Pynchon Thomas

Vineland

Autore: 
Pynchon Thomas

DRUGS DON’T WORK
(E così, TRP, ho deciso. Voglio fumare le tue ceneri)

1990. Quarto romanzo di Thomas Pynchon, pubblicato a diciassette anni di distanza da “L’arcobaleno della gravità”, “Vineland” è un romanzo finto: un’astuta confezione editoriale cucita attorno a quel che rimane del portabandiera del postmoderno americano: uno spaventapasseri. Opera finta come finta è l’identità di Thomas Pynchon, artificio editoriale yankee, eterno pseudonimo di un collettivo di eruditi goliardi in vena di satira lit-pop oppure vigliacco che non s’è mai fatto guardare in faccia dal pubblico e dalla critica, nascosto come una zecca nelle casette ricche dell’America Imperialista. Che tanto critica e tanto denigra, ma tanto bene interpreta. Come un bravo voyeur. Certe zecche andrebbero stanate e costrette alla luce: al confronto, all’onestà, alla dialettica. Soprattutto quando si tratta di zecche sproloquianti, retoriche e logorroiche, capaci di merda d’artista di circolazione planetaria – a questo punto, inspiegabile.

In questo libro, a differenza – e che differenza: era l’unica cosa che teneva vivi i disordini strutturali e i deliri dell’autore – dalle opere prime, Pynchon scrive male. Sciatto, e quando popolano quando pretenzioso. Scoordinato. O scrive cose discretamente stupide. E non alludo soltanto alla nauseante – dico sul serio – valanga di reminiscenze catodiche: alludo a passi come questo: “e il cazzo rizzo di Vond era ormai diventato il manubrio mediante il quale lei, scaraventata entro il futuro nel grande videogame della vita, avrebbe tentato di destreggiarsi fra gli azzardi e gli ostacoli, evitare, sterzando, i mostri in picchiata e schivare i proiettili alieni, di game in game, di anno in anno, tornata di nuovo a uscire di casa dopo il coprifuoco, dimenticandosi di telefonare a casa, mentre la provvista di gettoni scema via via, (…) e dai a giocare, a giocare di niente” (p. 340). Il joystick – diverso dagli odierni joypad, come la mia generazione ricorda – come metafora del cazzo? Ma che metafora del cazzo. Mr Pynchon, brizzolato guardone, restava al di là del vetro delle sale giochi a lumare vite che non avrebbe conosciuto né compreso mai.

Pynchon scrive estraneo alle torrenziali digressioni storiche (dove sono finite?) del primo romanzo e alle parentesi storico-ludiche del secondo (la cifra stilistica autoriale smarrita: e adesso? adesso, il niente d’autore): è autoreferenziale (comparsata di Mucho Maas, personaggio già ampiamente secondario ne “L’incanto del lotto 49”, marito di Oedipa: cfr p. 358, divorziato, oggi è il “Conte Drugula” – e indovinate perché) e mantiene solo un’attitudine comune al passato. Quella più sbagliata: l’inserimento di canzoncine, mentula canis, con intento vario (commento; coro; enfasi, in generale, su un contenuto). Canzoncine sue, quando va bene.

Ma che dio mi fulmini se oggi un editor avallerebbe mai stupidità del genere in una collana di narrativa, pure tutta una speculazione, di esordienti italioti:  
Il Bardo Thodol, ovvero Il libro dei morti tibetano, ci assicura che l’anima appena trapassata spesso non vuole ammettere – anzi nega con veemenza – di essere morta davvero, essendo scivolata tanto liscia entro la nuova dimensione da non scorgere alcuna differenza fra la bizzarria della vita e la bizzarria della morte, e questo fenomeno (…) viene oggi accentuato dalla Televisione, la quale, a furia di mostrarci film di guerra, guardie e ladri, ha finito per banalizzare la Morte stessa” (p. 253). A me cascano i coglioni.

Un po’ di trama!

