Pratolini Vasco

Cronache di poveri amanti

Autore: 
Pratolini Vasco

Via del Corno è una strada come tante, tra Santa Croce e Palazzo Vecchio. Sullo sfondo, la Firenze degli anni venti, in un’Italia che attraversa un clima di repentino mutamento sociale e politico, con il Fascismo nella sua riottosa fase iniziale e la comunità spaesata e divisa, dubbiosa di fronte alla scelta da prendere nei confronti di un potere che sta, come un processo morboso e virale, infettando progressivamente ampie fasce della società.

Via del Corno è una piccola strada, “lunga cinquanta metri e larga cinque, senza marciapiedi”. Un microcosmo, una galleria di personaggi che si incontrano e si scontrano, si inseguono, perdendosi, e si amano, odiandosi: vite di giovani, illuminati dall’amore, che si compenetrano, ravvivandosi a vicenda, crescendo insieme, trascorrendo gli anni post-adolescenziali in una strada quasi dimenticata dal mondo, ma fitta di storie private, di bugie, di segreti, di amori nascosti, di dolore e sofferenza, di battaglie mai vinte e di vittorie che, in realtà, altro non sono che cocenti sconfitte.

Giulio, così come l’amico Nanni, è agli arresti domiciliari, controllato ogni sera dal brigadiere; sua moglie Liliana vive nella vana speranza che un giorno possa cambiare stile di vita. Ugo, in affitto presso i coniugi Carresi, si sveglia presto per andare al mercato ortofrutticolo: ha un carretto con la frutta, guadagna bene e spende i soldi all’osteria.
Osvaldo è un rappresentante di commercio, simpatizzante fascista, ma non è quasi mai in Via del Corno, “batte la provincia”. Corrado, meglio conosciuto come Maciste – è un bestione di quasi due metri – apprezza il comunismo, ferra i cavalli e non parla mai, ma quando lo fa è soltanto per proferire sentenze memorabili; sua moglie, dolce e minuta, è Margherita, donna di casa, fedele e innamorata.
C’è ancora Carlino, iscritto al Fascio, un “poco di buono”, superbo e avido di potere, vive con la madre anziana e snobba chiunque si trovi davanti. C’è Nesi, il carbonaio, vecchio rozzo e intrattabile, suo figlio Otello e sua moglie. È un uomo disonesto e violento, abile nel doppio gioco, a barcamenarsi tra le pressioni della polizia e del fascio, usuraio senza scrupoli, dotato di una certa carica autoritaria che gli permette di essere rispettato in tutta la strada. Ancora maggiore rispetto incute la Signora, sempre chiusa nella sua camera, grassa, villana, con un passato nel mondo della prostituzione e oggi safficamente innamorata delle donne che raccoglie dalla strada e prende a servizio nella sua casa. Per il momento c’è Gesuina, una giovane dalle poche parole, che utilizza come binocolo per osservare la frenetica realtà di Via del Corno: la Signora, grazie alle precise e nitide descrizioni della giovane, conosce tutti i segreti della strada.
E ci sono, ancora, gli Angeli di Via del Corno, così le aveva definite proprio la Signora, le quattro più belle di tutte, tra i sedici e i ventidue anni: Aurora, figlia dello spazzino, matura e procace, amante del Nesi, già madre e già donna; Milena, figlia di un ufficiale giudiziario, già sposata, anche lei, con il figlio del pizzicagnolo, Alfredo; Bianca, pallida e ancora bambina, figlia del dolciaio ambulante Revuar, innamorata di un giovane tipografo, Mario; infine Clara, figlia del terrazziere, la più piccola di tutte, che ama Bruno il ferroviere.

Sono tanti altri i piccoli attori, con ruoli comprimari, che permettono alle vicende di Via del Corno di fluire come un fiume in tempesta e realizzare uno dei più bei romanzi d’amore del secolo scorso. Un’interpretazione certamente restrittiva, quella di romanzo d’amore, per lo splendido libro di Vasco Pratolini. È fondamentale fare riferimento alle convinzioni politiche dello scrittore, molto vicino alle posizioni del PCI e per tutta la vita legato alla sinistra, per capire la visione del mondo e della società che caratterizza l’autore. Una realtà fatta di conflitto tra classi, di lotta proletaria, di utopia e speranze, alle volte irrealizzabili, tutto legato da un lieve pessimismo ma con la certezza che gli ideali, per quanto irraggiungibili, vanno sempre perseguiti, anche se a bordo di uno sgangherato sidecar alla ricerca di salvare qualche vita umana, proprio come fanno Maciste ed Ugo, dopo essere venuti a conoscenza dei nomi di alcuni militanti antifascisti che sarebbero stati, a breve, giustiziati.

