Rossari Marco

L'unico scrittore buono è quello morto

Autore: 
Rossari Marco

Un divertissement può aspirare a essere qualcosa di più dell’entertainment? Volando basso, ci si può sbellicare dalle risa e nel frattempo farsi venire qualche idea riguardo alla strana umanità condannata da demoni discordi all’esercizio (talora del tutto immaginario) della scrittura? Magari approfittarne per rivedere un po’ di aberrazioni in corso trasformate in abitudini ormai considerate normali? E rivederle per es. con un ceffone assestato a mestiere? Provate a leggere questo libro di Marco Rossari e ditemi: non lo fareste, nel caso pur impossibile foste Tolstoj, costretto a vedersela con un paio di esemplari tipici dell’odierna società della comunicazione che fagocita e tira verso le sabbie mobili della stupidità anche un capolavoro della scrittura (che - parrà curioso solo agli incauti - con la comunicazione niente ha da spartire)? Non lo sgancereste un bel ceffone, molto espressivo, foste l’autore della Sonata a Kreutzer, se vi trattassero come una cretinetta che ha firmato l’ennesimo repertorio di ricette, come il giornalista cerchiobottista cui hanno attrezzato un romanzaccio sulle comode scrivanie di una major milanese, come il rocker che è un pianto come musicista e un disastro ambientale come scrittore? Immaginatevelo il buon vecchio Lev Nikolaevič, invitato a Roma in una radio per parlare del suo romanzo, accolto da una sciamannata che fra le altre cose gli domanda cosa sta leggendo in questo periodo e quando sente rispondersi “La Bibbia”, gli fa “E com’è?”, e poi deve vedersela, il vecchio russo, con il garrulo conduttore e gli ascoltatori che fanno a gara a chi gli pone la domanda più idiota…

Ma se Tolstoj passa una brutta giornata, pure Shakespeare deve vedersela con un mediocre tutore dell’idiozia, un giudice, che ha deciso di condannarlo per plagio e diffamazione, avendo il grandissimo inglese rubato le sue storie a destra e a manca, con l’aggravante, da lui ingenuamente pensata come sola, onorevole discolpa, di “averci messo la poesia”…

Rossari racconta storie così. Brevissime, a volte ridotte a fulminanti battute, a scambi o pensieri non solo di scrittori giganteschi ma di poveri, comici, disgraziati scriventi… Se ai grandi risparmia le reazioni estreme vagheggiate dal comune lettore, dei restanti colleziona immagini definitive. “C’era uno scrittore che aveva letto un solo libro, il suo. E gli era bastato”. E ce n’era un altro “che considerava la letteratura finita, anche perché non leggeva mai un libro.”

Le vicende umane e professionali degli scrittori – di quelli veri e di quelli farlocchi - possono essere tragicomiche, come quelle di chiunque altro, ma godono, si fa per dire, di una peculiare caratteristica: sembrano poggiare sul nulla, non hanno appoggi sicuri, il mestiere in sé può non sembrare un mestiere, non v’è certezza, come dire, statutaria, figuriamoci ontologica; è un’avventura destinata per lo più alla sconfitta, e in nessun altro caso la disfatta è spietata quanto in questo eterno Purgatorio sospeso fra la gloria e l’abisso. Nessuno - è noto - perdona a uno scrittore di non esserlo compiutamente… Epperò, cos’è quella mancanza? che vuol dire? non finire un romanzo, non pubblicarlo, non venderlo? o semplicemente non essere cacato da nessuno - nemmeno dai propri amici? Rossari sa che parlare di scrittori non è come parlare di ingegneri. O, ancor meno, di farmacisti. Ché poi la natura precaria degli scrittori dipende anche dai lettori (e mica sempre con la testa a posto pure loro, a cominciare dalle lettrici che si aspettano di essere scopate a sangue da un ficaccio col proprio nome stampato da qualche parte), dagli editori e via dicendo. Tutto questo complica la faccenda, già poco limpida di suo… Metti a scuola, che ci hanno raccontato di una certa tradizione romantica, che ci sarebbe come “un sentire” dello scrittore… Il narratore di Rossari sa per esempio di uno scrittore isolato in uno sperduto villaggio del cosiddetto Terzo mondo: be’, costui non aveva una penna né un foglio, forse nemmeno una lingua. Così, “se ne stava lì, seduto su una roccia, a contemplare il creato. Eppure era uno scrittore”. Umanità dalle strane caratteristiche, non c’è che dire. E c’era quell’altro – ancora - che “stroncava montagne e partoriva topolini”.

