Franchi Gianfranco

Reportage da Roma. The Gloaming. Agosto 2008.

Autore: 
Franchi Gianfranco

Roma è una palude umida e bollente. Popolata da precari e da partite iva sfiancate dal caldo soffocante, confuse dai pagamenti in ritardo, stanche di sentirsi frustrate e di non poter pensare al futuro. L’estate romana è una farsa sempre meno divertente: i ludi nicolettidi e veltronidi sono un fantasma di cartapesta. Ci si domanda se era il caso di spendere tanti denari in circenses, fregandosene dei debiti del Comune e del futuro prossimo. Nessuno potrà darci una risposta: tutti la conosciamo già.

A dispetto dei fortunosi dipendenti statali e parastatali, estranei a quel che sta capitando – cosa possono sapere della recessione economica, loro, che vivono tutelati dai diritti che noi abbiamo perduto, in un mondo che non più esiste? – noi che siamo rimasti in città ci guardiamo intorno e sembra tutto in bianco e nero. Sembra di essere sul set di un film neorealista, quando Roma s’affacciava al futuro, la repubblica vagiva incosciente e nessuno aveva niente in tasca. A volte, non aveva nemmeno le tasche. Stand e ombrelloni, sul lungotevere, sono espressione di una povertà e di un disperato e ridicolo tentativo di esotismo – giusto ieri si rideva di un bar “hawaiano”, camerieri con coroncine di fiori finti, ombrelloni rosa e blu: non di stoffa, non più – che riporta alle memorie dei poveri ma belli che i nostri genitori nascondevano come potevano. Le strade sono sporche e il Centro è massacrato dai lavori in corso. Se incontri qualcuno che sorride andando di qua e di là, è sicuramente una straniera sbronza che ride della bellezza decadente di questa terra, e del fascino animalesco dei suoi maleducati abitanti. Sa già che stanotte sentirà caldo andando su e giù sui materassi sporchi del suo alberghetto, o nel lettino del romano conquistatore di turno. Se avrà fortuna, spunterà un bel ventilatore: un po’ rumoroso, ma ti ci abitui.

L’estetica dei cittadini sta smascherando tutte le menzogne della propaganda catodica e mediatica governativa. Altro che popolo figlio della moda, Roma sta dimostrando che gli italiani non hanno più soldi per i (bei) vestiti. Quanti stracci. Quante magliette insipide, magari con la solita scritta in inglese che maschera la miseria: tornano in mente i vestiti degli yugoslavi prima della guerra, e di certi croati oggi; t-shirt slabbrate, emulazione vaga yankee, l’odore della pelle sporcato dai deodoranti. Camicie inverosimilmente brutte, a strisce verticali o a quadretti, e sotto spunta la canottiera della salute. Poi guardi in faccia quei vestiti e vedi tutto. Alienazione, preoccupazione, miseria, forse un pizzico di coscienza sporca. Se la stanno sporcando in tanti.

Debiti, mutui, prestiti. Vivere ancora per un po’ al di sopra delle proprie possibilità, pensando che magari manca poco alla fine della recessione: e invece no, siamo piombati nella recessione e ci siamo riempiti di debiti. Non so come ne usciremo; probabilmente, si realizzerà il disegno delle ultime, infami classi dirigenti: una ridotta minoranza di ricchi possidenti di beni, stipendiati dallo Stato o dallo Stato confortati in vita, e nell’azienda, e una vasta moltitudine di cittadini che niente più possiedono che non sia un telefonino, e qualche elettrodomestico che non sempre possono sostituire, riparare soltanto; la casa, se è di proprietà, va ancora pagata. Si lavora e si vive per pagarla.
Non per abitarla. A casa ci si dorme.

Guardo le facce dei miei concittadini e ho sentimenti contrastanti, e strani. Da una parte l’anima è preoccupata e depressa da quel che vedo, o ascolto, o capisco: non ricordo di aver sentito i vecchi parlare di costo del pane e della frutta e della verdura con tanta angoscia, da piccolo, negli anni Ottanta; non ricordo vestiti così brutti, e così tristi abbinamenti, se non in certe province sperdute, in certi paesetti dimenticati da dio; non ricordo di aver faticato tanto per identificare una macchina targata l’anno che vivo, a fine agosto; non ricordo forze dell’ordine stravaccate sotto certe case e certi posti con l’aria così scoglionata e dimessa. Non ricordo il mio quartiere così popolato a questo punto dell’anno, né tanti negozianti in piedi, sulla soglia del negozio, a braccia conserte. Né i saldi che nessuno guarda.

Qual è la domanda che i cittadini si fanno più spesso, guardandosi, guardandoti e confrontandosi? “Ma tu come arrivi a fine mese? Ma secondo te, quello, come fa?” – tutti hanno capito e nessuno vuole dirlo. Stiamo esaurendo le risorse. Stiamo attingendo ai risparmi, e quando non ci stanno attingiamo ai prestiti. Chi si sta ingrassando, sulle nostre spalle? Chi sta speculando su di noi?

