Lupi Gordiano

Raul o Fidel la sostanza non cambia: il caso Generation Y

Autore: 
Lupi Gordiano

RAÚL O FIDEL LA SOSTANZA NON CAMBIA

Ecco una vera rivoluzionaria, cari compagni rivoluzionari italiani, comunisti un tanto al chilo alla Rizzo e Diliberto, innamorati di Fidel alla Gianni Minà e convinti esportatori di sistemi dittatoriali alla Gianni Vattimo. Ecco una donna che meriterebbe tutta la vostra attenzione, una donna eroica come soltanto le donne sanno esserlo, quando credono in quello che fanno. Ecco una donna della tempra di Haidée Santamaria, Hilda Gadea, Celia Sánchez, cubane d’un tempo che hanno avuto la forza di sovvertire un regime.

Le parole di Yoani rischiano di far tremare il trono dei fratelli Castro, perché questa ragazza di appena 33 anni (l’età di Cristo, che pericolosa analogia!) lancia critiche ironiche e veritiere da un blog molto frequentato come Generacion Y.
Yoani è laureata in filologia, vive all’Avana, è appassionata di informatica e lavora nella redazione telematica del portale Desde Cuba  Il suo blog (www.desdecuba.com/generaciony/) fa discutere perché è controcorrente, si autodefinisce “un blog ispirato a gente come me, con nomi che cominciano o contengono una y greca. Nati nella Cuba  degli anni Settanta - Ottanta, segnati dalle scuole al campo, dalle bambole russe, dalle uscite illegali e dalla frustrazione”. 

Yoani nasce a Cuba nel 1975. Si specializza in letteratura spagnola, filologia ispanica e letteratura latinoamericana contemporanea, nel 1995, nonostante un figlio nato nello stesso anno. Dimostra un caratterino niente male discutendo una tesi incendiaria dal titolo Parole sotto pressione. Uno studio sulla letteratura della dittatura in Latinoamerica. Yoani termina l’università, comprende che il mondo degli intellettuali e dell’alta cultura non fa per lei, ma soprattutto non ha la minima intenzione di fare la filologa. Nel 2000 si impiega presso la Editorial Gente Nueva e si convince - come la maggior parte dei cubani - che con il salario di Stato non può mantenere una famiglia. Decide di continuare il lavoro statale ma comincia a dare lezioni (illegali) di spagnolo ai turisti tedeschi che visitano L’Avana. In quel periodo (come ancora oggi!) molti ingeneri preferiscono guidare un taxi che fare il loro mestiere, alcune maestre tentano di impiegarsi negli alberghi e nei negozi per turisti ti può servire un neurochirurgo o un fisico nucleare.

Nel 2002 Yoani decide di emigrare in Svizzera, ma nel 2004 torna in patria, forse per la nostalgia della sua terra, anche se amici e familiari sconsigliano il rientro. Scopre la professione di informatica, lavoro che fa ancora oggi, si rende conto che il codice binario è più trasparente di quello intellettuale e spera di avere maggior fortuna con il linguaggio html di quanta ne ha avuta con il latino. Nel 2004 fonda insieme a un gruppo di cubani che vivono sull’isola la rivista di cultura e dibattito Consenso. Tre anni dopo lavora come webmaster, articolista e editorialista del portale Desde Cuba. Nell’aprile del 2007 comincia l’avventura del Blog Generacion Y, definito come “un esercizio di codardia”,  perché è uno spazio telematico dove può dire quello che è vietato sostenere nella vita di tutti i giorni. Yoani vive all’Avana insieme al giornalista Reinaldo Escobar, con il quale divide la sua vita da quindici anni, e adesso può dirsi più informatica che filologa.

Yoani Sánchez è un’eroina della nuova Cuba, esponente di una generazione Y che può dar vita a un nuovo esercito ribelle del cyberspazio, senza bisogno di nascondersi tra le montagne della Sierra Maestra. La guerra delle idee può dare buoni frutti, perché i dittatori temono chi pensa con la propria testa e poi non possono rinchiudere le idee in una galera.

Yoani Sanchez aveva fatto sperare in una ventata di democrazia e di libertà per Cuba. Tellus Folio aveva riportato alcuni stralci tradotti dalla rivista, aprendo un dibattito sulla possibilità di un processo di democratizzazione del paese. Yoani Sanchez è stata intervistata in Italia dalle Iene perché il suo blog fa notizia, ha vinto in Spagna l’importante premio giornalistico Ortega y Gasset, ma non potrà andare all’estero per ritirarlo. Lo ha comunicato lei stessa alla stampa, dicendosi dispiaciuta per non aver ottenuto l’autorizzazione governativa per recarsi a Madrid.
La Sanchez non è una dissidente in senso stretto, ma è una persona che ragiona con il proprio cervello, osserva la realtà e critica le cose che non vanno. Tutto questo a Cuba non è gradito. Ne uccide più la penna che la spada, la storia è vecchia, come dice Leonardo Padura Fuentes ne Il romanzo della mia vita: Nessuna poesia rovescerà mai un tiranno. Ma gli lascia un segno, a volte indelebile.  E questo i fratelli Castro lo sanno bene.
Yoani Sanchez ha dovuto chiamare la redazione del quotidiano El Pais, che le aveva assegnato il premio per la categoria “Miglior articolo in Internet”, confermando l’impossibilità del viaggio.

