Dal punto di vista economico e sociale, la fase che stiamo vivendo oggi ha avuto inizio negli anni Settanta del Novecento. Le società occidentali avevano raggiunto allora una considerevole opulenza, varcando la soglia di quella che lo storico Eric Hobsbawm ha chiamato eta dell’oro. Ma questo risultato è coinciso con l’avvio di un progressivo degrado etico e culturale.
Come sempre, quando la morale scricchiola la capacità di discernimento viene meno, le azioni man mano si corrompono, e presto o tardi le conseguenze si fanno sentire in concreto. Nei corpi delle persone come negli organismi sociali. È una legge storico-fisiologica, direbbe Vico, cui non si può sfuggire.
Solidarietà, rispetto del lavoro e del merito individuale, cultura come conoscenza delle leggi fisiche del mondo (sapere scientifico) inseparabile da quella dei fondamenti comuni dell’esperienza umana (sapere umanistico), educazione civica come consapevolezza dei diritti e dei doveri di tutti i membri della collettività. Questi i valori basilari che si sono andati sgretolando sotto i colpi di un’ideologia del mercato divenuta criterio fine a sé stesso. La prima responsabile della rincorsa al basso dell’occidente, che precipita gli individui moderni verso la sollecitazione e l’appagamento di quegli istinti di avidità, egoismo, aggressività che ci allontanano dal nostro essere uomini per assimilarci al resto dell’universo animale. Gli antivalori scolpiti sulle tavole del dio mercato.
Dagli anni Settanta dello scorso secolo il capitalismo schizza nella bolla autodivorante della speculazione e della finanziarizzazione. L’onda monta dagli Stati Uniti e dalla Gran Bretagna, due economie che si aprono ai mercati concorrenziali dei paesi asiatici in crescita. Nasce così la globalizzazione.
Come spiega Robert B. Reich, ex segretario del Lavoro di Bill Clinton e uno dei consiglieri economici di Barack Obama, da allora prende forma una forbice, destinata a divaricarsi sempre di più. È la forbice che inizia a separare la figura del cittadino da quella del consumatore-investitore. A scapito del primo e a vantaggio del secondo.
Mentre i diritti sociali vengono gradualmente erosi, mentre la democrazia stessa si va deteriorando per l’azione di lobby finanziarie che tendono a colonizzare i partiti politici trasformandoli in portavoce dei loro interessi e non più di quelli dei cittadini, questi ultimi vengono blanditi con l’accesso a beni di consumo sempre più differenziati (e superflui). Un accesso reso più facile al consumatore-investitore proprio in virtù dell’abbattimento dei prezzi, che a sua volta è la causa dell’impoverimento sociale e politico del cittadino. E così il serpente si è morso la coda.
Giunti a questo punto, risalire la china non sarà facile. Aggiungiamo che il problema non investe solo la tenuta democratica ed economica delle nostre società, ma è pienamente mondializzato. L’assottigliarsi delle risorse energetiche, l’emergenza ambientale, la fame e la sete del mondo indicano che è il modello attuale di sviluppo capitalista, è il “supercapitalismo” alla radice a dover essere riformato.
Per prima cosa, la politica dovrebbe riprendersi in mano l’economia. Ma questa politica è incapace di farlo, perché è ridotta a braccio esecutivo delle corporations, delle multinazionali, delle società finanziarie, delle grandi banche e dei loro studi legali. Un punto che Reich non coglie in profondità, come osserva bene Guido Rossi nella prefazione al libro.
Quindi, è prima la società che deve cambiare la politica e rimetterla sotto il suo controllo. A parole forse non si rende l’idea. E lo stesso Reich non trae le necessarie conseguenze del suo discorso. Questo processo nella storia ha un solo nome e si chiama rivoluzione.
Robert B. Reich (1946), saggista e politico americano.
Professore di Politiche pubbliche alla Goldman School of Public Policy dell’Università di Berkeley, California.
Robert B. Reich, Supercapitalismo. Come cambia l’economia globale e i rischi per la democrazia, Fazi, Roma 2008.
Traduzione di Thomas Fazi. Prefazione di Guido Rossi
Prima edizione: Supercapitalism. The transformation of Business, Democracy, and Everyday Life, Alfred A. Knopf, New York 2007
Approfondimento in rete: Robert Reich blog / Robert Reich wiki / Robert Reich vs. George W. Bush (youtube)
Pk-., giugno 2008
Commenti
Ritorno di PK!
Drago è con noi.
"arcando la soglia di quella che lo storico Eric Hobsbawm ha chiamato eta dell?oro"
> Anni dopo ho ricordato il tuo consiglio. EH è sulla scrivania;)
"Come spiega Robert B. Reich, ex segretario del Lavoro di Bill Clinton e uno dei consiglieri economici di Barack Obama, da allora prende forma una forbice, destinata a divaricarsi sempre di più. È la forbice che inizia a separare la figura del cittadino da quella del consumatore-investitore. A scapito del primo e a vantaggio del secondo."
