Rensi Giuseppe

La filosofia dell'assurdo

Autore: 
Rensi Giuseppe

«Questo libro è l'illustrazione d'una visuale: d'una visuale scettica e pessimista» [dalla "Prefazione" al testo, p. 13].

Allorquando ci si scontra con quel massiccio periglioso, con quella vetta dello spirito per scalare la quale molti sono coloro che hanno dovuto soccombere (come sempre avviene quando per conquistare la vita si finisce col perderla), con Nietzsche dunque, uno dei più abusati ancorché propri (in quanto ad esso ricorse il medesimo Autore) epiteti è quello di "inattuale". Non voglio rimandare l'avventurato lettore di queste mie impressioni alle 4 inattuali del filosofo prussiano (e cos'altro avrebbe potuto scaturire da quella terra di fiamma e Grandi sovrani se non un filosofo pronto ad abbattersi col martello tonante - epifania del pantheon teutone - sul pensiero claudicante e malato di positivismo? Chiuso il prolungato inciso) ma, parlando di Giuseppe Rensi, ingegno del tutto nostrano, Renato Chiarenza, curatore del volume in oggetto ed esegeta del Nostro, proprio sulla "inattualità" del filosofo veronese punta l'indice. Una inattualità, si badi, dalla duplice valenza; su conio nietzschiano da intendersi come quella proprietà della riflessione peculiare di un pensatore inabile a farsi intendere dai propri contemporanei e ciò per una ulteriore biforcazione della semantica: per eccesso di preveggenza ovvero per eccedenza di Tradizione. Il che conduce alla circolarità del pensiero quando realmente autentico. Ma non divaghiamo. Il secondo corno della inattualità di Rensi ottempera invece ad una ben più circostanziata polemica contro i dioscuri del pensiero dominante, lui vivente, scilicet Croce e specialmente Gentile. Proprio Gentile ed il suo idealismo "attuale" sono il bersaglio principe degli strali critici del filosofo Rensi, rei a suo dire di aver proditoriamente operato per celare agli occhi dell'uomo incapace di vedere sotto la superficie delle cose come tutto ha da morire e doppiamente colpevole, il Gentile ed altri della sua schiatta, perché con la loro sistematica cogitazione hanno preteso di legittimare il reale a dispetto della sua, fatale, assurdità. A titolo di esempio: «Infatti tutta la filosofia, dal Fedone all'idealismo "attuale", si può prospettare come uno sforzo, sempre più complicato e sottile, sempre meno ingenuo, sempre più astuto, infaticabile a cercare nuove vie, elaborate, tortuose, strane, evanescenti, man mano che ognuna delle più semplici e chiare precedenti veniva distrutta, perdentesi infine nella nebbia, ma incoercibile e sempre risorgente, per cancellare il fatto della morte» [p. 41]. Quella morte che se pensata con lucidità non può non contraffare l'intero spettro dell'esistente e del quotidiano. Rensi sostiene infatti, con affascinante ermeneutica dell'hegelismo e dell'intero idealismo, che gli idealisti ed in primis Hegel hanno provveduto a disincarnare il reale dalla  sua presunta razionalità e ciò nonostante i più celebri assunti programmatici. Dice al proposito Rensi: «Hegel, ho detto, elimina in verità la ragione dal reale. [...] Non si tratta di criticare il reale con la nostra ragione soggettiva; non è possibile; è ridicolo farlo: come potremmo esser noi, soggettivamente, noi minuscoli prodotti dello stesso reale, come potrebbero essere i pareri che ci vengono in testa, il metro per giudicare legittimamente questo reale immenso che ci genera e porta nel suo seno? La realtà occorre, non criticarla, ma intenderla. E la si intende solo se la si concepisce come l'estrinsecazione d'una ragione, ma non già della nostra soggettiva, bensì d'una ragione obbiettiva, impersonale, extracosciente [...]. Che è ciò? Poiché l'unica attività ragionatrice di cui percepiamo e possiamo affermare l'esistenza è la nostra, dire "ragione obbiettiva, non soggettiva nostra", è come dire "ragione che non è ciò che solo conosciamo come ragione", ossia è dire "non-ragione". E dire che la nostra ragione subbiettiva deve aderire a tale ragione obbiettiva, e, per essa, alla realtà, in cui soltanto essa si estrinseca, è dire che il fatto in quanto semplicemente fatto, titolato di ragione come e perché è, è sovrano» [pp. 59-60]. Adducendo cioè ad una conclusione di empirismo radicale, laddove Hume è profeta e cantore, atteso che l'empirismo è la lezione epistemologicamente corretta dello scetticismo che carsicamente attraversa il pensiero più alto (si perdoni qui allo scrivente l'ossimoro morfologico) sin dagli albori; due nomi su tutti e sì cari alle "patrie lettere": Lucrezio e Leopardi, il secondo vero nume tutelare del Rensi, spirito guida e larico del filosofo scaligero.

