Bach Richard

Il gabbiano Jonathan Livingston

Autore: 
Bach Richard

Certo noi li guardiamo dalla terra, i gabbiani. Qualcuno come Richard Bach ha avuto la fortuna, la libertà e la curiosità di osservarli dall’alto. Ed è proprio nei segni di libertà ed altezza che si sviluppa questo breve romanzo sospeso in una dimensione altra da quella dei comuni mortali: il cielo. E nell’altezza ci si trova e ci si perde, della libertà si ha spesso invece un’immotivata paura. 

Il gabbiano Jonathan, abbandonata la massa dei comuni gabbiani, sceglie il volo libero come atto di rivolta, d’esplorazione e d’intelletto, sottraendosi alla consuetudine che una natura conforme avrebbe dovuto esclusivamente consentirgli.
 
Ma se l’atto puro, figlio del pensiero che vive, è distante abissi dalla consuetudine, Jonathan sceglie di essere guida, maestro ed esempio, iniziando altri simili al suo originale quanto indispensabile insegnamento.
Nei territori di luce, sottratti d’istinto allo spazio-tempo, il nostro essere liberi può creare più d’un problema a chi ha la pretesa di omologarci nelle sue aride terre e nelle sue gabbie di pensiero. Pertanto, Jonathan trovò l’avversità del suo stormo originario, fu allontanato come si usa fare con chiunque rivoluzioni realtà ingessate che stancamente e senza alcuno slancio si perpetuano.
Ma egli, dopo un iniziale stupore - come potevano i suoi simili non comprendere dove fosse la libertà? -, decise, nonostante le possibili avversità, di seguire la sua natura; solcando gli spazi, costruendo traiettorie ardite e assolute, mettendo alla prova la sua stessa resistenza fisica.
Come detto, dopo molto vagare, trovò nuove dimensioni e nuovi spazi, riuscì ad essere esempio e monito per i suoi simili; a non perdersi, non scoraggiarsi, non smettere mai d’osare:
 
“Non dar retta ai tuoi occhi, e non credere a quello che vedi. Gli occhi vedono solo ciò che è limitato. Guarda col tuo intelletto, e scopri quello che conosci già, allora imparerai come si vola”

Richard Bach, scrittore e pilota, con una intensa ed efficace narrazione trasporta in pochi minuti il lettore in uno spazio incontaminato in cui i gabbiani sono una metafora che riflette l’umana condizione di un secolo, il Novecento, che sembra aver visto tutto e il suo contrario, ma che sottotraccia ha respirato un costante e ripetuto richiamo all’inessenziale, al privato, all’ordine apparente.
Ed è proprio nello scegliere la fiaba, come fece un altro grande scrittore-aviatore*, che Bach riesce a destrutturare i convenzionali modi di critica - sovente espressa da una saggistica antagonista solo in apparenza - al mondo moderno. L’allegoria fiabesca è a volte più impetuosa e devastante - pensiamo a Orwell** - di tante manifestazioni istituzionalmente consuete - politica, intellettuali di forma e di maniera, movimenti asserviti a lobbies di potere organizzato -, perché accessibile a tutti e facilmente comprensibile. Ma la magia non è di tutti, la volontà non è di tutti; si possono leggere le gesta del gabbiano Jonathan infinite volte, ma se non si ascolta accuratamente il fanciullo puro che conserviamo in noi, tutto risulterà essere solamente uno sterile esercizio intellettuale. Proprio per evitare ciò, l’autore ci ammonisce già dalle primissime pagine: un’illustrazione dei gabbiani in volo ed una dedica per chi non si ferma a guardare, ma riesce anche a vedere:
 
“Al vero Gabbiano Jonathan che vive nel profondo di ognuno di noi”.  

 
Traiettorie ardite, dunque, inconsuete e libere, da percorrere oltre e altrove, con l’ausilio della fantasia, cercando quando si può di condividerle e farle vivere anche nei nebulosi territori di questo mondo di fiction, troppo spesso spacciato per realtà.
 
