Rammstedt Tilman

L'imperatore della Cina

Autore: 
Rammstedt Tilman

“12 gen. Caro Harold, ho molto freddo. gli uccelli hanno fatto tanto chiasso oggi che hanno cacciato via il sole. è ancora buio tanto buio che me lo sento nello stomaco. e ho tanto freddo nelle ossa perché il sole non è sorto. vorrei che sorgesse e facesse caldo. non mi piace tanto freddo.”

È un frammento tratto dal racconto “Sto buona” inserito in “Canto della neve silenziosa” di Hubert Selby Jr pubblicato nel 1986 e uno dei libri a cui sono maggiormente legato e si tratta di una delle lettere che una donna internata in un ospedale psichiatrico scrive al marito. Sono lettere di un tale dolore che ogni volta che le rileggo ne esco distrutto ma anche invidioso della capacità di Selby di trasformare in parole il dramma di questa donna e madre. 

Non ho ancora trovato una spiegazione valida del perché io mi sia ricordato di quel racconto mentre leggevo il romanzo del scrittore tedesco classe ‘75 Tilman Rammstedt “L’imperatore della Cina” vincitore nel 2008 del premio Ingeborg Bachman anche perché le lettere che il giovane protagonista scrive sono di tutt’altro tenore rispetto a quelle della donna internata ma si tratta comunque di lettere indirizzate a destinatari che non si sa nemmeno se esistano veramente (è uno dei dubbi lancinanti che mi ha sempre lasciato il racconto di Selby) e scritte per cercare una via di fuga da una situazione disperata, per spirito di sopravvivenza, per superare il dolore e il fallimento di una vita intera e forse anche perché chi le scrive vive in universi concentrazionari inspiegabili e lontani universi interni da molti di noi, folli qualcuno potrebbe dire, posti folli per cosiddetti folli, prigioni entro cui si viene rinchiusi o seppellitti: una in un ospedale psichiatrico, l’altro sotto il tavolo della propria casa a fingere di essere partito per la Cina insieme al nonno ormai morto.

Protagonista del libro è Keith, un ragazzo che viene da una famiglia strana, con dei fratelli presenti ma assenti: “Non so davvero con quanti dei miei fratelli sono davvero imparentato. Ma si parte dal presupposto che con la maggior parte di loro ho in comune almeno un genitore.” (pag. 19) ma soprattutto con un nonno che lo sceglie come fido compagno di vita. Non c’è un padre, non c’è una madre se non in un vago ricordo infantile, ma ci sono le giovani amanti, chiamate nonne, che il nonno porta a casa a ritmo continuo fino ad abbandonarle. Un nonno con un braccio solo che flirta quotidianamente con la morte:

“Fin nei primissimi ricordi che ho di lui, mi guarda con serietà e dice “Presto non ci sarò più”, e poi mi fa vedere tutti i possibili oggetti che avrei potuto ereditare dopo la sua morte, il dipinto a olio con i cavalli al galoppo, il tagliacarte a forma di pugnale, il portacenere girevole, tutte cose che allora guardavo con grande ammirazione.” (pag. 13)

e che sembra non invecchiare mai ma improvvisamente la sua mente e il suo fisico sembrano come incepparsi ed allora questo vecchio impossibile comincia a dimenticare, ad assumere una quantità sproporzionata di medicine e come ultimo, disperato gesto di rassegnato affetto, i nipoti gli regalano la possibilità di un viaggio ed il sorteggiato per accompagnarlo, e poteva essere solo così, è ancora una volta Keith che si troverà di fronte alla scelta del nonno di partire per la Cina. In Cina non ci andranno mai fisicamente e sarà forse il nonno ad imbarcarsi in questa folle impresa non riuscendo però nemmeno a superare i confini della Germania e morendo solo come un cane. 

Tutti però pensano che nonno e nipote siano partiti veramente per la Cina e come può Keith fornire motivate giustificazioni per un viaggio mai compiuto? E allora a Keith, incapace di dire la verità, non resta che fingere, nascondersi, inventare una storia ma inventarne una proprio bella di storia, una di quelle che sembrano uscite da un libro d’avventura e allora dopo aver ricevuto dal nonno la penultima cartolina di un viaggio immaginario fra ritagli di giornale, ecco che Keith comincia a narrare lui stesso di un viaggio immaginario in Cina scrivendo lettere su lettere ai fratelli ed inventando, inventando senza sosta episodi, personaggi, discussioni, ricordi, costruendo su un foglio bianco un rapporto d’amore impossibile con quel nonno irraggiungibile, irascibile, sconosciuto, oppressivo e in questo modo la storia di una separazione, di un addio mai pronunciato si trasformerà nella storia di un ricongiungimento figlio della letteratura e delle sue infinite possibilità, diventerà così l’atto d’amore purissimo e tenerissimo che un giovane dona a quell’unica figura, che una volta persa, s’accorge essere davvero importante per lui, tanto importante da offrirgli l’inaspettata occasione di compiere una svolta nella propria vita. 

