È questo l'ultimo scritto di Joseph Roth. Fu pubblicato nel 1939, poco tempo dopo la scomparsa dello scrittore. E ne "La leggenda del santo bevitore", fatalmente, si ritrova molto della vita del suo autore. Un racconto che somiglia un po' ad una parabola per il suo contenuto delicatamente morale e a tratti fantastico. Nel 1988 "La leggenda del santo bevitore" è divenuto anche un film per la regia di Ermanno Olmi.
Parigi, 1934. Andreas Kartak è un clochard che dorme sotto i ponti della Senna. E' un bevitore e vive di poco. La sua esistenza, un giorno, viene stravolta dall'incontro con uno sconosciuto che ha appena vissuto l'esperienza della conversione: Deve sapere che sono diventato cristiano dopo aver letto la storia della piccola Teresa di Lisieux. E adesso sono particolarmente devoto a quella statuetta della santa che è nella cappella di Santa Maria di Batignolles….
Andreas riceve in dono dal misterioso signore duecento franchi. Al suo generoso benefattore il clochard, che è un uomo d'onore, garantisce che si sdebiterà presto: consegnerà i duecento franchi ricevuti tanto altruisticamente al sacerdote della cappella in cui si trova la statua di Santa Teresa.
A questo bizzarro ed inaspettato incontro ne fanno seguito altri. Andreas è catapultato in una sorta di miracolosa sequela di eventi che lo portano ad staccarsi, anche se per poco, da quella realtà di emarginazione e squallore in cui è abituato a vivere. Ha dei soldi: può bere quanto vuole, può mangiare ciò che gli piace, può cercare delle donne.
E in questo circolo di inspiegabili eventi c'è spazio per la comparsa di persone che spuntano inaspettatamente dal passato del protagonista: Caroline, la donna che ha amato e per la quale è finito in prigione; Kanjack, un suo vecchio compagno di classe, ora divenuto un calciatore ricco e famoso; Woitech, minatore esule come Andreas e come Andreas ormai povero ed alcolizzato.
Kartak vuole tener fede alla promessa fatta allo sconosciuto. Vuole davvero sdebitarsi e consegnare i duecento franchi alla santa, ma ogni volta qualcosa o qualcuno lo allontana dal suo proposito. Andreas è un uomo di cuore, forse perfino eccessivamente ingenuo. Lascia che le circostanze e le persone lo trascinino altrove. Si avvicina al suo scopo e si smarrisce ogni volta, in un gioco di incastri mancati e di rimandi annunciati. L'ombra dell'alcol lo segue costantemente ed ostinatamente: nel corso di tutta la vicenda lo ritroviamo quasi sempre ubriaco.
L'epilogo della storia è amaro e, al contempo, delicato e commovente.
Il "santo bevitore", scrive Roth. Perché Andreas è un santo senza saperlo, come ce ne possono essere tanti. Vittima di un destino che lo ha portato a consumarsi in una città non sua, a vivere miseramente in strada, a far parte della famiglia dei più disperati. Eppure consapevole della sua dignità e della sua onestà, quindi fiducioso nei miracoli e nel loro ingiustificato ripetersi, felice della fortuna che, ogni volta, dissipa come farebbe un bambino.
Roth ed Andreas si somigliano. Entrambi estranei a una realtà che non appartiene loro. Entrambi provenienti da un Impero, quello asburgico, oramai disfatto e conquistato dai nazisti. Dissipati e consumati dall'abuso di alcol eppure magicamente attaccati alla vita e ai suoi inspiegabili eventi. Pieni di speranza e sicuri del proprio valore, nonostante l'indifferenza di chi li guarda, li giudica e li giudica male.
Nella prima pagina del libro c'è un disegno che ritrae Joseph Roth appoggiato al bancone, accanto a bottiglia e bicchiere. È stato realizzato da Mies Blomsma ed è datato Parigi novembre 1938. Riporta un significativo appunto dello scrittore: Ecco quel che sono veramente: cattivo, sbronzo, ma in gamba.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Roth nacque a Brody, in Galizia orientale, il 2 settembre 1894. Apparteneva ad una famiglia ebraica. Studiò germanistica e filosofia a Leopoli prima e a Vienna poi. Prese parte alla Prima Guerra Mondiale come volontario e venne fatto prigioniero dei russi. Al termine del conflitto lavorò come giornalista a Vienna, Berlino e Francoforte. Nel 1933, a causa dell'avvento di Hitler, lasciò la Germania e si trasferì a Parigi dove morì, alcolizzato, il 27 maggio 1939.
