Inchiostro, la rivista per gli scrittori esordienti, è una pubblicazione attiva fin dal 1995.
La maggior parte dei pezzi è costituita da racconti scritti da autori esordienti, ma sono presenti anche poesie inedite, recensioni, interviste; non mancano una rubrica di scrittura in rete in collaborazione con il sito Penna d'oca e un inserto di letteratura, cinema e fumetto di genere horror-fantasy e fantascientifico.
Ogni numero della rivista è presentato da un editoriale del direttore Giampiero Dalle Molle cui segue l'immancabile rubrica “appunti e spunti” dove vengono pubblicate lettere, pareri e suggerimenti.
La rivista, che costa quattro euro e può essere reperita in varie librerie e edicole d'Italia, esce in formato A4 e alterna pagine in bianco e nero con sezioni a colori. Ogni racconto, prima di essere pubblicato, viene letto e valutato da un comitato di lettura. Buona davvero la qualità letteraria dei racconti pubblicati, accurato l'editing.
Inchiostro è tra le riviste leader di narrativa italiana per diffusione, tiratura e qualità.
Di seguito, l'intervista al direttore.
Francesco Giubilei
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Quando e perché è nata l'esperienza della rivista Inchiostro?
L'idea di realizzare la rivista Inchiostro è nata nel 1993, la realizzazione è andata avanti per più di due anni. Il primo numero risale infatti al giugno del 1995.
Prima di partire abbiamo fatto le cose per bene, sondando l'ambiente e valutando attentamente i pro e i contro. La motivazione che ci ha spinto a fondare Inchiostro era la mancanza di una rivista del genere nel panorama letterario italiano: una vetrina gratuita per gli autori esordienti. Dopo di noi in molti hanno cercato di imitarci creando riviste molto simili a Inchiostro ma in pochi sono sopravvissuti.
Che cos'è cambiato dal 1995 a oggi nella rivista? Quali sono le novità introdotte i cambiamenti in corso d'opera?
Lo spirito e il fine della rivista sono rimasti uguali. In questi anni di vita ci sono state piccole modifiche, ma mai una vera rivoluzione: abbiamo, per esempio, introdotto nuove rubriche e sviluppato nuovi temi.
All'inizio della nostra esperienza le illustrazioni avevano un ampio spazio, col tempo si sono ridotte alla sola copertina che di numero in numero, viene illustrata da un artista diverso.
Come giudichi questi primi tredici anni di attività?
Non posso che giudicarli in senso positivo, se dopo tredici anni e mezzo siamo ancora qui a parlarne è sicuramente un esperienza importante, costruttiva e positiva. Nonostante siamo la prima rivista letteraria italiana rimaniamo una rivista di nicchia.
Dietro a Inchiostro c'è tanto lavoro e fatica e non c'è un fine economico, se avessimo voluto guadagnare dei soldi non avremmo di certo fondato una rivista letteraria, ciò che ci spinge ad andare avanti è la passione. Siamo in un mondo (specialmente quello letterario) in cui nessuno ti regala nulla e per offrire una buona pubblicazione ci vuole molto sacrificio. Il bilancio è comunque positivo, non solo per la rivista ma anche per tutte le altre attività che le ruotano attorno (editing, corsi di scrittura, fiera del libro) che non potrebbero esistere senza la rivista.
Tredici anni di vita per una rivista letteraria sono sicuramente molti, qual è il vostro segreto?
Il segreto, se c'è un segreto, sta nel gruppo di volontari che lavorano dietro la rivista, un gruppo molto coeso, animato dalla passione per il bene del progetto.
Ogni racconto inviato viene infatti letto almeno tre volte da tre persone diverse e alcune volte anche quattro, cinque volte e viene redatta una scheda tecnica che i lettori possono richiedere chiamando in redazione o inviandoci una mail. La selezione dei testi da pubblicare è quindi molto rigida e attenta.
Organizzate anche dei corsi di scrittura patrocinati dalla rivista, ce ne vuoi parlare?