La scrittura del Rensi è altresì fortemente intrisa nello stesso inchiostro col quale sono state vergate le monumentali note dello Zibaldone e la profondità del sentire è assai prossima e consanguinea a quella del conte Giacomo. Non volessimo mettere troppa carne al fuoco (per timore di lasciarne intossicato il lettore causa le esalazioni delle braci) potremmo avvicinare il Rensi  (filosofo pressoché ostracizzato in vita - e ben si comprende il perché -  ed ignorato postmortem - e qui, come per Colli, le ragioni ne sfuggono) all'Unamuno del Sentimento tragico della vita non fosse che il Rensi non perviene ai medesimi esiti devozionali. Un libro dunque per tutti e per nessuno purché nessuno abbia l'intendimento di prestare orecchio a chi non si perita di fare, seppure con eleganza e senza ribellismi di sorta, a brani il velo di Maya insieme alle sue, per tutti, leteiche in quanto allettanti false verità.

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE

Giuseppe Rensi (Villafranca di Verona 1871 – Genova 1941), filosofo e avvocato italiano.

Giuseppe Rensi, La filosofia dell'assurdo, Adelphi, Milano, 1991.
Postfazione di Renato Chiarenza.

Prima edizione: Interiora rerum, Soc. Ed. Unitas, Milano, 1924; rielaborato come La filosofia dell'assurdo, Corbaccio, Milano, 1937.

Approfondimenti: Giuseppe Rensi scomodo nichilista (di Franco Volpi).

Luca Ormelli, gennaio 2011.

ISBN/EAN: 
978-88-459-0810-1

Commenti

[rensi] esordio di

[rensi] esordio di LUCA ORMELLI! E' davvero una gioia poterti leggere qui su Lankelot. Benvenuto, davvero.

La tua scheda è on line qui: http://www.lankelot.eu/user/1702/view

o qui: http://www.lankelot.eu/autori/luca-ormelli

completala quando vuoi. Qualche suggerimento: http://www.lankelot.eu/staff-consigli.html

[luca ormelli] qualche

[luca ormelli] qualche piccolissima dritta tecnica. L'articolo non era on line perché mancava il tag di riferimento per le recensioni letterarie: semplicemente, "letteratura".

Ho poi aggiunto questi tag: letteratura italiana, case editrici [altro tag standard], adelphi, corbaccio [editore precedente], filosofia, la filosofia dell'assurdo [e altri ancora]. Più sono i tag, meglio è: l'articolo si rintraccia più facilmente sia tramite google sia tramite archivione... http://www.lankelot.eu/archivione

Nel campo "autore", in alto, invertiamo nome e cognome: è tutto archiviato per Cognome Nome, in Lankelot, per rendere più consultabile l'archivio autori:

http://www.lankelot.eu/archivio-autori.html

il resto, come immaginavo... perfetto:)

 

[filosofia; adelphi] per

[filosofia; adelphi] per quanti fossero curiosi di navigare per le ultime attestazioni di questi due tag...

FILOSOFIA in Lankelot: http://www.lankelot.eu/filosofia

ADELPHI in Lankelot: http://www.lankelot.eu/Adelphi

[giuseppe rensi] ti va di

[giuseppe rensi] ti va di raccontarci come l'hai scoperto? 

[Rensi] Ciao Luca. Ci vuoi

[Rensi] Ciao Luca. Ci vuoi magari raccontare qualcosa di te? Chi sei, da che formazione provieni, che lavoro svolgi? Come sei arrivato a leggere di filosofia? Perché questo autore?

[rensi] Scrivi "e cos'altro

[rensi] Scrivi
"e cos'altro avrebbe potuto scaturire da quella terra di fiamma e Grandi sovrani se non un filosofo pronto ad abbattersi col martello tonante - epifania del pantheon teutone - sul pensiero claudicante e malato di positivismo? Chiuso il prolungato inciso"

L'inciso non è proprio terso, ma mi sembra di capire che individui in Nietsche un avversario del positivismo. Vorresti spiegarti meglio? Rensi è forse legato a Nietsche da questo filo logico? Oppure è un tuo commento? Dettaglia, p.f., mi interessa.

[Rensi] Scrivi: "Proprio

[Rensi] Scrivi: "Proprio Gentile ed il suo idealismo "attuale" sono il bersaglio principe degli strali critici del filosofo Rensi, rei a suo dire di aver proditoriamente operato per celare agli occhi dell'uomo incapace di vedere sotto la superficie delle cose come tutto ha da morire e doppiamente colpevole, il Gentile ed altri della sua schiatta, perché con la loro sistematica cogitazione hanno preteso di legittimare il reale a dispetto della sua, fatale, assurdità".

E mi viene in mente questo, che forse ti potrebbe interessare:

http://www.lankelot.eu/letteratura/voghera-pamphlet-postumo.html

Benvenuto!

[Rensi] Perdonate il ritardo

[Rensi] Perdonate il ritardo della mia replica ma, purtroppo, il lavoro che è edace mi reclamava a gran voce. Detto fatto, mi provo a rispondere con ordine.

@ franchi: grazie e del benvenuto e delle dritte tecniche! Ne farò tesoro. Quanto alla mia "scoperta" di Rensi: durante una meritoria pausapranzo ho "sfogliato" il catalogo Adelphi...no scherzo. Ho studiato con Franco Volpi a Padova e, indebitamente, lo ritengo un (non solo mio, ça va sans dire) maestro e dai maestri, buoni o cattivi che siano ritengo vi sia sempre da apprendere. Non a caso ho lasciato come unico tra i possbili riferimenti bibliografici un suo articolo.

@ michele bonaventura: spero di avere risposto anche a te Michele per quanto riguarda il mio "retroterra". Attualmente lavoro come assicuratore online il che non è propriamente la più filosofica delle attività ma lascia ampi spazi di riflessione sulla tipicità psicologica dei clienti. Questo autore perché mi sono interessato sin dai tempi dell'Ateneo di filosofia della crisi e Rensi, a pieno titolo, merita tale affiliazione. In merito a Nietzsche lascio che  a rispondere sia Rensi stesso, in questo facendo sua una argomentazione già rintracciabile nel Papini de Il crepuscolo dei filosofi: «Se Nietzsche è il coronamento della direzione idealistica del pensiero tedesco, ne è anche la smascheratura. [...] Egli si trova in accordo con gli idealisti, contro l'intuizione svolta in queste pagine, per ciò che riguarda la valutazione del processo (storico, nota di chi scrive). Se, riducendo la realtà al divenire, nega ad essa l'esterioere etichetta di "assoluto", di "divino", che gli idealisti amano appiccicarvi, vi conserva il carattere di appagante, il carattere d'alcunché che è bene che ci sia, a cui egli dice di sì (qui Rensi cita un estratto dello Zarathustra dal capitolo "Vom Geist der Schwere") quindi, in fondo, il carattere razionale. (e fin qui mi dirai Michele, rientra a pieno titolo nel positivsmo. Già. Ma) Nietzsche restaura il Caso invece del Logos sul trono del mondo» [p. 114-115]. Ad ogni modo (e la questione meriterebbe ben altro spazio che una nota a margine di un mio pezzo) il mio inciso volevo essere una semplice ripresa in senso musicale dell'«occhiello» che Nietzsche medesimo appose al Crepuscolo degli idoli ovvero come si filosofa col martello. Quanto ai Grandi di Prussia, beh, il riferimento era ovviamente a Federico, noto come il Re Guerriero. Thor o Donner (in tedesco) per il martello.

@ solkross: ringrazio anche te del benvenuto! E della tua dritta assai pregiata. Ne ignoravo in toto l'esistenza. Grazie.

 

 

[Rensi] Mi sembra più chiaro.

[Rensi] Mi sembra più chiaro. Riprendiamo il Rensi. Mi pare di capire sia autore contemporaneo di Gentile e Croce.

Leggo dalla pagina wiki http://it.wikipedia.org/wiki/Giuseppe_Rensi

che Rensi era un ateo, vicino a posizione definite "positiviste" (ma temo wiki sia poco attendibile nell'uso di questo termine).