 
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
 
 
 
Richard Bach (Oak Park, Illinois, 1936), pilota e scrittore americano. Pronipote di JS Bach.
 
Richard Bach, “Il gabbiano Jonathan Livingston”, Bur, Milano 1977.
Fotografie di Russel Munson. Traduzione di Pier Francesco Paolini.
 
Prima edizione: “Jonathan Livingston Seagull”,1970.
Adattamento cinematografico: “Jonathan Livingston Seagull”, regia di Hall Bartlett, 1973..
 
Bibliografia consigliata: Richard Bach: “Illusioni” (1977), “Nessun luogo è lontano” (1980), “Le ali del tempo” (1999).  
 
Approfondimento in rete: sito ufficiale dell’autore / fan site.
 
Léon, aprile 2005.
 
* Antoine De Saint-Exupéry, “Il Piccolo Principe”.
** George Orwell, “La fattoria degli animali”. 
 


ISBN/EAN: 
9788817013383

Commenti

non so, forse dico eresie. L'ho letto qualche anno fa, incuriosito dalla grande fama. l'ho trovato una collezione insopportabile di banalità e luoghi comuni. di cose che scriverebbe chiunque. attendo linciaggio per incompetenza. al punto che mettere saint-exupery accanto mi pare spropositato.

Come mai?

Posso solo dirti che da bambino mi ha affascinato tanto. Quando ho scoperto che i gabbiani planano sul Tevere e picchiano come assassini se hanno fame - e Coleridge insegna, e via dicendo, se e quanto sia male rendere loro la pariglia - il libro ha perduto qualche magia (ma non Fletcher).
E' un classico moderno caro alla destra.

il come mai suppongo sia rivolto a come mai non l'apprezzi. semplicemente non m'ha insegnato niente, non m'ha stupito, non m'ha minimamente emozionato. banale

E ti pare poco? E' un'analisi devastante. Se scrivessero una cosa del genere di una mia creazione punterei diritto allo spigolo più acuto. Scrivi una controrecensione, Marco.

é legittimo che un testo non piaccia. Ma quello che scrivi di questo in particolare mi sorprende davvero. E uno dei testi più fascinosi ed educativi che abbia mai letto. Da educatore, l'ho consigliato a tutti i bambini con cui ho lavorato. Raccogliendo entusismo. Lo stesso entusiasmo da parte dei bimbi l'ho riscontrato in Dahl e Saint-Exupéry

appena finisce il momentaccio che sto passando adesso prometto che vado in soffitta, lo prendo, me lo rileggo e tento una "contro"-recensione. ma a fidarmi delle emozioni -le mie- devo ribadire. ovviamente le valenze educative sono altra cosa, ed è chiaro che sia una bella storia da raccontare ai pargoli; ma -ripeto: sarà mia devastante miopia- non mi pare che si tratti di una cosa né sorprendente come s-ex (dalla genialità poetica) né interessante come orwell. comunque ci tornerò quanto prima. e non è escluso che ci veda grandi cose. Serbo uno strano ricordo: in quell'edizione da te mostrata ci stanno delle belle illustrazioni, molte: la mia cattiveria mi fece pensare: guarda, ingrandire i caratteri non bastava: invidioso.

andrò per fasi, cercando di fare qualcosa di coerente: non ho resistito e sono andato a rileggerlo. stessa identica impressione: banale.
manicheo -buono per il catechismo.
in realtà ci vedo delle cose persino brutte, di cattivo gusto. Ci vedo uno che fa il pilota e vuole far vedere che è un pilota. Un gabbiano non sa nulla di miglia e picchiate e piroette e figurazioni varie per aria. soprattutto non conta le miglia.
la scena del paradiso è persino patetica.
new age, ovviamente. se cercate degli stimoli andarsi a leggere "intelligenza relazionale" o "come conquistare la persona che amate", piuttosto.
ora con tutto il risptto che ho per i volatili però questa figurina del gabbiano la trovo ridicola, un gabbiano umanizzato senza la poesia di una fiaba. a me ricorda vagamente un tenente della airforce, si un giovane tenente altezzoso e bianchiccio di penne. Cioè come strumentalizzare un bellissimo animale (o sgraziato, se preferite) e farlo diventare una giovane leva.
ribadisco: va bene per i bambini, ma secondo me non è neppure un libro.
sperando di non avere offeso nessuno.

