Pynchon Thomas

Contro il giorno

Autore: 
Pynchon Thomas

"E' sempre notte, altrimenti non ci servirebbe la luce" (Thelonius Monk)

Leggere uno qualunque dei romanzi o racconti di Thomas Pynchon significa accettare molteplici sfide correndo il volontario rischio di perderle tutte quante. Accettare, forse, di sentirsi raggirati. Di sentirsi degli stupidi. Di guardarsi allo specchio e ritrovarsi più ignoranti di prima. Degli illetterati. Accettare il rischio di uscirne disgustati e sormontati da una valanga di dubbi sulla qualità dei suoi scritti, sulla sua persona, sull'alone di fede che circonda questo scrittore misterioso. I suoi romanzi non sono per tutti anche se in molti amano citarlo snobisticamente, vantarsi di averlo letto e magari i suoi libri te li mostrano pure quando finisci nelle loro case come se averlo letto possa garantire un posto sicuro nell'olimpo dei letterati o di potenziali ottimi scrittori. Mi è successo, credetemi, mi è successo innumerevoli volte. Fra quei pochi che non possono realmente fare a meno di lui, misterioso o no che sia, ci sono io.

Ho accettato anni fa la sfida di sganciarmi dal mondo reale, di staccare la spina dalla razionalità degli eventi, dagli spostamenti terrestri, dalla gravitazione terrestre, dalla consequenzialità, dalla logicità. Mi sono reso disponibile a non arrestarmi di fronte all'apparenza, a forzare la comprensione del linguaggio, a sentirmi trascinato in vicende che poco e tanto hanno a che fare con questo Mondo, a rimettermi sul banco di scuola privato e correre alla ricerca di vicende storiche, nomi, teorie di cui nulla o poco sapevo, a considerare ogni possibilità. Grazie a Thomas Pynchon ho potuto continuare a sognare.

"Against the day" / "Contro il giorno", ultimo romanzo di Thomas Pynchon, arriva otto anni dopo l'ostico "Mason & Dixon" pubblicato nel 1998, ambientato nel XVIII secolo poco prima della Rivoluzione Americana e dedicato, ma non solo, alla tracciatura della linea di confine fra Maryland e Pennsylvania ad opera dell'astronomo Charles Manson e dell'agrimensore Jeremiah Dixon, confine che sarà poi quello fra Nord e Sud durante la Guerra di Secessione statunitense.

"Contro il giorno" si snoda lungo un arco di tempo che va dal 1893, anno della Mostra Internazionale di Chicago, fino agli anni successivi alla Prima Guerra Mondiale, correndo da un capo all'altro di un mondo dove ci si può imbattere nel West, in particolare la cittadina di Telluride nel Colorado (stato fra l'altro del massacro di Sand Creek nel 1863 ai danni degli Cheyenne) scosso dai conflitti fra minatori innamorati del verbo/azione anarchici e padroni (il West lo vedremo poco dopo riprodotto agiograficamente solo in quella Hollywood dipinta nelle ultime pagine del libro, dove, pensate, si rifugiò pure il mitico Wyatt Earp o nei Wild West Show di Buffalo Bill derisi dai sovrani austriaci) ormai giunto al capolinea di una linea ferroviaria (simbolo non troppo celato dell'industrializzazione divoratrice, osteggiata non a caso dai nativi, la cui costruzione fu foraggiata dai potentati economici nascenti) che trasporta negli angoli più remoti migliaia di migranti sfuggiti dall'Europa, sia per farli lavorare sia per ricacciarli il più lontano possibile dopo aver deciso di ribellarsi al potere, ed armi e truppe per sedare le rivolte e permette il rapido spostamento di merci da un capo all'altro del continente:

