“Dimentica solo chi vuole dimenticare. Io non ho dimenticato nulla. E non voglio farlo”. Anzi Lev Razgon “sente il bisogno di raccontare almeno una parte del dramma che ha vissuto con la sua generazione” e sceglie di scrivere, di trasformare la propria “vita offesa” in un lungo romanzo. Le pagine, quindi, raccolgono i ricordi, ma non si tratta di mera esposizione dei fatti: ogni episodio, ogni stadio della sua terribile esperienza è sviscerato e commentato nella ricerca tenace di risposte impossibili.
«Che cosa è successo? Com’è potuto accadere?».
E sono interrogativi laceranti perché di fronte a quello che venne solennemente definito “il crepuscolo degli dei”, si genera il più diffuso smarrimento. Non esistono spiegazioni razionali. Il sistema dei valori viene completamente sovvertito e coloro che erano considerati eroi finiscono con l’essere additati come nemici. Così i giovani comunisti, fino ad allora convinti che chiunque avesse appuntata sulla divisa o sull’umile camicia ‘alla Tolstoj’ l’ordine della Bandiera rossa, fosse una vera e propria divinità, si ritrovano ad essere martiri di ripetuti stermini. È l’Unione Sovietica di Stalin e ben presto anche i più radicati idealisti finiranno col comprendere a proprie spese lo scarso spessore degli uomini politici dell’epoca: burattini nelle mani di un dittatore feroce e sanguinario. È l’Unione Sovietica dei gulag e del più strano sistema giudiziario mai esistito, capace di fare milioni di vittime, perché a quei tempi “processo e Codice penale costituivano soltanto piccoli ingranaggi del meccanismo delle repressioni, mentre imperava il famigerato «ordine extragiudiziario»”. “Stalin non scrisse né disse mai nulla contro la giustizia, lo spirito umanitario, la legge…Lui si limitava a dire una cosa e a fare l’esatto contrario”.
Ed è l’inferno con Razgon che non ci risparmia nessuno dei suoi protagonisti come in una lenta discesa nei vari gironi tra carcerieri e compagni, riuscendo ad evidenziare a dovere la profonda distanza fra loro, giacchè non tarda a capire che le guardie non hanno più nulla di umano. Non sono persone, sono zelanti esecutori di ordini che fanno del sopruso il proprio modus vivendi. Ne deriva l’urgenza di condividere l’atrocità dell’esperienza della detenzione per non lasciar cadere l’oblio su un passato scomodo, per conservare memoria di sé e di quanti hanno patito la sua stessa sorte, perché “sono convinto – afferma – che chi non ha vissuto quello che abbiamo vissuto noi e non sa quello che sappiamo noi, debba sapere”. Allora descrive l’angoscia dell’arresto in piena notte e senza concrete motivazioni; descrive il carcere di transito, le perquisizioni violente ed umilianti e la terribile cella di rigore: “una stanzetta-armadio di due passi per uno e mezzo”, senza finestre con un letto inchiodato al muro e abbassato dall’esterno per sole quattro ore, ma soprattutto luminosa. Di un bianco accecante che entrava nel cervello e nei visceri. Descrive la gelida burocrazia carceraria e di contro l’atmosfera solidale della cella 29 sovraffollata di gente che non riesce a capire e che si dispera cercando una logica. Dove’era la logica se ti facevano saltare i denti da bocca durante l’istruttoria e poi ti mandavano all’ospedale di Mosca per una costosa protesi odontoiatrica che sarebbe nuovamente andata in frantumi nell’interrogatorio successivo? Dov’era la logica nella condanna della moglie del presidente Kalinin per terrorismo, e nella presenza di Stalin ai funerali del marito che ne implorò per anni la scarcerazione concessagli quando era ormai un uomo malato?
