“Aspettavamo tutti il 1984. Venne, ma la profezia non si avverò; gli americani più riflessivi tirarono un sospiro di sollievo, congratulandosi per lo scampato pericolo. La democrazia aveva resistito. Altrove nel mondo forse c’è stato il terrore; a noi furono risparmiati gli incubi di Orwell. Avevamo dimenticato che, oltre alla visione infernale di Orwell, qualche anno prima c’è n’era stata un’altra, forse meno nota anche se altrettanto raggelante: quella del Mondo Nuovo di Aldous Huxley. Contrariamente a un’opinione diffusa anche tra le persone colte, Huxley e Orwell non avevano profetizzato le stesse cose. Orwell immagina che saremo sopraffatti da un dittatore. Nella visione di Huxley non sarà il Grande Fratello a toglierci l’autonomia, la cultura e la storia. La gente sarà felice di essere oppressa e adorerà la tecnologia che libera dalla fatica di pensare. Orwell temeva che i libri sarebbero stati banditi; Huxley, non che i libri fossero vietati, ma che non ci fosse più nessuno desideroso di leggerli. Orwell temeva coloro che ci avrebbero privato delle informazioni; Huxley, quelli che ce ne avrebbero date troppe, fino a ridurci alla passività e all’egoismo. Orwell temeva che la nostra sarebbe stata una civiltà di schiavi; Huxley, che sarebbe stata una cultura cafonesca, ricca solo di sensazioni e bambinate. Nel Ritorno al mondo nuovo, i libertari e i razionalisti - sempre pronti ad opporsi al tiranno – «non tennero conto che gli uomini hanno un appetito pressoché insaziabile di distrazioni». In 1984, aggiunge Huxley, la gente è tenuta sotto controllo con le punizioni; nel Mondo nuovo, con i piaceri. In breve, Orwell temeva che saremmo stati distrutti da ciò che odiamo, Huxley, da ciò che amiamo. Il mio libro si basa sulla probabilità che abbia ragione Huxley, e non Orwell”
(Neil Postman, Divertirsi da morire, Premessa, pp. 15-16)
La citazione è tratta da un interessante libro di Neil Postman, “Divertirsi da Morire”, edito da Marsilio nel 2002. Postman, storico allievo di Marshall McLuhan (studioso di comunicazione, ricordato soprattutto per alcune citazioni entrate poi a far parte del lessico comune, quali “Villaggio Globale”, “Il medium è il messaggio” e “Galassia Gutenberg”), ci illustra la situazione del “discorso pubblico nell’era dello spettacolo”.
Partendo dall’assunto che ogni medium è una metafora che modifica profondamente le capacità di fruizione dei contenuti comunicativi, Postman, lungo una interessante analisi storica, mette in luce il “fatto più significativo della seconda metà del XX secolo: il declino dell’era della tipografia e l’ascesa dell’era della televisione” (p. 22), fatto che comporta un cambiamento radicale del modo di esporre i contenuti del discorso pubblico, sia esso politico, religioso, sociale, educativo o quant’altro. Ogni medium, quindi, riesce a creare una particolare epistemologia, un modo di assimilare e elaborare la conoscenza, attraverso cui gli individui percepiscono e comprendono la realtà, e con l’avvento della televisione questa teoria non solo trova conferma, ma impoverisce pericolosamente la qualità e le forme della nostra cultura.
Il cambiamento, dalla stampa alla tv, e ai media elettronici in generale, è impressionante, e le conseguenze si evidenziano quotidianamente nella povertà e nella pochezza dei discorsi pubblici di ogni tipo. Dalla mentalità tipografica (typographic mind), basata su razionalità, confronto di opinioni e coerenza, si passa all’era dello spettacolo. Citando ancora una volta l’autore: “a mano a mano che la tipografia viene cacciata alla periferia della nostra cultura, al cui centro la sostituisce la televisione, la serietà, la chiarezza e, soprattutto, il valore del discorso pubblico declinano pericolosamente. Quali siano vantaggi in altre direzioni, è ancora tutto da scoprire” (p. 46).
Nel 1985 – data in cui fu pubblicato per la prima volta il libro - Postman ci metteva in guardia dai falsi miti offerti dalla tv, dalla priorità data alle immagini piuttosto che ai contenuti, dalla logica dello spettacolo che ci abbindola e ci trascina nel “mondo del cucù!” (p. 84) che ci viene costruito intorno, un mondo fatto di piccole sorprese che si susseguono a ripetizione, sconnesse e slegate tra di loro, che non riescono ad offrirci nulla di più di un discorso povero, superficiale, frammentario e poco approfondito, ma purtroppo quasi sempre divertente.
