Pulp-noir all'italiana, spumeggiante, caotico, divertente e violento come un romanzo di Joe R. Lansdale, “Savana Padana” è una satira del degrado culturale della piccola borghesia e del proletariato veneto, e del loro disastroso incontro con le nuove, folte comunità emigrate in Italia; quella cinese, quella africana e quella zingara, in primis. Scritto con uno stile rapido e frenetico, innervato da puntuali inserti dialettali, è un racconto lungo che lascia un segno (meglio: una striscia. Di sangue, e risate) nel lettore, invitandolo a osservare con maggior puntualità e sensibilità quanto sta accadendo nelle province venete. Politicamente scorrettissimo, ha il pregio di mietere vittime senza salvare nessuno; né i veneti, né gli zingari, né i cinesi: tutti giocano a questo letterario grandguignol, massacrandosi per questioni di furti e di odio puro. Il risultato è che, infine, i superstiti tornano a sedersi al bar per maledire ciò che sta succedendo da quelle parti, dove tutto pare andare allegramente a remengo.
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La storia ha inizio a San Vito. “Un fiume a Nord e un fiume a Sud. Il Brenta da una parte, il Piovego dall'altra. Due corsi d'acqua che stringono a tenaglia una terra piatta umida e tignosa dove il freddo invernale è malefico e l'afa d'estate mortifera. Tra queste campagne c'è San Vito. Nome completo: San Vito Oltrebrenta. Una chiesa, tre condomini e qualche villetta. Ma San Vito è soprattutto una strada lunga e dritta che da sempre spacca in due l'intero paese. Con un bar da una parte, e uno dall'altra” (p. 9). Uno è il bar dei tosi, i ragazzi; l'altro è il bar dei cinesi, frequentato da zingari e marocchini. È sempre vuoto. Gli zingari, attaccabrighe, un giorno provocano forte le tre bariste cinesi; quando arriva il carabiniere, un meridionale poco amato da quelle parti, è per avvertirli che deve parlare col loro capo. È sparita una macchina, diciamo così: c'è la festa di Sant'Antonio all'orizzonte, e serve sincerarsi che nessuno vada a rubare nelle case del sindaco, degli assessori e degli altri potenti del luogo. Peccato che finiscano per rubare a casa del capo del bar dei tosi, gli zingari. Lui, il “Bestia”, ha sette morti sulle spalle ma nemmeno un giorno di galera. È un tizio spaventoso che non andrebbe affatto stuzzicato. Patatrac.
Intanto, nell'altro bar, Berto, Sante e gli altri parlano male degli zingari e della recessione, e complottano qualcosa. Berto ha un gran crocefisso al collo ma bestemmia come un turco. È devoto a una Madonna soltanto – quella di Monte Berico – e al suo grande amico Sante. Sante è uno che se ne va in giro con orecchino e rolex d'oro, e passa il tempo a insultare i cittadini di colore: negri, scimmie e via dicendo. Il lessico è proprio questo qui. I due amiconi se ne vanno in giro in camion, dopo una vita passata assieme sin dai banchi di scuola – collezione di bocciature e sospensioni inclusa. Hanno 43 anni, e a breve avranno una missione pesante da compiere. Il resto lo scoprirete voi.
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Ha scritto Matteo Strukul, su “Sugarpulp”: “Le pagine del libro grondano divertimento allo stato puro, un’ironia irriverente e spietata che cattura fino in fondo lo spirito e le contraddizioni della gente veneta. E poi ci sono bande di zingari e cinesi, una statua di Sant’Antonio, un carabiniere del Sud che crede di sapere il fatto suo, un’estetista pornodiva che non riesce a tenere la bocca chiusa e soprattutto la gang dei tosi, un quintetto sgangherato di criminali locali al soldo del Bestia, il boss incontrastato della zona, quello a cui è meglio non rompere i coglioni. Utilizzando il più classico degli escamotage, Matteo Righetto riesce ben presto a mettere tutti contro tutti, srotolando una trama che gira a mille e che non risparmia nessuno, accelerando il ritmo in una corsa folle che porta i protagonisti a rincorrersi in una girandola sanguinaria, un delirio collettivo da cui sembra che nessuno possa uscirne in piedi”.