Nessuna logica, era tutto assolutamente assurdo. Ma ogni detenuto sperava che presto i vertici si rendessero conto dell’errore. Dell’enorme e gravissimo errore. “Ci vollero anni perché i sopravvissuti alle fucilazioni capissero che era tutto molto serio e reale. Che quelli lì avevano anche il potere di non rilasciarli, come facevano, neppure dopo il termine prestabilito”.
Anni di delazioni, di sangue, di lavori forzati nella taiga siberiana, di condanne sommate a condanne. Vite spezzate dal gelo, dalla fame e dalla diabolica giustizia sovietica col suo codice penale denso di commi inverosimili, il 16 e il 17 su tutti. “A grandi linee, il senso del comma 17 era che ogni membro di un’associazione a delinquere (e tale veniva considerato sia chi sapeva della sua esistenza sia chi non la denunciava) era responsabile non solo dei propri reati, ma anche di quelli dell’associazione in generale nonché di quelli di ogni suo singolo membro in particolare”, per la cosiddetta teoria della “compartecipazione”. Mentre il comma 16 “autorizzava il tribunale a condannare «per analogia». Se al giudice pareva che nessun articolo si addicesse al crimine in esame, tramite il comma 16 si poteva applicare «per analogia» qualunque altro articolo del Codice penale”.
Non chiedere e non sperare, era questa la legge del lager, perché capire era impossibile, l’unica cosa evidente era la totale mancanza di scelta, la necessità di arrendersi. “Ho capito che con loro avrei sempre perso! – scrive l’autore – Ogni gioco ha le sue regole. Io le osservo, ma che succede se non le osserva anche chi tiene il banco? Che succede se io ho ventuno e lui mi dice che da quel momento si vince anche con ventidue? E se quando ho ventidue quello mi fa «oggi si vince con diciannove»? Come si fa a giocare con chi non osserva le regole? Loro, poi, tengono il banco, e figuriamoci se mi lasciano qualche possibilità”.
Ma non è affatto un gioco, è la vita.
E non è fantascienza, è il nostro Novecento. Il secolo barbaro che i libri hanno a lungo trasfigurato. Perché il potere riscrive la storia col silenzio. Per decenni “nulla è stato detto del destino di coloro che morirono per le torture nell’ufficio dell’inquirente, in cella, nell’infermeria della prigione, sui treni o nelle carceri di transito. Niente. Sono scomparsi tutti. E dopo vent’anni arrivava un pezzo di carta dove la data e la causa del decesso erano inesorabilmente false. Di vero c’era una cosa sola: la morte”.
Di vero ci sono le fosse comuni tra le colline dell’Estremo Oriente, nelle radure tra i boschi di Tambov e Meš?era, di cui non è rimasta traccia, né musei angoscianti come ad Auschwitz o a Mauthausen.
Di vero c’è la prima persona di queste memorie che puntano il dito contro gli assassini rimasti impuniti: quelli che Razgon definisce “i boia con la laurea. Quelli che stilavano i documenti, che firmavano sotto i vari «sarei del parere », «confermo», «approvo», «accordato»”. Quelli che molti storici per lungo tempo si sono rifiutati di riconoscere colpevoli. Quelli che non sono mai stati imputati in alcun processo e che “adesso sono tutti pensionati, e per la maggior parte ricevono una pensione da privilegiati e se ne stanno ai giardinetti a guardare, commossi, i bambini che giocano; vanno ai concerti e ascoltano la musica con gli occhi lucidi; li incontriamo alle riunioni, dagli amici, alle cene da conoscenti comuni. Sono vivi e sono tanti”.
Questo libro, impreziosito da un ricco apparato di note e curatissimo in ogni più piccolo dettaglio, è per loro. È per quanti si ostinano a voler dimenticare rinnegando “la nuda verità”.
EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTELev Razgon è nato a Gorki, in Bielorussia, nel 1908 da una famiglia ebraica, si è trasferito negli anni Venti a Mosca. Nel 1938, all’epoca del terrore staliniano, venne arrestato e deportato. Trascorse 17 anni tra carcere, confino e Gulag. È morto l’8 settembre 1999.