"...c'era una guerra fra due eserciti in piena regola, ciascuno con la sua catena di comando e i suoi obiettivi strategici a lungo termine - un'altra guerra civile con la differenza del treno, che adesso attraversava tutti i vecchi confini ridisegnando la nazione esattamente nella forma e nelle dimenzioni della rete ferroviaria, in qualunque direzione essa potesse correre. Lui se ne era già accorto fin dallo sciopero di Pullman, a Chicago, con le truppe federali che pattugliavano le strade, la città al centro di venti o trenta ferrovie a irradiarsi con le loro interconessioni all'esterno, verso il resto del continente. In momenti più folli, a Lew il reticolo d'acciaio sembrava fosse un organismo vivente che cresceva di ora in ora rispondendo a qualche comando invisibile" (pag. 191);

la Siberia lacerata dalle fiamme per la caduta dell'asteroide su Tunguska; una Venezia magica di calle, isole e con il campanile di San Marco ancora in piedi ma prossimo a crollare durante un conflitto aereo nel 1902 (anche se la versione ufficiale parla di un crollo per motivi strutturali); le città di Gottinga e Ostenda sedi di diatribe matematiche e fisiche che rivoluzioneranno il corso della storia; la Torino nel grande balzo industriale, con le prime manifestazioni operaie e l'insorgere del fascismo; i Balcani dai confini labili e perennemente in guerra; il Messico in piena rivoluzione coi vari Porfirio Diaz, Francisco Madero, Pancho Villa, Emiliano Zapata; la Londra di cricket e assassini seriali; la Vienna che celebra sforzosamente gli ultimi anni dell'Impero; le steppe orientali che custodiscono il segreto di Shangri-La (dal libro di James Hilton e anche titolo di una famosa canzone dei Kinks "Now that you've found your paradise // This is your Kingdom to command // You can go outside and polish your car // Or sit by the fire in your Shangri-la // Here is your reward for working so hard // Gone are the lavatories in the back yard // Gone are the days when you dreamed of that car // You just want to sit in your Shangri-la) ) o Shambhala che nel buddhismo è una città mitica situata nei pressi dell'Himalaya e decine di altri luoghi reali o immaginari che siano. 

Lungo questi vent'anni Pynchon ci lega ad una storia (l'anima di Faulkner aleggia come sempre sopra i suoi scritti) che nessuna diga riesce a contenere: il filone principale del libro è dedicato alle vicende della famiglia Traverse, con il capostipite Webb Traverse, minatore anarchico in Colorado, che piazza bombe per contrastare l'egemonia delle Compagnie (erano gli anni della propaganda col fatto, anni di Emile Henry che in tribunale prima di essere decapitato dichiarò "Nella guerra da noi dichiarata alla borghesia non chiediamo pietà. Diamo la morte e sappiamo subirla.", di Gaetano Bresci, della strage di Haymarket, di Czolgosz che uccise il presidente statunitense Mckinley) che proprio per il suo operato e l'alone di leggenda che lo circonda, verrà ucciso da due sicari, Deuce Kindred e Sloat Fresno al soldo del magnate Scarsdale Vibe (la scena del ritrovamento del cadavere del padre issato su un patibolo in mezzo al deserto riecheggia la consueta giustizia sommaria nel West resa famosa dai tribunali fasulli del Giudice Bean e del Giudice Parker e più nell'immediato alla prigione di Guantanamo o alle impiccagioni ai ganci delle gru in Iran) . Seguiremo così le vicende della stoica moglie Mayva, dei suoi tre figli maschi, Reef, Frank e Kit sulla strada di una vendetta familiare che si protrarrà, per anni lungo l'Europa, il Medio Oriente, il Messico, le praterie statunitensi, col piccolo Kit, che in un frangente della sua vita finirà per accettare di essere finanziato negli studi matematica (il vettorismo) proprio da Scarsdale Vibe (diventerà amico del figlio e compagno di studi) e della figlia Lake che finirà per sposarsi proprio con uno dei due sicari del padre, Deuce.

