Yates Richard

Undici solitudini

Autore: 
Yates Richard

«Richard Yates non ha paura del buio; non gli occorre il confortante tepore di un lumino da notte che brilla in un angolo. In effetti, sembra quasi che riesca a vedere al buio. I suoi romanzi e racconti sono radiografie dell’anima americana. Per identificarsi con i suoi personaggi bisogna essere disposti a guardarsi allo specchio e non vedere il proprio lato migliore, quello che si considera più attraente, ma il peggiore, quello che si tiene nascosto, quello roso dall’incertezza, dall’ansia e da quello che chiamerei un genere particolare di nervosismo americano: una preoccupazione intensamente antagonistica su come si viene visti dall’esterno, quanto si regge il confronto con gli altri, quanto siano favorevoli e coronate da successo le proprie prospettive.- così scriveva A.M.Homes nella prefazione alla ristampa di “Disturbo della quiete pubblica” (Minimum Fax, 2004).

Richard Yates, è stato, pur essendo un autore apprezzato in vita, è stato a lungo dimenticato, marginalizzato, con sufficienza considerato scomodo, ostico, crudele, datato, derivativo, stanco. Le ragioni posso essere le più disparate e i dubbi sulle sue opere sono ben sintetizzati nelle parole del critico letterario Anatole Broyard, “La questione principale nell’opera di Yates è se ci venga richiesto di cercare intorno o al di là dei personaggi qualche genere di simbolismo, o di prenderli alla lettera.” (prefazione di Richard Ford del 2000, nella ristampa di Revolutionary Road, Minimum Fax, 2003). L’autore richiede uno sforzo interiore non da poco, un passaggio cosciente fra ragione ed emozioni, fra giudizio e perdono, fra accettazione e riscatto, senza però dettare strade maestre da percorrere con sicurezza.

Le sue opere, sulla scia di Hemingway e soprattutto del Fitzgerald de “Il Grande Gatsby” e del Flaubert di Madame Bovary, risultano dei corpi denudati che svelano ferite, scheletriche nella loro assoluta mancanza di misericordia, di comprensione verso gli sventurati: ecco la dissoluzione familiare del suo primo romanzo “Revolutionary Road” (1961) o il fallimento della ambizioni artistiche e sentimentali di un impiegato che finisce per sprofondare nella follia degenerativa de “Disturbo della quiete pubblica” (1975).

Undici solitudini”, la raccolta di racconti, pubblicata nel 1962, è il naturale proseguio di Revolutionary Road, una summa di tutti i temi amati dall’autore: la malattia, il tradimento, la follia, l’alcolismo, il lavoro impiegatizio, la guerra, le velleità artistiche di un artista fallito, che apre la strada ai successivi e più amati  autori John Cheever e Raymond Carver, che seguiranno l’asciuttezza dei suoi periodi cesellati su piccoli movimenti, su storie minime dal carattere universale, su uomini qualunque senza storia, che poco necessitano di inutili aggettivi. Si va dai racconti d’iniziazione giovanile come Il dottor Geco con il riscatto a colpi di gesso e parolacce di un bambino nei confronti dei compagni di classe e della maestra dalle belle parole, un’affermazione della propria differenza che conduce alla solitudine, oppure alla vivida descrizione delle ultime ore di una coppia prima del matrimonio de Tutto il bene possibile, dove lo sbocciare della passione è attutito della metodica scansione di ritmi, uffici, impiegati, amici, coinquiline; o l’addestramento militare durante la Seconda Guerra Mondiale di un gruppo di giovinastri ad opera di un sergente in Jody ha il coltello dalla parte del manico, o Nessun dolore e Abbasso il vecchio dove ad essere protagonisti sono il sanatorio, l’ospedale, la malattia che in un battito di ciglia conduce alla morte, l’isolamento su un letto risolvibile in un colloquio settimanale o in una corrispondenza precaria che mina il rapporto con la propria famiglia, la propria donna, i propri figli, quando gli unici racconti che s’imparano sono quelli che riguardano le operazioni subite o prospettate, le costole asportate, senza accorgersi che tua moglie ti sta tradendo sul sedile posteriore di una macchina mentre ti sta venendo a trovare, o Una gran voglia di punizione dove ad essere vivisezionata è l’atona vita di un impiegato trentenne votato alla sconfitta che si ritrova su un divano a sussurrare una scomoda verità alla moglie, per arrivare al minimalismo terrorizzante de Il regalo della maestra con un Natale ridotto a una gomma per cancellare gli errori del dettato e tuffarsi nella stanca vita de Il mitragliere con la moglie dall’utero rovesciato, nessuna avventura da raccontare e la rabbia di un fallimento da scagliare contro lo spauracchio comunista, infrangendosi contro un manganello sulla testa e sorridere di crudeltà con gli sbeffeggi drammatici di Contro i pescecani e Costruttori dove lo Scrittore si pone di fronte alla propria figura controversa, sbattendosi in faccia le proprie velleità, il talento presunto spolpato da miseri guadagni, misere storie per sopravvivere e ritrovarsi soli, soli con una vita agli sgoccioli.

