Traduzione di Floriana Bossi
Malcolm è uscito nel 1959.
Walk on the wild side di Algren nel 1956.
The catcher in the rye di Salinger nel 1951.
Scrivo questa cosa perché sono tre libri che, leggendo, ho trovato complementari.
Il romanzo di Salinger non ha bisogno di presentazioni. Di quello di Algren, si può dire che sia più famoso per la canzone che Lou Reed scrisse. Forse qualcuno conosce il film, e certo dai libri di Algren sono stati tratti film, per dire, molto più famosi ed importanti, come L'uomo dal braccio d'oro, di Otto Preminger, con Frank Sinatra come protagonista. Ma non solo, Leonard Cohen ha scritto una canzone, The stranger song, in cui fa capolino uno dal braccio d'oro...
E il libro di Purdy? Da Wikipedia: “His early novel Malcolm was for decades a staple of the undergraduate American Literature curriculum of most American colleges and universities. Malcolm may have slipped from its place in the canon in recent years due to its irregular publishing history. This is consequent upon the contractual confusion that arose when Purdy agreed to permit Edward Albee to adapt it for the stage. In spite of this ongoing and unresolved problem, Malcolm is currently in print.”
Da noi questo romanzo è stato pubblicato da Einaudi nel 1965 nella “Ricerca letteraria” e nel 1974 nei “Nuovi Coralli” (l'edizione che ho io), quindi nel 2004 è uscito per Minimum Fax nella collana dei “Classics”.
Dicevo, i tre romanzi.
I protagonisti sono tre ragazzini, 14-15enni, ognuno dei quali nei rispettivi romanzi va incontro alla propria formazione, attraverso varie fasi. Holden, Dove, Malcolm i loro nomi.
Romanzi di formazione, dunque. Storie molto diverse, una concentrata a New York, una più “on the road”, l'ultimo comincia così:
“Davanti a uno degli hotel più grandhotel del mondo, un giovinetto aveva l'abitudine di sedere su una panchina che, quando la luce batteva in un certo modo, brillava come l'oro.
Il giovane, che non poteva avere più di quindici anni, dava l'impressione di non essere legato a niente e a nessuno al mondo, e perfino la sua ostinata attesa sulla panchina sembrava non avesse alcun senso, dal momento che raramente lo si vedeva parlare con qualcuno, e c'era qualcosa nel suo aspetto così elegante e immacolato che scoraggiava perfino chi, incuriosito dalla sua solitudine, avrebbe voluto avvicinarlo. Prima di tutto era molto probabile che fosse uno straniero e che non parlasse nemmeno l'inglese, e poi la sua espressione d'attesa era così intensa che nessuno si sentiva d'intervenire. Era evidente che aspettava qualcuno.
Mr Cox, che era l'astrologo più famoso del suo tempo...” (pag. 3)
Io ho letto la prima frase una ventina di volte, nell'edizione Minimum Fax, prima di trovare questa Einaudi. Un incipit che mi ha incuriosito molto (non che ci voglia tanto ad incuriosirmi).
Il giovinetto è Malcolm. Mr Cox è il primo dei personaggi incontrati, no, colpiti, no, fermati, no, attratti, no. Uhm. Mr Cox un giorno si ferma a quella panchina, e parla con Malcolm.
Malcom vive nell'hotel più grandhotel, ed aspetta suo padre su quella panchina. Malcolm è fermo, lì, ad attendere. Mr Cox decide di aiutarlo. Gli dà l'indirizzo di una persona che conosce. Vuole che Malcolm inizi a percorrere la strada nel mondo, perché pensa che suo padre, ormai, non tornerà. Perché lui è Mr Cox, e Mr Cox sa sempre cosa è meglio fare per gli altri. Mr Cox è il pià grande astrologo del suo tempo. Malcolm si reca al primo indirizzo. Lì gli sarà dato il secondo indirizzo. E così via. Ad ogni indirizzo, un incontro. Malcolm non è molto intelligente. Malcolm non sa come comportarsi. Non conosce il significato delle parole. Malcolm è fermo, ma è intorno a lui che tutti cominciano a muoversi. Malcolm è una calamita. Malcolm è un detonatore di situazioni. Malcolm è uno sguardo ingenuo, sincero, inconsapevole, vergine, innocente.
Malcolm è l'inaspettato ospite che giunge a casa vostra, e vi costringe a fare i conti con voi stessi.
