Chiudiamo “Premiopoli” una volta per tutte
Una volta c’era la civiltà delle lettere, oggi regna l’inciviltà dei premi letterari. Da qualche anno la città di Premiopoli sta dando il peggio di sé. Dopo le baruffe narcisistiche del Viareggio, gli scandali del Grinzane, adesso tocca allo Strega. Premio che non funziona, perché da decenni è nelle mani delle lobby editoriali. Cosa più scandalosa è che già molti mesi prima della finalissima il vincitore fosse già annunciato.
Anche quest’anno è iniziato il solito balletto: Daniele Del Giudice con il suo Orizzonte mobile era già stato designato(copione alla mano) trionfatore dell’edizione 2009 del più prestigioso e redditizio tra i premi letterari italiani, sul quale le solite
Mondadori, Rizzoli, Einaudi hanno messo le mani creando così un monopolio di fatto tra scuderie. Era partita anche quest’anno la macchina dello “scrittore annunciato”, ma il meccanismo clientelare si è inceppato. Colpo di scena: Del Giudice, lo scrittore di turno annunciato, decide di ritirarsi.
Sono decenni che lo Strega non è più un premio affidabile. Il mercato dei grandi editori lo ha ucciso innescando un meccanismo di calcoli e opportunismi. Un premio letterario che si rispetti non può essere governato da regole clientelari e dal marketing. Alla fine i veleni dello Strega dovevano venire a galla. Le polemiche sono arrivate, e tardivamente chi si è avvantaggiato di quel sistema adesso fa il moralista.
Sandro Veronesi, lo scrittore annunciato che nel 2006 si aggiudicò lo Strega con Caos Calmo, rilascia un’intervista a Repubblica denunciando."I guai dello Strega? Per me sono cominciati da quando a correre non sono più i singoli editori, ma i grandi gruppi.Sembra una sfumatura, invece è tutto: identificarsi con la casa editrice, che vuol dire anche con le persone con cui lavori, discuti, ti confronti nei mesi,negli anni, può essere anche nobile.Invece il gruppo è un’entità astratta, schierarsi con un cartello che contiene anime diverse è antipatico. Diventa un gioco manipolato da pochi".
Belle parole, ma pronunciate dopo che il Veronesi si è aggiudicato l’ambìto riconoscimento. Lo scrittore era a conoscenza del fatto che il premio fosse diventato un feudo in mano alle grosse concentrazioni proprietarie dell’editoria, che stabilivano il vincitore a tavolino. Ma quell’anno toccava al suo romanzo beneficiare del successo programmato.
Il rifiuto di Del Giudice getta nel panico i salotti romani e spiazza gli Amici della Domenica. Insomma, sono saltati i nervi, finalmente il giocattolo si è rotto. La regola dello “scrittore annunciato” era un ottimo ritorno commerciale per i grossi gruppi editoriali che avevano occupato militarmente lo Strega.
Forse sarebbe il caso di riscrivere le regole, di riconsegnare alla letteratura questo storico premio. Fuori i giganti e dentro le proposte di qualità dei piccoli e medi editori. Basta con le pressioni ai giurati, che nel frattempo si sono venduti la loro indipendenza. Adesso che il vincitore annunciato è stato fatto fuori, si potrebbe dar vita a un un’opera di bonifica dello Strega, che in questi ultimi anni si è distinto per bassezza morale e mediocrità.
Almeno quest’anno possiamo dire con orgoglio che i giochi non sono stati fatti. La partita è aperta. Il premio Strega potrebbe essere assegnato a uno scrittore che se lo merita. Sarebbe bello se accadesse tutto questo. Sarebbe bello se lo strapotere del gruppo editoriale Mondadori-Einaudi facesse un passo indietro, e tutti gli editori fossero liberi di candidare i propri autori.
Forse è ancora presto per dire che il premio Strega non sarà influenzato dai giochi di potere. Basta con scrittori nominati e accordi sottobanco. I recenti avvenimenti dello Strega ci dicono che la città di Premiopoli sta franando. Dalle sue macerie si può ripartire. Cambierà una volta per tutte il volto del premio Strega? Presto vedremo se le polemiche in corso daranno un esito positivo. Altrimenti lanciamo una modesta proposta per prevenire. Si potrebbe pensare alla cancellazione dell’edizione 2009. Una sana pausa di riflessione non farebbe male a nessuno.