Per chi volesse leggere la bella prosa di Yoani Sanchez consigliamo di visitare il blog: www.desdecuba.com/generaciony.

Non troverete articoli pieni di livore contro il regime, ma considerazioni sulla vita quotidiana e analisi ponderate sulle cose da migliorare per il progresso di Cuba.  In compenso al regime non è piaciuto per niente, al punto di vietare a Yoani ogni contatto con l’estero. Adesso mi spiego perché non ha risposto alle mail nelle quali chiedevo dei racconti da tradurre e pubblicare. Probabilmente non le ha mai lette. A Cuba la censura è molto forte e condiziona la vita dei cittadini che esprimono libere opinioni. Raúl Castro prosegue con i cambiamenti di facciata, solo fumo negli occhi per aprire ai commerci con l’estero e far abolire sanzioni internazionali. I cubani non vogliono telefonini, elettrodomestici, alberghi per tutti, ma una moneta forte e stipendi veri, che permettano libertà effettiva. Inutile liberalizzare cose che la maggiora parte della popolazione non può permettersi di acquistare. A Cuba manca soprattutto la libertà, intesa come possibilità di parlare, muoversi, aggregarsi, scrivere, avere accesso a trasmissioni televisive e stampa, aprire nuovi giornali e far sentire la propria opinione. A me non pare poco.

Gordiano Lupi

www.infol.it/lupi

ISBN/EAN: 
000

Commenti

Yoani Sanchez aveva fatto sperare in una ventata di democrazia e di libertà per Cuba, una giovane blogger che inventa Generacion Y, un sito in lingua spagnola seguito e commentato da tutto il mondo. Tellus Folio aveva riportato alcuni stralci tradotti dalla rivista, aprendo un dibattito sulla possibilità di un processo di democratizzazione del paese. Yoani Sanchez è stata intervistata in Italia dalle Iene perché il suo blog fa notizia, ha vinto in Spagna l?importante premio giornalistico Ortega y Gasset, ma non potrà andare all?estero per ritirarlo. Lo ha comunicato lei stessa alla stampa, dicendosi dispiaciuta per non aver ottenuto l?autorizzazione governativa per recarsi a Madrid.

Gordiano, avevo sentito l'intervista alle Iene, mi era piaciuta molto Yoani. Sul fatto che censurino le mail mi sembra strano. Le avrebbero chiuso il sito, se riuscissero a fare tanto, non credi?

Il resto è una vera tragedia...

Il sito è stato chiuso tutto il giorno. Adesso ha riaperto. Sì, censurano le mail, purtroppo. Le bloccano.

Gordiano

Dal Blog di Yoani Sanchez
http://www.desdecuba.com/generaciony/
7 maggio 2008
Como si fuera poco, ayer me han dado un nuevo galardón. El que he recibido lleva un titulo de película del sábado: ?la blogger cautiva? y consiste en no dejarme viajar a Madrid para la ceremonia del premio Ortega y Gasset. Los que me lo otorgaron no han querido dar su nombre y su apellido, aunque en este Blog hemos llegado a mencionarlos como ?ellos?. Son esos que, desde un uniforme militar, manejan nuestros derechos ciudadanos y no dan explicaciones sino que imparten órdenes.
No creía merecer tantas atenciones, pero si los funcionarios insisten, acepto esta nueva distinción. Olvidan ellos que en el ciberespacio mi voz puede viajar sin límites, salir y entrar sin pedir permiso? No importa si mantienen retenido mi pasaporte. Desde hace un año tengo otro que en el acápite de nacionalidad exhibe una breve palabra: ?blogger?.

Come se fosse poco ieri mi hanno dato un nuovo premio. Quello che ho ricevuto porta un titolo da pellicola del sabato: ?la blogger prigioniera? e consiste nel non lasciarmi andare a Madrid per la cerimonia del premio ?Ortega y Gasset?. Quelli che me lo consegnarono hanno voluto dare il loro nome e cognome, anche se in questo blog siamo arrivati a menzionarli come ?loro?. Sono quelli che, dietro un?uniforme militare, maneggiano i nostri diritti di cittadini e non danno spiegazioni ma impartiscono ordini.
Non credevo di meritare tanta attenzione, però se i funzionari insistono, accetto questa nuova distinzione. Loro dimenticano che nel cyberspazio la mia voce può viaggiare senza limiti, uscire ed entrare senza chiedere permesso? Non importa se trattengono il mio passaporto. Tra un anno ne avrò un altro che porterà scritto come nazionalità una breve parola: ?blogger?.
Traduzione di Gordiano Lupi
www.infol.it/lupi

Dal Blog di Yoani Sanchez
http://www.desdecuba.com/generaciony/
10 aprile 2008
La utopia impuesta
Habito una utopía que no es mía. Ante ella, mis abuelos se persignaron y mis padres entregaron sus mejores años. Yo, la llevo sobre los hombros sin poder sacudírmela.
Algunos que no la viven intentan convencerme ?a distancia- que debo conservarla. Sin embargo, resulta enajenante vivir una ilusión ajena, cargar con el peso de lo que otros soñaron.
A los que me impusieron ?sin consultarme- este espejismo, quiero advertirles, desde ahora, que no pienso heredárselo a mis hijos.