Estel Blanc, il necroforo di colore, rinuncia a vederlo di nuovo perché troppo giovane, lui che “fin dall'infanzia ho sempre vissuto tra gente matura. Anzi, se così posso dire, stramatura...” (pag. 19)
I Raphaelson, il pittore nano Kermit e la puttana Laureen, divorzieranno, e così i Girard, e Jerome ed Eloisa Brace?
Eccoli, quattro indirizzi avrà Malcolm. Poi, un giorno, aspettando qualcuno, non suo padre, finirà con l'incontrare un'altra persona, che non lo farà camminare molto, ma lo porterà via in moto. Gus, poi Melba, che diventerà sua moglie.
Così, nel libro, si passa dall'attesa sulla panchina di fronte ad “uno degli hotel più grandhotel”, al cammino verso gli indirizzi, alle persone che lo cercano, e quelle che lo portano. Fino all'ultima fermata.
Malcolm è una favola metropolitana americana. In questa storia a fermate, tra puttane, pittori e pittrici dalla poca fortuna, una cantante nifnomane, una coppia ricchissima e potente, un ex-detenuto, un astrologo, un necroforo, tutti cercano qualcosa che non si può afferrare, e quando si afferra, non si sa come trattarlo, né cosa fare. Ed è Malcolm, che a tutti manca. Solo Melba, la cantante famosissima e ninfomane, riuscirà ad averlo, sposandolo, ma per lei è un acquisto
“- Dimmelo un po', - disse – Cosa ti ho comprato a fare?
- Mi hai comprato? - Malcolm gemette un poco sotto le sue carezze.
- In contanti, tutto quanto da capo a piedi, - rispose Melba, lasciandogli addosso un bacio umido – Mmm. E dicono che le pesche sono vellutate. E con i capelli bianchi, per giunta!” (pag. 188)
Come se si potesse acquistare l'amore. Che in fondo, è ciò di cui si parla nel romanzo. Ci perdiamo dietro a desideri di cose, ci aggrappiamo ognuno ai nostri vizi per tirare avanti, e quando si presenta l'amore, se anche siamo capaci di riconoscerlo, lo trattiamo come una cosa, un oggetto, mentre non lo è. Malcolm è oggetto d'amore, disturbante perché misura la differenza delle varie relazioni tra le coppie dei personaggi, una sorta di metro d'amore, inconsapevole perché non ha avuto alcun tipo di esperienza che non sia l'attesa del padre, il rapporto con lui. Niente scuola, niente giochi, niente insegnanti. Solo suo padre. Fino a Mr Cox.
Non mi sono dimenticato di Salinger ed Algren. Ma volevo prima accennarvi a questa storia.
I tre stili di scrittura sono molto diversi, solo in uno viene utilizzata la prima persona, ad esempio. Se dovessi rinchiuderli in una parola sola (cosa che non mi piace granché, ma lo faccio per sintesi ed estremizzazione) direi che The catcher in the rye è ironico, Walk on the wild side terreno, Malcolm surreale. Mi sono sembrati completarsi a vicenda. Dove uno non arriva, ecco l'altro, come un unico puzzle. Certo, volendo, Walk on the wild side è più simile a You can't win di Jack Black, ma anche Malcolm sembra un Dove cittadino (entrambi non hanno esperienza del mondo, all'inizio, e sono un po' stupidi), e Holden somiglia per certi aspetti al Jack Black adolescente (la passione per i libri, ad esempio) mentre l'ambientazione è di città, come per Malcolm (ma se Holden si chiede dove vadano le anatre del parco, Malcolm nei Giardini di Orticultura, semplicemente aspetta). La progressione cronologica dei libri, poi. Il primo è quello di Salinger, quindi Algren, poi Purdy.
Dove sembra la risposta ad Holden, come stile ed ambientazione (da tenere conto che la storia di Holden si svolge in anni successivi a quella di Dove, importante), mentre Malcolm sembra prendere dall'uno e dall'altro, e condirli a piacimento.
Non voglio dire con questo che gli scrittori abbiano dato vita ad una sorta di gara, non conosco abbastanza la letteratura americana, ma per caso ho letto questi libri negli ultimi anni, e questa cosa mi ha incuriosito. Tutto qua.
Diciamo, così, che sono tre romanzi di formazione che vengono dagli stessi anni e da uno stesso paese, ed ognuno può leggerli come vuole e confrontarli di conseguenza.
