Musil Robert Edler

I turbamenti del giovane Torless

Autore: 
Musil Robert Edler

SENZA PORTE

“Noi togliamo stranamente valore alle cose non appena le pronunciamo. Crediamo d’esser scesi sul fondo degli abissi, e quando ne riemergiamo la goccia d’acqua che stilla dalla punta sbiancata delle nostre dita non somiglia più al mare da cui viene. Ci illudiamo d’aver scoperto una massa di meravigliosi tesori, e quando torniamo alla luce non abbiamo portato con noi che pietre false e pezzetti di vetro. Eppure, nell’oscurità il tesoro conserva immutato il suo luccichio…”

Così, con il passo di Maeterlinck scelto come incipit dell’opera, prende l’avvio, nel 1903, il primo romanzo di Robert Musil, frutto della noia di una professione poco gratificante e dell’esigenza da parte dell’autore stesso, di fare il punto della propria situazione spirituale.
“Il giovane Torless”, pertanto, si presenta innanzitutto come la storia di un sedicenne, all’interno della quale sono facilmente riscontrabili svariati elementi autobiografici che portano ad identificare il collegiale protagonista col cadetto Musil di Hranice, anch’egli profondamente turbato dalla medesima crisi intellettuale vissuta dal Torless e costretto ad “interrogarsi sul valore dalla conoscenza dopo aver scoperto l’esistenza di una duplice modalità di conoscere e insieme la natura inafferrabile di quelle intuizioni che solo una voce profonda gli rivela come autentiche e che la sua insicurezza circonda di un cupo alone di colpa”.
Riprendendo gli eventi della sua adolescenza, infatti, l’autore riesce a calare in una vicenda e in personaggi concreti, le proprie riflessioni sulla realtà. Uscendo dall’astrattezza delle pagine di diario, l’adolescente, quindi, diventa unicamente un espediente, “materiale relativamente semplice per fermare certe connessioni psicologiche complicate nell’adulto da troppi altri elementi”.  Proprio nel periodo ancora molto vicino della sua adolescenza, del resto, il Musil ventiduenne intento alla stesura del Torless, riconosce la svolta decisiva della sua esistenza con l’acquisizione in forma embrionale del suo successivo atteggiamento nei confronti della realtà, pertanto sceglie un adolescente come eroe del suo romanzo con l’intento di separare, all’interno della crisi dei suoi sedici anni, il momento intellettuale da quello psicologico in cui si erano manifestati i complessi sessuali della pubertà per mettere, quindi, in evidenza il valore positivo della sessualità.
In essa, infatti, Torless scorge una fonte di turbamento e insieme una chiave per penetrare la “seconda vita delle cose”, un mezzo di difesa dall’appiattimento morale ed intellettuale perseguito dalle istituzioni, e infine, uno strumento di percezione della realtà interiore che, seguendo uno schema mitico largamente adoperato nella letteratura, lo accompagna durante l’intero percorso del suo “viaggio”. Paradossalmente dopo il distacco dai suoi genitori, difatti, il giovane intraprende quella che i critici non hanno tardato a definire una vera e propria discesa negli inferi, composta essenzialmente da tre tappe fondamentali: l’incontro con la sconvolgente esperienza del sesso nella vecchia osteria, simboleggiato dalla figura della madre-prostituta Bozena; l’incontro con i demoni dell’irrazionalità nella “stanza rossa”, simboleggiato dalle “riunioni” nel solaio del collegio con i compagni Reiting e Beineberg e infine, l’incontro con il concetto di indefinito e con le astrazioni della matematica.
Tre momenti di un unico processo attraverso il quale Torless, pur non rinunciando all’intenso lavoro della ragione, comprende che “la realtà non sta tutta in ciò che appare agli occhi della ragione stessa” maturando, dunque, la consapevolezza del valore positivo della sessualità intesa come mondo degli istinti, come ponte che gli consente di superare gli ostacoli frapposti dagli “omini tanto intelligenti” (riferimento al sogno di Kant e dell’insegnante di matematica mediante il quale Musil esprime il suo rifiuto della cultura borghese), per approdare al “mondo sconosciuto”, alla conquista di sé nella dimensione utopica dell’altra realtà. Basini e la relativa esperienza erotica, pertanto, svolgono la funzione di guida verso il raggiungimento, da parte di Torless, della sua identità in un difficile cammino che costeggia la strada dell’utopia, nel disperato tentativo di trovare l’assoluta coincidenza di parola e cosa, una coincidenza irrealizzabile nella realtà banale e illusoria che si pone dinanzi agli occhi, ma che “postula l’irrealtà come luogo in cui possa ricostruirsi assieme alla riunificazione del significato e del significante, la totalità umana”.

