L’UOMO ESISTENZALISTA DI GEORGES ROUAULT
A trent’anni di distanza dall’esposizione nella cattedrale di San Ciriaco, che segnò un altissimo momento artistico e culturale, è tornato ad Ancona il Miserere di Georges Rouault (Paris 1871-1958) la suite incisoria in 58 tavole originali eseguite tra il 1914 e il 1927, che rappresenta il vertice artistico di quello che viene ritenuto il più grande interprete dell’ arte sacra del Novecento. La mostra, allestita in occasione della recente visita a Loreto di Papa Benedetto XVI nello scenario della Mole Vanvitelliana, resterà aperta fino al 18 novembre.
Dotato di uno stile autonomo che lo rese estraneo alle correnti artistiche a lui contemporanee e lontano perfino dalla poetica espressionista cui fu immotivatamente associato, l’artista francese fu invece influenzato dal pensiero filosofico e dalla spiritualità di Jacques Maritain a cui fu legato da un’affinità profonda e costante nel tempo.
Con lui la retorica tradizionale del dolore lascia definitivamente il posto ad una vibrante tensione poetica in cui umanesimo e cristianesimo si fondono nel grido silenzioso e nella dignità rubata del mondo dei vinti. Egli pone l’uomo al centro di un pellegrinaggio di dolore sulla terra che lo vede prostrato, schernito e addolorato, solo dinanzi al destino. Racconta il dramma di una società venata dal solco profondo dell’ipocrisia e del peccato, portando sulla scena uomini potenti, clown, giudici, contadini, donne dell’alta borghesia e prostitute, tutti accomunati dallo stordimento doloroso di un assurdo destino in una rappresentazione priva tuttavia di discernimento morale. Questi personaggi, che vengono estratti dal loro habitus e portati dinanzi a noi per glorificarli nella loro sofferente e umiliante solitudine, ci guardano negli occhi con lo stesso sconforto del Cristo abbandonato dal padre sulla croce.
L’umanesimo di Rouault, pur muovendo dalla denuncia della guerra e dalla partecipazione alle sofferenze terrene, risulta infatti caratterizzato da una vigorosa ansia religiosa. Esso è proteso unicamente alla liberazione dell’uomo dalla mediocrità e dalle contraddizioni della nuova società borghese attraverso un percorso di redenzione cristiana. Non a caso infatti la Passione costituisce il tema centrale dell’opera presentandoci una divinità che incarnandosi nell’umanità dolente compenetra divino ed umano in una dimensione terrena e trascendente dell’esistenza umana. Ma il suo veemente bisogno di giustizia e la sua compassione per l’umanità dolente trovano adeguata e convincente espressione nella sua arte, che è lontana da ogni forma di retorica e di sentimentalismo. Per questo motivo Jacques Maritain conierà il titolo di umanesimo integrale per definire la sua pittura che mentre vive di fede e spiritualità resta ancorata al grembo oscuro della terra: un umanesimo che intende valorizzare l’uomo partendo in questo caso dalle sue debolezze e non dalle certezze. E l’immagine paradigmatica è quella del clown costretto a sorridere a dispetto del suo spirito triste e solitario, raffigurato nella tavola VIII del 1923 intitolata “Qui ne se grimme pas ?”
Al termine di questo denso percorso coinvolgente di poesia e di tecnica pittorica, uscendo dalle segrete della Mole sentiamo sulle nostre spalle quello stesso fardello di incubi eterni e di lancinanti dolori che l’uomo esistenzialista di Rouault trascina dietro di sé per le vie del mondo, come Cristo la sua croce.
Approfondimento in rete:
Georges Roualt – Fondation / Roualt in Wikipedia / Miserere ad Ancona / Arte su Arte
Gian Paolo Grattarola 24.09.2007
Commenti
Ave, Gian Paolo.
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A presto per i commenti.
"suite incisoria in 58 tavole originali eseguite tra il 1914 e il 1927,"
> Posso domandarti cosa significa "suite incisoria"? Perdonami, non sono uno studioso di Storia dell'Arte.
"l?artista francese fu invece influenzato dal pensiero filosofico e dalla spiritualità di Jacques Maritain a cui fu legato da un?affinità profonda e costante nel tempo."
> Maritain era anche pittore?
"Eppure questo raffinato interprete del dramma umano, capace di realizzare uno dei più grandi progetti culturali del Novecento"
> Posso domandarti a quali grandi progetti culturali lo vai affiancando?
"Per questo motivo Jacques Maritain conierà il titolo di umanesimo integrale per definire la sua pittura che mentre vive di fede e spiritualità resta ancorata al grembo oscuro della terra: un umanesimo che intende valorizzare l?uomo partendo in questo caso dalle sue debolezze e non dalle certezze."
> Molto affascinante. Posso domandarti dove e quando Maritain conia questa definizione?
La parole suite è mediata dal lessico musicologico ed identifica una serie di composizioni strumentali di uguale tonalità. Trattasi in questo caso di una serie di incisioni coordinate, costituenti un percorso tematico sviluppato attraverso 58 incisioni collegate da un denominatore comune.
Jacques Maritain non dipinse mai, ma il suo pensiero filosofico e la sua profonda spiritualità ispirò il talento espressivo di Georges Rouault. La definizione di umanesimo integrale fu coniata dal filosofo francese in un discorso tenuto in occasione della morte del pittore.
Un caro saluto
Molto bene. Grazie infinite per i chiarimenti: non ricordavo, decontestualizzato e traslato nelle arti figurative, il termine "suite": in memoria, era presente solo nel lessico musicologico (recentemente, e molto spesso, da Scaruffi: nella critica rock).
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Quanto a Maritain, idem: grazie per la delucidazione.
Quindi le domando: può accostare Roualt a un pittore, o a un movimento pittorico?
Lei ha scritto: "estraneo alle correnti artistiche a lui contemporanee e lontano perfino dalla poetica espressionista cui fu immotivatamente associato"
> Bene. Quindi, vicino a? E perché "immotivatamente associato" agli espressionisti?
Lei mi sembra portato a ritrarre figure "originali", che ritiene al di là del loro tempo, dei movimenti... penso a quel che scriveva di Bromuro. Quanto, in questa ricerca, è determinante la sua sensibilità? Non si corre il rischio di un trasfert?
Secondo quanto ci ha tramandato Malraux, come ho avuto modo di apprendere in un testo a mio avviso fondamentale di R. Maritain "Les Grandses amities" (non so se esista anche una trad. italiana visto che ho la fortuna di conoscere il francese) fu lo stesso Rouault a volersi sottrarre dai giudizi dei critici e ad opporsi fortemente a coloro tra questi che lo volevano accostare all'espressionismo. Egli rivendicava il primato del contenuto sulla tecnica ponendosi pertanto in aperta antitesi con le correnti artistiche a lui contemporanee, liberando la propria emotività creativa da ogni possibile condizionamento.
Effettivamente la poetica di questo artista mi ha affascinato per la la sua capacità di dialogare con l'uomo travalicando le modo ed i tempi, consegnandoci un messaggio universale e atemporale.
Personalmente non sono dell'idea che questo possa costituire un limite al mio giudizio, ma un contributo personale e sincero.
(grazie per la ricca e opportuna integrazione).
(in altre parole: Roualt guardava indietro, e non ai presenti).
Il fatto di travalicare le mode e i tempi non vuol dire affatto che rivolgesse il suo sguardo indietro, bensì che il suo messaggio mantenga la sua validità ancora ai nostri giorni.