Porcedda Carlo, Brunetti Maddalena

Lo sa il vento. Il male invisibile della Sardegna

Autore: 
Porcedda Carlo, Brunetti Maddalena

C’è stata una parte di me che ha quasi rimpianto di aver letto il libro inchiesta “Lo sa il vento – Il male invisibile della Sardegna” dei giornalisti Carlo Porcedda e Maddalena Brunetti, con l’appassionata prefazione del musicista Paolo Fresu, perché le sue 218 pagine mi hanno fatto davvero male e ho avuto quasi voglia di prendere il libro e di gettarlo dalla finestra come per allontanare tutto il dolore, i drammi, gli orrori che questo libro contiene. 

Non sono mai stato in Sardegna, ammetto di sapere ben poco di quest’isola, quel che sapevo di lei erano un guazzabuglio di racconti, tendenzialmente positivi, raccolti da quei pochissimi conoscenti che ci erano stati in vacanza, di notizie giornalistiche relative all’ex presidente del consiglio e al suo stuolo di cortigiane e ospiti internazionali (Villa Certosa ma anche il regno televisivo della Costa Smeralda) e poi fotografie, documentari che me la mostravano come un luogo simile al paradiso. In quest’ultimo anno avevo raccolto qualche informazione supplementare relative alla grave crisi che attanaglia l’isola e alla sindrome tumorale di Quirra che causava morti fra i pastori di quella zona vicino a un poligono militare ma erano comunque tutte quante notizie che si perdevano all’interno del marasma di impegni e altri fronti aperti e per questi motivi aprire questo libro, puntiglioso e documentatissimo, è stato come avere di fronte tutta un’altra Sardegna e gettarsi in un viaggio che ti fa sentire la bocca piena di sangue.

Si parte proprio dalla sindrome di Quirra e per sapere di cosa si tratti lascio la parola agli autori:

“Dieci pastori su diciotto ammalati di tumore. Agnelli e capretti con gravissime deformazioni: idrocefali, con un solo occhio, senza occhi e bocca, con sei o due sole zampe, senza saldatura dell’addome. Il maggior numero di casi risale al periodo 1984-1987, ma in molti allevamenti si è avuta una recrudescenza del fenomeno negli anni 2003-2005. Sino a due recenti casi di un agnello nato con gli occhi dietro le orecchie e un vitello con sei zampe. Non un’indagine scientifica, piuttosto una fotografia di ciò che succede nel raggio di 2,7 chilometri dal poligono del Salto di Quirra, in Sardegna.” (pag.24)

O ancora meglio:

“Ci sono poi alcune constatazioni che, seppur con la dovuta precauzione scientifica, mettono nero su bianco quella che è la prima ipotesi concreta per spiegare la cosiddetta Sindrome di Quirra: per i pastori “abituati a condividere spazi e ambienti con gli animali, l’assunzione per via inalatoria e il conseguente bioaccumulo di contaminati potrebbero giustificare la comparsa, nell’arco di 10-15 anni, di forme tumorali a carico del sistema di linfatico che funge da ‘filtro e spazzino’ nell’organismo”, ipotesi che è definita “coerente con la concomitanza di mostruosità negli animali e di neoplasie linfatiche nell’uomo.” (pag.124)

E come è successo nella realtà qualcuno dirà che si tratta di qualche pastore e di qualche animale e che si muore un po’ ovunque ma le pagine ricostruiscono tutt’altra realtà e allora ecco che la Sardegna paradisiaca assume i contorni di un inferno dove si concentrano tutti i classici mali del nostro Paese e di quello che verrà.

Ecco che vi scontrerete con la perdurante condizione di asservimento militare agli Stati Uniti (e ai suoi alleati) liberi di disporre del nostro territorio in ogni modo, con l’assoluta complicità assassina del nostro Stato; eccovi la Sardegna che detiene il 60% di tutto il demanio militare italiano e dove si svolgono esercitazioni militari di ogni genere, in barba a qualsiasi tutela della salute degli abitanti; eccovi i silenzi colpevoli, le omissioni volute, i controllati che diventano controllori, le ricerche scientifiche volutamente incomplete per coprire le responsabilità dell’Esercito e quindi dello Stato; ecco il dramma di Quirra che si lega a un altro dei grandi drammi misconosciuti del nostro Paese, quello della Sindrome dei Balcani, con i militari impegnati nelle missioni di pace che si ammalano e muoiono a decine di una forma di tumore rarissimo contratto in seguito all’esposizione di armamenti all’uranio impoverito, uomini che muoiono nel silenzio delle loro case. Leggendo questo libro vi scontrerete col silenzio quasi totale dei mezzi d’informazione e incontrerete quei pochi, pochissimi, uomini coraggiosi che in barba a qualsiasi diffidenza combattono ogni giorno per avere giustizia: magistrati, padri, madri, dottori coraggiosi, pochissimi politici che lottano per la proprio terra anche se questo significa rimanere soli.