E sono tutti e tre dei gran bei romanzi, che vale la pena leggere, e portare con sé tra i ricordi.
Edizione esaminata e varie note
James Purdy, Malcolm, “Nuovi Coralli” Einaudi, Torino, 1974
1 ed. italiana, Einaudi 1965
1 ed. USA Farrar, Straus and Cuday, New York, 1959
Disponibile ora in italia per i tipi di Minimum Fax, che dello stesso autore ha pubblicato anche “Il nipote”
Approfondimenti in rete:
dal sito Minimum Fax, varie recensioni, da notare l'ultima, con intervista all'autore, di Livia Manera: qui
una autobiografia dell'autore sul sito The James Purdy Society: qui
giusto per dare una sbirciatina.
17 luglio 2008
Commenti
Amices!
Branco presenta PURDY.
gf dice ok, ed ecco qua.
un romanzo fiaba surreale, divertente e che lascia il segno.
sperando che di questo autore vengano pubblicati altri suoi libri da noi...
Integrato codice ean & copertina!
"La progressione cronologica dei libri, poi. Il primo è quello di Salinger, quindi Algren, poi Purdy.
Dove sembra la risposta ad Holden, come stile ed ambientazione (da tenere conto che la storia di Holden si svolge in anni successivi a quella di Dove, importante), mentre Malcolm sembra prendere dall?uno e dall?altro, e condirli a piacimento."
> Bella questa suggestione...
ca@#]!
gf, non si fa a tempo a mettere un pezzo su lanke e tu sei già lì!!
un autore da scoprire. autore ai margini.
nonostante un'importanza riconosciuta (dico, negli USA).
Leggete davvero quell'intervista, in cui dice che Melba è ispirata a Billie Holliday, ad esempio. un passo:
"- Però ha vinto anche molti premi.
- Sì ma i premi importanti, come il Pulitzer, li danno a gente addomesticata. Anche il Nobel, se non sbaglio, lo assegnano a persone molto ordinarie."
oppure
"E dell?America, che opinione ha?
L?America è un Paese che venera due dei: i soldi e la notorietà. E ora ha il peggior governo che abbia mai avuto. Una mattina potremmo svegliarci e trovarci in uno stato fascista.
Cos?è per lei la povertà?
La cosa che mi ha bloccato in questa stanza per trent?anni. Ma ha un lato positivo: non devi preoccuparti dei cambiamenti, tanto non potresti fare nulla comunque. Quindi sei libero."
"L?America è un Paese che venera due dei: i soldi e la notorietà. E ora ha il peggior governo che abbia mai avuto. Una mattina potremmo svegliarci e trovarci in uno stato fascista."
> Leggi razziali a parte, non gli farebbe male.
Almeno per cinque-dieci anni, considerando quanto socialismo c'era nel fascismo.
"Cos?è per lei la povertà?
La cosa che mi ha bloccato in questa stanza per trent?anni.
> Ahahaha.
Eh.
"Malcolm è oggetto d?amore, disturbante perché misura la differenza delle varie relazioni tra le coppie dei personaggi, una sorta di metro d?amore, inconsapevole perché non ha avuto alcun tipo di esperienza che non sia l?attesa del padre, il rapporto con lui. Niente scuola, niente giochi, niente insegnanti."
> Gran trovata.
Dimenticavo.
Farrar, Straus and Cudahy. Non Cuday.
9. sì, grazie, ho saltato una "h".
6. In quell'"a parte" metterei anche tutta la violenza che ci fu nei confronti di persone che non la pensavano in certo modo. Non posso dimenticare, per esempio, che i giornalisti venivano minacciati, magari pestati, se tentavano di dare alcune notizie "scomode", né Matteotti, né...diverse altre cose.
Se si deve discernere (e credo sia auspicabile farlo), separare i semi buoni dai cattivi, non ci si può lasciare certe cose.
Capisco la provocazione, gianfranco, ma se uno arriva qui e ti dice "Mio nonno era un operaio, era italiano, è stato preso e non è tornato più. Perché etc" tu che fai? gli dici che non ci credi? Ma metti anche solo che abbia perso il lavoro, perché aveva rifiutato delle condizioni. Mica facile sopravvivere. Viene qui questa persona e legge "leggi razziali a parte". Io, se fossi lei, come minimo mi incazzerei, pensando alla mia famiglia.
Ecco.