ps per il sommo lanke: perché, tu scrivi scrivesti scriverai robe del genere?: secondo me non ci riesci neanche se ti impegni! non ce la fai, non ce la fai: bisogna essere anzitutto americani, piloti new age, fricchettoni, illetterati...

Totale disaccordo. Probabilmente abbiamo letto due libri diversi. Confermo ciò che ho scritto nella recensione: è una fiaba incantevole, e tutto fuorchè banale. Né, tantomeno, americaneggiante o new age. Mi dispiace davvero tu non abbia potuto godere delle stesse emozioni che ho provato io. E non solo io, naturalmente.

(eh, Marco, no, hai ragione, quel che scrivo l'hai già letto qua e là:)...ho nelle corde altre cose. Ma vi lascio parlare liberamente del testo;) )

caro léon il disaccordo mi piace. significa che persone diverse ci vedono cose diverse (le lenti che abbiamo indosso). immagino che il tuo amore per l'educazione ti induca a considerarlo strumento da porgere, mentre il mio amore per le mie orecchie accartocci il libello per vedere se c'entri.. probabilmente se dovessi dire fiabe attingerei anche a bach, ma di sfuggita. invece una domanda ti voglio porre: secondo te si tratta di individualismo (lotta contro tutti che gli altri non ti capiscono) oppure cos'altro? questo punto -vista la mia voglia di ridurlo a strumento, e mi perdonerai per questo- è importante: cosa insegna ai fanciulli di tanto importante?
non vorrei si trattasse di un manuale di sopravvivenza per bambini sfigati (socialmente). accogli questo come bruta provocazione (ho insegnato anch'io, ma pianoforte e immagina che il mio ruolo era in parte opposto al tuo: io dovevo mitigare gli animi troppo egocentrici, spiegare che esistono anche gli altri!!)

Ma guarda che non è troppo diverso, i bambini sono tutti egocentrici, chi più, chi meno. Certo, un bimbo con la vocazione artistica lo è di più. Ma andiamo alla valenza educativa del "gabbiano". ti dico cosa ho cercato di far arrivare ai bimbi attraverso lo scritto. é semplice: è un testo contro la cieca omologazione al gruppo, a favore dell'estro e della creatività come arma destrutturante. é un elogio della diversità (questo è il tema a me più caro, non per altro tra i miei registi preferiti c'è Tim Burton). é un invito ad osare, a non limitare le proprie capacità per paura del giudizio degli altri. é, in sostanza, un testo che induce fiducia in sé e amore per la ricerca. Invita a cercarsi dove si è, che ritengo sia la cosa più importante per un essere umano in formazione.

oggi ti pensavo. scusa: non mi trovare blasfemo. Non è che pensassi proprio te, pensavo a quello che -forse giustamente- si dice di richard bach. Guardavo l'ennesima replica dei griffin e il tipo ciccione per dare coraggio a un paratleta che era ormai al punto di desistere nel suo cimento sulla sedia a rotelle diceva: Che percaso g w bush ha lasciato perdere quando è stato messo in galera per ubriachezza? che per caso ha lasciato perdere quando è stato denunziato per aver corrotto bla bla... insomma scusami, ma ci sorrido. molto US
ovviamente quello che dici ha la sua valenza e in molti casi può spronare come racconto contro l'omologazione (anche per semplice imitazione o bisogno di accettazione, più che per passività). solo non vi riconosco qualità letterarie, che è argomento diversissimo.
del resto il plasmon è parimenti utile ma non mi sognerei mai di darlo a un individuo sano adulto.
a bientot

(intervengo per annunciare la ri-pubblicazione di Comma 22, che piacerà a Marco)