La utopia imposta
Abito un?utopia che non è la mia. Davanti a essa, i miei nonni si sacrificarono e i miei genitori consegnarono i loro migliori anni. Io, la porto sopra le spalle senza potermela scrollare di dosso.
Alcuni che non la vivono tentano di convincermi - da lontano - che devo conservarla. Senza dubbio, risulta alienante vivere un?illusione estranea, accollarsi il peso di ciò che altri sognarono.
A coloro che mi imposero - senza consultarmi - questo miraggio, voglio avvertirli, da subito, che non penso di lasciarlo in eredità ai miei figli.
Traduzione di Gordiano Lupi
www.infol.it/lupi

Yoani Sánchez ? dal Blog Generacion Y
http://www.desdecuba.com/generaciony/
10 maggio 2008
La capital de ¿todos? los cubanos
Tengo veinte minutos para llegar del Parque Central hasta una pequeña Galería ?cercana a la Plaza Vieja- donde un amigo expone sus cuadros. Si intento seguir a pie me perderé la parte del discurso inaugural y el pintor naif no me lo perdonará. Capturo un bicitaxi y le ofrezco diez pesos porque vaya a toda rueda. El ciclista me mira alegrándose de las pocas libras que tendrá que cargar y tararea un reggaetón que dice ?le gusta el bate a la mujer del pelotero, le gusta la carne a la mujer del carnicero? y la del bombero me está pidiendo fuego??.
Ya estamos en marcha y durante el trayecto me siento como una estirada señorona subida en palanquín. Aligero mi culpa pensando que si no fuera yo, el pobre chofer habría tenido que cargar un par de gordos que también le hacían señas. No he salido del remordimiento cuando éste desatiende el timón y me pregunta: ?¿Eres de La Habana??. Confirmo mi origen citadino y con ojos codiciosos me dice ?Yo soy de Guantánamo. Estoy buscando alguien que se case conmigo para que me ponga en el registro del carné de identidad. ¿Estás soltera??
Lo directo de la propuesta me deja abrumada. Quiero explicarle que ya tengo pareja, que no poseo una propiedad donde inscribirlo y salvarlo de la deportación. Se me ocurre aclararle que mi barrio está muy próximo a esa torre -en forma de pirulí truncado- donde se alberga el poder, lo cual hace extremadamente complicado domiciliar una nueva persona. Todos los argumentos para negarme a tan súbito pedido de matrimonio se los resumo en uno breve ?No puedo?.
El hombre me mira como si lo estuviera condenando al centro de retención de ?ilegales? por el que ya ha pasado. El mismo sitio de donde salen ómnibus cada semana para extraditar, junto a un acta de advertencia, a los que están ?sin papeles? en La Habana. Su mirada me hace sentir culpable de haber nacido en esta ciudad achacosa y exclusiva, coqueta con el turismo internacional y ceñuda con los compatriotas de otras provincias.
Estoy a punto de cambiar de idea y casarme con él, pero llegamos al lugar de la exposición y mi amigo el pintor me salva del anillo de bodas.
La capitale di tutti? I cubani
Ho venti minuti per arrivare al Parque Central fino a una piccola galleria - vicina alla Plaza Vieja - dove un mio amico espone alcuni suoi quadri. Se voglio proseguire a piedi perderò la parte inaugurale del discorso e il pittore naif non me lo perdonerebbe mai. Catturo un bicitaxi e gli offro dieci pesos perché vada a tutta velocità. Il ciclista mi guarda rallegrandosi delle poche libbre che dovrà trasportare e canticchia un reggaetón che fa ?le piace la mazza alla moglie del battitore, le piace la carne alla donna del macellaio? e quella del pompiere mi sta chiedendo fuco??.
Siamo già in marcia e durante il tragitto mi sento come una superba signora alzata sopra una portantina. Alleggerisco la mia colpa pensando che se non fossi stata io, il povero autista avrebbe dovuto caricare un paio di grassoni che anche loro gli facevano cenni. Non sono ancora uscita dal rimorso quando l?autista trascura il timone e mi chiede: ?Sei dell?Avana??. Confermo le mie origini cittadine e lui con occhi bramosi mi dice: ?Io sono di Guantánamo. Sto cercando qualcuno che si sposi con me, perché mi inserisca nel registro della carta di identità. Sei nubile??.
Una proposta così diretta mi lascia imbarazzata. Voglio spiegargli che ho già un compagno, che non possiedo una proprietà dove poterlo iscrivere e salvarlo dalla deportazione. Devo chiarirgli che il mio quartiere è troppo vicino a quella torre - in forma di cono rovesciato troncato - dove risiede il potere, che rende estremamente complicato domiciliare una nuova persona. Tutti gli argomenti per negarmi a una tale repentina proposta di matrimonio li riassumo in un conciso ?Non posso?.
L?uomo mi guarda come se lo stessi condannando al centro di ritenzione degli ?illegali? dal quale è già passato. Lo stesso luogo da dove escono autobus ogni settimana per estradare, insieme a un atto di avvertenza, coloro che sono ?senza documenti? all?Avana. Il suo sguardo mi fa sentire colpevole di essere nata in questa città malaticcia ed esclusiva, civetta con il turismo internazionale e accigliata con i compatrioti di altre province.
Sono sul punto di cambiare idea e sposarmi con lui, però siamo arrivati al luogo della esposizione e il mio amico pittore mi salva dall?anello di matrimonio.
Traduzione di Gordiano Lupi - www.infol.it/lupi

Tutta la mia solidarietà a Yoani. Poco altro da dire - ma tanto da fare.

Yoani Sánchez ? dal Blog Generacion Y
http://www.desdecuba.com/generaciony/
2 maggio 2008
El miedo al paso atrás
Elsa se ha comprado un nuevo DVD-player y una olla de presión eléctrica, pero su marido le advierte que debe esperar un poco para abrirse una línea de móvil. Él, que ha visto cosas que estremecen, recuerda todavía la última ?operación maceta? de los años noventa. En esa ocasión a su hermana la acusaron de enriquecimiento ilícito y le confiscaron dos aires acondicionados, un carro y algunos efectos electrodomésticos. Por eso, le aconseja a su mujer que no se deje llevar por el entusiasmo del consumo, generado por las últimas medidas aprobadas por el gobierno.
En su paranoia el matrimonio especula sobre supuestas listas con los nombres de quienes compran los nuevos artículos aparecidos en el mercado. Por sí o por no, Elsa ha puesto cada nuevo objeto a nombre de un miembro diferente de la familia. Así la niña de siete años es legalmente la dueña de la olla, mientras que el varón -de doce- ostenta el título de propietario del lector de DVD. El abuelo, que apenas oye, será el que aparezca en el contrato del celular, si se deciden a tenerlo. Ninguno debe aparentar que ha empezado a acumular más productos de los que le permite su salario.
La cautela no es exclusiva de Elsa y su desconfiado esposo, sino que se extiende entre los campesinos temerosos de que las parcelas de tierra que hoy les dan en usufructo, sean - cuando ya estén productivas y libres de marabú- nuevamente nacionalizadas por el Estado. También los que no han podido saltar sobre el colchón de un hotel, desconfían que la nueva entrada de nacionales a esos recintos pueda revertirse en cualquier momento.
El comprensible temor al paso atrás nos mantiene en vilo ante cada nuevo anuncio. Cualquiera pensaría que se trata de un exceso de sigilo por nuestra parte, pero los antecedentes hablan por sí solos. Los más prudentes esperaremos por el temido proceso de rectificación, mientras que los incautos son arrastrados por el arrebato de los cambios.

La paura del passo indietro
Elsa si è comprata un nuovo lettore DVD e una pentola a pressione elettrica, però suo marito l?avvisa che deve aspettare un po? per aprire una linea di telefono cellulare. Lui, che ha visto cose che fanno tremare, ricorda ancora l?ultima operazione ricchi degli anni Novanta. In questa occasione sua sorella fu accusata di arricchimento illecito e le vennero confiscati due condizionatori, un auto e alcuni elettrodomestici. Per questo consiglia a sua moglie di non lasciarsi prendere dall?entusiasmo del consumo, generato dalle ultime misure approvate dal governo.
Nella sua paranoia la coppia medita sulle supposte liste con i nomi di coloro che comprano i nuovi articoli comparsi sul mercato. Per il sì o per il no. Elsa ha intestato ogni nuovo oggetto a nome di un distinto membro della famiglia. Così la bambina di sette anni è legalmente proprietaria della pentola, mentre il maschio - di dodici - ostenta il titolo di proprietario del lettore DVD. Il nonno, che sente a fatica, sarà quello che comparirà nel contratto del cellulare, se decideranno di prenderlo. Nessuno deve poter dimostrare che lei ha cominciato ad accumulare più prodotti di quelli che permette il suo salario.
La cautela non è esclusiva di Elsa e del suo diffidente sposo, ma si estende tra i contadini timorosi che gli appezzamenti di terra che oggi vengono loro concessi in usufrutto, potranno essere - quando già saranno produttivi e liberi dalle erbacce - nuovamente nazionalizzati dallo Stato. Anche coloro che non sono potuti saltare sopra il materasso di un hotel, sospettano che il nuovo accesso di cittadini a questi recinti possa essere revocato in ogni momento.
Il comprensibile timore del passo indietro ci mantiene in incerta attesa prima di ogni nuovo annuncio. Chiunque potrebbe pensare che da parte nostra si tratta di un eccesso di circospezione, però i precedenti parlano da soli. Noi che siamo più prudenti aspetteremo per il temuto processo di rettificazione, mentre gli incauti sono trascinati dall?impulso dei cambiamenti.

