Pontiggia Giuseppe

Il giocatore invisibile

Autore: 
Pontiggia Giuseppe

Il possesso di una cultura imponente può divenire uno scudo o una condanna, un apice o un abisso. Il “professore” protagonista del romanzo di Pontiggia ha trovato nella sua preparazione accademica una fortezza inviolabile entro cui ormeggiare le sue certezze, anche umane ed intellettive. Uomo rigoroso, austero, inappuntabile. Eppure quando nella rubrica “Fendenti” della rivista letteraria “La Parola agli Antichi” viene pubblicata una lettera nella quale si accusa l’attento professore di aver sbagliato l’etimologia della parola “ipocrisia”, il dubbio, le insinuazioni, i sospetti e l’incertezza iniziano a prendere il sopravvento. Perché dietro quell’attacco, apparentemente solo di carattere erudito, si nasconde ben altro: invidia, gelosia, rivalità. Soprattutto: si nasconde un nemico. Il sobrio professore si trasforma quindi in un morboso osservatore. Il sospetto si insinua come un verme e lo induce a guardare gli altri, colleghi, alunni, conoscenti, con uno sguardo diverso, lo sguardo del dubbio.
Pontiggia descrive magistralmente la mutazione di un uomo perseguitato da uno spettro, nei confronti del quale non ha alcun controllo, alcun ascendente. Il professore cerca, soprattutto tra i suoi colleghi, qualche persona che, per qualche ragione a lui ignota, è stata indotta a sminuirlo e a ridicolizzarlo pubblicamente attraverso le pagine di un periodico. Parla con molti, ha sospetti su alcuni e, nel contempo, viene a conoscenza di quali siano le reali percezioni che gli altri hanno di lui. Voci, allusioni, riferimenti più o meno indiretti alla sua persona e al suo lavoro di studioso, di insegnante, di scrittore. Piccole ma minuscole perfidie di cui scopre l’esistenza solo in quei frangenti. Il professore, quindi, viene a contatto, in maniera anche brutale, con i giudizi altrui. Spesso solo sussurrati alle spalle o riferiti da altri dopo qualche insistenza. Ed è un piccolo choc scoprire quale idea gli altri si facciano di noi senza che noi ce ne accorgiamo.
L’anonimo accusatore fa vacillare l’impianto mentale di un uomo giunto serenamente, senza particolari scossoni, a cinquanta anni e lo induce a compiere gesti impulsivi di cui, immediatamente dopo, si vergogna e si pente. Conoscere l’identità dell’autore di quella lettera diventa una missione di vita per il professore.
Nella vicenda non poteva mancare la componente amorosa e sentimentale. La giovane moglie del professore, una ex alunna, trentenne, era corteggiata anche da un altro collega. Potrebbe esserci un movente passionale dietro l’attacco? Nulla è da escludere.
La ricerca del colpevole diventa, per il professore, una ricerca dentro di sé e dentro la propria esistenza. Una caccia al nemico si trasforma, paradossalmente, in occasione di auto-analisi ed auto-osservazione. Un meccanismo che induce a mettersi in discussione e a scoprire alcuni lati oscuri, troppo a lungo offuscati dalla presunzione, o dalla volontà, di conoscenza fine a se stessa. Come se conoscere tanto, conoscere tutto rendesse immuni dalla ricerca della verità che, invece, è spesso inafferrabile o indecifrabile. Lasciarsi coinvolgere comporta responsabilità e il professore è sempre sfuggito, almeno fino all’arrivo di quella insopportabile lettera, ad una reale partecipazione alle cose della vita.
Chi legge, ad un certo punto, può intuire e presentire l’epilogo della vicenda. E’ da cogliere in certi dialoghi, che sono splendidamente trasposti da Pontiggia, ai quali l’autore affida l’anima, così come i demoni di ogni personaggio.
Pontiggia è un abile romanziere. Mantiene viva l’attenzione di chi sceglie di leggere le sue storie. Sa essere avvincente, acuto, intrigante e offre ritratti umani che si potrebbero definire universali visto che non è difficile riconoscere nei suoi personaggi vizi (molti) e virtù (qualcuna) del genere a cui apparteniamo. Il suo stile è elegante, risuona di echi classici e di una misura che non può che essere apprezzata.

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE
 
Giuseppe Pontiggia nasce nel 1934 a Como, trascorre la sua infanzia nella cittadina di Erba e si trasferisce, qualche anno più tardi, definitivamente a Milano. Esordisce come narratore nel 1959 con “La morte bianca”, racconto autobiografico in cui racconta la sua profonda frustrazione lavorativa di impiegato di banca. Nello stesso anno si laurea presso l’Università Cattolica di Milano con una tesi su Italo Svevo. Nel 1961 lascia il suo lavoro di bancario e decide di insegnare presso le scuole serali. Cura, per la Mondadori, alcuni autori classici e diversi contemporanei. Nel 1968 pubblica per Adelphi, casa editrice con la quale collabora, “L’arte della fuga”. Con “Il giocatore invisibile”, del 1978, Pontiggia vince il Premio Selezione Campiello. Al 1983 risale “Il raggio d’ombra”. A questi libri presto si affiancano dei saggi di grande spessore: “Il giardino delle Esperidi”, “Le sabbie immobili”, “L’isola voltante” e “I contemporanei del futuro: viaggio nei classici”. Vince il premio Strega nel 1989 col romanzo “La grande sera”, mentre con “Vite di uomini non illustri” si aggiudica il Super Flaiano. Il romanzo “Nati due volte”, da cui è stato anche tratto il film “Le chiavi di casa” di Gianni Amelio, vince il Premio Campiello nel 2001. Giuseppe Pontiggia muore nel 2003 a Milano a causa di un improvviso collasso circolatorio.
 
Pagine Internet su Giuseppe Pontiggia: Scrittori in corsoWikipediaItalica Rai + PONTIGGIA in Lankelot
 
Giuseppe Pontiggia, “Il giocatore invisibile”, Mondadori, Milano, 2007.
ISBN/EAN: 
9788804567189

Commenti

[il giocatore invisibile] neo

[il giocatore invisibile] neo MONNA!

[pontiggia] speciale

[pontiggia] speciale aggiornato: qui http://www.lankelot.eu/forum/index.php?topic=3198.0 per l'elenco di tutti i nostri pezzi. Manca, tra i titoli principali, soltanto un'opera postuma...;)

[Pontiggia] Anche in questo

[Pontiggia] Anche in questo caso so di aver "doppiato" un libro, visto che ne aveva già scritto Angela. Ma tant'è...

[pontiggia] fatto bene;).

[pontiggia] fatto bene;). Aiuta a interiorizzare il testo, a decifrare il dna autoriale, a valorizzare lo speciale. Grazie Monna.