Ecco. “Vineland” è il nome di una inesistente, amena località californiana; il nome potrebbe essere un omaggio agli antichi insediamenti vichinghi in America (cfr. almeno la saga di Vollmann), “Vineland”, o – secondo wiki en – l’ennesimo atto di reverenza nei confronti di Nabokov (cfr. “Ada o ardore”, Andrey Vinelander). Nella ridente cittadina vive – è il 1984! Orwell si rivolta nella tomba – un residuato bellico della parentesi hippy, Zoyd Wheeler, tizio che campa di sussidio statale per inesistente disagio mentale, alleva una figliola, Prairie, per la misteriosa sparizione della moglie, Frenesi Gates (ah! I nomi parlanti. Ma che brillante), in un contesto di rara imbecillità: televisiva, musicale, poliziesca e… in una parola, una parola chiara per tutti. Americana.

Adesso vi regalo un esempio di italian job, come dicono gli yankee. Perché anche noi quando ci mettiamo a fare marchette mica scherziamo. Ecco, volevo parlarvi di una bella pagina italiana firmata dall’allora cinquantenne Giovanni Pacchiano, su “Epoca” (che nome adatto, per un periodico). È l’esempio di come falsare totalmente il valore e il significato di un libro: tracciandone coordinate semplificanti e snaturanti. Io vi direi di spendere gli 8 euro e 26 centesimi dell’edizione BUR solo per scoprire di quali meraviglie è capace la critica italiana ufficiale, quando vuole: nutritevi di “Vineland”, tornate a leggere questo mio irritato scritto, e poi meditate assieme a me. Meditate quanto segue come fosse un buon vino. Annata, 1990. Quella del gol del Principe agli yankee.

A voi, Giovanni Pacchiano – fonte: quarta di copertina BUR (acronimo ormai desueto. Congetturo: che si tratti di un’onomatopea, per… ?). Vai, Pacchiano! Oh one, two, & one two three four…

“Il mito del viaggio come conoscenza, le immagini ossessive di cinema e tivù, un linguaggio vorticoso e frenetico. La saga di un mondo al capolinea, tra effetti psichedelici e paranoia di vivere”. 

Quale mondo al capolinea? Il suo? Quali effetti psichedelici? Quale conoscenza?
Karma Police, Arrest This Man. He Talks in Maths. He’s Like a Detuned Radio.

Calma. Fatemi dire ancora due cose. Due cose sulle prime pagine, perché fanno abbastanza ridere. Zoyd fuma spinelli. Si traveste da donna per gabbare lo Stato, e farsi versare il sussidio: e giù grandi risate, quando fa a pezzi una parete solo apparentemente di vetro, davanti alle telecamere della Tv. Hot Wheeler!
Un barman gli dice: siamo come bigfoot. Passa il tempo ma noi non cambiamo. Nonostante le riprese di “Star Wars”, qua dietro, mica ci siamo montati la testa. No. Ma Zoyd è uno che la sa lunga. Hippie sì, ma non integralista. Scopriremo Tex Wheeler. E ancora, un Ente Morale per la Video Educazione e Riabilitazione: per disintossicare i “tele-patici”. Giuro. Ha scritto così, lui o il traduttore. Non indago. Mi sganascio. Ah! Non mancano quattro cazzate sul karma, paranoia sullo spionaggio (cfr. p. 91, ma anche tutto il secondo romanzo), ludiche letture di Dio (“computerista dilettante”, p. 110) e i “Thanatoids”: sì, Pynchon, conosci il greco.

Aoristo. In quegli anni, oh yankee doodle (keep it up!), gli americani affrontavano il ridicolo trapasso dall’ex presidente attore Reagan alla dinastia Bush (non vi invidio: noi abbiamo uno di voi, Berlusclown). Pynchon soffre molto per i tagli alla spesa pubblica, e trova modo di accostare Nixon a Reagan come artefici del male patito dal popolo americano (e non solo, eh?) dimenticando che una propaganda politica così qualunquista e sciocca, personalistica ed estranea all’intelligenza (chi più crede alla politica e ai partiti: chi ha mai creduto nei partiti e nei politici yankee?) non serve a niente, nemmeno ad agevolare le confezioni editoriali di questi giochetti. Oddio, forse serve ad avvicinare il popolino. Dicci, Ruggles, com’è andata?