I negozi chiudono a ondate, per quartieri, in una manciata d'anni. Monteverde è diventato una grande banca. Quand’ero bambino ricordo 3 banche in 5 chilometri. Adesso ne vedo almeno due per Via. E sono giganti. Sono banche che hanno preso sei, dieci, dodici vetrine. Sono banche sempre vuote, con i vetri oscurati, e ognuna di loro ha cancellato una piccola impresa famigliare. Di cosa vivono quelle famiglie, adesso? Soprattutto: che lavoro fanno gli impiegati di queste banche sempre vuote? Cosa significa che le banche hanno invaso i quartieri della Capitale? Ogni tanto faccio un gioco, mi metto a ricostruire le vetrine scomparse. Là c’era un giocattolaio, là un alimentari, là un macellaio, là un bar. E là la signora che vendeva gomitoli di lana (e chissà cos’altro, ma era il 1982). Adesso c’è una banca sempre deserta.

I supermercati buttano materiale quasi scaduto a fine giornata, o in certi giorni. Più di qualcuno ha imparato ad andare a ravanare dentro, senza pudore, di fronte a tutti. Questo era diventato un quartiere borghese, ma io vedo vecchietti e vecchiette e stranieri con le mani nella spazzatura, ad altezza SMA e GS. Già, perché i supermercati hanno accompagnato le banche nella presa dei quartieri. Vendono tutto, anche i libri e le batterie. Mancano le sigarette, forse, e poi possono sbaraccare anche i tabaccai. E così, tutti dipendenti – e a quali condizioni? – e sempre meno autonomia. E sempre meno padroni, ma sempre più ricchi.

Si dice che sotto certi negozi, qui a Roma, ci siano strapiombi. Locali giganteschi e vuoti, perché Roma è cava. Mi piace pensare che là dentro i commercianti studino qualcosa di nuovo – magari casa e bottega – per barricarsi da quel che sta per succedere. L’odore nell’aria è complesso; c’è qualcosa di marcio, c’è olio andato a male, c’è smog, c’è il verde delle nostre splendide e trasandate ville, c’è il profumo costoso dei ricchi e il deodorante squallido dei poveri. Ci sono le ascelle dei pensionati che vivono delle nostre tasse, c’è il sudore di chi lavora 16 ore al giorno, in due o tre posti diversi, per alzare quei 1500 lordi che bastano per affitto (mutuo), mangiare e bere, un po’ d’alcol e qualche vizio più o meno grave. Su quei vizi non indago. Levate le droghe leggere ai romani e succede un guaio. Di quelle illegali non parlo. Non conosco cocainomani ma mi dicono che i migliori siano i camerieri. Perché? Per il tipo di lavoro, per gli orari, per la paga che non basta, per la vita sociale fatta a pezzi. Curioso.

Il destino mi ha fatto vivere qui, ho visto una città precipitare nel provincialismo culturale, nei debiti, adesso vedo arrembare la povertà. Guardie dappertutto a fissare turisti inermi e cittadini sospetti. Ci si aspetta una manifestazione che va un po’ oltre il previsto per prendere le misure allo Stato, noi grande moltitudine, che siamo cresciuti in un Paese ferito dal terrorismo e dalle stragi senza responsabile, ma ci sembrava fosse tutto finito, e il futuro fosse solare, europeo e florido. E adesso andiamo incontro al salto nel buio di chi t’ammazzerebbe per prendere il tuo lavoro, per avere le tue cose, per poter essere come te – se tu stai un po’ meglio, e soprattutto se hai qualcosa. Qualcosa, qualcosa ancora: di tuo.

Vedo sempre più facce pasoliniane in giro, e controllo sempre il portafogli quando scendo da un bus. Non mi piace guardare la fine in faccia, ma so che questo è solo l’aperitivo. L’Italia si schianta dopodomani, questi sono soltanto i primi scricchiolii di un palazzo abusivo, costruito dagli stranieri, con manovalanza italiana, sin dal 1943, sulle ceneri di un vecchio sogno che non più esiste. Roma.

GF ago 08

 

ISBN/EAN: 
000

Commenti

per voi.

Gloaming vuol dire Crepuscolo.

E' veramente triste. Ne abbiamo parlato sul 75 panoramico, qualche giorno fa.
L'Italia è in totale declino e la gente lo porta scritto in faccia. Nelle rughe, nell'andatura, nell'abbigliamento: tutti specchi della precarietà e della tensione che deriva dal non potersi concedere il lusso di fare progetti neppure per il futuro più prossimo. Ci hanno preso tutto, cantava Bersani. Si vive un giorno alla volta e non con lo spirito del carpe diem, ma semplicemente perchè non c'è la possibilità di proiettarsi nel domani.
A Roma è più evidente di quanto non sia qui a Modena, come pure più netta è la spaccatura tra i pochi ricchi e gli innumerevoli poveracci che non sanno come arrivare a fine mese. Ma certe scene sono diventate familiari anche qui. E non credevo.
A casa si è sempre stati attenti a vivere: due stipendi statali e tre figlie...Non è mai stato semplice. Ma oggi si stenta persino a sopravvivere. Ed è umiliante lavorare solo per pagare tasse, affitto e bollette. Aspetto l'ultima settimana dei saldi per comprare qualcosa, quando il ribasso è quasi svendita. Insegno da 8 anni e non so cosa sia un conto in banca, o peggio ancora dei risparmi... C'è gente che sta peggio, sicuramente. Ma il mal comune è solo motivo di maggior sconforto.
E' una fotografia perfetta la tua, anche quando parli di gente che ravana tra i rifiuti. Ed è un pugno nello stomaco. Non pensavo saremmo arrivati a tanto.
Da bambina ero convinta a certe scene non avrei mai assisitito, se non dall'altra parte di uno schermo. Davanti ai documentari dell'Italia bellica e immediatamente postbellica... Ora stiamo anche peggio. Non c'è conflitto, ma la vita è diventata una guerra che ammazza un tanto al giorno.

Siamo nel bel mezzo di un collasso. E qualcuno inizia ad accorgersene. Però continuano ad aprire questi immensi mostricentricommerciali.
Personalmente stento ad entrarci.
Meno male che c'è ancora qualche negozietto di fiducia.

Ecco, sapete la differenza visiva anni 80 - anni 00?
Anni Ottanta, nei secchi della spazzatura ci mettevano le zampe solo i gatti. Adesso ci vedi i vecchi e gli immigrati. I gatti non vanno in giro.

Eh...

A me è lo spreco che più mi fa schifo.
Hanno buttato un intero set di elettrodomestici vicino al cassonetto davanti casa mia. Non c'ho provato. Ma sono sicuro che funzionava tutto

Spreco ed edonismo spicciolo. Un cellulare al mese, vestiti griffati a tutti i costi, macchina nuova ogni paio d'anni, ecc ecc...
E' l'altra faccia della medaglia, purtroppo.

E la moda dei Suv..

"Vedo sempre più facce pasoliniane in giro, e controllo sempre il portafogli quando scendo da un bus. Non mi piace guardare la fine in faccia, ma so che questo è solo l?aperitivo. L?Italia si schianta dopodomani, questi sono soltanto i primi scricchiolii di un palazzo abusivo, costruito dagli stranieri, con manovalanza italiana, sin dal 1943, sulle ceneri di un vecchio sogno che non più esiste. Roma".

Clausola di grande impatto. Mi riservo di commentare più approfonditamente le tue riflessioni in altro momento, che sono come al solito più che condivisibili. Nella forma come nella sostanza.

Ragazzi, anche se non siamo un giornale né abbiamo quella visibilità... proviamo a dare voce a chi non ne ha, e a chi non viene raccontato. Ai cittadini, agli abitanti dei quartieri, ai territori. Intervistiamo gli ultimi artigiani: non solo i librai, ma anche - che so - i vecchi calzolai, i vecchi carrozzieri, i commercianti vecchio stile... Mostriamo cos'erano le nostre città e come devono tornare a essere. Nessuno ama i grandi magazzini, i centri commerciali, le megalibrerie... roba americana che qua non deve attecchire.

Giù in Puglia. Esistono ancora gli Empori antichissimi che vendono di tutto. Dove, a momenti, tra le chiacchiere, i proprietari ti portano a casa e ti offrono un piatto di pasta e un bicchiere di vino. Meravigliosi. Meravigliosi!

Stupendo! Raccontaci...

ogni riga di questo pezzo, peraltro scritto benissimo, meriterebbe ampia discussione.
Io da anni non sono precario, anzi a rigore sono un privilegiato: stipendio fisso e relativamente buono se vogliamo fare confronti con le magre buste paga dei dipendenti italiani (i meno pagati in Europa), appartenenza alla macchina statale quale funzionario.
Questo mio privilegio (non incazzatevi!!!!!!) però non mi impedisce di vedere quello che succede intorno a me.
Pur con questo stipendio sopra la media, nonostante non lo ritenga affatto strepitoso per le responsabilità che ho, non mi concedo molte cose: così riesco a risparmiare e ad evitare debiti.
Ma sono uno dei pochi che si muove con lo stile della formichina: il 90% dei miei colleghi vanno avanti con finanziarie e continuano a permettersi un tenore di vita sopra le proprie possibilità.
Contenti loro, ma di questo passo...........

il problema del precariato è soprattutto italiano.
Ma mi permetto di dire che non nasce tanto dalle leggi sui contratti di lavoro e dalla cosidetta flessibilità, ma dalla totale mancanza di una protezione sociale che permetta un passaggio indolore da impiego ad impiego e dal fatto di non considerare comunque contratto standard e normale quello a tempo indeterminato.
Altrimenti non si spiega perchè le cose negli altri paesi europei vadano diversamente e non sia presente una simile emergenza sociale.
Per di più i sindacati, da tempo alfieri del conservatorismo, difendono chi ha il posto assicurato e non esiste alcuna protezione per chi è appunto precario.
Tutto molto complesso ed inquietante, ma capisco che non si può archiviare un discorso così con poche righe.

splendido intervento, Lupo.
Riusciresti a trovare saggi sulle differenze tra i diritti dei lavoratori in Europa e in Italia? Qualche bel libro-inchiesta, qualcosa del genere.

E da figlio di parastatale, che dirti: sono felice per voi, e sono convinto che sarete al nostro fianco quando andremo in piazza a reclamare giustizia e uguaglianza per tutti i lavoratori, senza bandiere di partito e con una morsa allo stomaco che finalmente ha preso tutti. Finalmente per modo di dire:)

che bene, era un bel pezzo che non leggevo qualcosa di tuo che non fosse una recensione, se non lo mettevi qui probabilmente chissà se l'avrei mai visto.
Che dire? è tutto vero e vale anche per la mia zona, ciò che più mi spiace è la progressiva scomparsa degli artigiani e dei negozi di fiducia, quelli dove entri, conosci clienti e proprietario, ti puoi fidare....nel mio quartiere resiste un nucleo di tal genere, ma fino a quando?
Inoltre ci sono potenti cotraddizioni: debiti da un lato, ma spesso i locali sono pieni, molte case sono chiuse perchè gli abitanti sono in ferie.... eppure lo sappiamo tutti che il problema economico c'é, solo si vuole continuare ad avere l'illusione che non sia vero, che si possa continuare come una volta, c'è chi fa debiti per mantenere un livello di vita più alto. In ogni caso, il potere d'acquisto è diminuito e, se un tempo sui metteva da parte qualcosa, adesso si arriva giusti.

12- Sì, al sud credo sia un po' diversa la situazione per quel che riguarda l'artigianato e il proliferare dei centri commerciali. A Napoli esistono ancora le vecchie botteghe, ma solo nella zona storica. C'è ancora la via dei libri, Port'Alba. Niente megalibrerie, ma vecchi librai uno accanto all'altro in negozietti che puzzano di muffa e traboccano di volumi. (Fatta eccezione per Guida, più vicino allo stile Feltrinelli &co, ma con altro stile) C'è la strada dei presepi a san Gregorio Armeno, dove i pastori li fanno a mano, secondo tradizione. C'è il piccolo negozio e un gran proliferare di ambulanti. Ma la gente trova più comodo spendere negli ipermercati. E non hanno sempre torto. Non c'è da lottare per il parcheggio, si godono l'aria condizionata che in casa non possono permettersi, spendono guardando bene i prezzi. Ecc, ecc... Potendo, preferisco il salumiere di fiducia col pane casereccio, la mozzarella di bufala e i pomodori San Marzano. Altri sapori, altro rapporto. Più umano, più diretto. Benchè più invadente. Perchè il commerciante napoletano, fa razza a sè e io nutro una certa intolleranza verso molti suoi atteggiamenti classici.

In periferia è ancora diverso. Per non parlare dell'entroterra campano.
Nel paese d'origine di mio padre, ci sono ancora le sarte che lavorano in casa, o i ciabattini ambulanti. A fianco a quella che era la casa dei miei nonni, resiste ancora una falegnameria vecchio stile.

"Che dire? è tutto vero e vale anche per la mia zona, ciò che più mi spiace è la progressiva scomparsa degli artigiani e dei negozi di fiducia, quelli dove entri, conosci clienti e proprietario, ti puoi fidare?.nel mio quartiere resiste un nucleo di tal genere, ma fino a quando?"

> Forse dovremmo mettere su una campagna a tutela della piccola impresa artigianale. Qualcosa come "Piccolo è bello", con una bella immagine di un negozio di 50 mq e anche meno:), con la famiglia dietro al bancone.

"ma spesso i locali sono pieni,"

> C'è una cosa che mi colpiva sempre, da piccolo, della piccola borghesia e della working class debole. Identico fenomeno dei commendatori arrivati: la panza. Una panza gigantesca, bella tonda. I poveri, per rabbia, consumavano lo stipendio in cose da mangiare e da bere. Pensaci bene. L'alimentazione è stata la droga degli italiani poveri. Magari zero sul conto, ma prosciutto in tavola, bistecche e ogni ben di dio, appena c'era lira. Una reazione nervosa, e anche romantica. Quindi, allarmati quando anche i ristoranti saranno vuoti. Vuol dire che i nervi stanno virando altrove.

