Recami Francesco

Il superstizioso

Autore: 
Recami Francesco
 LA SUPERSTIZIONE PORTA SFORTUNA
 
Camillo aveva fatto fatica a cacciare da sé la sensazione che quel maledetto gatto gli avrebbe portato sfortuna, in qualche modo. Forse non è del tutto nero – pensava – è vero, però lo è al 90/95 per cento, e quindi si insinuava in lui l’ipotesi che portasse sfortuna in quelle proporzioni. Lo aveva sempre detto di non credere a queste superstizioni, però andava anche aggiunto che quel gatto gli aveva regolarmente fatto l’impressione di essere strano. Forse lo fanno tutti i gatti, però quello certe volte si metteva a guardare il muro, o degli angoli del corridoio, come se vedesse qualcuno, o come se sapesse cose che gli altri non sanno”, p. 31.
 
La vita del superstizioso non è facile. Il tarlo della superstizione corrode lentamente certezze e razionalità e così, da un giorno all’altro, ti ritrovi a leggere presagi di sventura in ogni evento della vita.
Questo è quello che succede al protagonista dell’opera di Recami. Camillo Nelli, apparentemente un uomo mite, placido, il tipico uomo medio di una città italiana media non meglio identificata, nel tentativo di spiegarsi le cose che gli capitano (una caduta accidentale in salotto, il furto di quattro paia di Geox...), si impiglia in maniera sempre più complicata in una rete di sospetti, supposizioni, ragionamenti e piani d’azione dal quale finisce per venire irrimediabilmente intrappolato.
 
La vita del superstizioso, oltre che non facile, rischia di essere anche comica, se non ridicola vista dall’esterno. Chi non ha mai letto il terrore negli occhi di un cacciatore o di un pescatore di fronte alla minaccia dell’augurio di “buona caccia” o “buona pesca”? A chi non è stato regalato almeno un cornetto rosso dopo l’acquisto di un’auto nuova? Chi non ha riso per la scena del Casinò di Montecarlo de Il secondo tragico Fantozzi (1976), dove il ragioniere è costretto a bersi quattro casse di acqua frizzante per favorire la vincita al gioco del duca-conte Semenzara?
Ecco, il superstizioso di Recami, è a questi livelli. Già superstizioso di natura, ha la sventura di inciampare sul proprio gatto poco dopo aver attraversato un cavalcavia sotto il quale - fenomeno rarissimo -  tre treni hanno sfrecciato contemporaneamente. L’incidente gli fa perdere la memoria per un po’ e, quando la riacquista, gli “sembra” che l’ultima immagine vista sia quella del tradimento della moglie Teresa. Di qui il dubbio, di qui il sospetto, che, aggiunti alla superstizione di fondo, accendono nella testa del protagonista la miccia dell’ossessione.
Da questo momento il libro accelera il suo ritmo, trasformandosi in un’indagine tragicomica sulle abitudini della coniuge e sui luoghi e le persone da lei frequentati. Tragica soprattutto. Perché il quadro che emerge della vita della coppia è quanto di più freddo e monotono possa esistere. Camillo non sa praticamente nulla di quello che fa la moglie mentre lui, titolare di un negozio di scarpe, è al lavoro. Non ricorda più i suoi gusti, non conosce i suoi impegni né le sue ambizioni. Lì per lì è turbato, ma poi va oltre: l’importante è capire chi è, dove sta, cosa fa l’amante di Teresa.
 
Libro avvincente Il superstizioso. La trama, tra indagini sulla moglie, digressioni sulla giovinezza senza slanci del protagonista e sui primi anni di matrimonio dei Nelli e tra le descrizioni delle astruse pratiche con cui Camillo cerca consensi sulla bontà delle sue ricerche – interroga le carte, conta il numero dei treni che passano sotto il cavalcavia (trenomanzia) ecc. – s’infittisce sempre di più e la lettura corre via piacevolissimamente.
 
Frencesco Recami è un personaggio di cui per ora si conosce poco. Dalla lettura del precedente Il correttore di bozze (2007) emerge con chiarezza che deve aver frequentato il mondo delle redazioni editoriali, così come, dall’opera in oggetto, si avverte della familiarità col settore calzaturiero. O forse l’autore è solo uno dei tanti fissati con le scarpe. Uno però particolarmente attento ai dettagli.
 
Da donna, e quindi da soggetto geneticamente predisposto all'attrazione verso gli accessori dell’abbigliamento in generale, posso affermare che le parti in cui vengono descritti l’andamento del mercato delle calzature e le varie tipologie di clienti sono tra le più entusiasmanti del libro. Esempio:
Quando entravano nel negozio madre e figlia era un’incognita, su questo abbinamento si sarebbe dovuto lavorare per migliorare e fidelizzare. Perché se entrava nel negozio una simile accoppiata era matematico che la figlia non comprasse niente, cioè che la madre non comprasse niente alla figlia, perché la figlia voleva la griffe specifica [...] mentre le madri sono propense ad optare per un prodotto simile, per caratteristiche e tendenza, ma un po’ più moderato, o forse neanche, nello styling, sicuramente nel prezzo, comunque una versione più adatta all’età, non necessariamente più sobria nell’aderenza al trend, anzi molto più spesso viceversa. [...] Fatto sta che quando entravano in negozio madre e figlia era tempo perso: l’una denigrava le scelte dell’altra, la madre spesso si offendeva, e come unica soluzione trovava quella di tirare le corde della borsa [...]. Forse la madre sarebbe tornata. La figlia no”, pp. 80-81.
 