A remengo.  Aridatece "Duluth".

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE

Thomas Ruggles Pynchon (Glen Cove, Nassau, Long Island, NY 1937), scrittore e saggista americano. Esiste solo nelle sue opere: non si concede al pubblico. Studiò Fisica e Letteratura Inglese alla Cornell University, si arruolò in Marina. “V.”, apparso nel 1963, è il suo primo romanzo; in precedenza, aveva pubblicato solo racconti. Il primo è stato "The Small Rain", apparso nel Cornell Writer nel maggio 1959. È la bandiera della Letteratura postmoderna.

Thomas Pynchon, “Vineland”, Rizzoli, Milano, 1991.
Traduzione di Pier Francesco Paolini.

Prima edizione: “Vineland”, Little, Brown & Company, 1990. 

Approfondimento in rete: Wiki ita / PynchonWiki / Random House / Book Forum / Pynchon Notes / The Modern World / Carmilla / Fantascienza.com / Hyper Arts / San Narciso College / Zam / Miserabili

 

Gianfranco Franchi, “Lankelot”. Agosto 2008.

 

Altro Pynchon in Lankelot:

Pynchon Thomas

ISBN/EAN: 
9788817202725

Commenti

Bah.

Devo dire che speravo meglio. Mah. Mi tengo DFW.

Se Gravity Rainbow non si rivela un capolavoro, io comincio una serie di attacchi frontali a questi segaioli che per anni hanno inventato il falso mito di questo oscuro mestierante.
Vanno schiaffeggiati. Basta.

Difficile districarsi con quel che dicono i critici. Nelle tue note è scritto "La bandiera della..." eppure c'è chi prende ad esempio "I nomi" di DeLillo, per parlare di post-moderno. Altri dicono di Gaddis, che pongono, se non sbaglio, sul confine tra moderno e post-moderno.
Che poi magari. Prendi McCarthy, si è cominciato a parlarne in Italia solo da pochi anni (XXI secolo), ed è del '33. Capirci qualcosa, è un tuffo nell'oscuro.

DeLillo mi sembra tutta un'altra storia, per ragioni credo abbastanza comprensibili. Quanto a Gaddis, non vedo l'ora di poterne parlare a dovere con voi tutti, ma non dipende da nessuno dei presenti, per adesso:).

Abbiamo bisogno di letterati americani - magari accademici - che vengano qui a orientarci e a mappare la scena. La nostra volenterosa editoria ha fatto molto, e ha fatto molta confusione. Era inevitabile.

Comunque, è stata un'esperienza formativa, TRP.
Ancora un pezzettino poi andiamo oltre. A dovere;).

Mi sto sganasciando in sti giorni a ogni puntata di Franchi legge Pynchon. Ancora, ancora!

" Frenesi Gates (ah! I nomi parlanti. Ma che brillante)"
In effetti Palahniuk lo era stato molto di più (brillante) in Cavie, facendo scegliere ai protagonisti i propri nomi e spiegandone le ragioni nella prima pagina.

8,9. Ne manca solo uno, "Mason & Dixon" e "Against The Day" me li risparmio e credo sia rimasto poco da scoprire, a questo punto. Naturalmente, su certi giornali/webzine vi diranno il contrario: favoloso sperimentatore, etc. Ok.

9. CP, ci piace.

11. gusti diversi.

JUST. Radiohead.