18.
"Non c?è da lottare per il parcheggio, si godono l?aria condizionata che in casa non possono permettersi, spendono guardando bene i prezzi. Ecc, ecc?
Potendo, preferisco il salumiere di fiducia col pane casereccio, la mozzarella di bufala e i pomodori San Marzano. Altri sapori, altro rapporto. Più umano, più diretto. Benchè più invadente. Perchè il commerciante napoletano, fa razza a sè e io nutro una certa intolleranza verso certi suoi atteggiamenti classici."

> Capisco...
ma se sapessimo che rinunciando all'aria condizionata e al parcheggio facile - magari andiamo a piedi, come prima, quando era tutto in 2 chilometri - ritroviamo certi equilibri, noi e l'economia e il resto dei cittadini...

13. La questione è di tempistica. Lì Tutto scorre lentamente. Quì è tutto veloce, estremamente.
La c'è ancora la cultura della terra. I miei zii, mio padre vivono con i prodotti della terra. I costi sono diversi.(Affitti ancora accessibili). Non ci sono centri commerciali. Se non fuori dai paesi e nelle grandi città.
Nei paesini si trovano ancora i piccolissimi commercianti. Le sarte. I focacciari. I cozzari. Che non esitano a farti provare qualsiasi cosa. Ci sono i caseifici nel paese. Ci sono tante biciclette. Non ho mai visto una tv accesa. Forse pure per questo vivono meglio.

Stupendo Fa'.
Raccontaci ancora.

"Nessuno ama i grandi magazzini, i centri commerciali, le megalibrerie? roba americana che qua non deve attecchire."
> ha già attecchito alla grande! E gli ipermercati sono sempre pieni di gente, hanno dei prezzi troppo concorrenziali rispetto ai piccoli negozi e, se si fa fatica ad arrivare a fine mese, dove si va a far la spesa? Dove costa meno, non importa se poi s'ingrassano le multinazionali, si compera anche quel che non serve, si creano immondizie a vagonate per via degli imballaggi ingombranti anche su frutta e verdura, insomma si finisce proprio per sostenere tutto un sistema di consumismo che finirà per divorarci. Oltre alle singole iniziative, ci vorrebbe un'inversione di tendenza regolata, un cambio progressivo di mentalità, insomma un grande lavoro di riconversione.
scusa, forse è n po' OT quest'intervento, ma si tratta di considerazioni venute sul momento, adesso chiudo e via.

16. ho letto qualcosa pubblicato anche recentemente ma nulla di particolarmente organico ed approfondito. Proverò a ritrovare qualche testo ad hoc.
Di certo la cosidetta economia di mercato altrove funziona diversamente, nonostante vi possano essere carte costituzionali più liberiste della nostra. Da noi c'è tanta teoria, molto formalismo e poca pratica, se vogliamo metterla così.

20. Bravo. Hai capito proprio l'essenza del paese.
Tutto è a 2 km. Quì a Roma si prende la macchina per andare a prendere il giornale che sta a 500mt dalla propria abitazione. Non ho mai preso la macchina in 5 giorni. Bici e passeggiate. Così com'era Roma anni fa. Quindi non è così utopistica come idea. I nostri quartieri. Come paesini.

Le cozze costano un ? al kg. Ho visto ieri in una pescheria di Roma: 5 EURO !!!

23. Sai perché ha attecchito? Perché le banche hanno permesso certi investimenti. Li hanno coperti. Perché certi posti, se arrivano a tot dipendenti contrattualizzati, hanno diritto a sostegno statale. Qui mi serve un economista altrimenti vado OT, ma la storia è che - se vuoi sbizzarrirti a farci caso - nei supermercati vedrai sempre personale in eccesso, e spesso a non far nulla. Una ragione c'è...

Dico che il cambio di mentalità è basilare.
Dico che dobbiamo darci da fare noi dando nuovi esempi.
Dico che se noi boicottiamo certi andazzi poi le cose si sistemano.
Serve tempo, e serve coerenza.

D'altra parte gli uccellini mi dicono che Blockbuster sta per chiudere tante sedi, e che Feltrinelli Megastore non sempre paga gli stipendi... qualcosa cigola...
e se Unicredit taglierà 15000 persone ci divertiamo a scoprire chi lavorerà al posto loro, e dove...

25, 26. Sei grande Fa'.

24. A giorni mi studio Hutton, parlava di crisi economica in GB negli anni Novanta, e di Europa vs Usa. Vediamo cosa ne viene fuori, ve lo porto..