> Non sapevo fosse tra le eminenze di Obama. Preziosa segnalazione, bux...
"Quindi, è prima la società che deve cambiare la politica e rimetterla sotto il suo controllo. A parole forse non si rende l?idea. E lo stesso Reich non trae le necessarie conseguenze del suo discorso. Questo processo nella storia ha un solo nome e si chiama rivoluzione."
> E se la strada fosse tornare a un'autentica economia mista?
Economia mista nel senso di ripristinare il ruolo regolatore dello Stato?
Assolutamente.
Vedi, il punto è proprio questo. Perché le corporation che hanno in pugno la politica dovrebbero consentirlo? E' l'interrogativo a cui lo stesso Reich non sa o non vuole rispondere.
Non lo vorranno, ma dovranno consentirlo. Perché a questo punto è chiaro che sono antagoniste degli Stati, non più semplicemente parti funzionali alla fortuna di ogni singolo Stato.
Erano un sottoinsieme, sono divenute un insieme altro.
Rivoluzione. Silenziosa.
Consentiranno solo per non morire. Moriranno quando non ci saranno abbastanza consumatori.
Dovremmo morire tutti. Dico, le persone fra i 15 e 35 anni. Le persone dei paesi ricchi, ovvio. A quelli dei paesi poveri è dato giusto di sopravvivere, figuriamoci altro.
Mah.
ehm, sì, commento assurdo, mi rendo conto.
vabbé. oggi è così. ciao.
Sugli effetti nefasti del turbocapitalismo ha scritto tra gli altri anche Giorgio Bocca.
Ormai è evidente che il potere politico ha perso ogni forma di controllo e che le leve del comando sono rette unicamente dalle grandi finanziarie.
E'che a criticare il capitalismo oggi si viene additati per comunisti o reazionari. Io non mi riconosco in nessuna di queste categorie e pur tuttavia mi ostino a denunciarne gli effetti nocivi.
Gian Paolo
Gian
Gian Paolo
bux, HELP.
scrivi. scrivi cose nuove.
vai bux
www.youtube.com/watch?v=rgzWBnToZR4
articolo citato qua
http://pensatoio.ilcannocchiale.it/post/1996278.html
Lettura complementare: Hutton, "Europa vs Usa", Fazi 2003.
Qualche frammento:
Will Hutton (UK, 1950), scrittore e giornalista inglese. Europeista, liberal, tra le anime di ?The Observer?, ha esperienze in radio e tv (bbc). Scrive, in The World We're In (in Italia: Europa vs Usa):
"L'idea di collettività è in declino, e con essa il concetto stesso di civiltà. Gli abitanti del Regno Unito non sono più cittadini con una causa comune e un destino condiviso. Gli spazi pubblici di intervento e iniziativa, attraverso i quali si esprimono i valori comuni di un Paese, si stanno restringendo a una velocità vertiginosa"
"La Gran Bretagna è il fedele alleato e il partner subordinato degli Stati Uniti; in cambio ha accesso, sia pure alle condizioni americane, alla più avanzata tecnologia militare e alle più sofisticate armi nucleari, e può in qualche caso influenzare marginalmente le scelte del partner. (...) Con il suo sostegno alla coalizione contro il terrorismo e alla guerra ai talebani, Tony Blair è solo l'ultimo di una lunga serie di primi ministri inglesi ad allinearsi con gli Stati Uniti: Margaret Thatcher andò addirittura oltre, con il famoso invito rivolto durante la guerra del Golfo a George Bush padre affinché non fosse titubante" (tratto da Europa vs Usa).
Ancora Hutton, "Europa vs Usa", cap. V: "A coloro che hanno già dato":
"Quella americana è la società più iniqua dell'Occidente industrializzato. Il 20 percento degli americani più ricchi guadagna nove volte più del 20 percento più povero, il doppio di quanto accade in Paesi come Giappone, Germania e Francia. La percentuale di poveri (19,1 percento) è la più alta di tutte le nazioni industrializzate. Il 10 percento più povero, pur vivendo in una società complessivamente ancora più ricca, possiede ancor meno che in Europa, Canada e Giappone (...). L'America vanta 3 milioni di milionari: l'1 percento della popolazione detiene il 38 percento della ricchezza complessiva del Paese. E' la concentrazione più elevata di tutto l'Occidente"
Stessa fonte, cap XI: "Il contrattacco":
"Ancora nel 1983, le 5 principali banche centrali (States, Germania, Giappone, UK, Svizzera) disponevano di riserve in valuta straniera pari a 139 miliardi di dollari, a fronte di un volume quotidiano di scambi di circa 39 miliardi; nel 1992, il rapporto si sarebbe rovesciato, con un ammontare di riserve pari a 278 miliardi e un'attività giornaliera del valore di 623 miliardi. Nel 2001, il rapporto era di 653 miliardi di dollari (404 solo in JAP) a 1200.
Oggi, se volessero, i mercati potrebbero travolgere le banche centrali".
Ehm.
