Prest Preskett Thomas, Rymer James Malcolm

Varney Il Vampiro - All'ombra del Vesuvio

Autore: 
Prest Preskett Thomas, Rymer James Malcolm
Splendido, poderoso e scattante il finale di una trilogia che in meno di un anno ci ha visti partecipi di un vero e proprio evento letterario. Resta dubbia la paternità di “Varney il Vampiro” tra Preskett Prest e Rymer, anche se per qualcuno trattasi dello stesso autore geniale di “storie da un penny” scandagliate nelle introduzioni dei tre volumi di cui si compongono le avventure letterarie dell’inafferrabile vampiro. Questa è la volta di Mauro Boselli, storico fumettista italiano, che regala un assaggio dell’influenza dell’opera nel suo Dampyr, attraverso due emblematici episodi della storia di Varney e che scopriamo proprio in questo capitolo finale.
 
E’ dunque giunto per noi il momento di tirare le somme. Nel primo volume prendeva letteralmente vita la personalità del vampiro, oscuro e tenebroso, ma capace di slanci umanitari. L’intervento degli autori si presentava preponderante in questa prima fase, insinuandosi direttamente nella narrazione con intenti didattici e moraleggianti. Nel secondo step si è passati ad un’umanizzazione del vampiro libera da condizionamenti. Varney è incanalato in un percorso di alterne fortune in cui il macrocosmo (la folla, il popolo che ha fatto sentire la sua voce all’inizio della storia) si mescola al microcosmo (i singoli soggetti che tanta eco avranno nell’anima annerita dal sangue, Flora e l’ammiraglio Bell in testa a tutti).
Varney fugge ed apre così una terza stagione della sua miseria sovrannaturale, in una fittissima rete di capitoli e rocambolesche avventure che lo vedono vestir panni sempre diversi, umani ed aristocratici, e mescolarsi a vicende familiari su cui seminar morte. In maniera ancor più evidente, il vampiro è in cerca di sangue giovane e puro e con astuzia si insinua nelle magre vicende degli umani lasciando dietro di sé rancori e lutti.
Varney viaggia tra l’Italia e l’Inghilterra, arenandosi ora su una spiaggia, ora in un villaggio di pescatori, ora in un albergo borghese. In ogni luogo riaccende l’orrore e con esso risuona drammaticamente la parola “vampiro”. Le leggende e le superstizioni lasciano il posto al dramma della sete a cui nulla riesce a sfuggire. Le avventure si tingono del colore del sangue ad ogni passo, ad ogni fremito, ad ogni raggio di luna che vivifica la sua fredda ombra, eppure in lui sopravvive quel guizzo di umanità che un tempo lo aveva visto in ginocchio davanti alla famiglia Bannersworth.
 
Capace di slanci di generosità e giustizia (l’episodio del convento), Varney continua a fuggire nel susseguirsi dei capitoli, con un ritmo assai più serrato, come più rapido, quasi istantaneo si presenta l’epilogo di ogni episodio. Gli interventi degli autori diminuiscono di pari passo alla consapevolezza che il lettore inizia ad avere di lui. Lo spazio è tutto sulle singole vicende, ripetute all’infinito con una tragica e fulminea conclusione, nel London Hotel, nella spiaggetta di pescatori, nell’umile casa della vedova e che ci riporta indietro nel tempo a quelle prime pagine che lo avevano rappresentato, di notte, nella camera di una Flora addormentata. Tutto ciò per poi trasportarci alla tragica confessione della vita del vampiro ad un curato di paese su cui gli autori si soffermano per rafforzare l’idea che di lui emerge di un’altra fede, libera di dogmi e preconcetti, ma costruita sull’altare della comprensione. Varney libera se stesso delle sue memorie, terrene e non, lasciandole sulla scrivania del curato e fugge ancora una volta.
 