10, 6,
d'accordo, ma non dimenticare che certe violenze politiche purtroppo non avevano colore specifico, quando ancora il PNF non era al potere. Io non sono un revisionista quindi vai tranquillo se vuoi contrastarmi:), ma tieni presente che le violenze rosse, nei territori, erano egualmente pesanti.
E non è che l'inizio di un discorso torrenziale che potrei farti.
Caposaldo:
1 - il PCI era al soldo di Mosca. Voleva snazionalizzare il Paese, e in parte è poi riuscito nell'impresa (tragedia istriana e dalmata: colpe, anche, comuniste.)
2 - il socialismo - base comune a quei neri e a quei rossi - prevedeva la violenza per raggiungere il potere. Era rivoluzionario. Oggi, lo so, l'idea fa ridere - i socialisti, berlusca etc, sono quelli che rubano. Legalmente.
3 - devo uscire scusa
11. Non lo dimentico, ma si parlava di fascismo (peraltro dovremmo sapere cosa intende Purdy quando dice "fascismo" per poterne discutere) ed ho detto di quello. Perché altrimenti il discorso si fa troppo lungo. Ho solo detto che le cose negative del fascismo non si limitano alle leggi razziali. E che entrare così in questi argomenti può portare a fraintendimenti.
Sulla violenza. Credo che quella che diviene, in un modo o in un altro, istituzionale, sia la forma più pericolosa. Aldilà di quanto uno la voglia o possa tenere sotto controllo. Perché offre riparo, o scusante, a chiunque abbia voglia di menare le mani.
Guarda all'oggi. Basta che in tv si parli di extracomunitari, rom, che il governo dica emergenza sicurezza, e le persone si sentono autorizzate a incendiare di qua e di là, a tentare linciaggi e via dicendo. Con questo voglio dire che l'uomo è capace di violenza, molto aldilà delle opinioni politiche, e non ha bisogno di molto per sentirsi "scusato" di ciò che fa.
La violenza si "scusa" sempre con la violenza. E se uno volesse ricercare l'inizio, non lo troverebbe nell'altro, ma dentro se stesso. La miccia della violenza è dentro di noi, non nella persona che mi tira un pugno.
Per questo le discussioni che sembrano "gare" fra neri e rossi su chi abbia ucciso di più, o si sia reso colpevole di stragi, o cose del genere, mi lasciano sempre tanta amarezza. Mi sembra un rincorrere fuori di noi qualcosa che si nasconde al nostro interno.
Non è che uno è migliore di un altro perché ha ammazzato una persona invece di due.
Una "giustificazione" al nostro operato la troviamo sempre, guardando fuori. Ma si deve anche guardare dentro, e vedere se regge. Secondo me, si guarda fuori per non confrontarsi con noi.
anch'io sono uscito;-)
Non è un paese per vecchi, grande film gianfranco!!
:).
Purdy, come larga parte dei non europei, includo purtroppo anche i russi, adotta forse il termine "fascismo" per indicare un confuso calderone di cose: totalitarismo, nazismo, fascismo. Gli equivoci nascono da lì. Noi sappiamo fare distinzioni.
"I protagonisti sono tre ragazzini, 14-15enni, ognuno dei quali nei rispettivi romanzi va incontro alla propria formazione, attraverso varie fasi. Holden, Dove, Malcolm i loro nomi.
Romanzi di formazione, dunque. Storie molto diverse, una concentrata a New York, una più ?on the road?,"
> Tornando all'opera, l'argomento è di sicuro interesse. Lo annoto tra i desiderata.
13. già.
14. beh, magari ci fosse qui qualcuno più esperto saprebbe dire di più. sigh.
L'esperto sei tu... datti da fare;).
Io sono italianista e non americanista, di formazione;)
beh, ma io di formazione sono niente!
see.
Nota:
La traduzione einaudi e quella minimufax sono la stessa: di Floriana Bossi.
ciao.
:-)
leggetelo!
la nota m'era sfuggita.
Niente niente stai studiando tutte le varianti tra E e MF?
20. No. Ma credo che certe cose vadano sapute. La mia edizione Einaudi, comprata a metà prezzo per circa 4 euro, ho visto poi che costava 1600 lire, e torna, perché è del 1974. Però l'edizione MF non costava poi tanto, e mi dissi, quando dovevo comprarlo, che per una traduzione diversa (che cambia il modo di tradurre, nel tempo) avrei potuto spendere qualche euro in più. Poi, visto che la trad era la stessa, ho optato per Einaudi.