Can't get the stink off
He's been hanging round for days
Comes like a comet
Suckered you but not your friends
One day he'll get to you
And teach you how to be a holy cow

You do it to yourself, you do
And that's what really hurts
Is that you do it to yourself
Just you and no one else
You do it to yourself
You do it to yourself

Don't get my sympathy
Hanging out the 15th floor
You've changed the locks three times
He still comes reeling through the door
One day I'll get you
And teach you how to get to purest hell

You do it to yourself, you do
And that's what really hurts
Is that you do it to yourself
Just you, you and no one else
You do it to yourself
You do it to yourself

You do it to yourself, you do
And that's what really hurts
Is that you do it to yourself
Just you, you and no one else
You do it to yourself
You do it to yourself.. yourself.. yourself..

http://it.youtube.com/watch?v=R5X7HKxpiQA

"ho deciso. Voglio fumare le tue ceneri"
Che piglio!! :)

"Opera finta come finta è l?identità di Thomas Pynchon, artificio editoriale yankee, eterno pseudonimo di un collettivo di eruditi goliardi in vena di satira lit-pop oppure vigliacco che non s?è mai fatto guardare in faccia dal pubblico e dalla critica, nascosto come una zecca nelle casette ricche dell?America Imperialista. Che tanto critica e tanto denigra, ma tanto bene interpreta. Come un bravo voyeur. Certe zecche andrebbero stanate e costrette alla luce: al confronto, all?onestà, alla dialettica. Soprattutto quando si tratta di zecche sproloquianti, retoriche e logorroiche, capaci di merda d?artista di circolazione planetaria ? a questo punto, inspiegabile."

Attacco frontale.
Stroncatura su tutta la linea. E all'opera e all'autore (o agli autori? Boh!)
Ci vuol carattere per andare fino infondo in una lettura così poco piacevole e tirarne fuori pagine del genere. Controcorrente, scevro da qualsiasi timore riverenziale.
Grande Franco!!
Come sempre.

OT: curiosità a margine. Perchè i commenti sono in blu?

15. Massì, ora prendo un po' di respiro e prima di fine mese affronto il Capolavoro - a detta di tanti - Gravity's Rainbow, e poi chiudo i giochi. Il giudizio, per adesso, oscilla tra mediocrità e pretenziosità, quindi è negativo. Con le eccezioni chiarite:).

Commenti in blu? Su firefox mi sembrano normali. No?

Qualcosa mi dice che neppure la lettura di Gravity?s Rainbow ti esalterà...

(No, con Explorer i commenti di questa pagina risultano tutti in blu)

mmm.
La soluzione del problema dovrebbe essere evidenziare l'ultima riga del post - modificandolo - e colorarla di nero; quando wordpress legge l'ultima riga colorata di blu giallo etc, allora passa i commenti a quel colore corrispondente...

fai una prova

Fatto! Ora è ok.
(Caspita se conosci bene vizi e virtù di wordpress!!)

:). tutto ciò che è software è prevedibile: zero o uno.
Gli errori dei software hanno sempre una soluzione. Il computer è stupido come un uomo. Un maschio, dico:).

Bella la specificazione ;)
Una donna forse non è tanto diversa, volendo restare in tema potrebbe essere paragonata ad un computer con qualche virus che complica un po' le cose, rendendendola più pedante e meno prevedibile.

E ti pare poco?:)

(in realtà il virus è altrettanto prevedibile. La donna è un software interdetto e perplesso, pieno di dubbi e di cautele. Molto sentimentale)

:)

Contro il giorno finito. recensione entro domani su lankelot.

come qualcuno saprà io sono sull'altro lato della barricata eretta da franchi attorno a pynchon.

spero che la recensione sia comprensibile.

certo che però che quando ti ci metti gianfranco!

:).
Aspetto, aspetto...

[pynchon-vidal] Gore Vidal,

[pynchon-vidal] Gore Vidal, patriarca delle lettere a stelle e strisce, sa essere cattivo. Celebre il giudizio sull’"Arcobaleno della gravità", capolavoro di Thomas Pynchon, re del postmoderno: «Sospetto che l’energia necessaria per leggerlo sia maggiore di quella occorsa a Pynchon per scriverlo».

Fonte: http://www.ilgiornale.it/cultura/colpi_bassi/25-09-2010/articolo-id=4757...

[Pynchon - Vidal] Come al

[Pynchon - Vidal] Come al solito la cattiveria di Franchi si fa notare. Ah ah ah ah 

[pynchon-vidal] :))))

[pynchon-vidal] :))))