Il terzo capitolo conclude una splendida storia, imponente fino ad oggi nota ai cultori, che ha ispirato tanta letteratura e cinema. Varney è il padre oscuro di vampiresca figura pervenuta al nostro immaginario collettivo grazie alla letteratura popolare, a quelle storie da un penny che vedevano di volta in volta crescere le sue storie e la sua vita. Una figura che racchiude in sé elementi gotici e romantici, grotteschi e comici, messa in piedi da una serie di “pennivendoli” che fecero la fortuna della carta stampata e della diffusione popolare.
La letteratura madre di Varney era tra le mani della sartina, del lattaio, del custode, di chiunque aveva voglia di abbeverarsi alla fonte del diletto e del sapere senza null’altro avere in tasca che un penny.
Nascevano così storie a puntate, lunghe o ridotte a seconda del gradimento del pubblico, spesso con uno stile rimpolpato all’ultimo momento, scarno e rapido, ma non povero, uno stile diretto alla portata di tutti e perciò popolare.
Splendido lavoro di traduzione e di annotazioni, splendida opera letteraria, monca in alcuni passi ma che ha restituito onore e gloria ad una figura che sì, è davvero leggendaria.

EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE

Thomas Preskett (o Peckett) Prest (1810-1879): considerato fino a tempi recenti l’autore di Varney il vampiro, Thomas Preskett Prest è noto come poligrafo d’una certa fama nella Londra vittoriana di Dickens e dei 'penny dreadful' (i romanzi popolari di argomento sensazionalistico). Si afferma come direttore di riviste dagli anni ’30 dell’Ottocento e si fa conoscere anche in ambito teatrale. Collabora intensamente al "People’s Periodical" di Edward Lloyd, pubblicando una serie di romanzi a puntate, il più famoso dei quali ha come protagonista Sweeney Todd, il diabolico barbiere di Fleet Street, che taglia la gola ai suoi clienti, interpretato in un film di successo da Johnny Depp. Probabilmente debilitato da una attività letteraria massacrante, Prest passò gli ultimi anni di vita povero, abbandonato da tutti, e malato di una grave infezione polmonare.
 
James Malcolm Rymer (? – 1884): James Malcolm Rymer, attualmente ritenuto dai più l’autore di Varney il vampiro, è un oscuro poligrafo, che arriva nella Londra vittoriana probabilmente dal nord dell’Inghilterra, e che collabora, utilizzando vari pseudonimi, al "People’s Periodical" di Edward Loyd. Tra i suoi pseudonimi: Malcolm J. Merry e Malcolm J. Erryn. Di lui si sa con una certa sicurezza che passò alcuni anni negli Stati Uniti e che morì a Londra nel 1884. L’attribuzione a Rymer della paternità di Varney il vampiro è stata sostenuta in modo convincente per la prima volta da E.F.Bleiler nell’Introduzione all’edizione Dover (1972) sulla base di una serie di riscontri di tipo editoriale e stilistico.
 
Thomas Preskett Prest – James Malcolm Rymer ”Varney il vampiro –All’ombra del Vesuvio”, Vol.3, Gargoyle Books, Roma, novembre 2010. Traduzione di  Chiara Vatteroni. Introduzione di Mauro Boselli.
 
Titolo originale: “Varney the Vampire: or, The Feast of Blood“,1847.
 
Varney in Lankelot: qui
 
Movida, giugno 2011
ISBN/EAN: 
9788889541494

Commenti

(All'ombra del vesuvio).

(All'ombra del vesuvio). Terzo e conclusivo capitolo della trilogia di Varney il Vampiro.

[movi] intanto passo per

[movi] intanto passo per ringraziarti:). Domani dovrei riuscire a riallinearmi, leggere e commentare...

(Franco). A Fra...fai con

(Franco). A Fra...fai con calmaaaaaa :P

[movi] eh...

[movi] eh...

[varney] e movi ha concluso

[varney] e movi ha concluso alla grande la presentazione di questa autentica chicca gotica. Grazie davvero:).

"Varney è padre oscuro di vampiresca figura pervenuta al nostro immaginario collettivo grazie alla letteratura popolare, a quelle storie da un penny che vedevano di volta in volta crescere le sue storie e la sua vita. Una figura che racchiude in sé elementi gotici e romantici, grotteschi e comici, messa in piedi da una serie di “pennivendoli” che fecero la fortuna della carta stampata e della diffusione popolare."

> Una bella quarta.

[tutto varney in lanke] a

[tutto varney in lanke] a beneficio di cultori, neofiti e curiosi: http://www.lankelot.com/archivio-autori.html?P/Prest+Preskett+Thomas%2C+...