Traduzione di Gordiano Lupi - www.infol.it/lupi

Desde allá arriba
Dal Blog di Yoani Sánchez ? Generación Y
26 Maggio 2008
Una nueva línea de ómnibus circula por las calles habaneras desde hace algunas semanas. Con un color rojo intenso, grandes anuncios y una insólita planta superior, esta nueva ?nave espacial? se desplaza por las principales arterias en un recorrido que cuesta cinco pesos convertibles. Sus clientes son aquellos turistas interesados en un paseo condensado por los principales lugares de nuestra urbe. Magnífica oportunidad para esos que prefieren mirar desde el segundo piso lo que a ras de suelo se ve totalmente diferente.
Achicharrados bajo el fuerte sol de mayo, aprietan los obturadores de sus cámaras y se mantienen a salvo de las alcantarillas rotas, las aceras derruidas y los perros sarnosos que conforman mi paisaje urbano. Mientras, nosotros observamos la guagua biplanta como si hubiese salido de un folleto de viajes a New York o a Tokio. Desde los asientos de ?allá arriba? los rostros felices de los viajeros nos hablan de una Habana que sólo ellos parecen ver. La verdad es que no me asombra tanta miopía, pues los efectos, sobre la visión, que ocasiona un refrescante mojito, son harto conocidos.
Al verlos en su azotea rodante, evoqué a un vecino que un día me interrogó ?¿Cuál es la diferencia más visible entre un turista y un cubano?? En mi simplicidad, le enumeré las cremas solares, las guías Lonely Planet y los spray contra mosquitos? pero no. La respuesta era más evidente: ?Un turista siempre mira hacia arriba. Se queda embobecido con la arquitectura, los vitrales, arcos y columnas; pero nosotros los cubanos caminamos atentos a los huecos que harían peligrar nuestros tobillos?. Aunque se trata de una de esas exageraciones que termina en cliché, me parece que este ómnibus de dos pisos se encamina en la misma dirección del chiste de mi vecino. Desde allá arriba, ya no hay nada que se interponga entre los ojos de esos turistas deslumbrados y los edificios de más de un siglo. Ni siquiera nosotros ?meros extras en este decorado- somos un estorbo para que disfruten de aquello que está por encima de nuestras cabezas.

Da lassù in cima
Una nuova linea di autobus circola da qualche settimana per le strade avanere. Con un colore rosso intenso, grandi annunci e un insolito piano superiore, questa nuova ?nave spaziale? si sposta lungo le principali arterie in un percorso che costa cinque pesos convertibili. I suoi clienti sono quei turisti interessati a una visita condensata dei principali luoghi della nostra città. Magnifica opportunità per coloro che preferiscono guardare dal secondo piano ciò che a livello del suolo si vede in maniera totalmente diversa.
Arrostiti sotto il forte sole di maggio, stringono gli otturatori delle loro macchine fotografiche e si mettono in salvo dalle fogne rotte, dai marciapiedi distrutti e dai cani rognosi che modellano il mio paesaggio urbano. Mentre noi osserviamo l?autobus a due piani come se fosse venuto fuori da un opuscolo di viaggi a New York o a Tokio. Dai sedili della parte superiore i volti felici dei viaggiatori ci parlano di un?Avana che soltanto loro sembrano vedere. La verità è che non mi stupisce tanta miopia, perché gli effetti, sulla percezione, che provoca un rinfrescante mojito sono fin troppo noti.
A vederli in quella terrazza rotante, mi è venuto in mente un vicino che un giorno mi domandò: ?Qual è la differenza più visibile tra un turista e un cubano??. Nella mia semplicità, gli enumerai le creme solari, le guide Lonely Planet e lo spray contro le zanzare? però non è così. La risposta era più evidente. ?Un turista guarda sempre verso l?alto. Resta stupefatto dall?architettura, dalle vetrate, dagli archi e dalle colonne; mentre noi cubani camminiamo facendo attenzione alle buche che potrebbero mettere in pericolo le nostre caviglie?. Anche se si tratta di una di quelle esagerazioni che finisce per diventare un luogo comune, mi pare che questo autobus a due piani segua la stessa direzione della battuta del mio vicino. Da lassù in cima, non c?è più niente che si frapponga tra gli occhi di quei turisti meravigliati e gli edifici più vecchi di un secolo. Neanche noi - semplici comparse in questa scenografia - siamo un ostacolo perché possano godere di ciò che si trova sopra le nostre teste.
Traduzione di Gordiano Lupi - www.infol.it/lupi

