Prendi la rabbia e la passione rock di “Despero” di Morozzi, ibridale con un pizzico di sacrosanta sensibilità sociale e con una storia d'amore adolescenziale, ingiusta, bugiarda e sfortunata; shakera il tutto con l'incontro di un piccolo Jim Morrison con un produttore diverso da Paul Rothchild, proprio come succedeva nel film di Stone, e t'avvicini a un romanzo d'esordio che sembrerebbe giovanile e prevedibile. È qui che interviene il fattore Rotino. Nelle prime battute ci mette un carico da undici alieno alla narrativa bolognese pop e giovanilista: non un semplice suicidio (“Jack Frusciante”: l'amico di Alex), ma il suicidio del padre del narratore. È una morte descritta con una sensibilità e un dolore trattenuto che sanno prendere, scuoterti e fracassarti per bene, proprio là dove sei più fragile. Forse la mia difficoltà di lettore è stata osservare la vita normale d'un ragazzo di diciannove anni, che cresce e sogna e ama e combatte, filtrata da quell'incipit incontenibile, ingiusto, atroce; m'è sembrata la normalità dell'anomalia. La normalità dell'anomalia è una delle caratteristiche principe della vita di un letterato. Una delle cose più difficili da sopportare in assoluto. E niente, c'è un pezzo del libro che ti fa sprofondare nel buio, e tutto il resto che ti mostra quanta luce c'è nella semplicità e nelle cose della vita, avanti e indietro, errori, tradimenti, incomprensioni, successi. Stop.
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Ha 19 anni, il padre prende e se ne va. Se ne va nel momento in cui si sente più stanco e stufo di tutto, ferito com'è dal licenziamento arrivato quando meno se l'aspettava. Il ragazzo sta ascoltando Jeff Buckley. È il 1994. Rotino racconta tutto quel che chi è passato per la morte d'un famigliare stretto ben conosce: il senso di stordimento figlio del dolore cieco, la stanchezza di dover ripetere a tutti le stesse cose, parola per parola, e intanto qualcosa che fatica a venir fuori: “la sentivo pesare dentro il petto, arrancare su, verso la gola, ma proprio non c'era modo di farla uscire” (p. 13). Vuoi piangere e non riesci, quando riesci è come se stessi vomitando. Non ti regoli, non hai autocontrollo, non hai freni.
Il narratore è un ragazzo sregolato ma sensibilissimo. A diciannove anni si veste con gli anfibi, spesso in nero, perché è uno che ha saputo ascoltare Cure e Joy Division, prima d'accorgersi che erano troppo legati a suo fratello; e ha saputo partire da loro per andare oltreoceano a cercare idoli più solari e meno decadenti. Suona con una band di amici dai tempi del Liceo – come in tutte le favole rock –, loro si chiamano Builders. E tra di loro c'è la sua fidanzata, Elena. Lei è una ragazza socievole e gentile, lui introverso e misantropo. Il loro rapporto è un po' troppo libero per i suoi gusti, c'è qualcosa che non quadra. Lei non vuole indipendenza, vuole libertà. È un po' diverso.
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Suo padre era un lavoratore onesto, ferito dalla recessione economica, dalla resa dei sindacati. Lascia un gran vuoto. Ne deriva un enorme senso di responsabilità. Il narratore pensa di andare a lavorare in un supermercato, pensa di rallentare un po' con la band. Elena invece pensa che sia una cosa stupida, perché è pieno di talento. È lui che scrive musica e testi. È lui che ha quel qualcosa che non hanno tutti. Ma lui al colloquio ci va. E fa bene. Perchè scopre che l'esaminatore è un vecchio amico di suo padre, ci giocava a pallone assieme. Dice che suo padre era un gran mediano. Non sa che è morto un anno prima. Assunto.
1996. Il lavoro va, a dispetto della levataccia cronica alle quattro di mattina. Uno dei suoi colleghi, Oliver, è un sassofonista. Sembra voglia fare amicizia. La band continua a suonare dal vivo, arrivano tiepidi segnali di apprezzamento da diverse parti. Lui intanto vive con Elena. Ma io mi fermo qua, il libro è uscito da pochi mesi e non sta bene. Voi andrete facilmente fino in fondo, va da sé.
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Enormi e ricche le reminiscenze rock, omaggi diretti o indiretti: qualche nome, solo per orientarvi. Si va dai Soundgarden ai Pearl Jam, dai Therapy? ai Sonic Youth, da Nick Cave a Nine Inch Nails, dai Tool ai Cranberries di “Disappointment”; e questo solo per l'anno 1994. Nel 1995, cominciano a circolare repechage di lusso tipo Dead Kennedys, Damned, Crass. Si scopre che i Metallica sono un gran punto di riferimento, assieme a “Private Hell” dei Jam. Riascoltiamo “Pet Cemetery” dei Ramones, ritroviamo David Bowie e Iggy Pop. Infine, nel 1998, ci accompagnano Paul Weller, i Television, i Blonde Redhead, gli Who, i Blur. Chiaramente, “Song 2”. Oh-oh. Quanta rabbia che c'era in quel pezzo. Compressa, e infine esplosa. Contro il muro delle cose che non vanno, e contro il muro di quelle che non vanno come dovevano andare.
È terribile la poesia dell'adolescenza, è una cicatrice profonda.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Sergio Rotino (Bologna?, 197*), scrittore e giornalista italiano. Laureato al DAMS con tesi in Storia del Cinema sulla “Figura del femminile nel cinema italiano del dopoguerra 1948-1957”, vive e lavora a Bologna. Collabora con “Liberazione”, “Stilos”, “L'informazione”. È uno dei fondatori del quadrimestrale “Versodove”, e del semestrale “Carmilla”; ha collaborato con “L'Atelier” e “Fernandel”. È scout e redattore.
Sergio Rotino, “Un modo per uscirne”, Abramo, Catanzaro 2009. Con una nota di Marcello Fois. Collana “Le Onde”, 7. Diretta da Mario Desiati e Mauro F. Minervino.
Commenti
[sergio rotino] ecce la sua
[sergio rotino] ecce la sua opera prima.
[rotino] ecco cosa significa.
[rotino] ecco cosa significa. http://www.youtube.com/watch?v=JATWwU3Aa-4
uh. one of our covers. ahah!
uh. one of our covers. ahah! pezzo interessante. l'incipit di questo romanzo, per come lo racconti tu, mi porta ad un altro romanzo, L'opera struggente.... di Dave Eggers. mentre il titolo, mi ricorda la canzone dei Verdena, trovami un modo semplice per uscirne. interessante.
(rotino) Questo mi interessa,
(rotino) Questo mi interessa, quindi lo comprerò. Pezzo sentito, Franco, traspare pienamente. Sai, queste solitamente sono le opere nelle quali - se scritte in maniera coinvolgente - riesco meglio a immedesimarmi. E da quel che ci dici, pare proprio che il libro abbia tutti gli elementi al posto giusto.
[rotino] decisamente, fede.
[rotino] decisamente, fede. molto ben scritto, oltretutto. esordio maturo.
[un modo per uscirne] bravo
[un modo per uscirne] bravo branco - forse è come dici tu, verdena. Sarebbe in linea con il romanzo...