Pozner Vladimir

Tolstoj è morto

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Pozner Vladimir

Il vecchio Tolstoj, l'artista amato dal popolo perché stava sempre dalla sua parte, perché sapeva incarnare e rappresentare la sua disperazione e il suo bisogno di considerazione, di rispetto e di consolazione, partì improvvisamente, in fuga da sua moglie, madre di tredici figli, e dalla sua vecchia vita, durante l'autunno. Venne colto da malore nella piccola e sconosciuta stazione di Astapovo, dove morì una settimana più tardi, ospite nell'umile casa di un capostazione, come forse avrebbe voluto lui. In quei giorni, il telegrafo spedì una quantità straordinaria di dispacci per informare i cittadini russi delle sue condizioni. Venticinque anni più tardi, Vladimir Pozner recuperò questi dispacci, e andò assemblandoli ad articoli e testimonianze e frammenti di diario e di diverse opere letterarie per raccontare un evento privato diventato – primo nella storia della Russia – pubblico. Una morte mediatica ante litteram, prima della prepotente affermazione della società di massa.

Il primo telegramma, datato 1 novembre 1910, è firmato da Nikolaev: racconta il suo malore, minimizza, annuncia la prosecuzione del viaggio, chiede di prendere misure. Il secondo, firmato da sua figlia Frolova, smentisce: “Impossibile viaggiare”. La polizia lo sta tenendo d'occhio, sin dalla partenza. Man mano, la figlia avverte i fratelli dell'aggravarsi delle sue condizioni. Arriva anche la moglie. Pozner: “Milioni di persone aspettano nuove da Astapovo. Le edizioni straordinarie vanno a ruba l'una dopo l'altra. Nelle redazioni il telefono squilla senza tregua. Tutti leggono, scavano, soppesano, cercano tra le righe. Le voci investono a ondate la città” (p. 29).
La famiglia prova a dare spiegazioni ai giornalisti: è partito perché detestava i circoli letterari, è partito perché voleva andare a vivere in un altro (e misterioso) ambiente, per via dell'influenza di certe persone (“deprecabile”). Lievi miglioramenti dell'artista: si fa leggere i giornali, detta aforismi, è convinto che nessuno si sia ancora accorto della sua fuga, e della sua sorte. C'è chi prevede una guarigione completa in sei settimane. Illusione. Il 4 novembre il cuore comincia a dare segni di cedimento. Altalena di emozioni, e di convinzioni. C'è chi s'aggrappa al ricordo della guarigione avvenuta a Jalta otto anni prima, quando l'artista era stato dato per spacciato. C'è chi prega per una sua riconciliazione con la Chiesa Ortodossa. Già, Tolstoj aveva scritto, nella “Confessione”, “Che nella dottrina cristiana sia contenuta la verità è per me indubitabile; ma è altrettanto indubitabile che in essa ci sia anche la menzogna e io devo identificare la verità e la menzogna, e separare l'una dall'altra” (p. 63).
 
Passano i giorni. Tolstoj mangia sempre meno. Dorme sempre meno. Ha febbre. È scosso. S'avvicina al torpore. Prime voci della sua morte, rilanciate in Europa e poi smentite. Mosca intanto autorizza i fotografi a fotografare la stazione, la casa del capostazione, il vagone in cui sono alloggiati i famigliari.
Il malato s'aggrava, perde coscienza, ha il battito debole. Riprende coscienza, capisce che i giornali hanno scoperto la sua fuga, e sanno della sua sofferenza; chiede di non sapere niente di quel che appare sui quotidiani.
5 novembre sera. “Ogni ora che passa porta con sé un nuovo timore e una speranza nuova. Qualsiasi ottantaduenne affetto da polmonite è un uomo spacciato. Tolstoj, invece, sembra appartenere al novero di quelli che sono destinati a morire soltanto quando lo decidono loro, come Goethe, come Voltaire. I pochissimi che sono ammessi al capezzale del malato vengono accerchiati, subissati di domande [...]” (p. 100).
 