E provate ad andare a pagine 105 e a leggere la storia di Maria Grazia afflitta fin dalla nascita da una malattia congenita che la costringe a letto in una vita d’inferno. Leggete le parole di sua madre e provate a non incazzarvi se ce la fate:

“Non do la colpa a nessuno anzi la colpa all’inizio me la sono presa io. Ma oggi mi chiedo, davvero non c’è una spiegazione? Ecco questo non riesco a sopportare. Il silenzio che cercano di imporre, a me e mia figlia. Secondo qualcuno la dovrei tenere a casa, perché vederla mette a disagio. Che girino lo sguardo loro, noi non abbiamo nessun motivo per farlo.” (pag. 107)

E se fin qui stiamo parlando di malattie e drammi legati all’esposizione ad armamenti non convenzionali gli autori allargano il campo d’indagine al resto dei drammi sardi conducendovi in un “Sardegna Horror Tour” e ed ecco allora alcuni titoli di sottocapitoli: “L’uranio non fa male” (Umberto Veronesi che abilmente mescola l’uranio in natura a quello degli armamenti), “La Saras dei Moratti” (la cui squadra viene elogiata per l’impegno umanitario…), “Ovidio e la sua spiaggia di tutti” (con un simpatico vecchietto che si oppone da solo alla costruzione di un gigantesco hotel), “Un bene ambientale che inquina”, “L’ultima miniera di carbone d’Europa”, “La bonifica partorisce la discarica”, “Le scorie in casa”, “La collina dei veleni” (un laghetto che a furia di essere riempito di scorie si trasforma in una collina) e vi scontrerete con piani industriali e turistici che hanno fatto a pezzi la Sardegna e continuano a farne, basti pensare al tubo che attraverserà l’isola per portare gas dall’Africa o anche solo alle recenti aperture del governatore Cappellacci al cemento selvaggio:

“Il progetto è quello di trasformare l’isola in uno sconfinato vacanzificio aperto un mese e mezzo l’anno. Per i sardi che si ostinano a non emigrare ci sarà sempre un posto da manovale o cameriere.” (pag. 205)

“Lo sa il vento” è un libro importante scritto da due autori coraggiosi e che spero possa aprire gli occhi a coloro che lo leggeranno, spero in tanti, chiamati a rifondare il nostro paese e non solo il prima possibile. Speranza vana forse questa ma siamo già in fondo al baratro e ci sono solo due scelte: o affondare o cominciare a nuotare per risalire, rifiutando le strade battute e le facili soluzioni e lo scrivo perché il tragico bivio davanti a cui vengono poste sempre più spesso le persone comuni sono: preferisci rimanere senza lavoro o tenerti il poligono militare? Preferisci morire di cancro o portare a casa da mangiare ai tuoi figli? Accetta perché altrimenti emigri, altrimenti impazzisci, altrimenti te ne vai. Scelte che sembrano più quelle concesse a un condannato a morte: cosa vuoi come ultimo pranzo? Vuoi fumare una sigaretta? No, semplicemente vorremmo vivere e crescere i nostri figli in un mondo completamente diverso. 

Edizione esaminata e brevi note:

Carlo Porcedda, giornalista, sceneggiatore e documentarista, ha pubblicato inchieste e reportage per D-la Repubblica delle Donne, Quark, El Mundo, Il Venerdì, l’Espresso. Tra i suoi lavori, il cortometraggio "La cura", i documentari "L’isola dei centenari" e la videoinchiesta "Lingotti al cianuro".

Maddalena Brunetti, cronista di nera e giudiziaria, ha pubblicato articoli per diverse testate quali Corriere della Sera, Epolis, Sette. Dal 2010 vive e lavora a Cagliari dove collabora con Sardegna Quotidiano e l’Agi.

Carlo Porcedda, Maddalena Brunetti, "Lo sa il vento - Il male invisibile della Sardegna", Verdenero, Milano, 2011. Prefazione di Paolo Fresu.

Sul web:

Il blog dedicato al libro qui:

Il booktrailer qui:

Andrea Consonni, dicembre 2011 

ISBN/EAN: 
9788866270133

Commenti

[Lo sa il vento - Il male

[Lo sa il vento - Il male invisibile della Sardegna] Un libro coraggioso, cercatelo, ve lo consiglio vivamente. 

[Lo sa il vento] Certi libri

[Lo sa il vento] Certi libri sono spiazzanti, destabilizzanti. Quelli della VerdeNero poi riescono ad indagare situazioni che difficilmente arrivano sotto i riflettori.

[Lo sa il vento] Hai ragione,

[Lo sa il vento] Hai ragione, la Verdenero ha il merito di pubblicare libri coraggiosi, documentati e di facile lettura.

Lascio questo link sulla sindrome di Quirra:

http://blog.verdenero.it/2011/12/22/quirra-le-testimonianze-delle-vittime/

[lo sa il vento] subito in

[lo sa il vento] subito in home!