Nota del traduttore.
Yoani affronta il tema dei turisti pronti a salire su tranquillizzanti torpedoni che mostrano il meglio della vecchia Avana. La città più affascinante del mondo si è rifatta il trucco, come una vecchia dama d?altri tempi, per affrontare stranieri in rapida visita ai luoghi più importanti. Tutto è in ordine, ma solo nella scenografia di facciata, che va dal Capitolio al Malecón, passa per Coppelia e La Rampa, termina in Piazza della Rivoluzione. Il turista non viene condotto alla scoperta della desolazione, delle case cadenti, dei cani magri e rognosi, dei bambini sporchi e delle case fatiscenti. Il nuovo autobus a due piani si presta bene all?operazione mistificazione, il turista guarda in alto senza capire e torna a casa per raccontare l?ultimo paradiso comunista. Non ce l?ho con il turista, badate bene. Sono stato uno di loro. E me ne vergogno. Ce l?ho con chi conosce la verità e utilizza televisione, stampa e altri media possibili per propagandare menzogne. Ce l?ho con chi afferma che stare dalla parte di Cuba vuol dire sostenere il regime. No davvero. Sostenere Cuba significa diffondere pensieri coraggiosi come quelli di Yoani Sánchez, che possono portare un vero cambiamento. (Gordiano Lupi)

Ottimo contributo, amice Gordiano.
Grazie di cuore.

LE RIFLESSIONI DI FIDEL PROSEGUONO
GIOIA MINUTI LE TRADUCE

http://www.granma.cu:80/italiano/2008/mayo/lun26/reflexiones.html

Gioia Minuti traduce un articolo - fiume di Fidel Castro comparso sul Granma del 25 maggio per far conoscere al mondo l?opinione del vecchio dittatore sul recente discorso di Obama. Il candidato democratico alle presidenziali statunitensi ha detto che lotterà per la libertà di Cuba e ha assicurato che manterrà l?embargo.
Castro si ribella con forza a questa prospettiva di democratizzazione forzata e lo fa con parole che vorrei leggere in spagnolo, perché la traduzione della Minuti è così mal fatta da rasentare l?incomprensibilità. La riflessione di Fidel si limita alla demagogia di sempre, come da copione cita Bolívar che duecento anni fa lottò per l?unità dell?America Latina e José Martí che cento anni fa lottò contro l?annessione di Cuba agli Stati Uniti. Tutta qui la replica. La misma mierda de siempre, direbbe un cubano. E siccome mi sono preso la briga di dare voce a chi non può parlare, ragiono come un cubano, a costo di diventare volgare.
La scelta di Gioia Minuti si giustifica da sola: stare dalla parte del più forte, assecondare il potere, fare in modo che tutti sappiano cosa pensa Fidel. La mia scelta, invece, è dalla parte dei deboli. Preferisco dare voce a Yoani Sánchez, vera rivoluzionaria che racconta i problemi reali della gente. Un giornalista deve rendere conto ai lettori e alla propria coscienza delle scelte fatte. La mia è serena.
Fidel Castro afferma (nella pedestre traduzione della Minuti): ?Gli Stati Uniti di oggi non hanno nulla in comune con la Dichiarazione dei Principi di Filadelfia, formulata da 13 colonie che si ribellarono contro il colonialismo inglese. Oggi costituiscono un gigantesco impero che in quei tempi non passava per la mente dei suoi fondatori. Non cambiò nulla per gli indios e per gli schiavi. I primi furono sterminati mentre la nazione si estendeva e i secondi continuarono a essere oggetto di aste nei mercati - uomini, donne e bambini - durante quasi un secolo, anche se tutti gli uomini nascono liberi e uguali, come afferma la dichiarazione??. La Cuba del 2008, invece, ha qualcosa in comune con gli ideali di libertà, democrazia, uguaglianza e solidarietà che unirono il popolo contro la dittatura di Batista? Fidel Castro ricorda di aver condotto una lotta non comunista per formare l?uomo nuovo? Mi sembra troppo facile puntare il dito contro l?altrui pagliuzza e non vedere il trave nascosto nel proprio occhio.
Fidel Castro contesta le accuse di Obama. Non è vero che la Rivoluzione cubana è anti democratica e carente di rispetto di libertà e diritti umani. ?La Rivoluzione fu il prodotto del dominio imperiale e non ci possono accusare d?averla imposta? aggiunge Castro. La colpa di tutto sarebbe degli Stati Uniti e dell?embargo, senza di loro la Rivoluzione sarebbe stata più democratica?
Castro tocca il ridicolo quando cita le percentuali bulgare con cui a Cuba vengono eletti i rappresentanti politici. ? Siamo stati eletti con la partecipazione di più del 90% degli elettori? non la ridicola partecipazione che molte volte, come negli Stati Uniti, non raggiunge il 50% degli elettori??. Non si fa cenno dei metodi con cui gli elettori vengono convinti a votare e neppure di come si svolgono certe votazioni plebiscitarie durante le quali è impossibile scegliere candidati diversi da quelli imposti dal partito.
Castro procede con una serie di domande che invito a leggere direttamente dal pezzo della Minuti. Sono i soliti discorsi di sempre. Accusa il presidente statunitense di ordinare uccisioni nel mondo, di torturare, di fare terrorismo di Stato, di destabilizzare Cuba con la Ley de Ajuste, di incentivare politiche razziste, di compiere retate, di portare via cervelli dai paesi poveri, di intervenire con la forza dove ritiene opportuno e di investire in armi.
Castro conclude che Obama non conosce Cuba, paese dove i programmi d?educazione, salute, sport, cultura e scienze applicate, sono in primo piano. Cuba è un paese solidale ed eroico che lotta da anni contro un odioso blocco economico.
?La nostra Rivoluzione può convocare decine di migliaia di medici e tecnici della sanità e può ugualmente convocare in massa maestri e cittadini disposti a marciare verso qualsiasi angolo del mondo per qualsiasi nobile proposito, non per usurpare diritti o conquistare materie prime? conclude Castro.
Gioia Minuti dà voce a una serie di affermazioni apodittiche basate su badilate di retorica. Il dittatore parla di Cuba come fosse un paradiso in terra dove tutti sono felici e solidali, aiutano i popoli in difficoltà e nessuno si lamenta. L?unico problema di Cuba sarebbero gli Stati Uniti. Nessun accenno a una volontà di cambiare in senso democratico, nessuna indicazione sui problemi economici, nessuna affermazione sui diritti civili e sulle libertà negate, nessun passo indietro nei confronti di un economia che costringe un popolo a una vita di truffe e di inganni.
Cuba è un paese con un assurdo doppio sistema monetario che rende tutti poveri e in balia delle rimesse degli emigranti. Cuba è un paese dove si finisce in galera per esprimere un?opinione difforme da quella del regime. Cuba è un paese dove si deve arrivare alla fine del mese con cinque dollari di stipendio. Cuba è un paese dove i signori del regime fanno la bella vita ai danni dei poveri. Cuba è un paese dove non esiste nessun tipo di libertà. L?elenco non è esaustivo?
Fidel Castro non sa fare di meglio che sventolare ancora una volta il fantasma yankee. Peccato che non ci creda più nessuno. A parte Gioia Minuti e pochi altri che hanno trovato l?America nella Rivoluzione Cubana.