Col suo stile avvolgente, conciso ma estremamente descrittivo, con la sua cura per i particolari, la descrizione di piccoli gesti e comportamenti degli abitanti, il racconto di svariati aneddoti, Vasco Pratolini ci racconta la storia di una strada, che in realtà è la storia di tutta l’Italia di quel periodo, sconvolta dalla Grande Guerra, povera, disillusa, un mondo di poveri diavoli in balia degli eventi, sempre estranei al potere, remissivi e disorientati, ma non per questo decisa a non combattere, e che cerca, per quanto sia possibile, di reagire, anche se soltanto in maniera sotterranea e difficilmente visibile.
Uno stile a tratti neorealista, raffinatamente impressionista, variegato come la popolazione di cui si fa portavoce, quasi come se si trattasse di un narratore posto al fianco degli abitanti della strada, un coinquilino di Maciste, un cliente di Revuar o di Nesi che, affacciato ad una finestra o appoggiato all’uscio di casa, osserva anch’egli i comportamenti e le vicende di una piccola comunità di poveri amanti. Ed è con grazia e leggerezza che l’autore si sofferma sugli aspetti più intimi e delicati dell’animo umano, senza mai eccedere in patetismo o lirismo, evidenziando le contraddizioni, le tensioni, le paure che attanagliano chiunque si senta manovrato dall’alto, da chi tende i fili del potere senza permettere il confronto democratico.

Ma la gente del quartiere, malgrado tutto questo, malgrado i morti, i tradimenti, le passioni, i figli, il lavoro che non c’è, continua a vivere, a sognare, a soffrire e, quando è necessario, a festeggiare, a Natale, a Pasqua, alla festa per la Madonna, durante le varie feste di paese.
Una piccola cronaca di piccole persone, che alle volte, diventano grandi eroi, eroi di umanità e speranza, eroi che vivono anni difficili, cinque anni che anticipano un periodo ancora peggiore e più difficile, per tutti.
I problemi sociali e politici si intrecciano in maniera sottile e invisibile, percorrendo lo stesso binario e invitando il lettore ad una spontanea e profonda riflessione storica e politica.
“Cronache di poveri amanti” è un libro che conquista il lettore con l’abilità stilistica e con l’armonia dell’intreccio narrativo, e che, una volta chiuso, lascia il cuore gonfio di lacrime e la mente affollata di pensieri, a riflettere sul passato, sul presente, sul futuro.

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE

Vasco Pratolini (Firenze, 1913 – Roma, 1991), scrittore italiano.

Vasco Pratolini, “Cronache di poveri amanti”, Mondadori, Milano, 2004.
Prima edizione: 1947.
Traduzione cinematografica: “Cronache di poveri amanti”, di Carlo Lizzani (1953).

Antonio Benforte. 04 dicembre 2004.

Recensione pubblicata originariamente su ciao.com.

 

 

ISBN/EAN: 
8804557303

Commenti

Antonio Rapace propone una rilettura di Pratolini.
Buona lettura!

(manca il tag "letteratura")

e lo aggiungiamo subito

" fondamentale fare riferimento alle convinzioni politiche dello scrittore, molto vicino alle posizioni del PCI e per tutta la vita legato alla sinistra, per capire la visione del mondo e della società che caratterizza l?autore. Una realtà fatta di conflitto tra classi, di lotta proletaria, di utopia e speranze, alle volte irrealizzabili, tutto legato da un lieve pessimismo ma con la certezza che gli ideali, per quanto irraggiungibili, vanno sempre perseguiti, anche se a bordo di uno sgangherato sidecar alla ricerca di salvare qualche vita umana, proprio come fanno Maciste ed Ugo, dopo essere venuti a conoscenza dei nomi di alcuni militanti antifascisti che sarebbero stati, a breve, giustiziati."

> Quanto credi abbia influito la militanza politica nella narrazione? Quanto ha determinato la lettura della psiche, dei comportamenti e delle dinamiche inter-relazionali dei personaggi?
E quanto ha inficiato la verità storica?

"Uno stile a tratti neorealista, raffinatamente impressionista, variegato come la popolazione di cui si fa portavoce, quasi come se si trattasse di un narratore posto al fianco degli abitanti della strada, un coinquilino di Maciste, un cliente di Revuar o di Nesi che, affacciato ad una finestra o appoggiato all?uscio di casa, osserva anch?egli i comportamenti e le vicende di una piccola comunità di poveri amanti. "

> Questo era lo stile - l'impostazione - che insegnava l'ideologia. Forse uno straordinario illusionismo, forse un tentativo di superare i limiti della nostra umanità. Dipende dagli usi... e dalle finalità.

"?Cronache di poveri amanti? è un libro che conquista il lettore con l?abilità stilistica e con l?armonia dell?intreccio narrativo, e che, una volta chiuso, lascia il cuore gonfio di lacrime e la mente affollata di pensieri, a riflettere sul passato, sul presente, sul futuro."

> Leggerò, un giorno, e dirotti;)

ottimo recupero.
grazie Ant,
gf

grazie a te.

3 - devo dirti la verità? è passato troppo tempo, non saprei dirti.
ma quei personaggi mi sembravano molto veri.

troppo tempo da quando l'ho letto

Beh, sembrare molto vero è difficile. In narrativa come altrove. Significa che siamo almeno di fronte a vera tecnica. Devo recuperare...