23. Mi pare difficile indurre il grosso della popolazione a non frequentare gli ipermercati.
I negozietti hanno spesso prezzi da paura. Così si crea veramente un circolo vizioso che porta alla scomparsa dei piccoli dettaglianti.
Possono però vivere e proliferare (e ricevere le mie visite) solo puntando sulla qualità. Penso ad esempio alla gastronomia, indispensabile per un famelico buongustaio come Lupus.
Pe far sì che vi possa essere una convivenza ed integrazione tra grande e piccola distribuzione occorrrebbe però uno scatto di intelligenza ed impegno anche da parte dei commercianti.

20-
Assolutamente vero. Servirebbe anche a sentirsi meno estranei al proprio circondario, a recuperare l'identità di quartiere. Tutte cose che fanno ormai parte solo dei ricordi, per i più.
Ma sembra le cose vadano nella direzione diametralmente opposta. A Modena, i piccoli negozi del centro stanno chiudendo tutti, uno dopo l'altro. E la stessa fine rischia di farla il mercato coperto. Al comune interessa far proliferare le verie COOP. Spuntano come funghi. E stanno stravolgendo le vecchie stradine intorno a piazza Grande con banche e negozi di telefonia. Poco importa se la gente continua a ripetere che preferisce far la spesa dal commerciante di fiducia, spostandosi con la biciletta o a piedi. Tra un po' scompariranno anche i pochi superstiti.

C'è da considerare che in Italia la corruzione mangia percentuali elevate del PIL.
Anche questo contribusce all'andazzo.

:)
Ciò che più mi ha impressionato è lo stile di vita dei miei coetanei(25/35anni)
Non c'è un rincorrere continuo del divertimento a tutti i costi. Dell'andare per forza in determinati posti. Di dover fare per forza qualcosa. Ho passato piacevolissime serate in piazza a parlare e a confrontarmi. Giuro. Tornerei la per viverci, anche adesso.

30. Forse hanno reagito così per sopravvivere. Ora serve che si specializzino, in attesa che spariscano i mostri giganti, e che tengano prezzi adeguati alle nostre tasche. D'accordo con te sul discorso qualità - e sull'armonioso rapporto qualità-prezzo.

Un bel giorno sogno di rimettere piede in un NORMALE alimentari del mio quartiere. Poi giro a destra e c'è il fruttivendolo. Magari mi dice lui cosa conviene comprare. E mi fido. E la pesa la famo a occhio...

31. Al comune interessa far proliferare le verie COOP.

> Sulle COOP mi riservo un pamphlet, un bel giorno...

33. Reportage dal Salento in arrivo?
Dai Fa'. Raccontaci tutto. Un bel pezzo.

Frà, dovevi esserci nelle nostre incursioni a questo caseificio.
La figlia bonazza che ci faceva assaggiare le peggio cose. Io e Zaz che ci guardavamo sorpresi e confusi.

32. "C?è da considerare che in Italia la corruzione mangia percentuali elevate del PIL. Anche questo contribusce all?andazzo."

> Il primo di noi che avrà potere di fare qualcosa ad alto livello sarà come Robespierre (prima maniera eh?). Prendere e distruggere il corruttore e il ricco ladro. Senza pietà.

37. Quando si dice l'espressione del territorio...:)
(stavo a lavorà. Io ormai lavoro sempre. Che palle...)

37. Il Salento è magico. Ci sono uliveti e vigneti dappertutto. Territori ancora vergini. Tanto verde. Le pinete arrivano praticamente dentro l'acqua. La popolazione è esageratamente Socievole. Le donne sono splendide. Le sagre sono incredibili. Così come la musica. Almeno una volta nella vita bisogna essere li e godere.

Onore al Salento e a chi sa raccontarcelo.

E ora, lo spunto che vi mancava:
THE GLOAMING. Lyrics di Thom Yorke. Musica, Radiohead.

Genie let out of the bottle
It is now the witching hour
Genie let out of the bottle
It is now the witching hour
Murderers, you?re murderers
We are not the same as you
Genie let out of the bottle
Funny how, funny how

When the walls bend, when the walls bend
With your breathing, with your breathing
When the walls bend, when the walls bend
With your breathing, with your breathing
With your breathing

They will suck you down to the other side (x4)
To the shadows blue and red, shadows blue and red
Your alarm bells, your alarm bells
Shadows blue and red, shadows blue and red
Your alarm bells, your alarm bells

They should be ringing (x12)
This is the gloaming

Shadows blue and red
Shadows blue and red
Your alarm bells
Your alarm bells
Shadows blue and red
Shadows blue and red
We're alarming
We're alarming

And the walls bend, and the walls bend
With your breathing, with your breathing
And the walls bend, and the walls bend
What is he doin?? what is he doin??
This is the gloaming (x4)

www.youtube.com/watch?v=dTpZywvKkmo qui LIVE IN NIMES. Non male.

Ma parla delle cose di cui parliamo noi. Del crepuscolo dell'Occidente, che vogliamo rifiutare e combattere.