Come si pone rispetto ai suoi contemporanei d'oltremare? Penso soprattutto alla filosofia analitica. Ha contatti con la Germania del Wienerkraus?

E rispetto al suo interesse tardivo per il panteismo (sempre da wikipedia), cosa puoi dirci? Qualche rapporto con Whitehead? Hartshorne?

Qualche precursore noto?

[Rensi] no Michele, temo di

[Rensi] no Michele, temo di essere io eccessivamente irrisolto nelle delucidazioni che tu, correttamente, ti aspetti. Vediamo di rimediare almeno in parte. Rensi fu "inattuale" ho scritto e per inattuale intendo che egli si collocava al di fuori di ogni corrente di pensiero a lui contemporanea. Era, di fondo, uno schopenhaueriano, un naufrago del Maestro di Francoforte e gravitava di principio in quella vasta area che era la "Schopenhauer schule" nella seconda metà dell'800. Dubito fortemente (ma non ho elementi di certezza) che fosse a conoscenza degli studi e delle istanze del Circolo di Vienna così come, se era a conoscenza della ricerca d'oltremanica, non ne fa alcuna menzione. Ti basti sapere che nel libro in oggetto cita quali soli autori britannici Locke, Hume, Mill e Spencer. Immagino fosse all'oscuro (pur muovendosi con preferenza negli studi di matrice germanica; non a caso ebbe modo di tradurre diverse opere dal tedesco all'italiano ma si tratta di opere saldamente ancorate al secolo XIX. Sono i suoi orizzonti speculativi che si possono definire "classici" o, se preferisci, senza tempo. Come inquadreresti Michelstaedter? Quanto a me lo direi "perenne") dell'intera fenomenologia husserliana e del primo dirompente Heidegger. Quanto meno non ne fa cenno. Un caro saluto.

[Rensi] Leggo che fu un

[Rensi] Leggo che fu un dissidente antifascista in epoca non sospetta. In cambio mi pare strano che un professore universitario possa esimersi dal conoscere i suoi contemporanei.

Mi sono permesso di corregere il tuo commento aggiungendo [Rensi] all'inizio del commento; lo facciamo sempre per aiutare chi legge e si orienta tra i numerosi pezzi.

[Rensi] Ottima iniziativa.

[Rensi] Ottima iniziativa. Sono poco abituato ai commenti :) In merito ai contemporanei ti rammento che l'università italiana è in buona parte baronale e provinciale oggigiorno non fatico a pensare fosse ancora più autoreferenziale allora dove non c'era foglia che si muovesse senza che Croce volesse (almeno in ambito umanistico).

[Rensi] Non è il primo

[Rensi]
Non è il primo filosofo di epoca neopositivista che incontro e che non aveva nessun tipo di contatto con i suoi contemporanei, né tra i neopos né tra i fenomenologi. Anche Whitehead aveva questo tipo di atteggiamento ad esempio.
Di solito però si tratta di una scelta stilistica (non è che Whitehead non leggesse i contemporanei, e che non li citava, se non quando pensava fossero davvero bravi). Il suo modo di dissentire con Russel ad esempio, é non citarlo mai (non una riga in Processo e realtà, né nelle opere successive). Invece da come rispondi, mi sembra che Rensi non conosca proprio, e questo è grave.
Non ho molta simpatia per lo snobbismo alla Whitehead, ma ancora meno per l'ignoranza tout court; se è così è davvero un peccato. Come può un filosofo avere qualcosa da dire alla sua epoca se ne ignora i contenuti principali?

Il tuo pezzo mi piace, spero ne arriveranno altri in futuro, contribusci a fare di noi dei filosofi più informati di Rensi :-)

[Rensi] Che dire? A

[Rensi] Che dire? A presto?:)))

[Rensi]E che mi sto

[Rensi]E che mi sto corregendo quaranta esami di bachelor, e mi rompo assai. Poi mi metto a commentare in lankelot e divento pedante . :-)