Di qui in avanti è tutto un rettilineo, sino alla morte. Pozner ne approfitta per integrare nella narrazione frammenti illuminanti relativi al suo complesso e contrastato rapporto con la Chiesa (il funerale non sarà religioso) e con l'amata-odiata consorte, compagna incapace di aderire con empatia assoluta e partecipazione autentica alla sua visione spirituale dell'esistenza; nel frattempo, man mano che s'avvicina la fine delle sofferenze dell'artista, siamo – lettori – costretti a partecipare a un drammatico lungo addio che tutti abbiamo già incontrato e interiorizzato, in contesti naturalmente meno pubblici o nient'affatto pubblici. Piccoli miglioramenti, terribili peggioramenti, l'odiosa frequenza delle parole “torpore” e “debolezza”, sogno di impossibile guarigione, meditazione sul senso e sui significati della vita di chi stiamo perdendo, e così via. In questo frangente, a congedarsi dal mondo era un intellettuale e un artista capace di eternare la sua società, il suo popolo e la sua epoca. È sinistro ma è fascinoso accorgersi che nei giorni del suo addio Tolstoj sia involontariamente riuscito a romanzare la sua morte. Sappiamo già come andrà a finire, e tuttavia leggiamo il documento di Pozner pensando che un miracolo sia possibile. L'unico vero miracolo, a ben guardare, è questo.
 
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“25-VI-1909... 'Ho dimenticato il mio passato, e il futuro non mi interessa; auguro anche a voi di tutto cuore di raggiungere la condizione in cui mi trovo. Al tempo stesso il mio interesse per le questioni essenziali della vita non si è minimamente attenuato'” (Dusev, “Dva goda”, p. 296; “Tolstoj è morto”, p. 171).
 
EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
Vladimir Pozner (Parigi, 1905 - 1992), scrittore, giornalista, traduttore e sceneggiatore russo-francese, figlio di esuli russi. “Tolstoj è morto” fu il suo primo romanzo.
 
Vladimir Pozner, “Tolstoj è morto”, Adelphi, Milano 2010. Traduzione di Giuseppe Girimonti Greco. A cura di Valeria Perrucci. Con una nota di André Pozner. In appendice, bibliografia e nota bibliografica.
 
Prima edizione: “Tolstoi est mort”, 1935.
Approfondimento in rete: Wiki FR
 
Gianfranco Franchi, “Lankelot”. Giugno 2010
ISBN/EAN: 
9788845924958

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Il vecchio Tolstoj, l'artista

Il vecchio Tolstoj, l'artista amato dal popolo perché stava sempre dalla sua parte, perché sapeva incarnare e rappresentare la sua disperazione e il suo bisogno di considerazione, di rispetto e di consolazione, partì improvvisamente, in fuga da sua moglie, madre di tredici figli, e dalla sua vecchia vita, durante l'autunno. Venne colto da malore nella piccola e sconosciuta stazione di Astapovo, dove morì una settimana più tardi, ospite nell'umile casa di un capostazione, come forse avrebbe voluto lui. In quei giorni, il telegrafo spedì una quantità straordinaria di dispacci per informare i cittadini russi delle sue condizioni. Venticinque anni più tardi, Vladimir Pozner recuperò questi dispacci, e andò assemblandoli ad articoli e testimonianze e frammenti di diario e di diverse opere letterarie per raccontare un evento privato diventato – primo nella storia della Russia – pubblico. Una morte mediatica ante litteram, prima della prepotente affermazione della società di massa.

[adelphi] libri adelphi in

[adelphi] libri adelphi in lankelot: http://www.lankelot.eu/Adelphi

(Tolstoj)è un articolo bello,

(Tolstoj)è un articolo bello, incisivo e appassionante. Mi commuove.Grazie,Gianfranco.Davvero bello!

è molto bello il

è molto bello il pezzo.


 anche i commenti mi sembrano stimolanti.


 mi piace il sito (consigliatomi da Ana).


grazie


ggg (il traducteur, :)


ps: uscirà in cartaceo ?


 

[girimonti] buonasera

[girimonti] buonasera Giuseppe, benvenuto su Lankelot - e grazie per tutti i tuoi complimenti (complimenti a te, piuttosto, per il tuo lavoro).

Il pezzo è uscito in altra forma sul Secolo d'Italia del 4 luglio, pagina 10.

[tolstoj-pozner]

[tolstoj-pozner] grazie, Sandra:). E' stata una lettura emozionante, per tutta una serie di ragioni extra-letterarie, anche. Una pubblicazione davvero intelligente - in pieno stile Adelphi.

[Tolstoj-Pozner] bello

[Tolstoj-Pozner] bello davvero, sì. Questa dimensione del congedo è difficile da vivere e più ancora non tutti possono viverla decorosamente. Almeno quella volta si aveva la licenza di andarsene naturalmente.

