Portolano Cristina

Zòc'l

Autore: 
Portolano Cristina


Napoli. Città dei Borboni. Di Maradona. Della pizza. Degli scippi. Della camorra. Della cronaca nera. Dell’immondizia. Della politica collusa, incapace di qualunque rinnovamento. Dei panni stesi da un palazzo all’altro, ritratti anche nella copertina di Zòcl di Cristina Portolano, che dove abito io, per stenderli, devi rispettare degli orari precisi e magari nemmeno puoi stendere perché ti prendi due richiami, uno dall’amministrazione condominiale e uno da quella comunale. Del Vesuvio. Di Nino D’Angelo e Gigi D’Alessio. Della Smorfia. Dei 99 Posse. Di Pulcinella. Eccetera, eccetera. Insomma dei soliti cari e vecchi stereotipi tanto graditi e perpetuati dai mezzi d’informazione e da molti degli stessi artisti napoletani (si sta parlando del mainstream e di chi ce l’ha fatta) che ti ritrovi addosso ovunque vai (basta un viaggio oltre confine per rendersene conto) e di cui ne ho le palle piene e di cui penso ne abbiano le palle piene anche molti napoletani. Stereotipi che uccidono la creatività, che obbligono ad una stagnazione delle menti senza alcuna via d’uscita. Cosa dire di quella città? E soprattutto ha senso Dire qualcosa? Si può parlare di una città di contraddizioni, di squarci di bellezza, di povertà, di delinquenza, d’arte. Si può scrivere uno stupido articolo come questo, documentarci, criticarla, amarla e non avremo mai scritto, detto, capito abbastanza. Saremo sempre rimasti alla porta. E per un ragazzo del nord come il sottoscritto, la difficoltà nell’approcciarsii a Napoli cresce a dismisura. Un "Mondo" sotto molto aspetti diverso da quello in cui vivo quotidianamente. Presunzioni e amori che si confondono. E il giudizio (parola che disprezzo) che non mi appartiene. Non conoscendola, non avendola vissuta, percepisco, mi avvicino in punta di piedi, ascolto, ammiro, amo, odio.

Mi sono scontrato per caso con questa piccola autoproduzione girovagando fra siti/blog italiani dedicati al fumetto e al mondo delle illustrazioni (rimandendone stupito dal grande numero e da molte produzioni di qualità), finendo infine su www.inrosa.blogspot.com , blog dell’autrice, che dopo un contatto, mi ha spedito a casa il suo Zòcl.

Il mondo dei fumetti, dell’illustrazione, della graphic novel è vastissimo, indefinibile, forse anche un po’ indecifrabile e in molti casi di assoluto valore. Durante questi anni ho letto opere meravigliose realizzate dai vari Manu Larcenet, James Kochalka, Craig Thompson, David B., Daniel Clowes, Charles Burns, Michel Rabagliati, Jason Lutes, Marjane Satrapi, Kazuichi Hanawa, Alison Bechdel, Art Spiegelman, Adrian Tomine, Alessandro Baronciani, Will Eisner, Alan Moore, David Lloyd e molti altri ma ben poche opere italiane (non sono un grande amante di Gipi, Davide Toffolo e nemmeno di Lorenzo Mattotti, quest'ultimo autore delle illustrazioni contenute nell'ultima edizione di Pinocchio uscita per Einaudi) o provenienti dall’ambiente underground (tantomeno da quello di Napoli) o come diavolo si vuole chiamare o far chiamare.

Devo subito ammettere che questo è il primo caso di totale soddisfazione al termine della lettura di un’opera autoprodotta, fotocopiata.

Commosso fin dalla dedica iniziale che mi si è stampata in testa per non uscirne più.

Una frase definitiva: "A chi è restato". 

Appena si apre Zòcl , si trova un brandello di discorso:

"Marò, comm stong, sai proprio la violenza in me. Oggi ho scassato la borsa solo toccandola. Tengo genio di uscire con una pistola capisci e lo so che non si fa così, ma questo tengo genio di fare" (Gabi)

e il disegno di quattro topi ammassati uno sopra all’altro con relativa spiegazione:

"Zoccole, ratti, pantegane, topi: Generalmente trascorrono la giornata dormendo e sono attivi la notte. Dedicano molto tempo alla pulizia del pelo, all’alimentazione e alla costruzione del nido. Mangiano di tutto. Una femmina può procreare nel corso della sua vita ben 100 piccoli. Questa riproduzione così rapida e numerosa è necessaria per la sopravvivenza della specie."

