Dahl Roald

La fabbrica di cioccolato

Autore: 
Dahl Roald

“La fantasia è tanto più robusta quanto è più debole il raziocinio”. Giovanbattista Vico, La scienza nuova 

“C’era una volta una grande avventura: / la consuetudine alla lettura! / pieni di libri i comodini, / scaffali, tavoli e anche lettini! / Tutti leggevano e il tempo volava, / e con il tempo la mente viaggiava”. Canto degli Umpa-Lumpa  
 
Un giorno, d’estate, volendo restituire l’incanto a dieci coppie d’occhietti curiosi che mi guardavano, scelsi di legger loro le pagine di questa fiaba.
 
Siete mai stati in un posto in cui c’è una miniera di zucchero carbone, pistole a schizzo alla fragola, lecca-lecca luminosi da leccare a letto di notte, caramelle per otturare carie, matite allo zucchero da succhiare, pastiglie arcobaleno che succhiandole si può sputare in sei colori diversi, ascensori di cristallo, barche di caramella e tanto tanto cioccolato in vari gusti e forme? Conoscete le Cetragole? E le mucche da latte e cioccolata? Sono sicuro che questo posto vi è consueto, solo se avete letto di Charlie Bucket e del suo viaggio lucente e goloso nella patria del signor Willy Wonka: La Fabbrica di Cioccolato. Charlie, bambino sempre lieto di conoscervi - voi che conservate l’incanto -, è molto povero, vive in una piccola e precaria casetta, contornato dall’amore dei genitori e di quattro anziani nonnini (nonno Joe e nonna Josephine, nonno George e nonna Georgina) raggomitolati in un letto. Charlie ha una grande passione per la cioccolata, e destino ha voluto che, proprio nella sua città (e in vista da casa sua!), si trovi un’enorme fabbrica di cioccolato. È la fabbrica di Willy Wonka, il più grande inventore e fabbricante di dolciumi e cioccolata che sia mai esistito. Però, le precarie condizioni di vita della famiglia Bucket, cui lo stipendio del papà di Charlie (operaio in una fabbrica di dentifricio) non è sufficiente neanche per il fabbisogno minimo indispensabile, consentono al ragazzo di poter godere di una tavoletta di cioccolata, solo ed esclusivamente nel giorno del proprio compleanno. La speranza arriva improvvisa il giorno in cui, il signor Wonka, con un abile colpo di genio, decide di unire a cinque tavolette di cioccolata, altrettanti biglietti d’oro che permetterebbero ai pochi fortunati (solo bambini, naturalmente) di visitare la fabbrica,  e di ricevere in consegna una scorta di cioccolato e caramelle durevole per l’arco della vita. Charlie è letteralmente folgorato, si entusiasma immediatamente all’idea di poter essere uno dei fortunati, ma viene ricondotto ben presto alla realtà dalla difficile condizione familiare, ancor più aggravata dalla chiusura della fabbrica in cui lavora il padre. Vede sfilare, tra i fortunati, quattro ragazzini assolutamente immeritevoli: un grassone ingordo, un teledipendente senza speranze, una ragazzina viziata all’inverosimile, e la campionessa mondiale delle masticatrici di gomme. Tutti ragazzi che non hanno bisogno d’un ulteriore, opulento dono della vita, ma che al contrario, dovrebbero ridimensionare la loro natura e il loro ego. Cosicchè, dopo aver visto sfumare, nel giorno del suo compleanno, l’unica reale possibilità; e, nonostante l’azzardo di nonno Joe, che ha tentato la sorte dilapidando i suoi risparmi (sei pence!), il volto d’un fato buono e giusto - per una volta, termini usati a ragione - gli si manifesta sotto forma di una mezza sterlina trovata sotto la neve.
Che fare? Portarla a casa dove serve, o comprare cioccolata? Charlie pensa che ambedue le cose sono possibli:
 
“Una tavoletta di Cioccocremolato Delizia Wonka al Triplosupergusto, prego?”.
Buona, veramente buona, ingurgitata per bene dopo tanta inevitabile parsimonia. Ma dell’ultimo biglietto nessuna traccia. Perchè non prenderne un’altra allora? Del resto, avanzerebbero sempre quaranta pence da portare alla mamma. E il biglietto? Qualora non ci fosse, poco male, è comunque un bel godere il Cioccocremolato Delizia Wonka al Triplosupergusto:
 
“Ma è un biglietto d’oro!” gridò il negoziante, facendo un salto di mezzo metro.
Anche Charlie è tra i cinque fortunati, proprio un giorno prima del tempo che precede l’ingresso nella fabbrica.
 
Il giorno dopo, i cinque bambini sono comprensibilmente emozionati, accompagnati ognuno dalla coppia di genitori, a parte Charlie: Nonno Joe non ha resistito alla tentazione, è lui che lo deve – vuole - accompagnare. Qui appare Willy Wonka; il genio, l’adulto fanciullo, colui che li avrebbe accompagnati in un mondo fantastico e meraviglioso, inimmaginabile per estensione e, soprattutto, vivo nel suo essere dolce come la cioccolata. Ma un bimbo solo avrà la stima di Willy Wonka, l’unico a cui il grande inventore lascerà il suo più grande dono. Da qui in poi dovete leggere voi, perchè per quanto io possa riuscir a far vivere di superbe immagini la vostra fantasia, il mio sforzo sarebbe nullo paragonato alla bellezza delle pagine di questa fiaba.
 