Ma ci sono casi ancora più strani: ho una raccolta di racconti di Faulkner, La grande foresta, in cui la parte iniziale è un'unica lunga frase, sono pagine, e denotano una grande abilità nella punteggiatura. In altre edizioni, credo con altra traduzione, non è più un'unica frase. Faulkner avrà messo un punto, o più di uno, nelle prime pagine? boh. Comunque, potrei anche sbagliarmi su questo, dovrei ricontrollare...
ciao.
vorrei poterti dire molte cose, a proposito delle stranezze che hai rilevato (punteggiatura autoriale sostituita, ma anche lessico "ripulito" e corretto), ma metto in crisi qualcuno.
Ti dico solo che hai ragione, e che un po' come nei film - ricordo quanto ci rimasi male quando conobbi chi tagliava tutti, e dico tutti, i dvd in uscita assieme ad altra gente - se solo avessimo di fronte la versione uscita dall'officina e poi quella stampata, beh... e quanto alle traduzioni figuriamoci.
Comunque, sul discorso dei prezzi dei libri sono molto sensibile anch'io, e questo nonostante ormai mi capiti di comprare di rado. Ok, ma quando compro sono sganassoni...
22. 23. Ma io credo che non siano cose poi tanto strane, solo viene voglia di sapere il motivo per cui vengono fatte. Tutto qua. I diritti costano, le traduzioni costano, la cura grafica, la rilegatura e così via, e ci saranno tante altre piccole cose, e poi finisci col leggere una volta che un certo libro newton&compton ha una intro e trad migliore dello stesso edito da F., un libro di Pessoa. Uffa, non ricordo il titolo. E ti dici ok, la trad è più recente etc etc. Mah.
Ed a me può stare bene che una prima edizione costi quanto costa adesso. Ma un tascabile, eccheppalle. Li fanno davvero con lo stampino. Sono arrivati addirittura a copiarsi in modo davvero triste, dico, tra editori.
E si va in biblioteca, e va bene, ma non lo puoi trattare, un libro in prestito, come fosse tuo, poi.
Comunque, Purdy in MF è più bello. Ho anche visto che hanno pubblicato un suo altro libro, ma Baldini e Castoldi...metto la pagina di IBS che faccio prima:
http://www.ibs.it/libri/Purdy+James/libri.html
"Sono arrivati addirittura a copiarsi in modo davvero triste, dico, tra editori."
> a voja:).
e quando incontrano editor o consulenti un po' estranei a certe tenaci tecniche di emulazione e ripetizione rimangono spiazzati:).
Vuoi fare l'editor?
a - guarda chi vende su Amazon
b - leggi tre riviste di letteratura yankee
c - shakera
d - imbastisci e spaccia per libro molto fico.
Quanto alle linee editoriali copiate, ahaha:))).
eh. Ma noi stiamo qui apposta, no?;)
MF, sì, saranno fighetti ma stanno facendo un bel lavoro. Tanto di cappello.
dimenticavo.
vuoi fare l'editor in IT?
Non leggere i libri che fai comprare all'ufficio diritti: leggi le schede del tuo amico agente. O la quarta dell'editore americano.
Basteranno.
Quanto mi diverto certe volte...
New York, 13 mar. - (Adnkronos) - Lo scrittore statunitense James Purdy, considerato uno dei grandi 'cani sciolti' della narrativa americana, autore 'ribelle' e 'classico' spesso dimenticato, e' morto oggi in un ospedale di Englewood, nel New Jersey, all'eta' di 85 anni. L'annuncio della scomparsa e' stata data dal suo assistente John Uecker, il quale ha precisato che da qualche anno le condizioni di salute di Purdy erano assai precarie. Sebbene le biografie riportino il 17 luglio 1923, il vero anno di nascita del romnziere, ha spiegato Uecker, e' il 1914, per cui l'autore aveva 94 anni. Purdy' e' autore di oltre venti libri, fra cui i romanzi ''Sono Elijah Thrush'', ''Malcom'' e ''La versione di Geremia''. Ha scritto anche racconti, poesie, commedie.
James Purdy e' stato definito ''un autentico genio americano'' da Gore Vidal, e ''uno dei migliori scrittori americani di tutti tempi'' dal ''New York Times''. Dorothy Parker negli anni Sessanta scriveva addirittura cosi': ''Sono convinta che James Purdy sia l'autore con il piu' alto grado di originalita' e forza descrittiva in circolazione, e se nel terzo millennio ci dovessero mai essere ancora tracce di coscienza fra le mie ceneri, beh continuero' a esserne convinta''.