La voce narrante/protagonista è una giovane studentessa napoletana, capelli corti da ragazzo e lo sguardo tristissimo, trapiantata a Bologna come l’autrice, che ricorda nelle prime pagine uno scippo violento subito in piena notte in un vicolo di Napoli proprio prima di tornare nella città natale.

Una scena di dolore e paura che resta nella memoria e scava nel cuore, distrugge i nervi e lo stomaco, perseguita le giornate, "It was a time// a way of life // the only secrets / we talked about // were all the fears // in all these years // we spent together" (Blonde Redhead, Loved despite of great faults) e poi il ritorno, il viaggio in treno, l’attesa, lo sguardo rilassato, "Che bello…finalmente…ritorno…".

Una città, Napoli, che l’autrice/protagonista non può fare a meno di amare "E questo è quanto. Mi ci abituai dopo un po’, ma dicevo sempre che me ne sarei andata. Se ci ripenso ora, quello che è stato non mi impedisce di amare ancora la mia città e di ritornarci, a volte. […] mi manca troppo."

Cristina Portolano ci conduce, senza fare sconti, in un viaggio interiore nelle viscere aperte della città, lungo i quartieri popolari, le voci, il dialetto (che forse per qualcuno sarà un ostacolo alla piena comprensione del testo ma che non risulta mai bozzettistico), i teatri, la casa di famiglia con il padre che vive per la figlia e sogna per lei un futuro migliore del suo, i rumori, i botti, gli amici, gli amori, le delusioni, la mancanza di prospettive, la rassegnazione per una situazione che non cambia mai, la madre che non c’è più, la necessità/bisogno/amore costante del disegno, il lavoro che manca, precario, malpagato, il fratello senza lavoro, i luoghi di ritrovo, le donne che parlano, cucinano e stendono i panni, i topi che entrano ed escono dalle abitazioni, che vivono in ogni anfratto della strada, la solitudine, il sentirsi a disagio nella città/casa dove sei nata e cresciuta reso in maniera splendida da una pancia squarciata da cui fuoriescono topi, code, lo spaesamento che vive chi se ne è andato ed è diventata un’altra persona. La svolta finale che fa precipitare Ogni Cosa o riporta Tutto alla normalità, "Ogni tanto bisogna ritornare alla realtà per non dimenticarsene" ed infine il ritorno, la poesia, la lontananza, gli occhi chiusi ed ancora topi che ti aspettano ovunque, dentro di te.

Cristina Portolano realizza un’opera dal tratto mobilissimo ma cupo, dando vita ad una città dai mille particolari tutti da scoprire con attenzione, dai colori bui, opprimenti, neri, attraversata da corpi e volti incattiviti, nascosti nell’ombra, al limite della deformità, come se la degenerazione sociale avesse aggredito, deformato, stravolto, ucciso l’uomo nella sua interezza.

Zòcl è l’opera riuscita di un’autrice, le cui creazioni future spero godano di una maggiore distribuzione, che sa coniugare nella giusta misura la cura della parte grafica e la qualità dello scritto, raggiungendo un equilibrio perfetto, carnale, sorretto da quella carezza di poesia e lucidità data da chi le situazioni che disegna le conosce, le ha vissute e su cui ha riflettuto, pianto e per cui si è rovinata lo stomaco.

 

INTERVISTA A CRISTINA PORTOLANO

 

A) In due parole, chi è Cristina Portolano?

C) Una persona normale, con un po' di cervello nello stomaco.

A) Come sono nati i tuoi primi passi nel mondo del fumetto?

C) A Napoli ovviamente, ho frequentato la scuola italiana di comix che mi ha dato le basi, ma io cercavo altro, e questo altro l'ho trovato a Bologna...i primi passi direi che non sono ancora finiti :)

 A) Cosa sono fumetto, graphic novel, illustrazione? A me pare un mondo vario, contraddittorio e le definizioni sono sempre riduttive in sè. Tu come lo vedi questo mondo?

 C) Mah, il fumetto è raccontare in modo sequenziale, fondamentalmente. E questo si esplica molto bene nella graphic novel. Spesso però in questo mondo si danno definizioni a cose che non le rispecchiano. Ma poi è tutto soggettivo, le definizioni credo che siano convenzioni utili.