Guardando la situazione a vent’anni di distanza, l’influenza della tv sulla massa e sull’opinione pubblica, l’importanza data all’apparire sullo schermo anziché all’essere e alle parole, ci sembra che i vantaggi siano difficili - se non impossibili - da intravedere, a testimonianza della povertà intellettuale che attraversa la nostra epoca, dominata dalla tv.
Nel suo testo Postman ripercorre la storia dello stato che più di tutti, secondo lui, è stato plasmato e si è basato su una mentalità tipografica e sulla parola stampata: l’America del XVIII e XIX secolo, ricca di libri, di un’alfabetizzazione diffusa in tutti gli strati della società, di sale conferenze e lunghi dibattiti politici che richiamavano l’attenzione di tutti i cittadini, che si sentivano molto più vicini alla politica e alle cose pubbliche. Uno scenario impensabile ai nostri tempi, nei quali la televisione è un mezzo che ormai raggiunge tutte le case dei paesi sviluppati, ed è spesso l’unica fonte di informazione e di contatto con il mondo esterno. L’analisi di Postman, infatti, dal passato si sposta al presente, un presente chiassoso, farsesco, superficiale, fatto di tante informazioni che in realtà non ci dicono nulla, ci intrattengono ma non ci in-formano.
Neil Postman, prima di essere uno studioso di mass media, era un sociologo, e ancor prima un pedagogista. Per questo si interrogava sempre criticamente sull’influenza che i media potevano avere sulla nostra forma mentis, sul nostro modo di percepire e osservare la realtà. Per lui una delle risposte possibili, per combattere e debellare il morbo nefasto che ha colto la nostra comunicazione e la nostra mente, è data dalla scuola e dall’educazione delle nuove generazioni, sin dalla nascita dell’individuo. È solo lì che si può combattere la televisione e le sue regole, perché da sola, la tv, non potrà mai cambiare modalità d’intrattenimento, perché è su quello che si basa la sua fortuna. Partire dalla base, insomma, dalla formazione dell’individuo fin dai suoi primi anni di vita. Ancor meglio, la scuola dovrebbe tornare il luogo di aggregazione e di istruzione che era un tempo, basato soprattutto sui libri, non certo sul piccolo schermo come luogo di cultura.
Ora il discorso potrebbe ampliarsi al mondo di internet, ma la questione diventerebbe ancora più complessa, anche se il web offre, di per sé, molte più prospettive e possibilità della televisione, approfondimento e interattività su tutte: tutto sta nell’educare le nuove generazioni all’uso del mezzo, nella speranza di coinvolgerle e di far comprendere loro l’importanza della parola stampata e l’amore per il libri.
“La stampa, che è stata il mezzo di comunicazione principe delle età dello sviluppo della civiltà moderna, dell’affermazione delle libertà civili, ha lasciato il posto alla televisione. Se l’alfabetizzazione era garanzia e condizione necessaria alla partecipazione ragionata al discorso pubblico, nell’epoca della tv questo si è avvilito ad una forma di divertimento, ad una sequenza rapida e sfuggente di immagini che appaiono e scompaiono sulla superficie di uno schermo lasciando subito il posto ad altre figure, ad altre luci, ad altri colori. È la stessa forma televisiva che produce questo cambiamento, è l’assimilazione del reale attraverso la visione, anziché per mezzo dell’interpretazione e della comprensione, che trasforma la cultura, l’insieme delle rappresentazioni del reale, in un palcoscenico fuggevole, inaccessibile alla ragione e dominato dallo spettacolo. Ogni espressione che voglia trovare spazio nell’ambito della programmazione televisiva deve indulgere alla risata, alla rilassatezza intellettuale, alla pigra fruizione superficiale. Il mezzo-tv è il protagonista e l’artefice di un mondo di rappresentazioni sfuggenti, in cui il racconto della realtà perde il contesto, perde il tempo necessario alla comprensione razionale, alla chiarificazione dei problemi ed alla ricerca di soluzioni efficaci”. (Neil Postman, Divertirsi da morire, postfazione di Mauro Buonocore, pp. 203-204)
EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE
Neil Postman, (New York, 1931 - Ivi, 2003) sociologo, pedagogista e studioso di mass media americano.