Non si tratta di un esordio: Righetto ha alle spalle diversi libri per bambini. Nel 2009, ha fondato, assieme a Strukul, “Sugarpulp”, nato per “rompere le geometrie narrative e contaminare il pulp con tutto lo zucchero di barbabietola possibile”, spettacolarizzare la scrittura e “celebrare la liturgia di una terra e una realtà sociale tipiche del Nordest. Perché il Nordest, la Bassa, la grande Pianura Padana non sono più — da oggi — un Paese per vecchi”.
Divertitevi.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Matteo Righetto (Padova, 1972), scrittore veneto. Insegna Lettere.
Matteo Righetto, “Savana Padana”, Zona, Arezzo 2009.
Approfondimento in rete: Sugarpulp / Roberto Alfatti Appetiti / Sherwood. Gianfranco Franchi, “Lankelot”. Novembre 2009.
Commenti
http://www.editricezona.it/savanapadana.htm per la rassegna stampa...
Pulp-noir all?italiana, spumeggiante, caotico, divertente e violento come un romanzo di Joe R. Lansdale, ?Savana Padana? è una satira del degrado culturale della piccola borghesia e del proletariato veneto, e del loro disastroso incontro con le nuove, folte comunità emigrate in Italia; quella cinese, quella africana e quella zingara, in primis. Scritto con uno stile rapido e frenetico, innervato da puntuali inserti dialettali, è un racconto lungo che lascia un segno (meglio: una striscia. Di sangue, e risate) nel lettore, invitandolo a osservare con maggior puntualità e sensibilità quanto sta accadendo nelle province venete. Politicamente scorrettissimo, ha il pregio di mietere vittime senza salvare nessuno...
ahahah! "Ma San Vito è soprattutto una strada lunga e dritta che da sempre spacca in due l?intero paese. "
Tipico, dicesi di paesi "in mezzo ai grebani" :)
ah beh
a te piacerà parecchio:)
(e chissà il professor, con tutte quelle pagine in dialetto...)
A me questa recensione ha fatto pensare al rapporto qui in Friuli con gli extra-comunitari. I Friulani in realtà riconoscono solo se stessi, già avere genitori misti è cosa sospetta (!). Direi però che le antipatie sono egualmente distribuite. Cinesi ce n'è pochi, ben nascosti, al momento non creano problemi, lavorano tanto e hanno prezzi buoni (e il Friulano "tirato" guarda di buon grado l'occasione del risparmio, benché poi possa essere anche estremamente sospettoso nei confronti delle cose "straniere"). Noi qui abbiamo subito più l'invasione albanese che ha creato qualche tensione, e quella - totalmente collaborativa, dell'ex-jugoslavia, che però è sentita vicina e quasi parente per via dei confini.
Poi ci sono i Rumeni che però lavorano a fianco dei friulani nelle ditte di costruzione soprattutto o come badanti.
Chi lavora non è mai malvisto, da queste parti, né ho mai sentito l'accusa molto italiana del "ci rubano il lavoro".
Ovviamente la gente che chiede l'elemosina (bianchi, neri verdi o rossi) è vista malissimo e presa a male parole. Così come chi batte la fiacca...
Le nostre università sono popolate di Albanesi, Rumeni, ragazzi dell'ex-Jugoslavia in proporzioni sempre crescenti, ma nonostante tutto non vedo difficoltà neanche fra i giovani.
Devo dire, non mi sembra un cattivo segno...
6 voi non siete dominati dalla Lega, che invece qui furoreggia e si sta prendendo sempre più province e a breve penso avrà anche la Regione....di immigrati di tutti i colori è pieno e c'è proprio di tutto.