Apre le danze un panorama da guerriglia urbana. Manganelli, sciarpe tirate fin sotto al naso, fumogeni, sirene, volanti. Striscioni, auto capovolte. Una massa di giovani indignati, come usa dirsi in questi ultimi tempi. È nelle strade che si riversa la rabbia scomposta, nelle strade si cerca “il sistema”, nemico onnipresente, dai mille volti. San'kja è fra la folla, ragazzotto di provincia, riflessi pronti e coraggio. Una madre a cui dà mille pene, un padre portato via dall'alcool, dei nonni da andare a trovare nel villaggio sommerso dalla neve, per riassaggiare quell'autenticità rurale che sa di radici. Nel regno delle idee, il villaggio è l'oasi di verità, il focolare della Russia autentica. Nella realtà, il sistema ha portato la gente verso i palazzoni delle città, nel villaggio non c'è più nessuno: il cimitero e il cibo che sa di morte. In città “loro” e la rabbia. Zachar Prilepin, dopo la prima controversa prova di Patologie, ci presenta un'altro spaccato sociale di Russia. Di nuovo qualcosa che lui conosce da vicino. Lì era la guerra in Cecenia, a cui prese parte in persona; qui i movimenti nazionalisti giovanili che si oppongono al sistema borghese e al governo, mescolando bolscevismo, nazionalismo, patriottismo e insoddisfazione. “Sì, loro si definivano unionisti. Questa parola, all'inizio senza senso, col tempo aveva acquisito corpo, risonanza e significato” (p.67). Prilepin, membro del movimento Drugaja Rossija (L'altra Russia), sa di cosa parla. Se ne può sentire l'esperienza trasudare da ogni pagina. Quando descrive i pestaggi della polizia, Prilepin fa capire di averle prese e date anche lui nella vita. Tra l'altro è un ex-pugile. Quando racconta l'organizzazione di un colpo, di un evento di protesta, l'autore fa capire che ha un'idea non vaga di come certe cose vadano organizzate. Ogni buonismo è lontano dall'autore, la violenza è parte del gioco, non serve starci a riflettere più di tanto, può essere uno degli strumenti da prendere in considerazione. In questo Prilepin è franco. Si possono rovesciare uova marce sulla testa del presidente, sfondare McDonald's o assassinare a sangue freddo giudici che hanno condannato dei compagni. Ciò che conta è scuotere un sistema borghese imbambolato dalla TV e dai fumi del potere che si autoriproduce. Per cui c'è bisogno d'azione. Guai starsene con le mani in mano. E la scrittura tiene dietro alle intenzioni. La scrittura cammina su marciapiedi di lungofiumi infreddoliti: alza il bavero, guarda dritto a terra e cammina, marcia, senza ripensamenti. Del resto la personalità del suo protagonista è limpida come un fiume d'alta montagna: “Da quando era diventato un uomo, dall'età di leva, tutto gli era diventato chiaro. Questioni insolubili non ne sorgevano più. Dio c'è. Senza padre si sta male. La madre è buona e cara. La Patria è una.“, (p.120). Il tempo misurato della riflessione, il dubbio, la valutazione etica, sono tutti lussi da borghesi intelletualoidi, perfettamente dipinti dal personggio-antagonista Bezeltov. Ciò che conta, per San'kja, è un'unica constatazione: le cose non vanno come dovrebbero. Ne consegue che: bisogna darsi da fare, senza lasciar intorpidire il vigore genuino dai viluppi confusi del pensiero. Non c'è scelta: “È falso quando dicono che la vita è fatta di scelte. Tutto quanto esiste di autentico nega il concetto stesso di scelta. Se tu provi amore per una donna, ad esempio, non hai nessuna scelta. O lei, o niente. E se hai una Patria...lo stesso...”, (p. 204).
