Roth Joseph

La marcia di Radetzky

Autore: 
Roth Joseph

Trotta. Lo stesso cognome del protagonista de “La cripta dei cappuccini”. Con lo stesso passato. Un eroe, quello di Solferino, da condividere e da scontare. Perché salvare la vita all’Imperatore è un fardello non da poco. Tre uomini, una storia che si fonde con la Storia, quella dei grandi eventi europei, della dissoluzione di un’epoca e di un intero mondo che pareva destinato a sopravvivere in eterno.
Roth racconta, ancora una volta, la sua “finis Austriae”. E lo fa attraversando tre vite. La prima, quella dell’eroe di Solferino in carne ed ossa. Un normalissimo soldato, Joseph Trotta, originario di un villaggio di contadini sloveno, Sipolje. Joseph, impegnato sul campo di battaglia, si trova, suo malgrado, a scaraventare giù da cavallo sua maestà Francesco Giuseppe, appena diciottenne (siamo nel 1859), evitando che il sovrano fosse colpito da una pallottola e ritrovandosi quella stessa pallottola conficcata in una clavicola. Un gesto fortuito che gli vale un titolo, capitano Trotta von Sipolje, e citazioni, seppur contraffatte, nei libri di storia.
Suo figlio, Franz, mai avviato alla carriera militare. Impegnato con zelo e contegno nel ruolo di viceprefetto di una provincia della Moravia. Personaggio distinto, accurato, meticoloso ed inquadrato. Degno successore dell’eroe di Solferino, perfetto rappresentante di un imborghesito sistema di valori e di una devozione stoica alla monarchia.
Il terzo, ed ultimo, è Carl Joseph, nipote di Joseph l’eroe e figlio di Franz. Ragazzino palesemente inetto, plasmato dal suo genitore e da contingenze sempre più forti di lui. Sprofondato fin da bambino nel ruolo che per lui era stato previsto: ufficiale di cavalleria dell’esercito di sua maestà Francesco Giuseppe. Un imperatore dalla vita lunga generazioni difeso da un esercito che, in verità, non ha conosciuto guerre e scontri per decenni.
Roth si muove soprattutto tra Franz e Carl Joseph. L’incarnazione della immutata ed immutabile fiducia nell’Impero, rappresentata dal padre; la titubanza, l’insoddisfazione, l’incertezza, l’inquietudine e l’irresolutezza rappresentata dal figlio. Carl Joseph è la perfetta immagine del disfacimento che accompagna il suo tempo, della decadenza verso la quale, nonostante l’incredulità del padre, si sta avviando il secolo XIX.
Roth è un narratore di prim’ordine: affascinante, accurato, sensibile. L’affresco gli riesce alla perfezione perché raccoglie i frammenti e le rovine di un microcosmo che lui stesso, in prima persona, aveva visto andare in frantumi, passando attraverso la I Guerra Mondiale. La stessa Grande Guerra, generata da un pretesto quasi ridicolo, che tocca e spezza anche la vita di Carl Joseph. Dopo aver deciso di abbandonare l’esercito per vivere ai margini di una tenuta, lontano da tutto (come il Tunda di “Fuga senza fine”), il nipote dell’eroe di Solferino viene catapultato in guerra, quella guerra che, da ufficiale e per tanti anni, si era limitato ad immaginare.
Un romanzo complesso, forse tra i più articolati scritti da Roth. Uscito nel 1932 quando lo scrittore era ormai già destinato ad allontanarsi dalla sua terra perché minacciato dalle leggi razziali volute da Hitler. Ogni pagina ed ogni evento sono intrisi del senso dell’avvento della fine, inesorabile per i personaggi, inesorabile per la storia in sé. La decadenza degli Asburgo è tutta nella descrizione del vecchio Imperatore, nei suoi logori e sorpassati costumi, nelle sue sfinite etichette e nella sua memoria sbiadita che confonde persino il numero degli anni già vissuti. Non c’è più l’Austria elegante ed ubbidiente legata alla figura inesorabile del suo sovrano. Franz Trotta sembra uno degli ultimi baluardi, forse il più resistente e inattaccabile eppure destinato al tracollo subito dopo suo figlio e, soprattutto, subito dopo l’Imperatore. Perché i Trotta, seppur per pochissimo, sono sopravvissuti all’Imperatore stesso.

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE

Joseph Roth nacque a Brody, in Galizia orientale, il 2 settembre 1894. Apparteneva ad una famiglia ebraica. Studiò germanistica e filosofia a Leopoli prima e a Vienna poi. Prese parte alla Prima Guerra Mondiale come volontario e venne fatto prigioniero dai russi. Al termine del conflitto lavorò come giornalista a Vienna, Berlino e Francoforte. Nel 1933, a causa dell'avvento di Hitler, lasciò la Germania e si trasferì a Parigi dove morì, alcolizzato, il 27 maggio 1939.

Pagine Internet su Joseph Roth: WikipediaStorico.orgLankelot

Joseph Roth, “La marcia di Radetzky”, Newton Compton, Roma, 2010. Traduzione di Sara Cortesia. Introduzione di Giorgio Manacorda.

(monnalisa, settembre 2010)

ISBN/EAN: 
9788854117044

Commenti

[roth] La gran marcia! Nuovo

[roth] La gran marcia! Nuovo articolo di Monna

[joseph roth] JRoth in Lanke:

[j. roth] Monna, hai mai

[j. roth] Monna, hai mai letto "Lontano da dove. Joseph Roth e la tradizione ebraico-orientale" di Magris? Potrebbe tornarti molto comodo, in queste tue ricerche;)