Troppo vero. Così come è verissimo quello che l’autore scrive sulle scarpe in generale.
Le donne tendono a comprarsi molte scarpe, gli uomini le consumano di più. Le scarpe non si regalano, ciascuno le compra per sé. [...] Le scarpe sono un acquisto personale, una scelta che non si può delegare ad altri. Quando uno decide di comprarsi un nuovo paio, lo fa a ragion veduta, le scarpe sono un investimento. Le scarpe non si ereditano. Portare le scarpe degli altri non sta bene, sia per un fatto di comodità, sia perché, dicono, può portare sfortuna”, p. 77.
In fin dei conti, quella appena citata non è che una lista di luoghi comuni. Consolante, però, e apprezzabilissimo che a scriverla sia stato un uomo. Parlare con gli uomini dell’importanza cruciale della scarpa è un po’ come descrivere la colite a chi non l’ha mai avuta. Non ci si capisce.
Una scarpa sbagliata può distruggerti. Non solo i piedi, ma la considerazione degli altri, soprattutto delle altre donne. Poco possibiliste per loro natura, le donne possono passare sopra ad altri dettagli, ma alla scarpa no. D’altra parte, quando si squadra la persona dalla testa ai piedi, le scarpe arrivano per ultime e quindi rimangono più impresse per la valutazione dell’insieme. Volontariamente o no, Recami ha trovato l’argomento giusto per guadagnarsi la simpatia dell’esigente pubblico delle lettrici. Non è poco.
 
Il superstizioso è un libro sul potere distruttivo del dubbio, sul quel “però” che si insinua della mente fino a far vedere ogni cosa come una conseguenza di gesti, comportamenti e accidenti ben precisi (“Era il primo a riconoscere che si trattava solo di uno stupido gioco. [...] Però era divertente, e  delle volte ci azzeccava”, p. 32; “Basta con le carte [...]. Ma posso stare dietro a queste scemenze? Però sta di fatto che era venuto 29”, p. 32).
Attenzione però, qui si scherza col fuoco e chi di superstizione ferisce di superstizione perisce.
 
 
EDIZIONE ESAMINATA
Francesco Recami, Il superstizioso, Sellerio editore, Palermo 2008, pp. 199.
BIOGRAFIA AUTORE
Francesco Recami (Firenze, 1956), autore di testi divulgativi e guide di montagna, ha scritto i romanzi per ragazzi Assassinio nel paleolitico (1996) e Trappola nella neve (2001). Con la casa editrice Sellerio ha pubblicato L’errore di Platini (2006) e Il correttore di bozze (2007).
 
Paola Biribanti, Settembre 2008
 
 
 
 
 
 
ISBN/EAN: 
8838923035

Commenti

"Eppure questo avevano stabilito i responsi degli oracoli; e dunque non devi curarti di essi: ciò che un dio vuole, lo mostrerà facilmente lui stesso".
Sofocle, Edipo Re

"Frencesco Recami è un personaggio di cui per ora si conosce poco. Dalla lettura del precedente Il correttore di bozze (2007) emerge con chiarezza che deve aver frequentato il mondo delle redazioni editoriali, così come, dall?opera in oggetto, si avverte della familiarità col settore calzaturiero. O forse l?autore è solo uno dei tanti fissati con le scarpe. Uno però particolarmente attento ai dettagli. "

> Interessante sul serio.
Sulla trama, suggestione istantanea anche se forse sballata: "La patente" di Pirandello.

Devo dire che un che di pirandelliano c'è. Riguarda soprattutto la problematicità del protagonista. Il suo arrovellarsi alla ricerca di interpretazioni e spiegazioni per ogni cosa.

Forse anche nella tematica scaramantica, così poco affrontata dai nostri letterati... no?

In effetti... Qui per qui mi vengono in mente solo due personaggi "letterari": Totò ne "Lo iettatore" e il padre di John Fante in "Full of life", che poi, guarda caso, era di origini italiane...

Sai che "Full of life" manca, da queste parti?
Ci pensi tu?

gentilissimi ringrazio Paola Biribanti per la sua bella scheda, ma una domanda mi angoscia da che ho letto la sua chiusa. Intende forse dire che questo libro mi porterà sfortuna? Cordiali saluti

PS è la prima volta che intervengo in un blog, sono un po' emozionato

pps

Francesco Recami

Benvenuto!!

Devo dire che, come uomo, consumo poche scarpe.

"una domanda mi angoscia da che ho letto la sua chiusa. Intende forse dire che questo libro mi porterà sfortuna?"

Sfortuna?!? Giammai! Il suo libro porterà solo momenti piacevoli a chi avrà la fortuna di leggerlo. E poi, avendo parlato così diffusamente di sfortuna, credo che ormai lei ne sarà immune vita natural durante.
;-)

(benvenuto:) ).

[recami] Ronci sul nuovo

[recami] Ronci sul nuovo Recami, "La casa di ringhiera". http://www.paradisodegliorchi.com/cgi-bin/pagina.pl?Tipo=recensione&Chia...

Anticipo il giudizio finale di AR: "La terza di copertina dice che il giallo di Recami è assai movimentato: può anche aver ragione, ma è ristretto in un dinamismo da maratona strapaesana, dove a partecipare non è solo il ragazzotto che frequenta la palestra ed ha qualche episodio semiprofessionista alle spalle, ma anche il panciforme impiegato dell’ufficio postale. Diciamocelo: tutto un po’ fantozziano. Ma Fantozzi ci faceva anche sorridere, qui con la scusa del delitto si vorrebbe pensare altresì al mondo di oggi, che sarà pure formato dalla ggente di funariana memoria, ma spesso e volentieri ha una logica meno intimista e deamicisiana."