(Rensi) Benvenuto Luca! Pezzo

(Rensi) Benvenuto Luca! Pezzo davvero interessante e molto ben scritto, su un filosofo che, ahimé, mi era ignoto. Sarà perché i filosofi italiani tra Ottocento e Novecento non hanno mai incontrato il mio interesse (se si eccettuano Croce e Gentile, più per motivi storici che filosofici, ancorché io non sia molto in linea con i seguaci di Hegel), preferendogli decisamente i coevi tedeschi e nordeuropei (gli esistenzialisti in particolare: Heidegger e Kierkegaard, ma non Sartre) e amando molto l'opera nietzcheiana, che ho divorato dopo i 20 anni. I rilievi che fa l'autore su Nietzsche e il suo rapporto con l'idealismo e il positivismo tutto sommato li condivido. Anche se, essendo il pensiero di Nietzsche molto articolato e sottile su questo tema come su altri, del resto, è un discorso che andrebbe approfondito ulteriormente. Non è questo il pezzo adatto per farlo, sicuramente, ma intanto lasciami dire che sono lieto che ci sia qualcuno che porti su Lankelot argomenti filosofici. A rileggerti su questi temi, allora.

[Rensi] @ michele

[Rensi]

@ michele bonaventura: kein problem!

@ Léon: grazie a te del benvenuto. E mi sento di condividere con te le tue predilezioni in materia: Kierkegaard (quello di Enten-Eller), gli schopenhaueriani (non dovrei farmi pubblicità ma ho scritto un pezzo su un altro misconosciuto accolito dell'Arturo, Philipp Mainländer che è assai intrigante; il suo pensiero intendo non il mio pezzo...) e in generale tutta quella vasta regione che prende il nome di filosofia della crisi quindi anche Martino e Wittgenstein per tacere del nostro Michelstaedter e del discepolo eretico di Freud, Otto Weininger. Nietzsche naturalmente. Sartre ha la mia stima come uomo di lettere più che di pensiero. D'altra parte, di fronte a Dostoevskij tutti costoro a parte Nietzsche e Schopenhauer (forse) non sono che pallide ombre. Amen.

[Philipp Mainländer, Luca

[Philipp Mainländer, Luca Ormelli] Ben venga la pubblicità:). Che ne pensi di portare qui il tuo articolo sul misconosciuto accolito, adattandolo al format?

[Rensi] Un esordio importante

[Rensi] Un esordio importante (però rileggo con calma, l'argomento non è dei più immediati). Benvenuto. L.

[Rensi] Odio ripetermi ma:

[Rensi] Odio ripetermi ma: grazie dell'accoglienza!

@ franchi - come sopra: grazie della libertà d'azione che mi lasciate gianfranco ma non amo ritornare sul già versato. In questo caso, l'inchiostro. Certo fu di gran lunga più pirotecnico il lancio del pitale ad opera del Keller fu Guido ma tant'è. Sic transeat etc. etc.

[mainlander, rensi]

[mainlander, rensi] capisco:).

Allora, a beneficio di tutti: Luca Ormelli su SAMGHA.

http://samgha.wordpress.com/2010/10/26/verso-lassoluto-nulla-la-filosofi...

"Ricorreva in questi giorni (più precisamente il 17 ottobre) il centenario della volontaria scomparsa di Carlo Michelstaedter, il geniale goriziano autore de La persuasione e la rettorica, oggetto di continua revisione ed inarrestabile rivalutazione. Al contrario, su Philipp Mainländer, al secolo (diciannovesimo) Philipp Batz (1841-1876) nessun volume monografico è mai stato reso disponibile allo studioso italiano ovvero al semplice lettore di cose filosofiche. Eppure i due pensatori sono assai prossimi tra loro, certamente ben più di quanto la miope editoria italiana abbia voluto lasciar intendere.
A colmare la tonante lacuna ha provveduto Fabio Ciracì, Dottore di ricerca in Discipline storico-filosofiche presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Lecce, allievo di Domenico Fazio e membro della Schopenhauer-Gesellschaft di Francoforte sul Meno e della Schopenhauer Forschungsstelle di Mainz con il suo magnifico elaborato: Verso l’assoluto nulla – La Filosofia della redenzione di Philipp Mainländer, Pensa Multimedia, Lecce, 2006...

continua: http://samgha.wordpress.com/2010/10/26/verso-lassoluto-nulla-la-filosofi...

wiki: http://it.wikipedia.org/wiki/Philipp_Mainl%C3%A4nder

[Mainländer, Rensi]: alla

[Mainländer, Rensi]: alla faccia dell'efficienza!!! :)))) a presto. L.

[rensi, ormelli, main] il

[rensi, ormelli, main] il minimo;). Viva là e po' bon, gf