(fonte: zam.it)
A cura di Julia Dobrovolskaja
Traduzione di Patrizia Deotto
Pp. 286
Titolo originale: Le vie sans lendemains
Prima edizione 1991, Pierre Horay Editeur, Paris
Prima edizione italiana: L’Ancora del Mediterraneo, novembre 2000.
Angela Migliore, agosto 2009
Commenti
neo ANGELA!
Un po' in ritardo, ma ce l'ho fatta. Ora manca solo la pagina sui racconti della Kolyma e poi torno a Paris.
A gentile richiesta di Léon che domandava pagine sui gulag... Attendo i suoi e gli altrui commenti.
(Perdonate gli eventuali refusi: connessione internet precaria e qualche problemino logistico ancora da risolvere)
1> In tempo reale, sei un fulmine!!
finalmente...era ora (te ne manca uno che spero di far in tempio a leggere prima delle ferie) ...ora leggo
4> Non sfugge proprio niente a voi due, eh!! :)
5. (io ricordo solo le tue scadenze...fiato sul collo è Franco)
6> Fate bene, fate bene! Sono un bradipo, ho bisogno che mi si stia alle calcagna.
«Che cosa è successo? Com?è potuto accadere?».
eh, come?
L'essere umano è una strana e terribile macchina di follia e morte. In nome di cosa?
"Nessuna logica, era tutto assolutamente assurdo. Ma ogni detenuto sperava che presto i vertici si rendessero conto dell?errore. Dell?enorme e gravissimo errore. ?Ci vollero anni perché i sopravvissuti alle fucilazioni capissero che era tutto molto serio e reale. Che quelli lì avevano anche il potere di non rilasciarli, come facevano, neppure dopo il termine prestabilito?. "
meccanismi similari, in ogni tempo e luogo. Lo scopo era l'illusione per tenerli in vita, a martoriarsi in una speranza inesistente.
"i boia con la laurea. Quelli che stilavano i documenti, che firmavano sotto i vari «sarei del parere », «confermo», «approvo», «accordato»?. Quelli che molti storici per lungo tempo si sono rifiutati di riconoscere colpevoli. Quelli che non sono mai stati imputati in alcun processo", già...è allucinante.
"Ma non è affatto un gioco, è la vita.
E non è fantascienza, è il nostro Novecento. Il secolo barbaro che i libri hanno a lungo trasfigurato. Perché il potere riscrive la storia col silenzio", splendido passo.
Torno a fare i miei complimenti a questa splendida casa editrice napoletana. Grande cura dei testi, ottimo apparato di note con tanto di glossario e cenni biografici di tutti i nomi citati all'interno del libro. Pubblica testi coraggiosi e necessari e li pubblica a dovere, con massima attenzione al più piccolo dettaglio. Applausi a L'Ancora del Mediterraneo!
8> Questo è un gran libro, Movida.
E spiega bene il crollo dell'illusione comunista, da parte di chi l'ha sperimentato sulla propria pelle.
10. in autunno, leggerò...:)
11> A disposizione!!
Ci tenevo a farti sapere che leggo con enorme interesse ogni tuo articolo ma soprattutto questo viaggio all'inferno dei gulag. Questo di Razgov credo che lo compro in settimana :)
(Dio mio, cosa doveva essere la burocrazia di quel periodo... Penso a Hrabal...)
complimenti ad Angela per questo pezzo veramente illuminante, duro, spero utile a tanti che ancora oggi si intestardiscono a non voler vedere come è stata " la storia".
saluti a tutti e ancora brava angela ,anche la modalità della scrittura sofferta ma chiara rende affascinante il tuo scritto.