Ti sei dato all'invettiva a tutto campo contri gli Yankee, noto;). Che è cosa sempre buona e giusta, sia ben chiaro. Ma c'è un motivo particolare che ci è ignoto?
Soltanto puro disprezzo e voglia di stanarli in tutte le loro malvagie operazioni:). E poi il saggio su quella band, il cantante è uno che fa letture interessanti (ma McCoy non mi risulta l'abbia consultato, per dire. E' un periodo che mi piovono addosso materiali antiyankee)
18 - Chissà perchè piovono addosso a te;) Comunque qui su Lankelot sfondi una porta aperta, speriamo arrivino echi anche altrove.
Io non mi stancherò mai. Devono andarsene, l'Europa deve essere libera e indipendente. E mostrare l'anima.
"La lezione per il XXI secolo è che la battaglia per la sicurezza, la prosperità e la giustizia non può essere vinta da un Paese solo, ma deve essere combattuta a livello internazionale. Richiede dei valori condivisi: si fonda sul riconoscimento dell'interdipendenza; impone coraggio e capacità di leadership. L'America, per colpe esclusivamente sue, non è più qualificata per svolgere questo compito. Sta all'Europa prenderne il posto. È una sfida e una responsabilità alla quale non si può sottrarre. Costruire l'Europa è diventata la precondizione per la prosperità, la pace e la giustizia non solo nel Vecchio Continente, ma in tutto il mondo. Abbiamo il dovere di riuscirci" (Hutton, Europa vs Usa)
Sai di cosa è esponente Hutton? Della "Terza Via". Si chiama proprio così.
Eh...
21 - Sono ignaro su Hutton, ahimé. Ma Terza Via mi suona sempre bene.
una Terza Via declinata in maniera molto diversificata, se solo pensiamo a Blair.
Comunque è argomento d'interesse.
Attendiamo sviluppi con curiosità!
Esatto. Si direbbe un'economia mista evoluta.
Molto interessante...
Usa: il governo assume il controllo
di Fannie Mae e Freddie Mac
«Nazionalizzazione» delle due agenzie che finanziano la metà dei mutui del Paese
Il quartiere generale di Fannie Mae a Washington D.C. (Ap)
Il quartiere generale di Fannie Mae a Washington D.C. (Ap)
WASHINGTON ? Per evitare una catastrofe sui mercati finanziari americani e mondiali, come ha sottolineato il ministro del tesoro Henry Paulson, l?amministrazione Bush ha assunto il controllo della Fannie Mae e della Freddie Mac, le due agenzie semigovernative che finanziano quasi la metà dei mutui del Paese, il cui totale è di 12 mila miliardi di dollari. La Federal housing financial agency, un organo della Tesoreria, le ha assunte in amministrazione controllata acquistandone le azioni privilegiate. L?intervento potrebbe costare allo Stato americano e quindi ai contribuenti 26 miliardi di dollari secondo il Congresso. Ma era inevitabile: a causa del crollo dei mutui, in un anno la Fannie Mae e la Freddie Mac hanno perso circa 15 miliardi di dollari, rimanendo quasi senza capitali, e deprezzando i loro titoli di quasi il 90 per cento. Inoltre, 4 milioni di famiglie, il 9 per cento dei mutuati, sono andate in bancarotta o sono in grave ritardo nei pagamenti rateali.
GRANDE DEPRESSIONE - L?iniziativa ha precedenti solo negli interventi governativi del presidente Franklin Roosevelt durante la Grande depressione economica degli Anni trenta, e rappresenta una clamorosa inversione di rotta dell?amministrazione Bush, la più liberista dell?ultimo mezzo secolo. E? la misura più drastica presa sinora dal ministro Henry Paulson e dal governatore della Riserva federale Ben Bernanke: di fatto, con il loro commissariamento, le agenzie sono temporaneamente nazionalizzate in base a una legge approvata dal Congresso. La misura era diventata urgente anche perché i giorni scorsi era fallita l?undicesima banca dallo scorso settembre, la Silver state del Nevada, e si teme che numerose altre chiudano i battenti. Il ministro e il governatore hanno esposto il loro piano a Daniel Mudd e Richard Syron, i presidenti rispettivamente della Fannie Mae e di Freddie Mac, che verranno sostituiti da due ex banchieri, Herb Allison e David Moffett; ai candidati alla Presidenza il democratico Barack Obama e il repubblicano John McCain; ai governi stranieri che detengono grandi quantità di titoli della Fannie Mae e della Freddie Mac. Secondo il Wall street journal, il Tesoro inietterebbe fondi ogni trimestre, in modo d?attirare anche investimenti privati. Per i milioni di famiglie americane che rischiano di perdere la casa è una tempestiva operazione di salvataggio. La situazione dei mutui è la peggiore degli ultimi 29 anni, dal crollo delle Casse di risparmio, e le misure sinora adottate da Bush, dai rimborsi fiscali di 168 miliardi di dollari ai contribuenti alla vendita della banca d?affari Bear Stearn si sono rivelate insufficienti per risanare la finanza e l?economia.
Ve l'aspettavate?