Your alarm bells, your alarm bells
They should be ringing
They should be ringing
They should be ringing
They should be ringing
They should be ringing
They should be ringing
They should be ringing
They should be ringing
They should be ringing
They should be ringing
They should be ringing
They should be ringing

This is the gloaming

27 eh....le banche, ho il bancario in casa, ma è abbottonato come un'ostrica sull'argomento, per il motivo che non si parla di lavoro fuori dallo stesso. Ogni tanto cerco di farmi spiegare qualcosa, ma è abbastanza vano, più di quattro parole ottengo. In ogni caso certe decisioni non dipendono dai dipendenti, ma da ben altri vertici. Come facciano a vivere così tante banche tutte attaccate (anche qui in quartiere, sono spuntate come funghi) è in parte un mistero per me, mi si dice che offrono molti servizi soprattutto e puntano su quelli.
*
Cambi di mentalità: in molte città ci sono i GAS Gruppi Acquisto Solidale, un gruppo di persone si accorda, chi ha la possbilità acquista, ad esempio, l'olio per tutti da un produttore di fiducia, si saltano gli intermediari e si vende dal produttore al consumatore ovviamente a prezzo conveniente visto che si scavalcano gli intermediari. Mi pare funzioni così, so che si stanno avviando anche qui e avevo una mezza idea di informarmi meglio. Certo è un altro modo di fare la spesa, può esser più macchinoso rispetto al supermercato dove c'è tutto e in mezz'ora si risolve il problema-spesa (ricordo che il tempo è sempre ridotto, i ritmi di vita sono compressi, insomma bisogna fare i conti con la realtà concreta, gli impegni famigliari e via così)

43. Sempre i vertici sono. Ti ricordi quel film sulla Grande Guerra, "Uomini contro"? Volontè moriva dicendo una cosa giusta. Non sparate sul nemico, sparate su chi vi ha mandato in guerra. Più o meno.
;).

GAS. Se ti informi meglio fai un pezzo e pubblicalo qui, come Reportage da Mestre. Vediamo di orientarci a dovere. Sarà un bel contributo...;)

il film l'ho visto di recente....molto ben fatto.

Roma, 21 ago. (Adnkronos) ? Per le famiglie italiane tira un'aria sempre più brutta: tra i rincari della pasta, i salassi delle bollette e il caro mutui arrivare a fine mese è un?impresa ai limiti del possibile. La conseguenza, secondo i dati elaborati dalla Cgia di Mestre, è che l'indebitamento medio delle famiglie italiane -che comprende l'accensione di mutui per l'acquisto della casa, i prestiti per l'acquisto di beni mobili, credito al consumo, finanziamenti per la ristrutturazione di beni immobili, etc.- ha toccato nel dicembre del 2007 i 15.765 euro.

Una cifra record che arriva a 21.949,94 euro nella provincia di Roma, quella che conta i nuclei familiari più in difficoltà. Seguono le famiglie milanesi (21.321,68 euro), quelle della provincia di Lodi (20.593,26 euro), quelle di Reggio Emilia (20.138,44 euro) e le riminesi (con 20.060,99 euro).

''Innanzitutto -dice Giuseppe Bortolussi segretario della Cgia di Mestre- le città più indebitate sono quelle che registrano anche i livelli di reddito più elevati. Non è da escludere che tra questi 'indebitati' vi siano anche delle famiglie appartenenti alle fasce sociali piu' deboli. Tuttavia, appare evidente che la forte esposizione in queste realtà, soprattutto a fronte di significativi investimenti nel settore immobiliare, ci deve preoccupare relativamente. Altra cosa è quando analizziamo la variazione di crescita registrata negli ultimi anni. Nei primi posti abbiamo molte città del Sud. Ciò sta a significare che questo aumento è probabilmente legato al perdurare della crisi economica che ha indotto molte famiglie a ricorrere a prestiti bancari per affrontare questa difficile situazione''.

Ritornando all'analisi della Cgia a vivere con minore ansia la preoccupazione di un debito da onorare nei confronti degli istituti di credito o degli istituti finanziari sono le famiglie del Sud e specialmente quelle residenti nella provincia di Isernia (7.119,83 euro), di Reggio Calabria (7.099,05 euro), di Benevento (6.951,66 euro) e, infine, quelle di Vibo Valentia (6.769,92 euro). Il record della crescita del debito delle famiglie avvenuta tra il 1° gennaio 2002 sino al 31 dicembre 2007, invece, appartiene alla provincia di Napoli che in questi 5 anni e' cresciuto del 116,36%. Segue Reggio Emilia con un aumento del 116,11%, Piacenza con 116,09% e Chieti con il 115,68%. Chiude la classifica Potenza con il 46,46% e Bolzano con il 42,45%. Sempre in questo periodo la crescita media dell'indebitamento delle famiglie italiane e' stato del 93,28%.