I corsi di scrittura sono un'attività che affianca la rivista da circa dodici anni.
Sostanzialmente organizziamo due tipi di corsi: quelli tradizionali a frequenza settimanale in grandi città italiane, il sabato o la domenica (per permettere di partecipare anche chi lavora) e le vacanze studio.
Questa formula permette ai partecipanti di vivere una full immercion nella scrittura in un luogo di villeggiatura conciliando la scrittura con lo svago. Rispetto al primo tipo di corsi di scrittura questi sono di livello superiore e sono più specialistici; abbiamo comunque sempre riscontrato un'ottima partecipazione.
Che cos'è Inchiostro Fiera dei Libri e quando si svolge?
Inchiostro Fiera dei Libri è una manifestazione nazionale che ospita il meglio della piccola e media editoria nei saloni del Palazzo della Gran Guardia a Verona.
La terza edizione della fiera si terrà presumibilmente a marzo 2009 e non i primi di novembre come le precedenti edizioni perchè il palazzo è occupato da una mostra.
Maggiori informazioni le trovate comunque sul sito della manifestazione:
www.fierainchiostro.it
In copertina compare lo slogan “la rivista per gli scrittori esordienti”, cosa offre Inchiostro agli scrittori esordienti?
Inchiostro offre vari servizi; oltre ai già citati corsi di scrittura, gestiamo una agenzia letteraria che si occupa della valutazione dei testi inviati dagli scrittori.
Il nostro lavoro di editing si rivolge solo alla narrativa. Nonostante molti ci avessero proposto di editare anche saggistica, memorialistica e poesia abbiamo declinato l'invito per un discorso di professionalità, non essendo sufficientemente competenti negli altri campi letterari.
La professionalità in questi tredici anni è stata infatti il nostro cavallo di battaglia.
L'attività di editing è molto richiesta, molti autori hanno visto la pubblicazione in case editrici da noi segnalate dopo aver sottoposto i loro testi all'editing.
Mai pensato di aprire una casa editrice accanto alla rivista?
In realtà la casa editrice c'è già, si tratta de Il Riccio Editore.
Pubblichiamo in media un libro all'anno, diciamo che questa non è la nostra attività principale. La casa editrice più che della pubblicazione dei libri, si occupa della rivista.
Finora sono stati pubblicati quattro libri.
Che cosa pensi della situazione del mercato editoriale italiano?
E' un discorso molto ampio e complicato, si può rispondere dicendo tutto e il contrario di tutto. Potremmo stare delle ore a parlare del mercato editoriale o potrei esaurire la domanda con una battuta.
Diciamo che durante questi quattordici-quindici anni di attività letteraria non ho notato grandi differenze dal '94 a oggi, soprattutto per quel che riguarda gli esordienti, nessuno ti regala niente.
Com'era difficile pubblicare per un esordiente quattordici anni fa (senza avallare quella drammatica consuetudine che è l'editoria a pagamento), lo è anche adesso.
Io credo, comunque, che chi vale veramente prima o poi riesca a sfondare.
Riuscire a pubblicare con una grande casa editrice è una lotta e una conquista difficile, questo però non deve diventare un alibi per chi non ha le carte in regola.
SITO INTERNET: www.rivistainchiostro.it
Francesco Giubilei
RIVISTE in LANKELOT:
Commenti
Francesco intervista il direttore della rivista Inchiostro.
Inizia con questa intervista una serie di interviste che farò ai direttori delle riviste letterarie italiane.
Caro Francesco, con tutto il rispetto per il tuo pezzo e l'attività di Inchiostro, vorrei esprimere un paio di considerazioni " caldo", che non vogliono avere il sapore della polemica, vogliono solo offrire uno spunto. E sono pareri miei, non c'è niente di male se non sei/siete daccordo.