Yates non urla, non grida, non determina stravolgimenti epocali, è un uomo nato nel 1926, soldato in Europa nel 1944, inserito negli anni ’50, quelli del trionfo dell’economia atomizzata, dei ritmi preconfezionati singolarmente, di vite standardizzate ora dopo ora, consumo dopo consumo, di follie che ti aggrediscono mentre sei sdraiato su un divano a baciare tua moglie, di sedute psichiatriche, di lavaggi del cervello, di farmaci che annebbiano la coscienze, di paranoie comuniste utilizzate per colpire le diversità, di alieni che atterrano nel deserto costruendo una mitologia mai morta, della nascita dei primi sommovimenti politici, dell’esplosione della cultura pop (pensiamo a Peyton Place di Grace Metalious, da poco ristampato per Einaudi, lettura popolare e di bassa lega, è vero, ma ventre materno nelle contraddizioni scabrose della provincia, a cui saranno in molti ad attinger) con tutti i suoi frutti successivi. Yates è lo scrittore solitario che scolpisce personaggi moderni nella loro mediocrità, nella loro polivalente drammaticità, che tendono verso un sogno senza saperlo e  volerlo concretizzare. Uomini e donne così simili a noi nelle loro vite monotone, nelle loro sudice scappatelle senza futuro, nei loro lavori ripetitivi e poco qualificati, nelle loro convenzioni sociali impossibili da abbattere. Yates è uno scrittore crudele come crudele nella sua bellezza è quella donna che una volta uscita dalla visita al marito in sanatorio, si lascia infilare la mano sotto la gonna e lungo la coscia, da quell’amante che non sarà mai bello come quel tisico ridotto a pelle ed ossa che ha appena abbandonato in una corsia di morte. 

Edizione esamninata e brevi note:

Richard Yates (1926-1992)

Undici solitudini (1962, Minimum Fax, 2006) Revolutionary Road (1961, Minimum Fax, 2003)  Disturbo della quiete pubblica (1975, Minimum Fax 2004) Grace Metalious: Peyton Place (1956, Einaudi 2006)

 Andrea Consonni, agosto 2006

ISBN/EAN: 
9788875210885

Commenti

Ave, Andrea. Ho reimpaginato, inserendo tags e giustificando gli spazi, il tuo nuovo scritto. E' sempre un privilegio unico sentire e leggere autori parlare di altri autori. Credo che dovrebbe essere sempre così.
*
Confido di trovare qui, quando ritorno, tutto quel che avevi pubblicato - a livello articoli o interviste - su lank.com, sarebbe una gran cosa.

Ti omaggio,
gf

Riporto questo tuo passo. Spiega tutto. Grazie.

"Yates non urla, non grida, non determina stravolgimenti epocali, è un uomo nato nel 1926, soldato in Europa nel 1944, inserito negli anni ?50, quelli del trionfo dell?economia atomizzata, dei ritmi preconfezionati singolarmente, di vite standardizzate ora dopo ora, consumo dopo consumo, di follie che ti aggrediscono mentre sei sdraiato su un divano a baciare tua moglie, di sedute psichiatriche, di lavaggi del cervello, di farmaci che annebbiano la coscienze, di paranoie comuniste utilizzate per colpire le diversità, di alieni che atterrano nel deserto costruendo una mitologia mai morta, della nascita dei primi sommovimenti politici, dell?esplosione della cultura pop" (Consonni)

Un autore veramente interessante che recupererò, anche perché mi affascina - per esperienze personali - il rapporto amoroso che si intreccia con la malattia e il dolore. In verità ritengo che possa parlarne e dare giudizi solo chi c'è passato o abbia almeno sfiorato con la propria vita questi temi da vicino... "Le sue opere, sulla scia di Hemingway e soprattutto del Fitzgerald de ?Il Grande Gatsby? e del Flaubert di Madame Bovary, risultano dei corpi denudati che svelano ferite, scheletriche nella loro assoluta mancanza di misericordia, di comprensione verso gli sventurati". Più che altro probabilmente svelano la realtà. Giusto?

sì, forse la realtà, ma è difficile stabilire il confine fra realtà e irrealtà...certe volte, mi viene da considerate che solo la malattia sia reale...che solo le corsie siano reali...sono i soli ricordi reali che conservo...

Da Revolutionary Road, uno dei libri (qualcuno dice il migliore di Yates) è stato tratto un film con Leonardo Di Caprio e Kate Winslet.

(credo manchi, da queste parti. Ci pensi tu?)

Di Yates ho letto

Di Yates ho letto Revolutionary Road, Undici Solitudini e Easter parade, in lingua originale. La lettura di Yates in inglese è peraltro abbastanza semplice anche un lettore che ha una conoscenza dell'inglese non troppo sofisticata: la normalità per Yates è già abbastanza agghiacciante e non richiede di essere raccontata con particolare enfasi. Forse il libro di Yates che preferisco è Easter Parade dove la famiglia, nella storia parallela di due sorelle, viene descritta come la tomba della comunicazione fra i suoi componenti, ciascuno con le sue piccole o grandi miserie e meschinità, nessuno spiraglio, nessuna via d'uscita. Yates, interrogato sul perchè scrivesse sempre della famiglia, rispose: "Perchè non c'è nient'altro di cui scrivere".


Un grazie a Minimum Fax per aver ristampato un autore troppo a lungo dimenticato. 

[Yates] Grazie ManonJupiter.

[Yates] Grazie ManonJupiter. Yates è una lettura fondamentale per me così molto altre opere del catalogo Minimum Fax. L'operazione attuata con i Classics è splendida.

[yates] intanto benvenuto su

[yates] intanto benvenuto su Lankelot, Man on Jupiter. Molto felici di avere tra noi un altro lettore di Yates.