Gordiano Lupi
www.infol.it/lupi

Yoani Sánchez

CUBA LIBRE

Vivere e scrivere all'Avana

Traduzione e cura di Gordiano Lupi - www.infol.it/lupi

IN LIBRERIA DAL 15 APRILE

Yoani Sánchez si definisce una semplice cittadina, ma in realtà è una vera rivoluzionaria, una donna che lotta con tutte le sue forze per far conoscere le se idee all'interno di una società che non ammette anticonformismo. Le sue parole sono frecciate ironiche che danno vita a un blog molto frequentato come Generación Y e servono da stimolo per inaugurare un nuovo corso per l'ultimo baluardo comunista. Purtroppo i suoi commenti vengono letti soltanto all'estero, perché a Cuba il blog risulta oscurato ed impossibile collegarsi.
Yoani è laureata in filologia, vive all'Avana, è appassionata di informatica e lavora nella redazione telematica della rivista indipendente Desde Cuba (http://www.desdecuba.com/). Il suo blog (http://desdecuba.com/generaciony_it) fa discutere perché racconta le frustrazioni quotidiane e le ordinarie mancanze di una Cuba al di là delle ideologie. L'autrice definisce Generación Y come "un blog ispirato a gente come me, con nomi che cominciano o contengono una y greca. Nati nella Cuba degli anni Settanta - Ottanta, segnati dalle scuole al campo, dalle bambole russe, dalle uscite illegali e dalla frustrazione".
Yoani nasce a Cuba nel 1975. Nel 1995 si specializza in letteratura spagnola, filologia ispanica e letteratura latinoamericana contemporanea, nonostante la nascita di un figlio. Dimostra un caratterino niente male discutendo una tesi incendiaria dal titolo Parole sotto pressione. Uno studio sulla letteratura della dittatura in Latinoamerica. Terminata l'università, comprende che il mondo degli intellettuali e dell'alta cultura non è cosa per lei, ma soprattutto non ha la minima intenzione di fare la filologa. Nel 2000 si impiega presso la Editorial Gente Nueva e comprende che con il salario di Stato non può mantenere una famiglia. Decide di continuare il lavoro statale ma si mette dare lezioni (illegali) di spagnolo ai turisti tedeschi che visitano L'Avana. Non è la sola. Molti ingegneri preferiscono guidare un taxi che fare il loro mestiere, alcune maestre tentano di impiegarsi negli alberghi e nei negozi per turisti puoi essere servito da un neurochirurgo o da un fisico nucleare. Nel 2002 Yoani decide di emigrare in Svizzera, ma dopo due anni torna in patria, forse per la nostalgia della sua terra, anche se amici e familiari sconsigliano il rientro. Nel 2004 fonda, insieme a un gruppo di cubani che vivono sull'isola, la rivista di cultura e dibattito Consenso. Tre anni dopo lavora come webmaster e giornalista del portale Desde Cuba. Yoani vive all'Avana insieme al giornalista Reinaldo Escobar e con lui divide la sua esistenza da oltre quindici anni. Può dirsi più informatica che filologa, ma la sua cultura letteraria è molto utile nel 2007, quando comincia l'avventura del Blog Generacion Y, definito come "un esercizio di codardia", perché è uno spazio telematico dove può raccontare la sua realtà e dire ciò che è vietato sostenere nella vita di tutti i giorni.
I suoi brevi racconti sono dei bozzetti a metà strada tra la metafora e il realismo più crudo, immersi nella vita quotidiana delle due anime di Cuba, ricchi di riferimenti a scrittori del passato dimenticati dalla cultura ufficiale, come Padilla, Cabrera Infante, Arenas e Lima. Yoani sogna una Cuba trasformata in un luogo dove ci si possa fermare a un angolo e gridare: "In questo paese non c'è libertà di espressione!". Perché vorrebbe dire che le cose sono cambiate e si può cominciare a pronunciare la parola libertà. Si dichiara disponibile a scambiare gli alimenti somministrati con la tessera del razionamento alimentare per una cucchiaiata di diritti civili, una libbra di libertà di movimento e due once di libera iniziativa economica. Percorre le strade di due città diverse, quella dei membri del partito, dei generali, dei dirigenti di Stato e quella della povera gente che vive nella desolazione dei quartieri periferici, nelle casupole cadenti e nei rifugi costruiti per i senza tetto. Vive un'utopia che non è più la sua e non vorrebbe lasciarla in dote ai suoi figli, analizza le contraddizioni di chi fatica a mettere insieme il pranzo con la cena ma sogna vestiti di marca e profumi. Assiste alle fughe di personaggi famosi e di semplici cittadini esasperati, critica il governo per le promesse disattese, ricorda il passato e analizza lo stato deplorevole della cultura di regime. Yoani si scaglia contro il doppio sistema monetario e narra la realtà del mercato nero, unica fonte di sostentamento, perché la maggioranza dei cubani vive di ciò che i venditori informali portano nelle loro case. L'informazione di regime è un altro bersaglio da colpire, perché non è vero che tutto è sotto controllo e che i problemi vengono sempre superati da una rivoluzione solida e forte. Il libro - blog di Yoani Sánchez è uno spaccato di vita che rappresenta con realismo la Cuba contemporanea, lontano da condizionamenti ideologici, ma dalla parte del cittadino che giorno dopo giorno è costretto a inventare il modo per sopravvivere.
Yoani Sánchez è un'eroina della nuova Cuba, esponente di una generazione Y che può dar vita a un nuovo esercito ribelle del cyberspazio, zona franca sicura e inaccessibile che può trasformarsi in una nuova Sierra Maestra. La guerra delle idee può dare buoni frutti, perché i dittatori temono chi pensa con la propria testa e non possono rinchiudere le idee in una galera.