Innanzitutto. Ennesimo impegno a favore della narrativa, quando la saggistica (ma anche la poesia) fa una fatica terribile a decollare in Italia fuori dai circoli protetti (università in primis). Peccato, perché c'è buona stampa scientifica (e con questa parola non parlo solo di materie come matematica e scienze naturali, spero si capisca) in giro, destinata a Wikipedia il più delle volte. Naturalmente è anche onesto non volersene occupare se non si hanno mezzi per farlo, ma mi chiedo: perché sono così pochi a voler investire sulla cultura non solo puramente letteraria?
Secondo. Un passo non banale dell'intervista:
"Com?era difficile pubblicare per un esordiente quattordici anni fa (senza avallare quella drammatica consuetudine che è l?editoria a pagamento), lo è anche adesso.
Io credo, comunque, che chi vale veramente prima o poi riesca a sfondare.
Riuscire a pubblicare con una grande casa editrice è una lotta e una conquista difficile, questo però non deve diventare un alibi per chi non ha le carte in regola."
Vien da dire, meno male. Meno male che c'è questa coscienza, eppure non basta. C'è ancora in giro troppa gente che è convinta di poter scrivere senza un solido bagaglio di letture acquisite PRIMA di prendere in mano la pennuccia santa... Ci sarà anche il genio a diciottanni, ma non è in ogni caso la regola. Se il metro è qualcuna delle ultime novità in cui mi sono imbattuta e per amor di pace non faccio i nomi, sarebbe da dire a tanti aspiranti scrittori "leggi ancora qualche centinaio di libri, poi ritenta".
Perdonami, perdonatemi, ma ho a che fare quotidianamente con studenti universitari incapaci di esprimersi in italiano corrente, di scrivere una relazione, di compilare una bibliografia.
Com'è possibile che abbiamo tanti editori, produttori, comitati di lettura, corsi di scrittura e chi più ne ha? Che cosa significa?
Perché tutta questa fretta di scrivere, di pubblicare, si essere letti?
Chi ridarà alla gente il gusto di leggere, innanzitutto?
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Come vedi Francesco, non mi riferisco neppure molto all'oggetto della tua intervista, ma mi piacerebbe far riflettere su questo anche tanti professionisti, certamente animati da intenzioni coraggiose e buone.
[pardon per i refusi...!]
"Se il metro è qualcuna delle ultime novità in cui mi sono imbattuta e per amor di pace non faccio i nomi..."
quali nomi? eh, così ci rendi curiosi, però.
e diciamolo, chi non ci piace!
3. riguardo agli investimenti sulla saggistica. Io credo che per poter pubblicare un buon saggio ci debba essere un comitato di lettura esperto, e questo vuol dire avere persone di alta professionalità, che magari vorrebbero pure esser pagate, non so. Per la narrativa non esistono, per così dire, figure professionali. Non esiste una università. Non è un professore universitario a giudicare un libro di racconti, o un romanzo.
Ci sono un mucchio di corsi d'editoria, che comunque non bastano perché i libri bisogna leggerli, per crearsi un gusto.
Per la narrativa non c'è preparazione. Questo vuol dire che è molto più facile che una persona si dedichi ad essa, piuttosto che alla saggistica. Così capita che ci siano persone animate da grande passione e competenza, altre che abbiano passione, ma non competenza, ed altre ancora che non hanno nessuna delle due, ma la conoscenza necessaria per raggranellare soldi....
Poi c'è anche un discorso di mercato. Il mercato universitario è ristretto, i prof tendono, ovviamente, a proporre loro lavori, o lavori di persone che conoscono (e da una parte è ovvio, si finisce col conoscere meglio le persone che più sono in sintonia con i nostri studi, mentre d'altra parte si dovrebbe essere sempre pronti a dare voce anche ad altri). I prezzi dei saggi non aiutano, perché il numero di esami con il nuovo ordinamento è diventato più grande, e soprattutto più vario (anche il numero di prof diviene più vario, ed ognuno ha le sue preferenze saggistiche)...a che pro spendere 20-30 euro per un libro di una materia obbligatoria, ma di cui devi dare un solo esame, e che poi non ti servirà più? meglio fotocopiarlo in qualche modo, oppure cercare qualcuno che lo voglia vendere a metà prezzo, e dopo, di nuovo, rivenderlo.