Qualcuno potrebbe saltar fuori parlando di disagio urbano, disagio post-adolescienziale, disagio border-line etc. Qualcun altro potrebbe metter su un bel nichilismo edonista che impedisca l'azione e annebbi i riflessi. San'kja non avrebbe troppo tempo da spendere in queste chiacchiere e, in questo, è perfetto alter-ego di Prilepin. Entrambi non cercano partecipazione o assenso dal lettore. Non cercano di convincere o di trasmettere un'ideologia. Ciò a cui loro devono rendere conto è l'idea di Russia che hanno dentro. Una Russia che vivono a fior di pelle, che abbracciano dai fianchi biondi delle loro donne, o che introiettano coi vapori malinconici della vodka. Poco conta che noi possiamo dirci affini o meno alle idee dell'autore, che noi possiamo far nostro il patriottismo nazionalista disposto a tutto o i metodi di sovversione urbana anti-borghese. Prilepin non parla al nostro gusto, né alla nostra anima. Parla semmai a quell'angolo recondito del nostro intimo in cui si cova il bisogno di darsi per una causa più grande, di annullarsi in un'entità maggiore, più giusta e più vera. Parla al nostro spirito più primitivamente rivoluzionario. Poco conta che la sua scrittura sia letteraria, esatta o tornita. Ciò che conta è che sia viva. I discorsi da salotto rimangono ben lontani da queste pagine. In fin dei conti la supponenza intellettualistica è ciò contro cui Prilepin/San'kja si scaglia con più ferocia, incarnandola nel personaggio insapore di Bezeltov. Così gli si rivolge San'kja a fine romanzo chiudendo il discorso una volta per tutte: “Quelli come te si salvano divorandosi la Russia, quelli come me, divorandosi la propria anima. La Russia si nutre delle anime dei suoi figli, è di questo che vive. Non vive dei retti, ma dei dannati. Io sono un suo figlio, seppur dannato. Mentre tu sei un bastardo schifoso.”(p.374). Una scrittura “d'azione”, per rubare un termine spesso riferito al cinema. Uno scrittore scomodo, per certi versi, perché mette in discussione la tranquillità delle poltrone da cui lo leggiamo e ci costringe a un reazione. Qualunque essa sia. Purchè sia viva.
Commenti
[Prilepin-San'kja]: "Una
[Prilepin-San'kja]: "Una scrittura “d'azione”, per rubare un termine spesso riferito al cinema. Uno scrittore scomodo, per certi versi, perché mette in discussione la tranquillità delle poltrone da cui lo leggiamo e ci costringe a un reazione. Qualunque essa sia. Purchè sia viva."
[Prilepin-Italia]: Prilepin
[Prilepin-Italia]: Prilepin sarà in Italia dall'11 al 13 dicembre. Ecco il calendario degli incontri fissati:
11 dicembre ore 16 Più libri Più liberi Sala Smeraldo
12 dicembre ore 18 Casa delle Traduzioni - Roma
13 dicembre ore 12 Università degli studi di Firenze
13 dicembre ore 18,30 libreria Edison - Firenze
[prilepin] in home!
[prilepin] in home!
[Russia-Prilepin]: Per
[Russia-Prilepin]: Per contestualizzare: http://www.repubblica.it/esteri/2011/11/25/news/russia_elezioni_putin-25559328/?ref=HREC1-1
[prilepin] bellissimo questo
[prilepin] bellissimo questo passo, Francesco:
"Prilepin non parla al nostro gusto, né alla nostra anima. Parla semmai a quell'angolo recondito del nostro intimo in cui si cova il bisogno di darsi per una causa più grande, di annullarsi in un'entità maggiore, più giusta e più vera. Parla al nostro spirito più primitivamente rivoluzionario. Poco conta che la sua scrittura sia letteraria, esatta o tornita. Ciò che conta è che sia viva"
> rimane terribilmente impresso.
[Prilepin]: Grazie
[Prilepin]: Grazie dell'apprezzamento Gianfranco! Qui un breve approfondimento su Prilepin di Russiaoggi: http://russiaoggi.it/articles/2011/12/11/prilepin_racconta_la_russia_129...
[prilepin] ha una biografia
[prilepin] ha una biografia da neoguardia bianca, vedo:)
" Pugile e membro dell’esercito. Ma anche guardia privata, politico e giornalista, opinionista delle riviste Bolshoj Gorod e Ogonek"
[San'kja]: Doppietta
[San'kja]: Doppietta recensione+intervista(interessante) su Mangialibri:
http://mangialibri.com/node/10084
http://www.mangialibri.com/node/10083