Troppo semplice? All'apparenza: perchè ora immaginate la saga dei Traverse è solo una delle tante tracce nel libro perchè nel corso della narrazione i Traverse si incontreranno/scontreranno/innamoreranno con personaggi come Foley Walker, l'attendente/consigliere spirituale ed economico di Scarsadale Vibe; Lew Basnight, un detective privato impiegato in un primo tempo contro i sovversivi e che finirà per entrare in crisi una volta arrivato in Colorado; Yashmeen Halfcourt, un'aristocratica inglese innamorata della matematica e del sesso; "La Compagnia del Caso" guidata da Randolph St. Cosmo e che non è altro che una simpatica combriccola (persino col cane parlante e avido lettore, Pugnax) di viaggiatori volanti, imbarcati sull'aeronave Inconvenience, fra cielo e galassia, sopra le disgrazie di una Terra sempre più sconvolta da guerre e sofferenze e protagonista di una serie di libri d'avventura; l'omosessuale Cyprian Latewood che tanta importanza avrà nella vita di Yashmeen e Reef Traverse; Merle Rideout, un fotografo itinerante, con la figlia Dahlia che s'innamorerà di Kit e tanti altri come il professore/scienziato/inventore Nikola Tesla (che qualcuno si ricorderà nel film "The Prestige" impegnato proprio fra le montagne del Colorado in una delle sue invenzioni) contrapposto al più famoso Thomas Edison; il professore Heino Venderjuice; il figlio e i fratelli di Scarsdale Vibe e poi terroristi, poliziotti, investigatori, maghi italiani, esploratori, ufficiali austriaci, spie di ogni gernere, matematici, fisici, sette quaternioniste, neo-pitagorici, combattenti balcanici, viaggiatori nel tempo, predicatori religiosi della rivolta etc etc. L'elenco sarebbe sterminato ed è quasi impossibile in poche righe narrare di tutti i legami che si intrecceranno fra i vari protagonisti senza soluzione di continuità con un linguaggio denso e ironico, punteggiato qua e là dalle canoniche e divertenti canzoncine (chiaro è che un libro di Pynchon si apprezzerebbe molto di più nell'originale). "Contro il giorno" è un romanzo che va alla ricerca di una speranza da conquistare nella lotta. O almeno è questo che ci ho visto io.

Thomas Pynchon non sceglie a caso l'epoca in questione: la fine del XIX secolo è l'inizio della fine di un certo tipo di mondo, decretato poi dalla Prima Guerra Mondiale "Se una nazione vuole preservare se stessa, quali altri passi farà, se non mobilitare e andare in guerra?" (pag. 976) (certamente non positivo o idealizzato stupidamente), votato al progresso illuministico e il sopraggiungere di uno nuovo dominato dalla tecnologia divoratrice, dalla meccanizzazione, dal denaro che compra il futuro, dalla velocità a tutti i costi che disumanizza i rapporti fra gli individui con la scusa di volerli aiutare, di un mondo che rende schiavi di lavori sottopagati, a catena, senza senso e i cui frutti finiscono nelle mani di personaggi come Scarsadale Vibe. Un mondo che è quello dove viviamo noi oggi.

 

E così i viaggi nel tempo, la ricerca di "sostanze" miracolose che permettono di accedere a mondi paralleli, sono l'illusione/speranza di poter trovare un mondo migliore, il paradiso perduto di Shambala dove la vita ha senso di essere vissuto e dove il dolore è assente.

Quelli erano gli anni dell'avvento degli Stati Uniti che avevano compiuto la loro corsa verso l'Ovest e il definitivo affermarsi dell'American Dream sorto su una Rivoluzione fondata in prima battuta su motivi economici e non certo su istante libertarie, sulla distruzione delle popolazioni native e sull'utilizzo di masse di diseredati provenienti dall'Europa e dai territori dell'est sconvolti dalla guerra civile (i cosidetti pionieri) che nella stragrande maggioranza dei casi dovettero soccombere agli interessi economici delle Corporations.

Ai detrattori potrà apparire il romanzo di un settantenne un po' rincoglionito, mai uscito completamente dalla stagione dei fiori, del Peace & Love (sogno tradito ed analizzato in "Vineland") e dedito all'uso di sostanze lisergiche che obnubilano la mente (e di droghe di ogni tipo in "Contro il giorno" ce ne sono parecchie) ma non è così, è invece il romanzo di un uomo che sa bene in quale paese vive e gli orrori commessi dal proprio paese e ben chiare sono le accuse rivolte: dalle guerre combattute in nome alla democrazia, ai soprusi compiuti sulla propria gente (a una lettura più semplice si potrebbe ridurre il conflitto fra minatori e padroni a una semplice lotta di classe) per arricchire quei pochi che ancora oggi detengono le vere redini del potere nel mondo.

