modernità"? Se c'è un romanzo che è invecchiato veramente molto male è proprio "Le confessioni". Non so se hai provato a rileggerlo, negli ultimi dieci-quindici anni, ma ti assicuro che è un'esperienza abbastanza complicata. E mortalmente noiosa. Boh.

 

[nievo] Caro, ti rispondo con

[nievo] Caro, ti rispondo con le parole di Claudio Magris: "Dobbiamo apprendere, noi italiani, che non abbiamo il senso della narrazione stratificata e complessa e meno che mai della Storia, dai critici tedeschi che ci ripetono che Nievo è il maggior ìl romanziere italiano del principio della modernità." Le Confessioni hanno  influenzato anche Tolsoj, in Guerra e pace soprattutto. Ma anche in Anna Karenina. L'inizio di Anna Karenina è "rubato"  alle Confessioni di Nievo

[anna karenina] solo

[anna karenina] solo l'inizio, temo:))))

[ Ruffilli] L'isola e il

[ Ruffilli] L'isola e il sogno sarà presentato  a Roma venerdì 10 giugno alle ore 18 presso il centro culturale l'Aleph in vicolo del Bologna 72- Trastevere.