“[...] ma non succede niente: mi limito a percepire confusamente che dietro quel buio c'è una luce, oltre quel silenzio c'è una voce ('la' voce?) a me nota, al di là dello sconforto di quel vuoto da vertigine c'è la speranza di qualcosa che non sia volgare, futile, meschino o peggio ancora ingannevole” [Reim, “La voce di lui”, in “Segnali notturni”, p. 20].
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La narrativa di Riccardo Reim (esordio, “Lettere libertine”, 1982; episodio più recente “Il tango delle fate”, 2008) si fonda su tre assi portanti: il pastiche, il passo da performance, l'erotismo. I tredici racconti che compongono la sua nuova raccolta, “Segnali notturni” (Gaffi, 2011) rimangono fedeli alla linea, in questo senso. L'erotismo omosessuale alterna lirismo (più sporadico, in questo volume, a dirla tutta) a crudezza: sullo sfondo, tendenzialmente, una Roma grigia e notturna, ipocrita e lasciva, teatro di un'allegra quantità di ambiguità, doppiezze e cattiverie di vario ordine e grado. Reim, complici le sue intense inchieste sulla prostituzione maschile (si torni almeno a “I mignotti”, scritto con l'amico e storico sodale Antonio Veneziani) e sulle ali dell'antico auspicio del poeta Dario Bellezza (“I soldi spesi per una marchetta sono benedetti”), è decisamente suggestionato da chi, in piena libertà, ha deciso di prendere e vendere il proprio corpo, sulle strade: le marchette sono una delle massime fonti di ispirazione di questi frammenti reimiani. Non c'è mai niente di caricaturale, di morboso o di artificioso: la trasfigurazione delle esperienze, delle difficoltà e dei sentimenti di chi si vende si direbbe decisamente realistica. Spesso, una patina noir tinteggia i racconti: una patina grumosa, fosca e violenta, che pare discendere e derivare da una sofferenza identitaria irrisolta.
A questo proposito ha scritto Andrea Di Consoli, nella complessa e appassionata postfazione di “Segnali notturni”, apparsa in forma più ridotta sul “Riformista”, che “i personaggi di Reim sono sempre, in apparenza, tentativi naturalistici, spesso, addirittura, iper-naturalistici; ma non ci vuole molto a capire che questi personaggi, nel volgere di poche righe, si metamorfizzano e si dilatano -più corretto addirittura sarebbe dire che procedono inesorabilmente verso un processo di gassificazione - diventando voci interiori monologanti, oppure voci sdoppiate o, ancora, voci travestite, comunque inafferrabili, dai confini incerti, volatili”.
Rimane da aggiungere che, esattamente come in passato, restano la curiosità, il gusto e la fantasia di vedere questi personaggi incarnati dal vivo, a teatro, magari in una serie di atti unici interpretati da quel grande istrione che è e rimane Riccardo Reim, con la collaborazione del buon Veneziani.
Segnalo in coda, a beneficio degli aficionado della produzione dell'artista capitolino, che in una sintetica nota introduttiva si apprende che dieci dei tredici racconti pubblicati in “Segnali notturni” sono già apparsi in passato su qualche rivista o in plaquette o in pubblicazioni collettive di vario genere. Inediti sono “La maglietta”, “Sì, incoerenza” e il brano eponimo, che peraltro inaugura il volume.
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Riccardo Reim (Roma, 1953), scrittore, saggista, regista e attore italiano.
Riccardo Reim, “Segnali notturni”, Gaffi, Roma 2011. Postfazione di Andrea Di Consoli. Collana Godot.
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[reim, segnali notturni] La narrativa di Riccardo Reim (esordio, “Lettere libertine”, 1982; episodio più recente “Il tango delle fate”, 2008) si fonda su tre assi portanti: il pastiche, il passo da performance, l'erotismo. I tredici racconti che compongono la sua nuova raccolta, “Segnali notturni” (Gaffi, 2011) rimangono fedeli alla linea, in questo senso. L'erotismo omosessuale alterna lirismo (più sporadico, in questo volume, a dirla tutta) a crudezza...
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[nuova raccolta di racconti di R. Reim] tutti i riferimenti bibliografici e i link: