Ponzio Alessio

La palestra del littorio

Autore: 
Ponzio Alessio
Sottotitolo: L’Accademia della Farnesina: un esperimento di pedagogia totalitaria nell’Italia fascista. Tema affascinante che in qualche modo ‘amplifica’ la questione legata al controllo della gioventù da parte del regime. Non si spiegherebbe altrimenti lo scontro violento tra il partito fascista e l’Azione Cattolica per l’educazione delle giovani masse, scontro che ahinoi (paghiamo ancora lo scotto per i Patti Lateranensi del ’29) non portò alla rottura tra regime e Vaticano (tranne le minacce di Mussolini di fare terra bruciata col potere ecclesiastico dopo le emanazioni delle leggi razziali).

Ponzio, in questo saggio brillante ed esaustivo, scrive: Nacque così l’idea del ‘Foro’ (…) un centro che doveva simboleggiare la rinascita fisica del popolo italiano, essere totalmente a disposizione dell’organizzazione giovanile, celebrare la giovinezza e attrarre l’ammirazione del mondo intero.

Celebrazione della giovinezza ("primavera di bellezza, nella vita nell'asprezza, il tuo canto squilla e va! Per Benito Mussolini E per la nostra Patria bella, eja eja alalà") che coinvolgeva oltre che i diretti interessati, anche coloro che necessariamente erano destinati alla loro educazione: dirigenti di provata capacità e di salda fede, accuratamente selezionati ed educati in ambiente saturo di fascista disciplina, uomini che potevano riempire con pieno affidamento i quadri direttivi, politici,militari e amministrativi dell’organizzazione balillistica e che disponevano di tutti gli elementi per essere degli educatori nel senso integrale della parola. In realtà le cose non stavano così, perché il progetto che poi portò alla costruzione dell’Accademia della Farnesina e dell’intero Foro Mussolini, faceva gola a molti: basti pensare che dalla primiera organizzazione nata col nome di Ente nazionale di educazione fisica (Enef), si passò all’Opera nazionale Balilla (ONB) alla direttive del potentissimo Renato Ricci che invece successivamente cadde in disgrazia quando si decise di trasferire la gestione alla Gioventù Italiana Littoria (GIL).

Il cerchio si richiude quando dal 1937 tutto il comando dei comitati locali della GIL passarono ai segretari federali e comunali del Partito Fascista, come a dire che l’apparente ‘decentramento’ era rientrato in una dinamica totalitaria della gestione del potere.
Interessante ci sembra la parte del libro dedicata alle selezioni per poter accedere all’Accademia: i requisiti essenziali oltre ad una sana e robusta costituzione, ad una certa altezza (minimo 165 cm), ad un certo peso (minimo 60 kg) divenne anche quello di appartenere alla stirpe ariana italiana successivamente ai dettami della nuova legislazione in materia di razza del 1938 (e ci preme sottolineare che uno dei responsabili di quella che sin dall’inizio veniva chiamata ‘medicina politica’ fu il medico pugliese Nicola Pende. Che portò avanti il discorso sulla ‘eugenica ambientale’ e sulla ‘bonifica costituzionale’. Considerando che si era a cavallo tra gli anni ’20 e gli anni ’30 è possibile che nelle tesi di Pende – tra l’altro tra i firmatari del famigerato Manifesto della razza - fossero già contenute anticipazioni delle future decisioni in materia di discriminazioni).

Altrettanto interessante ci pare la parte finale del saggio in cui, dopo la caduta della dittatura e nel tentativo di ricostituire quello che la guerra aveva bloccato e distrutto, si procede ad una sorta di epurazione dell’Accademia dei personaggi e dei dirigenti che più erano stato vicini all’ideologia fascista: il 27 aprile del 1945 venne nominata con decreto interministeriale una Commissione nazionale di epurazione che doveva stabilire una volta per tutte chi doveva continuare a lavorare nel settore ginnico-sportivo scolastico e chi, avendo operato a favore del regime, essere definitivamente allontanato.
Tutto sommato il progetto dell’Accademia Farnesina rimane un esperimento interessante, anche se contraddittorio: perché se da un lato si voleva ‘nazionalizzare’ la scienza della cultura fisica – sacrosanta intenzione in un ambito strettamente educativo e di formazione – dall’altro era chiaro che tutta la struttura era finalizzata a preparare la nazione ad una eventuale guerra futura, evitando che degli italiani potessero trovarsi nuovamente a dovere affrontare le difficoltà cui erano andati incontro nel corso della Grande guerra.
Della serie: risorse umane a disposizione della macelleria militare.

BREVI NOTE

 

Alessio Ponzio, "La palestra del littorio", Franco Angeli, 2009. Pag. 273 Euro 32,00

Alfredo Ronci

ISBN/EAN: 
9788856810653

Commenti

neo AL:

"Ponzio, in questo saggio brillante ed esaustivo, scrive: Nacque così l?idea del ?Foro? (?) un centro che doveva simboleggiare la rinascita fisica del popolo italiano, essere totalmente a disposizione dell?organizzazione giovanile, celebrare la giovinezza e attrarre l?ammirazione del mondo intero."

> buona lettura!

"Tutto sommato il progetto dell?Accademia Farnesina rimane un esperimento interessante, anche se contraddittorio: perché se da un lato si voleva ?nazionalizzare? la scienza della cultura fisica ? sacrosanta intenzione in un ambito strettamente educativo e di formazione ? dall?altro era chiaro che tutta la struttura era finalizzata a preparare la nazione ad una eventuale guerra futura, evitando che degli italiani potessero trovarsi nuovamente a dovere affrontare le difficoltà cui erano andati incontro nel corso della Grande guerra".

Be', ma in questo non ci vedo nulla di male, vista la contingenza storica. Lo dico fuori da ogni polemica. Comunque mi rallegra notare il tuo approccio un po' più equilibrato (anche se, va be, il tema che ci porti è sempre il medesimo). Considerando soprattutto che quei progetti furono all'avanguardia, e che magari ci fosse qualcosa di simile oggi, certo di riaggiornato ai tempi. Parlo per esempio dell'Opera nazionale Balilla, ma non soltanto.

"Considerando che si era a cavallo tra gli anni ?20 e gli anni ?30 è possibile che nelle tesi di Pende ? tra l?altro tra i firmatari del famigerato Manifesto della razza - fossero già contenute anticipazioni delle future decisioni in materia di discriminazioni".

Questa è invece fantasia pura. Dire che sia un'illazione è poco. Non ho ben chiaro se sia una riflessione tua o dell'aurore. Immagino dell'autore. Spero.

2. 'Considerando soprattutto che quei progetti furono all?avanguardia, e che magari ci fosse qualcosa di simile oggi, certo di riaggiornato ai tempi. Parlo per esempio dell?Opera nazionale Balilla, ma non soltanto.'

Libro e moschetto, Leon perfetto.

4 -??? Mica è così chiaro è limpido la tua battuta a cosa è riferita. Io parlavo sul serio, fuori dalla polemica. A livello sociale furono opere all'avanguardia, di cui oggi si sente la mancanza. Ma non lo dico certo solo io. Non capisco davvero questa tua ilarità su un tema interessante come questo. Possibile che a margine dei tuoi pezzi non si possa mai fare una discussione seria?