Talento visionario e suggestioni autobiografiche si mischiano magistralmente in questa storia arcobaleno che Roald Dahl - sulla scia di Dickens - regala al fanciullo più puro che vive e germoglia in noi; come atto d’amore e di speranza, perchè la realtà resti sempre e il più possibile lontano dai toni grigi. Anch’egli, come altri eccelsi cantastorie apparentemente legati ad una dimensione esclusivamente infantile, non lesina critiche - nemmeno troppo velate - alla televisione (pensate che direbbe oggi), che oscura progressivamente i libri; ai genitori, che crescono i bambini nel disinteresse (trovandoli troppo spesso obesi e viziati); alla società, disattenta a tutte queste dinamiche; a chi non ricorda, non sa, o non riesce più a sognare. E la cioccolata è la metafora del sogno infantile, l’anelato alimento di tutti i bimbi della terra; e qui, a vario titolo ed interesse, oggetto di culto anche di tanta parte degli adulti. Ed è proprio l’adulto, nel fantasioso monito di Dahl, che deve riscoprire il sapore – valore - puro della cioccolata; per ritrovare ciò che era, per costruire ciò che diventerà. Perchè la natura umana è un costante divenire, dove tutti dovremmo saper costruire, per poter lasciar dopo di noi, qualcosa di importante a qualcuno che continuerà la nostra opera; e Dahl, sembra volerci rendere edotti di ciò, proprio attraverso le parole del suo traghettatore dell’immaginario, il signor Willy Wonka:
 
“Io ormai sono vecchio. Molto più vecchio di quanto non pensiate. Mica posso andare avanti per sempre. Figli non ne ho, non mi sono mai sposato. E allora chi manderà avanti la mia fabbrica quando io sarò troppo vecchio per farlo? Qualcuno dovrà pur farlo – se non altro per quei poveri Umpa-Lumpa. Oh intendiamoci, ci sarebbero migliaia di persone in gamba che darebbero qualsiasi cosa per rilevare la mia fabbrica, ma io non vorrei mai che essa finisse in quel tipo di mani. Non voglio che a dirigerla sia un adulto. Un adulto non mi darebbe mai retta, non avrebbe voglia di imparare. Vorrebbe fare le cose a modo suo, non come dico io. Perciò ho bisogno di un ragazzo. Mi serve un ragazzo buono, intelligente e affettuoso a cui posso rivelare tutti i miei più preziosi segreti per la fabbricazioni di dolciumi mentre sono ancora vivo”.
 
I venti occhietti curiosi, una volta conclusa la lettura, erano veramente entusiasti di averla ascoltata. Presero a parlare dei personaggi, si scambiarono domande ed impressioni. Tutti erano felici perchè gli Umpa-Lumpa avrebbero continuato a vivere liberi nella Fabbrica di Cioccolato. Poi, uno si alzò, mi venne incontro, mi guardò, e mi chiese: “Maestro - i bimbi piccoli si rivolgono così anche agli animatori-educatori - dici alla mamma se mi compra una tavoletta di Cioccocremolato Delizia Wonka al Triplosupergusto?”.
Avevo colpito nel segno, avevo restituito l’incanto. 


Questa intensa fiaba ha avuto un fantasmagorico seguito: “Il grande ascensore di Cristallo”. Ritroverete Charlie, Willy Wonka, Nonno Joe e tanto altro ancora. Buona lettura a tutti! 

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE 
 
 
Roald Dahl (Llandaff, Wales, 1916 – Oxford, England, 1990), scrittore e favolista inglese, di sangue e cultura norvegese. Fu pilota della RAF nella Seconda Guerra Mondiale.
 
Roald Dahl, “La fabbrica di cioccolato”, Salani, Milano 1988.
Illustrazioni di Quentin Blake. Traduzione di Riccardo Duranti.
 
Prima edizione:“Charlie and the Chocolate Factory”, Usa, 1964.
Prima traduzione cinematografica: “Willy Wonka and the Chocolate Factory”, di Mel Stuart, con Gene Wilder (1971). Seconda traduzione cinematografica: " Charlie and the Chocolate Factory", di Tim Burton, con Johnny Depp (2005).
 
Léon, Aprile 2005. Originariamente apparso su www.lankelot.com
 
A me bambino, vicino a Charlie e magro come un gamberetto.
 
ISBN/EAN: 
9788884515803

Commenti

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... scoprire Dahl è stata veramente una fortuna, per la nostra generazione. e' pieno di gioia, giustizia, fantasia. necessario.

"? scoprire Dahl è stata veramente una fortuna, per la nostra generazione. e? pieno di gioia, giustizia, fantasia. necessario".

Come non sottoscrivere le tue parole. Essenziali, non devo aggiungere altro.

Temo che la copertina sia

Temo che la copertina sia sbagliata... cerco quella giusta.

succede una volta ogni 35

succede una volta ogni 35 schede circa. trovi la copertina sbagliata. errore di travaso.

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se ti dicessi cosa che ho trovato in una recensione... !!!

dimmi, dimmi

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