Molto amato da Giulio Einaudi, che pubblico' diversi suoi romanzi, Purdy piaceva anche a Giangiacomo Feltrinelli, che tento' invano di strapparlo all'editore torinese. In Italia la 'riscoperta' di Purdy da parte di Minimum fax comincia nel 2004 con la pubblicazione di ''Malcolm'', il suo primo romanzo, originariamente pubblicato nel 1959, a cui ha fatto poi seguito ''Il nipote'', tradotto per la prima volta da Longanesi. Nel catalogo Einaudi si trovano i romanzi ''Rose e Cenere'', ''Cabot Wright ci riprova'', ''La versione di Geremia'', ''63: Palazzo del sogno'', ''I figli sono tutto'', ''Un ignobile individuo'', ''Sono Elijah Thrush''. Fu Giulio Einaudi a far conoscere lo scrittore al pubblico italiano pubblicando il capolavoro ''Malcom''. Altri titoli pubblicati in italiano sono ''Come in una tomba'' (SE), ''La fiamma dei tuoi occhi'' (SE), ''Nel palmo della mano'' (Gremese).
Quasi quasi direi di ripartire dalle SE e dalle Gremese.
27. La letteratura americana negli ultimi 6 mesi ha perso molto: DFW, Updike, Purdy (i tre che mi ricordo, non so di altri). C'è anche un titolo uscito da poco per BCE, se non sbaglio, La figlia. Ma non sono sicuro.
qui tutto ok. (-:
qui tutto ok. (-:
[Purdy] In questi giorni ho
[Purdy] In questi giorni ho trovato fra gli usati il suo"Il nipote" nell'edizione del Club degli Editori. L'avevo già letto nella versione Minimum fax dalla biblioteca. L'ho riletto e l'ho trovato molto bello. Un fratello e una sorella anziani che vivono nella stessa casa e che ricevono la notizia che il figlio è disperso nella guerra di Corea. Da lì parte un romanzo di una delicatezza e di una sensibilità straordinari. Frasi e parole misurate e Purdy è magistrale nel restituire la lentezza delle giornate, le voci di un quartiere, le increspature dell'anima e l'affiorare di segreti celati. Non lo so ma l'ho trovato di una delicatezza sconvolgente. Mi sono segnato dei periodi interi, come ha delinato i personaggi, come si modificano all'interno della narrazione. E i dialoghi. Me lo devo rileggere.
[Purdy 2] "Spesso, la sera,
[Purdy 2] "Spesso, la sera, spegnevano tutte le luci e restavano seduti al buio, a chiacchierare. Chi passava, non vedendo la luce, avrebbe potuto credere che guardassero la televisione. Ma loro non avevano il televisore, perché né Boyd né Alma avevano il minimo desiderio di guardare o di ascoltare qualcosa che, in fondo, li riguardava molto poco. Una volta seduti al buio, il vuoto e la povertà del presente si allontanavano un poco. In quel buio voluto, la loro età si faceva indefinita e avevano l'impressione di vivere nuovamente in un periodo di vigore. Anzi, parlando così nel buio, all'improvviso pareva loro di rivivere tutta la vita, si sentivano pieni padroni della loro esistenza. Amici e parenti morti da tempo entravano nella loro conversazione, e il vuoto duro e implacabile del presente si dissipava. Era come toccare terra, respirare aria. La notte si sollevava dalla notte."
[Purdy 3] E per atmosfere (ma
[Purdy 3] E per atmosfere (ma meno spietato e più corto) mi ha ricordato il romanzo di Elizabeth Strout "Olive Kitteridge" che, se non sbaglio, piace molto anche a Paolo Mascheri.
[paolo mascheri, elizabeth
[paolo mascheri, elizabeth strout] a proposito: a parte che sarebbe proprio bello se paolo scrivesse di letteratura da queste parti... ma nell'attesa: che ne pensi di intervistarlo come "lettore forte"? L'impianto potrebbe essere quello della vecchia intervista fatta a mio padre...
[Paolo Mascheri] Sarebbe
[Paolo Mascheri] Sarebbe bello anche se ti dico, preferirei parlarci a voce e di persone, perchè passa sempre troppo tempo fra un incontro e l'altro.
[purdy, consonni] grande
[purdy, consonni] grande libro e soprattutto una grande intervista.