“L’imperatore della Cina” è un romanzo dal sapore naif ma a mio avviso mai lezioso, costellato da frasi e passaggi che sanno quasi di zucchero filato o di qualunque altro cibo o bevanda che abbia allietato i momenti migliori della vostra infanzia o adolescenza e che ricorda per l’atmosfera sognante il mondo incantato portato sul grande schermo da Tim Burton con “Big Fish” dove a essere protagonisti erano un padre e un figlio che si riavvicinano solo in prossimità dell’atto finale. È un romanzo sul desiderio di raccontare una storia e raccontarla senza freni, senza aver paura di esagerare, riempiendone i buchi con la magia che scaturisce dall’invenzione dai sentimenti ed ecco che esplode una vita normale nella sua mancanza di banalità e costellata di episodi dolorosi, d’improvvisi slanci d’amore, di scoperte e fallimenti, dell’amore che questo nonno provava per una donna grassissima che lavorava in un circo, di una casa di riposo per artisti del circo inabili al lavoro dove imparare a rinascere e rimettersi in cammino. Forse la sola nota stonata nel romanzo è il personaggio di Franziska, l’ultima amante del nonno ma in seconda battuta anche di Keith, che si rivela essere una figura eccessivamente sopra le righe e la sua assenza non avrebbero causato eccessivi scompensi ad un romanzo che scorre rapidissimo con il suo piacevole (almeno per quanto mi riguarda) gioco di divagazioni fra presente, passato e quelle lettere che ci restituiscono una Cina immaginaria e dal gusto Lonely Planet e stereotipi a go-go (tutto quello che sapete sulla Cina qui lo troverete, dalla Città proibita alla Grande Muraglia, dall’esercito di terracotta al vero cibo cinese) ma che l'autore sa confezionare come un racconto d'avventura in stile ottocentesco.

Confesso che era davvero da tempo che non rimanevo così coinvolto e commosso da una storia in fin dei conti lieve ma dove, almeno per una volta, il protagonista non cerca di ricostruire una storia vera, affondando fra scartoffie che contengono chissà quali segreti sconvolgenti ma se la inventa di sana pianta secondo i propri gusti ( ed esigenze) riuscendo forse a dar vita ai sogni irrealizzati del nonno e l’autore è bravissimo nel farci respirare quell’amore per la letteratura che offre infinite occasioni di riscatto, di ripartenze, di vite diverse ma anche occasioni per riflettere e anche piangere perché la vita reale è purtroppo quella incontrata da Keith in un ospedale di provincia davanti al cadavere del nonno che non ha la forza di riconoscere perché troppo grande è il dolore. 

Qualche lettore forse rintraccerà nel finale aperto ipotesi diverse, più dolorose e senza futuro per questo ragazzo, anche io ci ho pensato, lo ammetto, ma almeno per una volta lasciatemi pensare ad un lieto fine, almeno per questa volta, perché è così che le cose questa volta devono andare.

Edizione esaminata e brevi note:

Tilman Rammstedt (1975), scrittore tedesco. Suona con i Fön. "L’imperatore della Cina" ha vinto nel 2008 il PREMIO INGEBORG BACHMANN. È considerato tra i più interessanti e promettenti autori tedeschi della nuova generazione.

Tilman Rammstedt, "L'imperatore della Cina", Del Vecchio Editore, 2011. Titolo originale "Der Kaiser von China", 2008. Traduzione di Carolina D'Alessandro.

Andrea Consonni, ottobre 2011

ISBN/EAN: 
9788861100398

Commenti

[L'imperatore della Cina] Un

[L'imperatore della Cina] Un bel romanzo tedesco. 

E qui tutte le schede della Del Vecchio.

[L'imperatore della Cina]

[L'imperatore della Cina] Ieri una persona che stimo tantissimo ha scritto del libro di Selby "Canto della neve silenziosa". Sembrerà voluto ma mentre leggevo questo libro tedesco la questione delle lettere mi ha ricordato proprio il suo racconto. Sono due libri completamente diversi ma questa faccenda delle lettere mi ha davvero colpito nell'intimo.

[Rammstedt] in home!

[Rammstedt] in home!

[L'imperatore della Cina] Sì,

[L'imperatore della Cina] Sì, ho letto, stavo per segnalarlo. Grazie! 

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[imperatore della cina] clausola ispirata e fiabesca, and - bel pezzo.  L'ennesimo. Migliori settimana dopo settimana, formidabile.

[Imperatore della Cina -

[Imperatore della Cina - letteratura lingua tedesca] Lascio il link di un articolo pubblicato su Nazione Indiana a proposito di letteratura di lingua tedesca:

http://www.nazioneindiana.com/2011/10/14/foto-di-gruppo-con-scrittore/