Civetta di stamani: Sempre più imprenditori non pagano le rate del leasing, e perdono macchine bla bla bla.
Perché è l'immagine, il macchinone, importante, e pazienza se poi l'azienda va a puttane e la famiglia pure.
Diciamo senti come puzza lo straniero sull'autobus (lo straniero che ha lavorato tutto il giorno nei vivai italiani, ed ha tutto il sacrosanto diritto di aver sudato, e deve tornare a casa per una doccia) e noi ci affoghiamo nei profumi per non sentire il nostro, puzzo. Le persone che più sorridono sono i bambini, e gli stranieri, che qua almeno hanno un lavoro. Se gli italiani sorridono, è più spesso un sorriso falso, una maschera.
(Sembra che in Campania continuino i roghi dei rifiuti: http://www.terradeifuochi.it/dblog/
se poi qualcuno osa dire ancora che tre canali tv - ora 6 - e giornali e radio, non servono a niente, e fanno informazione libera, a calci!!! Se non peggio)

Molto interessante.
Vediamo che succede a Est del ricco Nordest.
Dunque, nel raggio di dieci chilometri Udine ad agosto dello scorso anno contava su due grandi centri commerciali, uno veramente enorme. Nell'autunno 2007 apre un nuovo mega-store, Bennet. La crisi però è evidente da subito, anche perché si vocifera che nell'area di una delle più grandi ex-acciaierie locali nascerà un nuovo centro commerciale. A gennaio 2008 Bennet comincia a licenziare. Ad aprile-maggio apre Terminal Nord, il nuovo grande centro che dista credo meno di un chilometro da uno dei precedenti. Da Bennet la crisi è forte ma si tiene aperto.
Oggi Udine conta nel raggio di 10 chilometri 4 centri commerciali.
Evitare che la gente ci vada? Impossibile, è diventato il passatempo domenicale più amato di Udine e provincia, ma abbiamo visite consistenti da Trieste, dalla Slovenia, dalla Croazia, dall'Austria. Perfino Gemona si è dotata di un piccolo centro commerciale che fa tenerezza, ma lì ci vengono a passeggiare solo gli abitanti della Carnia, orfani del loro centro commerciale che non ha retto la concorrenza.
In una Regione credo al primo posto per povertà di relazioni umane, il centro commerciale è divenuto un polo si aggregazione sociale.
Una cosa abominevole, ma è così.
Non ho detto che ci si vada a far la spesa. Anche ui c'è gente che fatica a tirar la fine del mese...
Ci si va a vedere le vetrine, a far giocare i bimbi negli spazi attrezzati, a bere qualcosa con gli amici e perfino a mangiare la pizza o al "cinese".

Io sono esterrefatta, preoccupata, disorientata.
Eppure capisco. Vi sembrerà strano ma capisco.
Naturalmente cerco di evitare, di dare la preferenza ai negozi piccoli, ho il mio fruttivendolo al mercato del sabato che mi prepara per tempo la mia cassettina settimanale tutta biologica(una specie di GAS, ancora non molto diffusi qui, però ci sono).
Certo i costi da sostenere sono diversi.
Potendo, do la preferenza alla piccola distribuzione e cerco di non finire negli ingranaggi imposti dalla globalizzazione.

Ci sarebbero molte altre cose da dire, ad esempio sui vestiti, sul cui confezionamento (brutti o belli che siano) si aprono voragini di sfruttamento di intere popolazioni, ma magari ne riparliamo.

Trovo giuste anche alcune considerazioni di Angela, Lupo e Marina riguardo a tenori di vita in contrasto con le reali possibilità.
Ho come l'impressione che più di qualcuno cominci a svegliarsi da un lungo sonno, scoprendo che esiste un concetto strano che si chiama "risparmio", di cui non aveva mai sentito parlare prima.
Io sono stata cresciuta in una famiglia dove si viveva in 5 con un solo stipendio (statale) perché l'altro (statale) serviva a rimettere a posto la casa lesionata dal terremoto (una grande casa di famiglia che è costata davvero tanti sacrifici). E si comprava solo quello che potevamo permetterci, senza possibilità di capricci.
Ma cosa vedo intorno a me? Genitori cinquantenni che magari si sfasciano la schiena per comprare scooter, vestiti firmati e tutto ciò che desiderano i figlioletti neppure ventenni. Una volta studiare era considerato il "nostro" lavoro di ragazzi. Adesso non vi dico cosa vedo e sento (Marina potrà confermare) anche nell'ambiente universitario.
In luglio e agosto per la nostra biblioteca non abbiamo trovato UN SOLO studente disposto a lavorare (solo la mattina, notate bene) naturalmente pagato (e benino, non crediate).
Tutti erano in ferie.
L'eccezione? Una ragazza rumena che studia economia e che a settembre va a lavorare da un panettiere...

Cominciamo a chiederci quali strani sistemi entrino in gioco nello scricchiolio dell'Italia che Franco ci ha così ben dipinto...