Neil Postman, Divertirsi da morire, I libri di Reset, Marsilio, 2002
Approfondimento in rete: segnalo.it; caffèeuropa; carmilla.
Libri di Neil Postman tradotti in italiano:
N. Postman e S. Powers, Come guardare il telegiornale, Armando, Roma, 1999.
N. Postman, La fine dell'educazione. Ridefinire il valore della scuola, Armando, Roma, 1997.
N. Postman, Technopoly. La resa della cultura alla tecnologia, Bollati Boringhieri, Torino, 1993.
N. Postman, La scomparsa dell'infanzia. Ecologia delle età della vita, Armando, Roma, 1991.
N. Postman, Ecologie dei media, Armando, Roma, 1991.
N. Postman, Provocazioni, obiezioni di coscienza in tema di linguaggio, tecnologia, educazione, Armando, Roma, 1989.
N. Postman e C. Weingartner, L'insegnamento come attività sovversiva, La Nuova Italia, Firenze, 1975.
N. Postman, Come sopravvivere al futuro (1999), Orme edizioni 2003.
Commenti
"Neil Postman, prima di essere uno studioso di mass media, era un sociologo, e ancor prima un pedagogista. Per questo si interrogava sempre criticamente sull?influenza che i media potevano avere sulla nostra forma mentis, sul nostro modo di percepire e osservare la realtà. Per lui una delle risposte possibili, per combattere e debellare il morbo nefasto che ha colto la nostra comunicazione e la nostra mente, è data dalla scuola e dall?educazione delle nuove generazioni, sin dalla nascita dell?individuo"
> Notevole...
"Ogni espressione che voglia trovare spazio nell?ambito della programmazione televisiva deve indulgere alla risata, alla rilassatezza intellettuale, alla pigra fruizione superficiale. Il mezzo-tv è il protagonista e l?artefice di un mondo di rappresentazioni sfuggenti, in cui il racconto della realtà perde il contesto, perde il tempo necessario alla comprensione razionale, alla chiarificazione dei problemi ed alla ricerca di soluzioni efficaci?. "
> piacevomente apocalittico. Devo ripescarlo;). Grazie Ant.
Per reset sono usciti molti altri libri che consiglio:
Giornali e tv negli anni di berlusconi e La sinistra nell'era del karaoke su tutti.
Se avrai modo, con calma, scrivine... presentaceli.
Anche brevi note nel forum, se credi;).
Forza!
gf
de La sinistra nell'era del karaoke scrissi sul mio blog
http://rapace.splinder.com/post/8687323/La+sinistra+nell%27era+del+karao
Scavando tra le varie bancarelle di libri del centro di Napoli, mi è capitato tra le mani un libricino molto interessante.
?La sinistra nell?era del Karaoke?, del 1994, testo con il quale Giancarlo Bosetti inaugurava la collana di libri di Reset.
Un po? vecchiotto come libro, sì, ma non per questo poco utile. Anzi, a distanza di dodici anni è davvero interessante leggere le riflessioni di Norberto Bobbio e Gianni Vattimo, due filosofi, moderati da un giornalista, sul futuro di una sinistra colpita duramente dopo il successo elettorale di Berlusconi, nel marzo del 1994.
Il dibattito è molto spesso interessante e ricco di spunti di riflessione, articolati in tre piccoli capitoli: ?Tra conservazione e innovazione?, ?Le conseguenze della televisione, ?Uguaglianza o non violenza?.
I due intellettuali si confrontano, cercano di analizzare i perché del trionfo di Berlusconi e la cura per i mali di questa sinistra.
E lo fanno parlando di costituzione, della società dei due terzi, degli errori commessi dalla sinistra, della necessità per la sinistra di essere innovativa, del suo rapporto con i media e la tv, del discorso sulla non-violenza e dell?uguaglianza tra cittadini.
Molto interessante, davvero. Una conversazione che offre molti spunti, pone domande, ma non sempre risponde.
Si legge in un?oretta, e dopo si riflette parecchio.
Sull'altro libro
http://www.key4biz.it/Bibliotech/2005/06/Giornali_e_TV_nell%27era_di_Ber...
(grazie per le integrazioni, amice ant. Ottimo lavoro)
prova con mozilla... come
prova con mozilla...
come viene? solo tags, l'impaginazione non è saltata, e riesco a navigare...non so a postare, prima non riuscivo
perfetta!
perfetta!