Cioran, lo scomodo che parla a tutti noi
Cioran è stato soprattutto uno scrittore scomodo che nel vissuto di una disperazione esistenziale ha suscitato nuovo stupore filosofico. Nessuno come E.M.Cioran, pensatore dal fascino contagioso, ha pugnalato con la scrittura l’essenza tragica dell’esistenza. Nessuno come lui, nel secolo scorso, si è servito del frammento per riassumere in un unico grande aforisma tutto il divenire che nelle cose mostra la sua spregiudicata metafisica. Chi è stato in compagnia di Cioran racconta che era impossibile uscire delusi da un incontro con lui. Mario Andrea Rigoni, che lo ha conosciuto bene,parla di Cioran come un eletto della malinconia,un amante della cenere che spiazzava chiunque con le sue originali versioni devastate.
Lo scrittore romeno è sempre attento a scrivere per provocare. Cioran è stato un metafisico estremo, mai disposto a cercare soluzioni di continuità con la propria esistenza, Cioran non smette mai di credere nella verità. Di disincanto in disincanto discende agli inferi, convinto che la salvezza giunga dalla frequentazione interiore degli abissi.La sua irriverenza inquieta ha toccato con scetticismo problematico tutti i temi dell’esistenza senza nascondere mai il senso delle parole. In tutti i suoi libri troviamo un attacco diretto al cuore della vita, squartata nei suoi luoghi comuni, pugnalata nelle sue convenzioni.
Cioran ancora oggi resta uno dei pochi scrittori del Novecento che ha maneggiato un pensiero dinamitardo per attraversare il nichilismo del suo tempo. Pensatore radicale, Cioran non esponeva un sistema, ma la fine di tutti i sistemi, non predicava la fede, ma la menzogna e il pericolo di tutte le fedi, non illustrava un’idea, ma la decomposizione di tutte le idee.
Su di lui non è stato scritto nulla di serio. Chi si è occupato della sua opera si è limitato a evidenziare le sue simpatie naziste, il suo presunto razzismo, o il ritratto maledetto di un pericoloso reazionario. Recentemente anche il Corriere della Sera ha cavalcato la vulgata su Cioran. Dario Fertilio, recensendo gli “scritti filonazisti” pubblicati in Francia, parla di un Cioran antisemita, contrario alla democrazia e invasato dal culto del Führer. Ma quel testo parla d’altro. Cioran scrive di destini spirituali, di forze irrazionali e dell’agonia culturale dell’Europa. Com’è successo per Céline, anche Cioran è stato vittima dell’enfasi ideologica e del pregiudizio sommario del politicamente corretto.
Ben vengano le poche letture sulla sua opera alla luce dell’ermeneutica dei testi. Aurelio Rizzacasa è l’autore di un libro bellissimo e giusto su Cioran. In Sentinella del Nulla. Itinerari meditativi di E. M. Cioran (Morlacchi editore, pagine 409, 18 euro), l’autore si limita con intelligenza a rivisitare l’opera di Cioran alla luce dei suoi testi. Punto e basta. Lo studioso serio lascia da parte i volgari fraintendimenti ideologici, i colpi bassi politichesi, le letture distorte. Rizzacasa ha studiato alla fonte il pensiero di uno dei più problematici scrittori del Novecento, ed è riuscito a scrivere quello che su Cioran non è mai stato detto. "Rileggere oggi il pensiero di Emil Michel Cioran significa viaggiare nel post-moderno in compagnia di un viandante del nulla che per molti aspetti è anticipatore di alcune tematiche per noi oggi familiari. Questo viaggio intellettuale si propone un dialogo con un autore i cui interpreti muovono spesso dall’enfatizzazione di alcuni fraintendimenti del suo pensiero".
Il progetto ermeneutico di Rizzacasa comprende il messaggio di Cioran ingrandendo i paradossi da lui privilegiati, remando contro quello che i suoi interpreti hanno scritto fino a questo momento. Finalmente si vede un Cioran stretto nel tempo, che vive costretto nella situazione storica ma non riesce a realizzare quella fuga nell’eterno, verso la quale è proiettato il suo progetto di comprensione del reale.
Cioran, nel vedere gli uomini e le cose alla luce della cenere, si conferma l’unico pensatore del nostro tempo che, respingendo ogni formula o categoria e anzi ogni sorta di professionismo intellettuale, ha espresso nei suoi scritti la condizione stessa dell’uomo interamente disingannato, ondeggiante fra la tragedia, la saggezza e la farsa. Metafisico e psicologo implacabile, prosatore superbo, Cioran si è consacrato a un’orchestrazione definitiva delle "verità tanto inconfutabili quanto impraticabili: banalità, evidenze distruttici d’equilibrio, luoghi comuni che rendono pazzi".
Nei suoi scritti taglienti, spregiudicati e irriverenti si trova un Cioran che, scrutando nell’abisso della propria interiorità, nelle passioni e affanni quotidiani, oltre che nella pieghe della Storia, ci parla di noi stessi.
BREVI NOTE
Aurelio Rizzacasa, Sentinella del Nulla. Itinerari meditativi di E. M. Cioran (Morlacchi editore, 2007. pagine 409, 18 euro)
Cioran Emil Michel - Confessioni e anatemi di nic
Cioran Emil Michel - L'inconveniente di essere nati di paolo-castronovo
Cioran Emil Michel - Pillole di Cioran. Posologia di giambo
Cioran Emil Michel - Sillogismi dell'amarezza di byrno
Nicola Vacca
(articolo pubblicato il 30 settembre su Linea quotidiano)
Commenti
Racconta Nicola:
"In Sentinella del Nulla. Itinerari meditativi di E. M. Cioran (Morlacchi editore, pagine 409, 18 euro), l?autore si limita con intelligenza a rivisitare l?opera di Cioran alla luce dei suoi testi. Punto e basta. Lo studioso serio lascia da parte i volgari fraintendimenti ideologici, i colpi bassi politichesi, le letture distorte."
www.editoriaindipendente.it/2009/09/30/lankelot-»-archivio-del-blog-»-rizzacasa-aurelio/
"Su di lui non è stato scritto nulla di serio. Chi si è occupato della sua opera si è limitato a evidenziare le sue simpatie naziste, il suo presunto razzismo, o il ritratto maledetto di un pericoloso reazionario."
Ci marciava su, con ironia disperata.
"Cioran, nel vedere gli uomini e le cose alla luce della cenere, si conferma l?unico pensatore del nostro tempo che, respingendo ogni formula o categoria e anzi ogni sorta di professionismo intellettuale, ha espresso nei suoi scritti la condizione stessa dell?uomo interamente disingannato, ondeggiante fra la tragedia, la saggezza e la farsa."
Proprio così :)
E mi fa piacere che Nicola Vacca ne evidenzi l'essenza di scrittore piuttosto che la sua forma di filosofo - della quale ho sempre dubitato. Grande disillusione e grande scrittura.