La discussione seria parte da considerazioni serie. Non ritengo 'seria' quella in cui 'voi' dite:"Comunque mi rallegra notare il tuo approccio un po? più equilibrato (anche se, va be, il tema che ci porti è sempre il medesimo)". Considerando i temi che affronto su Lankelot, 'andate' a leggere il precedente postato su Sebald, mi pare evidente che il 'vostro' approccio nei miei confronti è basato su preconcetti. Certo, io sono antifascista, 'voi' no. 'Voi' siete un fascista (non è un'offesa, è solo una considerazione oggettiva, considerando come 'vi' chiamate e cosa scrivete). L'espressione che 'voi' usate: 'certe opere' furono all'avanguardia' è assolutamente relativa e forse non ha senso. Il nazismo fu all'avanguardia nella lotta al cancro, ('andatevi' a leggere il bel saggio di Robert N. Proctor 'La guerra di Hitler al cancro' ? Bollati Boringhieri, questo non vuol dire che si possa sprecare una riga sulla validità del nazismo. Dice bene l'autore Alessio Ponzio che io ho intervistato a proposito della 'bontà' di certe operazioni e che io riporto integralmente: 'Alcune iniziative prese dal regime fascista (ONMI, colonie elioterapiche, attività fisica giovanile ecc.) ebbero una funzione essenziale nell?Italia degli anni ?20 e ?30. Favorirono sicuramente un miglioramento delle condizioni fisiche, igieniche e sanitarie degli Italiani. Tuttavia credo che ogni scelta fatta dal regime debba essere letta e interpretata alla luce dell?ideologia fascista. Prendersi cura dei giovani, garantire la salute delle madri e dei figli non possono essere considerati degli atti di magnanimità di Mussolini e del suo entourage. Erano un modo per dare corpo alla ?nuova Italia?, per accrescerne la forza lavoro, ma, soprattutto, per garantire al paese un numero crescente di combattenti sani, forti e fascisti.'
E' quello che dicevo io alla fine della recensione. Della serie: risorse umane a disposizione della macelleria militare.
Che poi sia stato fatto anche dai 'regimi' liberali prima e dopo il fascismo non cancella le responsabilità del ventennio.
Credo di 'avervi' dato una risposta seria come da 'voi' richiesto.
Con osservanza
vostro, malgrado tutto, Alfredo Ronci.

così mi piacete, voi due;)

"Tuttavia credo che ogni scelta fatta dal regime debba essere letta e interpretata alla luce dell?ideologia fascista. Prendersi cura dei giovani, garantire la salute delle madri e dei figli non possono essere considerati degli atti di magnanimità di Mussolini e del suo entourage".

Non li ho mai considerati atti di magnanimità, ma avanguardia sociale. E questo esula dal mio essere o non essere fascista. Tra l'altro io non posso essere fascista, essendo nato nel 1973 (e come tutti sappiamo il fascismo termina storicamente nel 1945), al massimo puoi dirmi che non sono preconcetto e aprioristico nell'analizzare il fascismo storico. Puoi dirmi genericamente di destra (una destra comunque non conservatrice), ma non mi sento nemmeno di destra. Puoi dirmi ammiratore di Léon Degrelle, questo si. Ma ciò esula, a differenza di quel che forse pensi, dalla sua aderenza a una causa piuttosto che a un'altra. Io valuto idee e uomini senza alcun pregiudizio idelogico, sempre e comunque. Questo piccolo passaggio autoreferenziale è per spiegarti, una volta per tutte, chi è che ti critica costantemente i pezzi. Se poi tu preferisci approssimare per comodità non antifascista uguale fascista fai pure. Ma è un limite, e non lo dico certo io.

Ultima cosa: il voi è del tutto fuori luogo, come evidente. Dammi pure del tu che non mi offendo mica. Sul mio modo di esordire: che sei abbastanza monotematico mi pare altrettanto evidente. Ma questo non sarebbe un male di per sé se tu ti confrontassi con gli altri e argomentassi le tue ragioni, come per una volta - finalmente! - hai fatto a margine di questo pezzo.

Ci tengo a ribadire che non ho pregiudizi nei tuoi confronti, le mie critiche ai tuoi pezzi sono state conseguenza di quello che hai scritto ma soprattutto di come ti sei relazionato a chi ti poneva domande o argomentava in opposizione alle tue tesi.

Léon

mi sto esaltando.
continuate così.