 A) Negli ultimi tempi sembra poi che questo mondo sia stato un po' sdoganato, se ne parla molto di più rispetto a prima. Pensi che sia diventata quasi una moda?

 C) Beh...smette di essere una moda quando qualcuno che fa un'opera del genere sente che sia davvero necessario agire in quel modo lì, per sputare le cose che ha dentro, e che non si arrovelli a cercare soltanto un'idea originale. A me è successo così. Cioè è una definizione appunto, se non si può chiamare diversamente una cosa, chiamiamola così. Anzi chiamiamolo direttamente fumetto. Questo per chi lo fa, poi per chi le legge, le graphic novel non lo so se siano diventata una moda, ma credo di sì, dipende da persona a persona.

 A) E la scena sotterranea italiana del fumetto com'è? Passa un buon momento? Conosci la Self Comics di Bologna?

 C) Mha la scena sotterranea si sta sdoganando anche quella, con la Self Aria a Lucca Comix se ne vedono delle belle! Self Comics, certo che li conosco! Purtroppo credo che abbiano finito la loro attività, non lo so bene in realtà, spero non sia troppo tardi per proporgli 8 tavole che ho fatto recentemente...ma va bene lo stesso, è stata, e continuerà ad essere, anche se non sforneranno più fumetti, una bella realtà.

 A) Arrivando a Zòc'l, come è nato? Visto il tema, Napoli e la tua sfera intima, è stato qualcosa creato di getto o più un'opera meditata, pensata?

 C) Meditata fin dal primo giorno che ho messo piede a Bologna. Pensavo a tante cose che avrei voluto dire ma non sapevo ancora e in che modo dargli forma. Poi nel 2007 venni a sapere di un concorso, il Komikazen (che è anche il festival) a Ravenna, che si occupa di fumetto di realtà, e mi è sembrata una buona occasione da cogliere per dire quello che volevo dire col fumetto. Mandai le prime 4 pagine di Zòc'l e furono selezionate per la mostra, ma io mi ripromisi, di non fermarmi a quelle 4 pagine e di finirla tutta per poi farci appunto, un'autoproduzione. Avevo bisogno di farla, ecco.

 A) Prima di Zòc'l avevi realizzato delle altre opere?

 C) In quel modo, assolutamente no. Infatti frequentando il corso di fumetto e illustrazione all'Accademia di Belle Arti di Bologna, ho colto l'occasione anche per allenarmi su un gran numero di tavole e una storia più o meno lunga, l'ho portata anche a degli esami.

 A) Dalla lettura di Zòc'l si esce demoralizzati. Napoli appare come una città senza futuro e tantomeno senza un presente. E' davvero così? Come vivi la dicotomia Napoli-Bologna? Napoli la conosco pochissimo mentre Bologna molto di più e quest'ultima mi sembra una città che si è persa molto per strada durante gli ultimi anni, si è molto chiusa, si è ridotta ad essere una città del divertimento, si è incattivita e anche dal punto di vista creativo mi sembra in un momento di profondo stallo.

 C) Purtroppo a Napoli non si riesce a dare il giusto valore alle cose, ecco. Poi quello che ho raccontato è la mia visione delle cose, di come le vivo. può darsi che in altri ambiti ci sia un futuro, ma non ne sono troppo convinta. A tutti i miei amici a cui ho fato leggere Zòc'l, ho suscitato dei sentimenti veri. Mi hanno detto: sisì hai descritto proprio bene questa cosa! Sisì è proprio così. Un motivo ci sarà. Dicotomia Napoli-Bologna, ti dico soltanto che se mi trovo in una delle due non riesco a non pensare agli aspetti positivi dell'altra, ma poi finisco col pensare che sia meglio soffrire in una, ma avere sbocchi vitali, piuttosto che vivere in un'altra, senza riuscire a godermi neanche gli affetti...è una cosa strana. Sul fatto che Bologna sia spenta non so dirti, certo mi sarebbe piaciuta vederla negli anni d'oro, nei Settanta, soltanto per respirare quella vitalità delle persone, che ad oggi, ti do ragione, si è spenta un po'. Ma non del tutto.

 A) Come si lega internet al disegno? Alla fase artigianale, visiva, tattile del mondo del disegno? Un'ooportunità oppure no? Oppure anche avendo la possibilità di mostrare i propri disegni, in pratica il giro si allarga ben poco e i risultati rimangono gli stessi?