"È l?Unione Sovietica dei gulag e del più strano sistema giudiziario mai esistito, capace di fare milioni di vittime, perché a quei tempi ?processo e Codice penale costituivano soltanto piccoli ingranaggi del meccanismo delle repressioni, mentre imperava il famigerato «ordine extragiudiziario»?. ?Stalin non scrisse né disse mai nulla contro la giustizia, lo spirito umanitario, la legge?Lui si limitava a dire una cosa e a fare l?esatto contrario?".
> La cosa che più mi fa impazzire è pensare a cosa scrivevano in Italia, dal 1943 in avanti, di quella nazione e del comunismo; e quanto male ha fatto la menzogna della bontà del comunismo all'intelligenza del nostro popolo, e alla nostra democrazia.
"Di vero c?è la prima persona di queste memorie che puntano il dito contro gli assassini rimasti impuniti: quelli che Razgon definisce ?i boia con la laurea. Quelli che stilavano i documenti, che firmavano sotto i vari «sarei del parere », «confermo», «approvo», «accordato»?. Quelli che molti storici per lungo tempo si sono rifiutati di riconoscere colpevoli. Quelli che non sono mai stati imputati in alcun processo e che ?adesso sono tutti pensionati, e per la maggior parte ricevono una pensione da privilegiati e se ne stanno ai giardinetti a guardare, commossi, i bambini che giocano; vanno ai concerti e ascoltano la musica con gli occhi lucidi; li incontriamo alle riunioni, dagli amici, alle cene da conoscenti comuni. Sono vivi e sono tanti?."
> Terribile.
13-14> Grazie Paolo, mi fa piacere. Era giusto scriverne, mi era stato chiesto e sto provando a mantenere la promessa.
La burocrazia sovietica doveva essere qualcosa di infernale, simile all'incubo kafkiano, ma reale. Hrabal è un caro vecchio ricordo...
15> Grazie Patrizia.
Speriamo serva, già. Intanto ribadisco i grandissimi meriti della casa editrice. E' un libro prezioso, questo!
16-17> La storia è piena di bugie, e la cosa strana è che non di rado sia la letteratura a fare luce...
Terribile quello che è accaduto e quello che ci hanno fatto credere per anni, sì.
16. Ci sono tante cose che fanno impazzire. La "menzogna della bontà del comunismo all?intelligenza del nostro popolo, e alla nostra democrazia." è stata forse meno diffusa di quanto pensi. Parlo dell'Italia. Il Comunismo non è stato visto in maniera così benevola, a quel che ricordo, eccetto che dai comunisti, molti dei quali, per altro, ignoravano molto di ciò che accadeva in URSS. (se pensi che ancora oggi agitare lo spettro comunista, anzi il cadavere, contribuisce a portare voti alle elezioni nel nostro paese) Intendo dire che a certi livelli si sapeva, e ad altri no, tutto qua. Ciò che ha fatto e fa male al nostro paese è il non capire che, in ogni caso, sono passati anni, decenni, e che si deve riuscire a giudicare negativamente ciò che è stato negativo, e positivamente il positivo, che sembra una cavolata, ma non lo è.
Il pensiero, di solito, non fa vittime, fino a quando qualcuno pensa di poterci fare i propri porci comodi (ma a quel punto il pensiero è solo una distrazione agitata per non farli vedere, i propri porci comodi).
Pensiamo ad un caso stupido: la tv digitale. Ora, la tv digitale non è una cosa negativa, mi sembra.
Ma poniamo che qualcuno, con anni di anticipo, agiti la distrazione della tv digitale per far sì che una persona sola possa avere il controllo dei canali tv più importanti a livello nazionale (In un paese, il nostro, in cui sondaggi dicono che le persone traggono le notizie dai canali tv).
E, voglio dire, in questo caso fortunatamente non ci sono morti, solo un esempio di come dietro una cosa apparentemente positiva si possano fare i propri comodi.
Tutto questo solo per dire che il Comunismo, il non Comunismo, etc, alla fine ci sono persone che fanno i propri comodi ed agitano cose davanti a sé solo per distrarre, e ci riescono anche bene.