Joseph Roth, "La leggenda del santo bevitore", Adelphi, Milano, 1975.
Traduzione di Chiara Colli Staude
JOSEPH ROTH in LANKELOT:
Roth Joseph - Giobbe. Romanzo di un uomo semplice di monnalisa
Roth Joseph - La Cripta dei Cappuccini di monnalisa
Roth Joseph - La leggenda del santo bevitore di monnalisa
Roth Joseph - La marcia di Radetzky di homo-lupus
Roth Joseph - La milleduesima notte di franchi
Commenti
Amices, nuovo articolo di Monnalisa - dedicato al gran Roth.
Integrato l'archivio Roth e qualche tag.
Stupendo. Magico. Delicato. Commovente.
E' un racconto praticamente perfetto. E vi dirò che il film che ne ha tratto Ermanno olmi - con Rutger Hauer - è persino più bello.
Sono molto incuriosita da un'opera che ho sempre sentito citare, ma non ho mai letto (e mi sono pure persa il film!).
E' interessante pensare che l'Autore vide la "fine" dell'Impero molto amato, ma non quella di chi lo occupo'... (Adesso mi verrebbe voglia di fare un paragone con Vogel, a proposito di Austria felix pre-Secondo conflitto ma lascio perdere).
Grazie per la condivisione!
(ri)scopriamo Vogel, grazie a Ilde:
http://www.lankelot.eu/index.php?p=258 - Vita Coniugale.
http://www.lankelot.eu/index.php?p=1257 - Davanti al mare
"Nel 1988 "La leggenda del santo bevitore" è divenuto anche un film per la regia di Ermanno Olmi"
Sì, un piccolo capolavoro infatti.
Del disegno non ricordavo, ma questo libro lo ho adorato, forse amato, in tempi passati. Grazie per averlo riproposto.
3. :))
Ho comprato da poco quel film, era in allegato con "Famiglia Cristiana". E' stata un'esperienza interessante, ma rimango fedele al romanzo:)
Hai comprato "Famiglia cristiana"? Passi dalla parte del nemico...
Solo per il film.
Ho tenuto la rivista nel cesso, per tre settimane. Ho notato che è antigovernativa, si vede che il vaticano fa il doppiogioco (che novità!)
Hai fatto bene. E' una rivista che va sfogliata in frangenti di totale intimità.
faccio per dire, e poi chiudo l'OT. C'erano articoli in cui si paragonavano le leggi del nuovo, magnificamente squallido governo di arcore a quelle del fascismo nel momento più duro.
Interessante, no?
Sì, e poi è carta morbida. E illustrata.
Torniamo a Roth:)
13, quando si dice "sputare nel piatto in cui si mangia". Vabbè, chiudiamo l'OT.
Appunto! Ratzinga è proprio un grande stratega.
Il lavoro sporco lo fa il loro periodico.
Birbanti!
Occidentali ipocriti!
visto il film alla sua uscita, il fatidico 1988, anno del mio matrimonio.
Letto anche il libro, ammetto però che dopo 20 anni i ricordi sono vaghi.:)
vi chiudo gli OT: guardate che Famiglia Cristiana,non molto tempo fa, ai tempi del direttore Leonardo Zega (don, mi pare),ha avuto le sue grane con l'autorità, poi Zega è stato rimosso e adesso non so chi sia il direttore. Può essere che sia ancora in posizioni critiche, ci sono dissensi anche dove pensate che non vi siano....
ne sono convinto:)
È solo che il Vaticano - su quello si giocava - fa il possibile perché sembri che non ci siano alternative al pensiero unico:)
sembra.....i discorsi sarebbero complicati e fuori tema in questa sede :)
www.lankelot.eu/index.php/2008/06/03/colonna-aldo-catechismo-anticlericale/
qui?