In definitiva un romanzo, quello giovanile di Musil, ricco di spunti, simboli e possibilità di interpretazione che ne fanno un’opera particolarmente complessa, considerata dallo stesso autore quale chiave di lettura dell’intero “Uomo senza qualità”, il libro alla cui stesura dedicò l’intera vita . Ben lontano dal rifugiarsi in una crepuscolare interiorità, con il suo “Die Verwirrungen des Zoglings Torless” , egli conduce una serrata analisi del reale e sottopone la ragione illuministica ad una critica radicale individuando, di contro, nella ragione e nel sentimento le fonti essenziali dell’autentica percezione della realtà e nella loro sintesi, il presupposto per la modificazione della stessa abbattendo il muro senza porte (significato simbolico dato al nome Torless) che separa la luce dalle tenebre, la percezione oggettiva filtrata dagli occhi dell’intelletto, da quella soggettiva ricavata dal sentimento e dalle intime visioni per giungere alla completa conquista della propria identità.

EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE

Robert Edler von Musil nacque a Klagenfurt nel 1880, figlio di un ingegnere chiamato nel 1890 a insegnare al Politecnico di Brünn (Brno), compì qui gli studi liceali, nel collegio militare di Mährisch-Weisskirchen, dove aveva studiato anche Rilke. Nel 1901 diventò ingegnere meccanico e per sei mesi fu assistente volontario al Politecnico di Stoccarda. Nel 1904 si trasferì a Berlino dove seguì corsi di filosofia e psicologia sperimentale, laureandosi nel 1908 con una tesi su Mach. Dopo l'esperienza della guerra cui partecipò come ufficiale dell'esercito austriaco, lavorò come bibliotecario, redattore editoriale, impiegato del ministero per la propaganda alle truppe. Dal 1923 si dedicò esclusivamente alla letteratura, aiutato economicamente dall’editore Rowohlt fino al 1931 e in seguito da alcuni amici. All'avvento di Hitler lasciò Berlino e tornò a Vienna. Dopo l'annessione si rifugiò in Svizzera dove visse in povertà lavorando al suo incompiuto capolavoro. Morì a Ginevra nel 1942.

Robert Musil, “I turbamenti del giovane Torless”, Garzanti, Milano 2001.
Introduzione e Traduzione di Bianca Cetti Marinoni.
Titolo originale dell’opera: “Die Verwirrungen des Zoglings Torless”


Approfondimento in rete: Musil Museum / van Beers / Antenati.

MUSIL in LANKELOT:
Congiungimenti a cura di D.H.G.
I turbamenti del giovane Torless a cura di Migliore


Angela Migliore
Originariamente apparso su Lankelot.com

ISBN/EAN: 
8811582156

Commenti

"verso il raggiungimento, da parte di Torless, della sua identità in un difficile cammino che costeggia la strada dell?utopia, nel disperato tentativo di trovare l?assoluta coincidenza di parola e cosa, una coincidenza irrealizzabile nella realtà banale e illusoria che si pone dinanzi agli occhi, ma che ?postula l?irrealtà come luogo in cui possa ricostruirsi assieme alla riunificazione del significato e del significante, la totalità umana?.

non credo sia disperato. E' stato così per Musil e per il suo Torless, ma l'intuizione era più che corretta.
Grande pezzo.