Non ho mai approfondito il motivo della fuga di Tolstoj (non aveva la sua tenuta a Isnaja Poljana? A me pareva potesse star bene lì, da vecchio...)

[tolstoj] rimane una fuga

[tolstoj] rimane una fuga misteriosa, a dispetto di tutte le ipotesi e di tutti i documenti che Pozner è riuscito a recuperare e inserire nel testo. E' come se, tutto a un tratto, Tolstoj avesse deciso semplicemente d'essersi stufato. E così ha preso e ha tagliato la corda, cercando riparo e rifugio dall'ambiente letterario e dalla famiglia (dalla moglie, soprattutto, amatissima, e poi odiata)

[Tolstoj ] Ricomincio da qui

[Tolstoj ] Ricomincio da qui per rientrare! Molto interessante questo scritto, ci restuisce attraverso le tue parole non solo (e non più solo) l'immenso scrittore, ma anche l'uomo, con tutte le sue idiosincrasie. Importante la figura a margine della moglie prima amata e poi odiata, colei che copiò diligentemente tutte le opere del marito preparandole di fatto (e compiendo forse qualche scelta stilistica?) per gli editori (trovo una notizia in Internet: per Guerra e pace ci mise 7 anni....).


Grazie Gf, ottima segnalazione!

[tolstoj] grazie a te per il

[tolstoj] grazie a te per il passaggio, e per la condivisione. A giorni esce una versione cartacea ridotta del pezzo, poi vi dico dove e quando:).

(la moglie di Tolstoj è davvero una figura stupenda.)

La fuga del vecchierello

La fuga del vecchierello dalla moglie mi pare già qualcosa di molto interessante. (!)

Terrò presente la pubblicazione, assolutamente.

[pozner] è decisamente

[pozner] è decisamente letteraria, come fuga, sì:)

[pozner] 4 luglio, pagina 10

[pozner] 4 luglio, pagina 10 del secolo d'italia: pubblicata una versione diversa, e più sintetica, di questo articolo

[tolstoj, pozner] ansa di

[tolstoj, pozner] ansa di oggi. Paolo Petroni commemora Tolstoj a cento anni dalla sua morte...

di Paolo Petroni

ROMA - Anche negli anni in cui si dichiarava di aver perso la fede, la ricerca ultima di Lev Nikolaevic Tolstoj, morto giusto cento anni fa, il 7 novembre 1910 a Astrapovo, fu guidata da una vena di forte impronta morale nell'indagare il significato della vita, cosi' che la sua crisi spirituale e religiosa dopo i 50 anni e aver scritto i grandi capolavori, ''Guerra e pace'' e ''Anna Karenina'', appare uno sbocco naturale, esistenziale e artistico, che attraverso le sue opere successive e un'elaborazione ideologica e di vita sull'uomo e il suo stare nel mondo, ebbero un grandissimo influsso sulla letteratura e la cultura europea di fine Ottocento e inizio Novecento.

A formarlo anche un lungo viaggio in Francia, Germania, Svizzera e Inghilterra, dove incontra personaggi come Proudhon e Herzren, al ritorno del quale decide di ritirarsi nella sua tenuta di Jasnaja Poljana. Tolstoj, nato proprio nella tenuta di famiglia nel 1828, e' poco piu' che trentenne, laureato in giurisprudenza e ha partecipato alla guerra nel Caucaso e, infine, come ufficiale di artiglieria, a quella in Crimea, a Sebastopoli nel 1853, che gli lascia un'impressione profonda, quella che ritroviamo nelle opere nate da quell'esperienza, in cui difende la truppa e critica gli ufficiali, prendendo di mira la violenza della guerra, con oggettivita' e persino sarcasmo, che annullano ogni idea patriottica, suscitando impressione e reazioni della censura.

Nel 1862 si sposa con Sofja Bers, da cui avra' 13 figli. E' un periodo fecondo, in cui, oltre a dedicarsi all'istruzione dei figli dei suoi contadini, convinto della ''Importanza dell'istruzione popolare'', come si intitola un suo saggio di allora, scrive in sette anni il monumentale affresco di ''Guerra e pace'', che, attraverso la storia di due famiglie aristocratiche, i Rostov e i Bolkonskj, contrapposti alla disonestà dei Kuragin, parte dalla prima campagna di Russia di Napoleone e la guerra patriottica del popolo russo in difesa del proprio paese, per dimostrare come la storia sia fatta dall'iniziativa e le convinzioni delle masse, piu' che dai grandi personaggi. Segue ''Anna Karenina'', storia di un adulterio, o, meglio, di una donna condannata e spinta a togliersi la vita da una societa' ipocrita, che respinge chi non sta alle sue regole formali.