Un romanzo massimalista ma di un grande intimismo perchè Pynchon non può proprio smettere di credere nella semplicità dei rapporti umani, nei legami, nella bellezza non solo umana ma anche di quella Natura distrutta da miniere, fabbriche, strade, nella speranza che posso esistere un giorno un mondo migliore di quello attuale..

E così Contro il giorno si chiude "Presto vedranno l'indicatore di pressione che comincia a scendere. Sentiranno cambiare il vento. Inforcheranno gli occhiali affumicati per la gloria di quello che sta arrivando a dividere il cielo. Volano verso la grazia" (pag. 1127) aprendosi a quello che è stato e sarà "L'arcobaleno della gravità": "Un grido s'avvicina, attraversando il cielo. E' già successo prima, però niente di paragonabile adesso."

Edizione esaminata e brevi note

Thomas Ruggles Pynchon (Glen Cove, Nassau, Long Island, NY 1937), scrittore e saggista americano. Esiste solo nelle sue opere: non si concede al pubblico. Studiò Fisica e Letteratura Inglese alla Cornell University, si arruolò in Marina. “V.”, apparso nel 1963, è il suo primo romanzo; in precedenza, aveva pubblicato solo racconti. Il primo è stato "The Small Rain", apparso nel Cornell Writer nel maggio 1959. 

Thomas Pynchon : "Contro il giorno", Rizzoli, Milano, 2009

Prima edizione: "Against the day",  Penguin Press, 2006.

Approfondimento in rete: Wiki ita / PynchonWiki / Random House / Book Forum / Pynchon Notes / The Modern World / Carmilla / Fantascienza.com / Hyper Arts / San Narciso College / Zam / Miserabili

Altro Pynchon in archivio Lankelot: qui.

 

Andrea Consonni

ISBN/EAN: 
9788817025805

Commenti

come promesso.

aspetta che adatto il titolo (cognome nome) e infilo il tag "narrativa";)

Intanto, ti dico - ottima intro (personale, trascinante) e ottima contestualizzazione, qui:

""Against the day" / "Contro il giorno", ultimo romanzo di Thomas Pynchon, arriva otto anni dopo l?ostico "Mason & Dixon" pubblicato nel 1998, ambientato nel XVIII secolo poco prima della Rivoluzione Americana e dedicato, ma non solo, alla tracciatura della linea di confine fra Maryland e Pennsylvania ad opera dell?astronomo Charles Manson e dell?agrimensore Jeremiah Dixon, confine che sarà poi quello fra Nord e Sud durante la Guerra di Secessione statunitense."

applausi

Letto. Bella scheda:). Non leggerò mai più niente di nuovo di TP, come sai, la scorsa estate l'impresa è stata abbastanza sconfortante e molto deludente. Ma non mi stancherò mai di leggere recensioni, saggi, schede e impressioni di lettura dei suoi libri, perché a questo punto mi affascinano molto di più dei suoi stessi romanzi. Credo sia l'unico caso in cui preferisco i lettori all'autore. Siete stati voi lettori - chiaramente: i lettori forti, artisti voi stessi, o addetti ai lavori - a decretarne la grandezza. Grandezza che, come sai, per quanto mi riguarda non ha nessuna ragione di esistere.
Siete voi il mio Pynchon.

ave caro,
gf

io però i suoi dentoni li avevo da piccolo.

Succede per me con Morselli, ho cercato i suoi libri ma non riesco a leggerli. Eppure i tuoi scritti sono davvero belli. Credo che la bellezza della letteratura stia proprio in questo.