["lo sa il vento"] la

["lo sa il vento"] la questione è delicata e dovrebbe pretendere la sensibilità e lo studio di tutti. E' una tragedia che va raccontata e illustrata per bene e per tempo a tutti i nostri concittadini. Solidarietà ai sardi, nella speranza di poter fare qualcosa di concreto - almeno una manifestazione - per sgomberare le basi americane dal nostro territorio, dall'isola in primis.

[Lo sa il vento] Concordo con

[Lo sa il vento] Concordo con te Gianfranco e tutta la mia solidarietà va ai sardi e alle famiglie colpite da queste sciagure. Sarebbe bene che gli americani e i vari alleati se ne andassero ma alla luce di quanto sta accadendo nel Mediterraneo e molto probabilmente accadrà negli anni a venire nel Medio Oriente credo proprio che non se ne andranno e che l'appoggio militare italiano diventerà sempre più richiesto.  

[lo sa il vento] ho purtroppo

[lo sa il vento] ho purtroppo la sensazione che non si tratti di richiesta di "appoggio militare". Più semplicemente, l'America ci impone di essere la sua piattaforma nel Mediterraneo, e noi eseguiamo. Piattaforma, magazzino e base per tante tante basi. Ciò è veramente male.

[Lo sa il vento] Qualche

[Lo sa il vento] Qualche informazione:

"La realizzazione della base di La Maddalena nel 1972 è stato solo l'ultimo passaggio di una strategia politico-militare che ha visto la Sardegna un punto nodale delle complesse alchimie strategiche degli Stati Uniti e dell'Alleanza atlantica. E' anche per questo che nonostante l'Italia abbia perso la guerra e non fosse considerata un alleato affidabile, non solo è stata ammessa all'interno delle Nazioni Unite, ma anche tra i paesi fondatori della NATO. Fatto che ha permesso al governo italiano di sedersi al tavolo dei vincitori e di essere in qualche modo protagonista, seppur da una posizione di estrema debolezza politica e militare, del futuro assetto mondiale. Il pedaggio da pagare ha però avuto un prezzo altissimo in termini di costi e di concessioni territoriali, e la Sardegna rappresenta forse la più consistente delle deroghe alla sovranità nazionale. Nel 1951 viene firmato il Mutual security Act (MSA) con la NATO a cui seguirà, nell'ottobre del 1954, il Bilateral infrastructure agreement (BIA) con i soli Stati Uniti. Si tratta di accordi segreti non approvati dal Parlamento italiano e i cui contenuti sono tutt'ora secretati. L'effetto però diventa palese sul territorio italiano e in particolare nell'isola, perché proprio in quegli anni nascono i due poligoni più grandi d'Europa: il poligono interforze del Salto di Quirra, 20 agosto 1956, e il poligono Cauc di Teulada, 1959. Ma degli stessi anni sono anche il poligono di Capo Frasca e diverse altre strutture logistiche sparse per l'isola, sino ad arrivare nel tempo fino ai sommergibili atomici a La Maddalena." (pag. 170-171) 

[Lo sa il vento] Ultima cosa,

[Lo sa il vento] Ultima cosa, in questo libro si descrive la contraddizione fra lavoro-inquinamento, possibilità di sviluppo e degrado ambientale, fra perdere il posto di lavoro e non avere niente ed è una situazione molto simile a quella che sta vivendo ultimamente il mio territorio in merito all'ampliamento di una già gigantesca cava di proprietà della svizzera Holcim, un ampliamento che oltre che distruggere definitivamente una montagna metterebbe in serio pericolo un complesso romanico di inestimabile valore. La popolazione dei vari comuni ha cominciato ad opporsi a questo progetto ma negli ultimi giorni la proprietà ha cominciato a ventilare l'ipotesi di un trasferimento dell'estrazione con conseguente chiusura degli impianti, subito dopo gli stessi lavoratori del Cementificio si sono mossi per difendere il posto di lavoro. A tutto questo sommiamo che gli stessi comuni colpiti dalla cava, si dilettano nell'aprire i terreni all'edificazione incontrollata. Cosa fare? Come agire? I dubbi sono davvero tanti. 

[lo sa il vento] torniamo

[lo sa il vento] torniamo alla terra, e dimentichiamo di dover guadagnare per produrre cose che non capiamo neanche più a che servano. mi viene in mente solo questo.

[Lo sa il vento] Hai ragione

[Lo sa il vento] Hai ragione ed è stato davvero bello (ironicamente) andare nel nord-est nei giorni scorsi e scontrarsi con degli zucconi di prima categoria. Sulle cose inutili, posso solo dirti che anni fa lavoravo 9 ore al giorno per produrre espositori che nel giro di un mese e mezzo, o anche solo dopo una settimana, sarebbero finiti nel macero. Ore, mal di schiena, mal di mani, ritmi infernali per produrre inutilità.

[lo sa il vento] è come

[lo sa il vento] è come dici.

http://www.stefanomontanari.net/sito/blog/2269-grazie.html ti hanno segnalato qui;)