"sottopone la ragione illuministica ad una critica radicale individuando, di contro, nella ragione e nel sentimento le fonti essenziali dell?autentica percezione della realtà e nella loro sintesi, il presupposto per la modificazione della stessa abbattendo il muro senza porte (significato simbolico dato al nome Torless) che separa la luce dalle tenebre, la percezione oggettiva filtrata dagli occhi dell?intelletto, da quella soggettiva ricavata dal sentimento e dalle intime visioni per giungere alla completa conquista della propria identità" > sintesi di una dicotomia che ha innervato, a mio parere, molta letteratura tedesca di inizio novecento ed oltre ma che non mi ha stimolato più di tanto, forse per una sostanziale ritrosìa ad approfondire temi così irrisolvibili, compiutamente, tantomeno attraverso la forma del romanzo. Tuttavia a suo tempo il romanzo n questione mi piacque.

1 > Il "disperato" dipende dall'approccio. Contenta del tuo dissenso, quindi.

2 > A me il romanzo invece non è piaciuto. Quanto alla letteratura tedesca, non sono grande conoscitrice, ma per quel po' che ho letto credo tu abbia ragione.

Neanche a me. Mi è distante in maniera allergica. Ma parlavo di un episodio :-)

Allergica alla letteratura tedesca no.
Se penso a Goethe, a Kafka, ad Hesse non posso non includerli tra i miei preferiti.

(e Novalis, Holderlin, Mann? eh...)

5-6 Hesse fino a un certo punto di ogni testo. Kafka tedesco? Linguisticamente, credo. Mann fino a Morte a Venezia. Poi... Holderlin può darsi, avevo passione (com-passione) per Benn, molto più tardo...

Benn! Ah, Benn. Eh. Grosso BAOL.

eh...i turbamenti del giovane Baol tornano :-)

Ecco Benn lo imparo ora.
Quando dicevo di non essere grande conoscitrice della letteratura tedesca, ne avevo ben donde.
Su Kafka sì, linguisticamente tedesco. Credo sia scelta che dimostri in pieno il suo desiderio di assimilazione e il conflitto con le radici ebraiche pur profondamente rilevanti nel suo scrivere.

10 no era transeuropeo. La narrativa kafkiana (e lo dimostra il suo scarso successo in vita) esula da assimilazioni regionali. Era parte di quell'europa esistenzialista ed espressionistache avvertiva la deformazione dei valori e l'insorgere di una anima inconscia molto spesso messa a dormire.

La matrice ebraica. Forte e visibile,certo. Ma è meramente una denotazione spesso erta a connotazione che purtroppo, a mio parere non corrisponde.

Quando parlavo di matrice ebraica pensavo soprattutto alla sua lettera al padre, forse perchè è l'ultimo che ho avuto fra le mani.

"Era parte di quell?Europa esistenzialista ed espressionista che avvertiva la deformazione dei valori e l?insorgere di una anima inconscia molto spesso messa a dormire"
Concordo in pieno.

Sul vecchio Lankelot in merito a Kafka c'era una grande pagina di Simone...

Lettera al padre (bellssima per chi ama K.) denuncia un preciso problema. Una suo freudiano ed edipico peso da cui, mi pare, non si è mai liberato. Ritorna in ognidove. Ma ciò non toglie che fosse destinato a. La malattia lo uccise forse nel momento di maggior libertà dell'anima. Siamo nel possibile e non nel certo, Angela :-)

A me il libro è piaciuto. L'ho trovato coraggioso già per gli interrogativi, ma anche per come affronta le pieghe inquietanti della sessualità, del potere, del distacco dal mondo infantile nella crudezza della libertà adolescienziale. Per niente facile, da nessun punto di vista. Musil era un grande introverso nella ricerca, come Morselli.

Terminato qualche giorno fa. Mi è piaciuto molto. Questi turbamenti più di una volta mi hanno riportato alla mente alcune pagine di Demian di Hesse. Sono davevro molti i punti in comune che vi ho trovato, soprattutto nella prima parte, dove Toerless avverte il distacco dai genitori e dalla madre in particolare. E' davvero mirabile il profilo psicologico che Musil riesce a dare al suo protagonista (ma anche ai comprimari) nel giro di sole duecento pagine circa.