"Perse conoscienza sentendosi tutt'altro che abbattuto, tutt'altro che condannato, ancora una volta impaziente di realizzare i propri sogni, ma ciò nonostante non si svegliò mai più. Arresto cardiaco. Non esisteva più, era stato liberato dal peso di esistere, era entrato nel nulla senza nemmeno saperlo. Proprio come aveva temuto dal principio." Everyman. pag. 123
Everyman. Saggiamente non tradotto, il titolo del ventisettesimo romanzo di Philip Roth mantiene anche nell'edizione italiana la sua affascinante ambiguità. Everyman si può tradurre con qualunque uomo o con uomo qualunque, o ancora con ogni uomo. Se poi volessimo aggiungere un articolo le cose finirebbero per complicarsi ancora di più: un uomo qualunque, l'uomo qualunque (questo è vagamente coeniano), ma lo stesso non si centrerebbe in pieno il molteplice significato del titolo. Everyman è anche il titolo di un'anonima rappresentazione teatrale allegorica del Quattrocento inglese, che aveva per tema il rapporto dei viventi con la morte, specialmente la loro reazione alla sua chiamata. E' forse questo il significato che più avvicina alla reale essenza del romanzo.
Il successore de Il complotto contro l'America non potrebbe prendere una distanza maggiore dal romanzo fantapolitico. Si racconta la storia di un uomo qualunque, pubblicitario newyorkese di fede ebraica, un classico personaggio rothiano. Ci viene presentato al suo funerale, i parenti parlano agli altri familiari ma soprattutto a lui, confessando ammirazione, rancori segreti, amori mai estinti, il tutto in un'atmosfera intima che proseguirà per tutto il romanzo. E forse grazie a questa umiltà sentimentale e letteraria, Roth scopre la semplicità, frena la sua logorrea e lima la sua prosa, affilando parole e dosando con sapienza e soprattutto esperienza emotività ed ironia. In poco più di un centinaio di pagine lo scrittore racconta un'intera vita, un'esistenza sensibile al proprio decadimento fisico, esattamente come ogni altra. Ed è forse questo quello che spaventa di più il protagonista di Everyman, che la morte, alla fine, rende gli uomini un'unica ed indistinta macchia del passato.
La dimensione privata viene percorsa attraverso i ricordi e le sensazioni, le donne, i figli, i matrimoni buttati nel cassonetto con facilità. Si scopre poco alla volta, il protagonista di Everyman, dalla giovinezza passata nella bottega del padre gioielliere, alla senilità trascorsa con la crescente ombra della malattia. Le prove che quest'uomo deve superare, attivamente o passivamente, cosciente o inconsapevole, gli interventi chirurgici e le delusioni affettive e professionali, ci mostrano un nudo esemplare di essere umano, perfetto nella sua intrinseca imperfezione morale ed anatomica. E non si può fare a meno di amarlo - Everyman ma anche Roth - per come riesce a trascinare il lettore in una vita.
E' la delicatezza della scrittura e al contempo l'indiscrezione del narrare. A volte si ha il dubbio di dover chiudere il libro per qualche secondo, giusto per dare il tempo a lui di smaltire un'anestesia, di riprendersi da una nuotata davanti casa sua, di risistemarsi la cravatta dopo un selvaggio amplesso con la segretaria di produzione del suo studio. Ma non è l'imbarazzo che si prova quando in televisione qualcuno fa una figura di merda, non è vergogna. E' comprensione. Empatia giocata tra il foglio ed il lettore. Dura qualche secondo ma poi passa, e allora la lettura riprende e noi, lettori avidi, impariamo a conoscere quest'uomo meglio di quanto lui stesso si conosca effettivamente.
La scrittura di Roth è asciutta e fuzionale, lontana dalle forme logorroiche de Il teatro di Sabbath o de Il complotto contro l'America. Scelta giustissima considerato il tentativo di penetrare nell'intimità del protagonista. Eppure il libro fila via velocemente, fresco anche nei suoi passaggi più amari. In Roth la riflessione esistenziale non diventa mai succube della forza della parola, ma è vero anche il contrario e forse è proprio per questo che, con Everyman, lo scrittore sembra aver raggiunto un'incantevole armonia narrativa.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Philip Roth (Newark, 1933), scrittore statunitense di origine ebraica.
Philip Roth, “Everyman”, Einaudi, 2007.
Traduzione di V. Mantovani.
Prima edizione: “Everyman”, 2006.
Bibliografia consigliata: Lamento di Portnoy (1969) - Zuckermann Scatenato (1981) - L'orgia di Praga (1985) - Il teatro di Sabbath (1995) - Pastorale americana (1997) - Ho sposato un comunista (1997) - La macchia umana (2000) - L'animale morente (2001) - Il complotto contro l'America (2004)
Approfondimento in rete: http://it.wikipedia.org/wiki/Philip_Roth
Roth Philip in Lankelot:
Roth Philip - Everyman di paolo-castronovo
Roth Philip - L'orgia di Praga di emma
Roth Philip - La macchia umana di monnalisa
Commenti
Oh, riecco il vecchio Philip Roth. Nonostante non disdegni anche la sua versione logorroica, mi fa piacere ritrovarlo in veste più introspettiva.
"Everyman" inserito tra le prossime letture...
Grazie :-)
(inserito codice e tag mancanti, amice)
"La scrittura di Roth è asciutta e fuzionale, lontana dalle forme logorroiche de Il teatro di Sabbath o de Il complotto contro l?America. Scelta giustissima considerato il tentativo di penetrare nell?intimità del protagonista."
> Se conoscessi Philip Roth bene come te potrei confrontarmi. Purtroppo sono tra gli appassionati di Joseph, l'austriaco. Magari un giorno rimedio e se ne parla meglio:)
Questo libro merita d'essere letto, almeno per l'umiltà che si respire tra le pagine rarefatte. Non è una cronaca di morte annunciata, ma una vera accettazione della debolezza e dei limiti umani.
Ho quasi grifato al miracolo leggendo Il complotto contro l'America :))
Per cui credo di aver volgia, ancora, di leggere questo autore.
Potrei ripartire da qui.
"E? la delicatezza della scrittura e al contempo l?indiscrezione del narrare."
Hmmmmmm... bello....
scusate, son dislessica oggi... ma si sarà capito :)
E' un Roth molto diverso da Il Complotto, Ilde, ma sono sicuro che lo ritroverai grande ed ispirato, forse anche più di prima.
"un nudo esemplare di essere umano, perfetto nella sua intrinseca imperfezione morale ed anatomica. E non si può fare a meno di amarlo - Everyman ma anche Roth - per come riesce a trascinare il lettore in una vita".
Di Roth ho letto solo "Lamento di Portnoy", ma questa pagina e in special modo le righe riportate sopra, mi conducono diritta al bis.
Nella bibliografia forse andrebbe corretto: il titolo esatto è Lamento di Portnoy, senza l'articolo.
Finito oggi: è davvero un gran libro. Ma va letto da giovani. E' troppo crudo perchè possa non far male, dopo una certa età.
il primo Roth che leggo. Non so, mi è sembrato un po' incompleto..