Compare in queste pagine anche il personaggio emblematico di Levin, possidente alla ricerca di un senso morale per la propria vita che, come il Pierre Bezuchov di ''Guerra e pace'', trova nella saggezza di un suo vecchio contadino che lo spingera' a condividere vita e dolori del popolo. Tolstoj volle guardare al mondo in maniera personalissima, come per provocarne una riscoperta, riportandolo a una verginita' primordiale, attraverso un viaggio interiore suo personale e dei personaggi piu' importanti dei suoi libri. Punta a smontare le sovrastrutture sociali e psicologiche, partendo dall'uomo, dal riconoscimento del prossimo e dalla forza della propria coscienza come vera guida esistenziale. Le sue opere sono tantissime. Fu prolifico e infaticabile narratore, ma anche saggista, poeta e drammaturgo, dagli scritti autobiografici d'esordio sino al saggio ''Che cosa e' l'arte'' e i racconti su scottanti problemi morali e d'attualita' degli ultimi anni, passando l'intensita' e perfezione espressiva di capolavori come ''La morte di Ivan Ilich'', ''La sonata a Kreutzer'', oltre che il romanzo ''Resurrezione'', arrivato qualche anno dopo il dramma ''La potenza delle tenebre''.

Quest'ultimo costo' allo scrittore la scomunica dalla Chiesa Ortodossa, per il carattere personale e rivoluzionario dell'elaborazione dei propri tormenti interiori, uniti al rifiuto di ogni forma di violenza, anche quella per autodifesa, idea che influenzo' molto il giovane Gandhi. Per le sue idee e per il suo agire, tra l'altro rinunciando ai diritti d' autore in favore dei propri contadini, affinche' potessero ricattare le terre che lavoravano e rendersi indipendenti, Tolstoj venne venerato quasi come un santo e Jasnaja Poljana fu meta negli ultimi anni di un vero e proprio pellegrinaggio di intellettuali e personalita' non solo russe.

Chi invece non lo segui' nelle sue scelte, fu la moglie Sofja, con cui i contrasti crebbero tanto che, a fine ottobre 1910, Tolstoj abbandono' ammalato la propria casa, finendo per morire pochi giorni dopo, solo, nella stazione di Astrapovo. Una fuga che ha sempre affascinato biografi e scrittori, tanto che sono nati almeno tre romanzi per raccontarla, ''Le avventure di Sipov'' di Bulat Okuzdava, ''L'ultima stazione'' di Jay Parini (Ed, Bompiani - da cui l'omonimo film di Michal Hoffman) e ''Tolstoj e' morto'' di Vladimir Pozner, appena edito in italiano da Adelphi.

[tolstoj] wuz dedica tutta

[tolstoj] wuz dedica tutta una serie di approfondimenti all'artista: http://www.wuz.it/recensione-libro/5156/ultima-stazione-tolstoj-morte-ja...

[adelphi] commozione per il

[adelphi] commozione per il meraviglioso nuovo sito ADELPHI

http://www.adelphi.it/

[pozner] vorrei ricordare che

[pozner] vorrei ricordare che per questa traduzione Giuseppe Girimonti Greco - traduttore fra gli altri anche di Simenon - ha vinto il  premio "Lionello Fiumi"

la maggior parte di noi legge i grandi capolavori - e non solo quelli - della storia letteraria in traduzione; occorrerebbe ricordarsene più spesso, specie quando meritano, come in questo caso

[michele, pozner, girimonti

[michele, pozner, girimonti greco] sfondi una porta aperta, da queste parti, con questi discorsi:). Peraltro Girimonti Greco s'era iscritto a Lanke, tempo fa, proprio per commentare l'articolo.

[pozner] Cari lettori di

[pozner] Cari lettori di Lankelot, attenzione (rispondo a M. Lupo): io non ho mai tradotto un Simenon, :) In compenso è in preparazione il Pozner II. Vi terrò aggiornati, ggg

[pozner, ggg] grazie per

[pozner, ggg] grazie per questa ricca anteprima (e per la lupesca delucidazione - riferiremo al professore)