 C) Internet? Proprio in questi giorni ho finito 4 pagine in cui descrivo un po' il mio rapporto con internet. Comunque credo che sia un mezzo utilissimo ed efficientissimo, ma...la realtà è la realtà e tutto il virtuale che vuoi non la può sostituire. A me personalmente è servito per trovare magari foto di cose che dovevo disegnare o alcuni luoghi ma niente più. Per la diffusione dei propri disegni poi è un altro discorso. A me non piace mettere molta roba in reate, per questo ho lasciato scadere il sito che avevo...Ora ho il mio blog, e magari alterno disegnini, a tavole, a pensieri. Ma non ci sarà mai tutto, ed il bello è quello. Però avendo questa possibilità, ovvio che anche le possibilità di contatti aumentano. Tu come mi hai conosciuto? Per questo internet...ben venga.

 A) A quali artisti del mondo dei fumetti guardi? E tralasciando il mondo del disegno da chi e cosa sei contaminata?

 C) La mia adolescenza è stata segnata dai fumetti della Kappa edizioni. Davide Toffolo e Vanna Vinci mi hanno cresciuta, insieme a Miguel Angel Martin. A Bologna ho scoperto davvero tanti autori che prima non conoscevo e a cui ora guardo spesso. Tomine, Clowes i principali, Burns, Blunch, Jasono, poi il gruppo Canicola, Gipi, Ricci. Tralasciando il fumetto, credo di essere contaminata molto dai suoni dei gruppi della mia città. Non posso stare giorno senza ascoltare i 24grana, che mi fanno tenere salde le mie radici. Poi ascolto molto anche altre cose. Mi piacciono i racconti di Carver e di Valeria Parrella. Cinematograficamente, il neorealismo, Dino Risi e Pasolini, i film di Fellini ma soltanto quelli in cui c'è Giulietta Masina. E poi mi piace certo cinema italiano. Guardo spesso "Riprendimi" un film di Anna Negri, mi è piaciuto tanto. Ma fondamentalmente sono contaminata dalla realtà che mi circonda, e da chi sa raccontarmela facendo sì che possa conoscerla e capirla un pochino meglio.

 A) Per il futuro, sempre zòc'l?

 C) Assolutamente sì. Ho già in programma la seconda parte. Ma poi spero di fare qualcos'altro, non voglio fossilizzarmi e poi, ci sto un po' male quando disegno quelle cose lì. Ma mi serve a superarle.

 

 

ISBN/EAN: 
000

Commenti

Ritorno di Andrea Consonni!

buona lettura

(titolo adattato al format, amice: cognome nome - titolo)

sempre me ne dimentico.

ti ho passato su questo account tutti i vecchi pezzi pubblicati, sul punto eu, come andrea consonni:
http://www.lankelot.eu/index.php/staff/756/(a)nd

quando vuoi inserisci la biobibliografia;)

(ricordati che hai parecchie chicche da recuperare, già apparse sul .com;) )

quel link l'ho trovato anche io, mi sono scordato di metterlo.

;).

ah, molto interessante: non capisco quasi nulla di fumetti (ma così, en passant segnalo un bravissimo e giovanetto Paolo Cossi che per i tipi di Becco Giallo ha pubblicato nel 2005 un bel fumetto sul terremoto del Friuli) , tuttavia da questa pagina esce un quadro piuttosto accattivante su una realtà che anch'io conosco poco o niente. I topo sembrano metafora di pensieri in gran numero (come tanti sono gli abitanti della città ai piedi del Vesuvio).
Dolorosa la dicotomia del "trapianto" di Patria... l'ho vista in persone a me vicine. Chissà. Forse la propria terra non andrebbe mai lasciata.

Ciao, sì, è un mondo vastissimo. E se vuoi cominciare ad addentrarti in quel mondo, ti consiglio di fare un salto sui siti di due case editrici: la Coconino Press e la Black Velvet. ce n'è per tutti i gusti. Per rimanere agli autori italiani, ti consiglio di cercare i libri di Alessandro Baronciani, ti stupiranno.

cof. bel pezzo, ma...
a parte il carattere blu (boh) ci sono paragrafi che si ripetono, tipo, "...ci conduce, senza fare sconti..." e dopo "ci conduce, senza fare sconti..." e poi cose strane come "realizza lizza", "occhiu chiusi", probabilmente è successo qualcosa nel portarlo da un formato...a qui.
ciaz (-:

rimediato a occhiu & lizza:)

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