Sono delle persone, a fare di altre persone delle vittime, fosse solo per non essere vittime loro stesse. Voglio dire, se pur di fare delle guerre si prende a pretesto una religione (sottolineo: religione) il cui maggior profeta, l'incarnazione del figlio di Dio, ha detto "Ama il prossimo tuo come te stesso", beh, davvero si capisce come pur di ammazzarci a vicenda va bene qualunque cosa.
Questo mi fa impazzire: l'essere umano.
Perdonate, ritorno ancora con un commento.
Prendete solo l'ultimo paragrafo del mio commento precedente, in fondo era solo quello, ciò che volevo dire.
ciao.
21-22> Sono pienamente d'accordo con te quando scrivi: "Ciò che ha fatto e fa male al nostro paese è il non capire che, in ogni caso, sono passati anni, decenni, e che si deve riuscire a giudicare negativamente ciò che è stato negativo, e positivamente il positivo, che sembra una cavolata, ma non lo è."
Non è una cavolata, non lo è affatto.
L'idea comunista ispirata al comandamento cristiano dell'amare il prossimo come sè stessi, è bella, affascinante e tragicamente poetica. La differenza l'han fatta le persone.
L'essere umano deve avere qualcosa di assolutamente disumano se è riuscito a distorcere questo principio, arrivando al massacro.
verissimo
"Nessuna logica, era tutto assolutamente assurdo. Ma ogni detenuto sperava che presto i vertici si rendessero conto dell?errore. Dell?enorme e gravissimo errore. ?Ci vollero anni perché i sopravvissuti alle fucilazioni capissero che era tutto molto serio e reale. Che quelli lì avevano anche il potere di non rilasciarli, come facevano, neppure dopo il termine prestabilito?.
Anni di delazioni, di sangue, di lavori forzati nella taiga siberiana, di condanne sommate a condanne. Vite spezzate dal gelo, dalla fame e dalla diabolica giustizia sovietica col suo codice penale denso di commi inverosimili, il 16 e il 17 su tutti".
Eh si. complimenti per esserti misurata su un testo del genere, Angela. Non deve essere stato facile. Ricordo quando lessi "Arcipelago Gulag", e la fatica che feci. Fatica perchè certi testi vanno approcciati col giusto stato d'animo. Insomma, non è la classica lettura estiva.
"E non è fantascienza, è il nostro Novecento. Il secolo barbaro che i libri hanno a lungo trasfigurato. Perché il potere riscrive la storia col silenzio. Per decenni ?nulla è stato detto del destino di coloro che morirono per le torture nell?ufficio dell?inquirente, in cella, nell?infermeria della prigione, sui treni o nelle carceri di transito. Niente. Sono scomparsi tutti. E dopo vent?anni arrivava un pezzo di carta dove la data e la causa del decesso erano inesorabilmente false. Di vero c?era una cosa sola: la morte?.
"Di vero ci sono le fosse comuni tra le colline dell?Estremo Oriente, nelle radure tra i boschi di Tambov e Me??era, di cui non è rimasta traccia, né musei angoscianti come ad Auschwitz o a Mauthausen".
Ottima la tua considerazione, e indovinata la scelta di riportatare questi passi. In effetti La Russia vinse la guerra, e poi dominò il mondo occidentale insieme agli Stati Uniti: ciò spiega ma non giustifica i silenzi, e l'assenza dei musei angoscianti.
Un pezzo necessario e ben fatto, Angela. I miei complimenti.
25-26-27> No, decisamente non è stata una lettura estiva, ma ti avevo dato la mia parola e quindi...
Ad Arcipelago Gulag ho preferito i Racconti della Kolyma di cui proverò a scrivere in questi giorni.
Sono contenta abbia apprezzato.
Letto pure io e gran bella recensione. Argomento troppo spesso celato, nascosto, per complicità, necessità politiche, odio puro. complimenti!
Contenta l'abbia letto anche tu. E' un libro che merita!