:).
C'è una differenza, però. Morselli è stato un uomo in carne e ossa, è esistito; Pynchon deve ancora dimostrare di essere esistito, e di essere in vita. E Morselli è leggibile, è razionale, è capace di giostrare stili e generi differenti ma non è mai alogico, mai gratuitamente sperimentale, mai portato a deviare concentrazione e sguardo del lettore dalla trama. Morselli non è un frullato di storie, ottocentonovanta in 1200 pagine; Morselli è confederazione di generi;) Ben diverso.

Ma sai anche Pynchon esiste, in carne ed ossa, certo lui non fa nulla per mostrarsi ma non ci vedo il problema. Non credo sia un eremita nel senso di lontano da tutto e tutti. Forse vuole solo stare lontano da "noi", dalle attenzioni. Io me lo sento vicino anche per questo. Sai, io, in realtà, non l'ho mai trovato difficile in quel senso Pynchon, il suo linguaggio l'ho trovato subito fruibile, fin dalla prima lettura, difficili sono forse alcune "teorie" vere o false che siano. Sulla concentrazione, non sono d'accordo, io in realtà non mi perdo. Una volta una persona mi ha detto, "che significa perdersi in un labirinto, se sei nel labirinto?". sembrerà una cazzata ma è così. Io, un libro che ho trovato ecco confusionario e che mi faceva perdere la concentrazione era Il signore degli anelli.

Ora rimarrò qualche ora a pensare a questa frase: "che significa perdersi in un labirinto, se sei nel labirinto??

Non credo di averla capita fino in fondo, ci devo pensare:)

ti omaggio, caro
gran bel lavoro

7. Morselli non l'ho mai visto. E neppure Andrea Consonni. Secondo me non esistono.
8. Naaa. Il signore degli anelli non è così confusionario.
9. Ma ora, non dico Borges, ma l'Ende di Lo specchio nello specchio?
ma ci si perde solo in ciò che sappiamo? e soprattutto, ma avete mai visto Matrix? e che significa perdersi in un labirinto, se sei un labirinto?

Di Pynchon non ho ancora letto niente, nonostante mi incuriosisca da anni. Probabilmente quando morirò farò mettere un suo libro nella bara, magari riuscirò a leggerlo, che dite?
ciao a entrambi.

in effetti, ho appena chiesto ad andrea consonni come se la passa, mi ha detto che sta parlando con morselli di libri.

eppure io continuo a ritenere Il signore degli anelli l'opera più ostica della mia vita.

11. Forse perché l'hai finito. Io non l'ho fatto, e ti assicuro che fino a metà non era confusionario. Mi dispiace sapere che dopo lo diventa (-:

Ma sono comunque contento di leggerti.

no, no, l'ho mollato dopo trecento pagine.

13. ah ecco. quindi più o meno la festa di compleanno, forse tom bombadil, non ricordo troppo bene. vabbé.
come cantano i così lì, che non ricordo mai il nome, have a nice day. (e chiudo con queste digressioni dal romanzo in questione)

Segnalo articolo recentissimo su Il giornale

http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=373415

e purtroppo anche questo articolo ruota tutto attorno all'invisibilità...un po' m'ha stancato questa cosa.

video adatto per questo libro:

http://www.youtube.com/watch?v=3C9CH3q9PLI

[Thomas Pynchon - nuovo

[Thomas Pynchon - nuovo romanzo] Ecco che arriva in Italia il nuovo romanzo di Thomas Pynchon e e qui si può ascoltare la sua voce.

http://tv.repubblica.it/copertina/anteprima-pynchon-legge-il-suo-nuovo-libro/61121?video

[Pynchon] E appena sistemo

[Pynchon] E appena sistemo alcune letture e successive recensioni, arriva di sicuro l'ultimo di Pynchon. Ho bisogno solo di rileggere alcune cose, quando l'ho letto non sapevo come scriverne. 

[pynchon] e vai;)

[pynchon] e vai;)

[Pynchon] Credo che in

[Pynchon] Credo che in assoluto sia il suo libro più facilmente leggibile. 

[pynchon] più ancora del

[pynchon] più ancora del "Lotto"?

  [Pynchon] Sì, secondo me


 

[Pynchon] Sì, secondo me ancora di più. Ma vedrete.