Nicola Vacca
(articolo pubblicato il 29 aprile su Linea quotidiano)
Commenti
"Una volta c’era la civiltà delle lettere, oggi regna l’inciviltà dei premi letterari" (N. Vacca)
C'era un bel libro di Vassalli (e Lotini), si chiamava credo "Le belle lettere", Einaudi, 1984. Letto molti anni fa, totalmente apprezzato. E' una delle ragioni per cui non ho mai avuto né interesse né fiducia nei premi letterari. Servono, come spieghi bene, a sistemare interessi di gruppi (non solo grandi: giorni fa, un ragazzo ex Foglio, Saba, ci spiegava quanto fosse normale arrivare in finale allo Strega per via delle segnalazioni: tutto a posto, allora) e a far contento il lettore ignorante che crede che la qualità di un'opera dipenda da un riconoscimento del genere.
Civiltà delle lettere per gli italiani, premi letterari per gli italioti.
Caro Gianfranco, è proprio così. Costruire una Civiltà delle Lettere oggi è un'impresa. Vorrei che questo mio articolo stimolasse un dibattito intelligente. Allora avanti
amice, personalmente quel che dovevo dire l'ho detto. E' una questione annosa, sono soltanto stupito che quest'anno abbiano deciso di parlarne a livello mainstream per i fatti del Grinzane. Vassalli, per anni, si è sgolato a denunciare queste storie, evitando di partecipare ai premi letterari. Io stesso, che per carità non sono nessuno, non partecipo a un premio letterario dal 1999, credo.
Il mio contributo è questo assenso inevitabile a una battaglia (persa) contro una farsa che non è nata nel 2009.
Ripeto, Vassalli-Lotini parlavano di quel premio letterario finanziato dalla Camorra... e io li ho letti a 20 anni. Poi ho studiato chi vinceva i premi e poi ho scoperto come venivano assegnati. Non è un caso se su lanke nessuno o quasi (c'è sempre qualche integrato) nomini i premi letterari (nobel antichi a parte) per parlare di uno scrittore o di un'opera. Siamo abituati a non dare peso a certe cose. tutto qua:)
intervista Vassalli, Nic. Viene fuori un super pezzo.
Da prima pagina. Ne ha di cose da dire... e di storia alle spalle per poterlo fare.
una buona idea. Ci penso. Premiiopol è l'espressione più evidente della mafia culturale. Svare tra le sue macerie potrebbe essere utile per capire come funzionano le case edtrici e con quali criteri scelgono le opere da pubblicare.
Nel film "Giulia non esce la sera" Mastandrea interpreta il ruolo di uno scrittore "di nicchia" che viene candidato per un premio letterario importante. Questo scrittore è lo scrittore che vuole scrivere, e non gli interessa promuoversi, non è lo scrittore "impegnato", ma neppure il contrario, perché uno scrittore che vuole scrivere e si dedica alla scrittura con onestà a mio avviso è "impegnato". A mio avviso i premi sono una vetrina, sono i "ghingheri" della letteratura, se si vuole, ed in quanto vetrina rispondono a delle esigenze che possono anche non essere prettamente letterarie, e dipendenti da altri fattori, come la volontà o meno di un'autrice o di un autore di essere disposto a promuovere se stesso e la propria opera in contesti a cui non è abituato, od a cui di norma non parteciperebbe.
Il fatto che un premio si intitoli ad un liquore, e non ad esempio ad una persona, dovrebbe palesarci questo.
Per intendersi, il Pulitzer già nel nome ti parla di sé. Il National Book Award, pure. E così lo Strega.
eh... http://www.youtube.com/watch?v=Ygn9He8ReKE&eurl=http%3A%2F%2F
(neanche nell'antica grecia)
Quanto accaduto a Soria e soci ha squarciato il velo di un'ipocrisia. Ma l'ha squarciato solo per chi si ostinava a tenere spento il cervello. Non ho mai sinceramente compreso le ragioni di un premio per un artista. Quali sono i criteri? Già la condivisione di criteri di valutazione mi lascia alquanto perplesso. Anche perchè poi spesso se si sfogliano i vincitori dei premi, più di un dubbio sorge sul valore di quel premio.