è un gran casino, in somma.
Per quanto riguarda l'intervista, invece.
è interessante. Anche loro, per sopravvivere, hanno messo su editing e corsi di scrittura, vedo. tredici anni di rivista, dodici di corsi. è bello vedere tanto impegno, e un po' triste pensare che senza corsi non si sopravvive nel mondo editoriale.
eh.
Cara Ildelaura,
Sinceramente apprezzo più una persona come Dalle Molle che dice chiaramente di non avere le competenze per editare saggistica che le centinaia di cialtroni (con questo non voglio fare di tutt'un erba un fascio) che pur di guadagnare qualcosa editano (senza competenze) tutti i generi letterari.
Ho parlato per quasi un'ora al telefono con Dalle Molle per l'intervista e avevo già avuto modo di parlare con lui prima di stampare la mia rivista in cartaceo e ti dico in tutta onestà che mi sembra un serio professionista.
Per quel che riguarda l'impegno sulla narrativa forse troppo sviluppato da molte riviste posso assicurarti che quello di Inchiostro è un impegno serio.
Branco ha già risposto in parte alla tua domanda sulla saggistica, però ora ce li dici i nomi delle ultime novità lette :)
eh eh. Ora però tutti vogliamo almeno 5 nomi di editor della saggistica cialtroni, con relativa motivazione.
Non preoccuparti di diffamarli, se sai argomentare ne rispondo io.
Però fuori i nomi. Non dico 100, ne bastano 5.
Pure se sono amici miei. Vai tranquillo.
Però fuori i nomi.
Altrimenti evitiamo di parlare di quel che non si conosce. Grazie.
5. e 7. In privato. Pubblicamente non mi sembra corretto, ci sono anche persone che sporadicamente hanno partecipato al sito, sarebbe una cosa molto antipatica. Ma in privato ne parliamo quanto volete. Chiedete la mail a Franchi. E comunque basta leggere i commenti per capire... alcune cose a mio parere di scarso valore sono state recensite anche qui.
(a questo servono i commenti, infatti.;) )
I nomi?
In Italia tante piccole o microscopiche case editrici locali dicono di fare editing sui testi e vantano chissà quali competenze anche nella saggistica o memorialistica e poi ciò spesso non si avvera.
Ne ho fatto esperienza sulla mia pella.
Inoltre molti storici che collaborano con case editrici (basta leggere, se non vado errato, ora vado a controllare, I Gendarmi della Memoria di Pansa)sono cialtroni che si occupano di storia e spesso anche di editare saggi.
Quanti poi sono gli editor che nella storia della letteratura hanno modificato o rifiutato opere di grandi autori?
In sintesi... i microeditori NON sono i piccoli editori. Ovviamente. Io aspetto i nomi non degli storici marxisti citati da Pansa, ma degli editor di saggistica - centinaia - che giudichi "cialtroni".
La domanda "Quanti poi sono gli editor che nella storia della letteratura hanno modificato o rifiutato opere di grandi autori?" è un po' strana, ma per ora la tralasciamo.
Ok, scrivendo centinaia ho sicuramente esagerato, mi riferivo comunque ai molti editori che promettono editing e poi non lo fanno, alle esperienze che mi hanno raccontato alcuni autori.
Ribadisco la professionalità di Inchiostro nell'ammettere i propri limiti nell'editing di genere letterari non ben conosciuti dal comitato di lettura della rivista.
Va bene, ho capito, lasciamo stare. Per favore, cautela, in futuro:).
Grazie.
Vero, grazie.
Grazie a te.
Devi diventare inattaccabile. Per tempo, negli anni, ci riusciremo.
'notte
Io intanto ci provo leggendo molto e studiando, grazie.