Gordiano Lupi
www.infol.it/lupi

VERSIONE ITALIANA DEL BLOG GENERACIÓN Y di YOANI SÁNCHEZ
http://desdecuba.com/generaciony_it/ - Traduzione di Gordiano Lupi ? www.infol.it/lupi

I suoi brevi racconti sono dei bozzetti a metà strada tra la metafora e il realismo più crudo, immersi nella vita quotidiana delle due anime di Cuba, ricchi di riferimenti a scrittori del passato dimenticati dalla cultura ufficiale, come Padilla, Cabrera Infante, Arenas e Lima. Yoani sogna una Cuba trasformata in un luogo dove ci si possa fermare a un angolo e gridare: "In questo paese non c'è libertà di espressione!". Perché vorrebbe dire che le cose sono cambiate e si può cominciare a pronunciare la parola libertà. Si dichiara disponibile a scambiare gli alimenti somministrati con la tessera del razionamento alimentare per una cucchiaiata di diritti civili, una libbra di libertà di movimento e due once di libera iniziativa economica. Percorre le strade di due città diverse, quella dei membri del partito, dei generali, dei dirigenti di Stato e quella della povera gente che vive nella desolazione dei quartieri periferici, nelle casupole cadenti e nei rifugi costruiti per i senza tetto. Vive un'utopia che non è più la sua e non vorrebbe lasciarla in dote ai suoi figli, analizza le contraddizioni di chi fatica a mettere insieme il pranzo con la cena ma sogna vestiti di marca e profumi. Assiste alle fughe di personaggi famosi e di semplici cittadini esasperati, critica il governo per le promesse disattese, ricorda il passato e analizza lo stato deplorevole della cultura di regime. Yoani si scaglia contro il doppio sistema monetario e narra la realtà del mercato nero, unica fonte di sostentamento, perché la maggioranza dei cubani vive di ciò che i venditori informali portano nelle loro case. L'informazione di regime è un altro bersaglio da colpire, perché non è vero che tutto è sotto controllo e che i problemi vengono sempre superati da una rivoluzione solida e forte. Il libro - blog di Yoani Sánchez è uno spaccato di vita che rappresenta con realismo la Cuba contemporanea, lontano da condizionamenti ideologici, ma dalla parte del cittadino che giorno dopo giorno è costretto a inventare il modo per sopravvivere.

Gordiano