Ruffilli Paolo

Les choses du monde

Autore: 
Ruffilli Paolo

In questa raccolta in lingua francese con testo italiano a fronte, sono riunite quattro opere di Paolo Ruffilli: “Diario di Normandia”, Amadeus, 1990, “L'assedio di Costantinopoli”, da “Piccola colazione”, Garzanti, 1987,  a "Nuvole", Vianello, 1995, e infine dieci poesie non edite in lingua italiana che formano i “Poèmes”. “Choses du monde” è una raccolta molto bella, apparentemente leggera e ariosa, ma in realtà complessa e dai temi angoscianti ad una lettura più profonda. In quarta di copertina è riportato un commento critico di Roland Barthes, già inserito come editoriale in “Camera oscura”, Garzanti, 1992.Dice Barthes che “Ruffilli può essere considerato come caso unico e singolare del modo in cui la lettera poetica sempre si dimostra lettera della trafittura dopo essere stata per un attimo più o meno prolungato lettera della luminosità”. Ruffilli è “cronista postumo e testimone involontario, affettuoso e amaro che usa la letteratura e la poesia per dire null'altro se non il necessario”. La lingua francese rende molto bene la poesia dell'autore con l'armonia delle parole e a un tempo, invece, la costruzione più dura e sobria della sintassi rispetto a quella della lingua italiana. Sa essere netta ed essenziale come questa poesia richiede. Nel “Diario di Normandia” si possono distinguere tre toni narrativi.Ci sono i versi in alto in corsivo, posti come epigrafe, che descrivono squarci di paesaggio dai colori cangianti ed armonizzati. C'è una breve narrazione frammentaria,quasi casuale, una specie di mini-racconto, e dopo, fra parentesi,la meditazione che segue al racconto in forma di monologo ininterrotto. L'io narrante non è un io soggettivo e privato. Viene posta dal poeta una distanza fra sé e le cose del mondo, capace di consentire una narrazione distaccata e col carattere di una universale oggettività. “Ti accorgi all'improvviso/che le cose/riescono a distrarti,/a tratti per lo meno,dall'ansia/e a porre tra te e la vita/lo spazio necessario a contemplarla.”

Si stabilisce già qui quella legge dell'inversamente proporzionale che caratterizza il pensiero e l'opera dell'autore, il bisogno di scoprire le tensioni contrapposte nascoste nelle cose, l'incompleto che si annida nella compiutezza e l'espressione che ne esce è leggera e sfuggente. Diceva Eugenio Montale in un'intervista a Radio Tre nel 1977 che Ruffilli “ha scelto la via della sottrazione, del togliere e del ridurre, per esprimere le cose del mondo e della vita”.

La realtà raccontata in un contesto apparentemente disteso e leggero del “Diario di Normandia”, assume a tratti toni e riflessioni inquietanti: “(Passa la forma,/muore si dissolve/per sempre ci scompare./E' la materia,dicono, che scorrendo resta/si trasforma cambia/si deforma,/senza cessare d'essere.)Il poeta sembra trovare riferimento nella filosofia greca del periodo presocratico,quella di Talete,di Eraclito e di Parmenide,che è alle radici del pensiero occidentale. In questa filosofia è presente la legge dell'inversamente proporzionale per cui, secondo Eraclito, “la via in salita e la via in discesa sono pur sempre la stessa via”. La realtà è in divenire continuo(panta rei),tutto scorre e fluisce e perciò gli opposti finiscono col coincidere, in questi autori c'è coincidenza fra poesia-pensiero-musica.

Il logos è l'unico modo dato per conoscere la realtà in divenire e collegare le cose del mondo fra loro. E l'espressione del logos è la poesia,si vedano i poemi sulla natura di Eraclito e di Parmenide,che pur affermando concetti diversi lo fanno con la stessa forma linguistica, breve, concisa e musicale. E da qui il verso breve di Ruffilli. La parola pulsa nel verso breve e, riunendo gli opposti, celebra ogni volta il mistero del fluire della vita. Celebra il mistero stesso della creazione (senza nome è il principio/del cielo e della terra,/con il nome è la madre delle cose.) “La Regola Celeste”, capitolo 1. Ne “L'assedio di Costantinopoli”, che segue nella raccolta,viene affrontato il tema dei conflitti e degli sconvolgimenti collettivi degli anni '60-'70, i movimenti del '68, ma da un'ottica particolare, rovesciata. L'autore vede i conflitti del presente dalla prospettiva della storia e sembra così rimpicciolirli e ridimensionarli. È il punto di vista della cultura antica, secolare, millenaria. L'assedio di Costantinopoli del 1453 d.C. segna la fine di un impero che ha dominato l'Oriente per oltre undici secoli e che è a sua volta stato fondato per mano di un'altra dominazione millenaria quella romana, iniziata sette secoli prima della nascita di Cristo. Con l'assedio crollano definitivamente il mondo e la cultura classica per mano dei Turchi Ottomani. Così il poeta ci dice da questa prospettiva rovesciata: “(Non crede,in fondo,/al taglio netto./La negazione gli va bene/finché sa scegliere.....”e poi: “(Teme che,restando/in posizione di difesa/di fronte a molte cose,/non si riesca a dirle/per ciò che sono/e che si possa farlo/solo lasciando, tra sé/ e loro, il campo aperto)”.

Le ultime dieci poesie della raccolta sono un esempio evidente di questa via di espressione che sceglie la forma del vuoto e della sottrazione e della unione degli opposti. Si tratta di versi brevi ed incisivi.Il punto di vista del narratore è oggettivo e razionale,libero da tentazioni soggettiviste e private. Questi versi sono pure espressioni di pensiero che chiama per nome e unisce gli opposti. Qui la realtà è concepibile solo come realtà pensata dal soggetto. Da qui versi come quelli di “L'oggetto del pensiero”; “In uso di litote”, "Il mai più”, ”L'intanto”. Qui essere e non-essere coincidono e diventano forma e sostanza della poesia. Sono versi affascinanti e misteriosi, dal contenuto apparentemente leggero,ma profondamente filosofico, che esprimono bene e incisivamente la poetica dell'autore.

La parola unisce e non divide,la logica non è binaria,ma quella dell'inversamente proporzionale: “E'un'astrazione/e non un fatto:/l'oggetto/di un pensiero/un concetto/più che un sentimento/uno stato desiderato/inseguito dalla mente/eppure insoddisfatto.../e,dunque,mai goduto.../il senso del piacere”. Grazie a Paolo Ruffilli per questa parola che coinvolge emotivamente e fa ragionare, cuore e mente insieme, trasmettendo significati profondi e misteriosi,costitutivi del reale: les choses du monde, appunto.


EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE

Paolo Ruffilli (Rieti, 1949), poeta, saggista e traduttore italiano. Laureato in Lettere presso l’Università di Bologna, collabora con “Il Resto del Carlino”. È consulente editoriale.

Paolo Ruffilli, “Les choses du monde”,ed. L'Arbre à paroles, AMAY, BELGIO, 2007. Traduzione in lingua francese a cura di: Patrice Dyerval Angelini, Bernard Simeone, Chiara De Luca e Lorand Gaspar.

Approfondimento in rete: Sito ufficiale di Paolo Ruffilli - Italia Libri / WIKI it/ Articoli su PAOLO RUFFILLI in Lankelot

Sandra Evangelisti, 23 giugno 2010

ISBN/EAN: 
2-87406-358-4

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