La parodia, modalità stilistica che oggi non gode di grandi apprezzamenti da parte della critica, salvo dimenticare che l’ottanta per cento dei romanzi italiani in circolazione sono involontariamente parodistici, nel libro di Rossari mostra come, nelle mani giuste, possa “dire” senza parere cose mica così frivoli. Non so se l’autore ha qualcosa in comune con lo scrittore-dandy cui l’editore che lo scopre suggerisce di scrivere aforismi, più che romanzi, perché ha un gran talento nello scatto, nella “definizione fulminante, nella battuta salace”. Non ho letto gli altri suoi libri. Certo, se Wilde non ebbe pari nel “paradosso spiazzante”, Rossari (fra l’altro, di questo ho contezza reiterata, ottimo traduttore) non scherza quanto a beffarda lapidarietà. Aspiranti o sfigati scrittori sappiatelo: ce n’era uno “che decise di vivere recluso e non pubblicare più. Nessuno venne a cercarlo”.

EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE

Marco Rossari - scrittore e traduttore, nato a Milano nel 1973. Ha pubblicato per Fernandel il romanzo "Perso l’Amore" (non resta che bere) e il libro di poesie "L’amore in bocca" (Fernandel, 2003 3 2007); infine, la raccolta di racconti "Invano veritas" (e/o, 2004).

L’unico scrittore buono è quello morto

Edizioni e/o

Pag 192 – Euro 16,50

Il presente articolo è uscito dapprima sul paradisodegliorchi   http://www.paradisodegliorchi.com/cgi-bin/pagina.pl?Tipo=recensione&Chiave=1164

Ancora in rete sull'autore: http://marcorossari.com/

http://www.nuok.it/2010/07/humus-marco-rossari-e-il-lavoro-di-traduttore/

http://www.matteobb.com/tina/2005-01-rossari.html

Michele Lupo

ISBN/EAN: 
9788866320845

Commenti

[l'unico scrittore buono

[l'unico scrittore buono è...] approfondimenti:

Il presente pezzo è uscito dapprima sul paradisodegliorchi   http://www.paradisodegliorchi.com/cgi-bin/pagina.pl?Tipo=recensione&Chiave=1164

Ancora in rete sull'autore: http://marcorossari.com/

http://www.nuok.it/2010/07/humus-marco-rossari-e-il-lavoro-di-traduttore/

http://www.matteobb.com/tina/2005-01-rossari.html

[m. lupo]

[rossari] oh, finalmente:).

[rossari] oh, finalmente:). Grazie professor. Ero curiosissimo.

[rossari] carissimo, davvero

[rossari] carissimo, davvero divertente e non privo di cose da meditare questo libro - così a naso, considerando anche il suo talento di traduttore, la sua consapevolezza linguistica insomma, se Rossari un giorno dovesse decidersi a scrivere un romanzo-romanzo potrebbe darci qualcosa di grosso...

[rossari] hai già deciso di

[rossari] hai già deciso di recuperare i suoi primi libri di narrativa?

[rossari] se capita

[rossari] se capita

[marco rossari] Grazie a

[marco rossari] Grazie a entrambi per l'attenzione. Quanto al romanzo, staremo a vedere. Qualcosa c'è, ma sarà una faccenda lunga. Ciao, Marco

[marco rossari] aspettiamo

[marco rossari] aspettiamo con grande speranza. Grazie per essere passato da queste parti. franco

[rossari] il professor

[rossari] il professor michele lupo ha quindi riproposto la scheda nel suo ricco sito personale: http://michelelupo.blogspot.com/2012/01/marco-rossari.html?spref=fb

[rossari, "l'unico scrittore

[rossari, "l'unico scrittore buono"] rassegna stampa - in itinere - dal sito e/o: http://www.edizionieo.it/recensioni.php?Id=947

 

[rossari] biondillo in

[rossari] biondillo in Nazione Indiana: "[...]Questo di Rossari non è un romanzo o una racconta di racconti e meno che mai una collezione di saggi critici. Sembra piuttosto uno zibaldone, una congerie di aforismi affilatissimi e lunghi meta-racconti paradossali, dove si possono incontrare un Tolstoj invitato a parlare delle sue opere alla radio, o uno Shakespeare accusato di plagio. Molti di questi racconti di racconti sono in prima persona. Fiction di autofiction (la ridondanza e il gioco di specchi caratterizza l’intero libro) dove i molteplici Rossari – emblemi dei molteplici scrittori, poeti, traduttori, critici che affastellano il mondo dell’editoria – si ritrovano di fronte a situazioni frustranti, assurde, umilianti."

tutto il pezzo, http://www.nazioneindiana.com/2012/05/04/lunico-scrittore-buono-e-quello...

 

[rossari] su lettera:

[rossari, "l'unico scrittore

[rossari, "l'unico scrittore buono..."] un primo assaggio in TORNO GIOVEDI':

http://www.tornogiovedi.it/2012/12/lunico-scrittore-buono-e-quello-morto/