Roma, “capitale dell’assurdo quotidiano, nel quale tutto, comprese le acque del Tevere, scorre lento opaco e sonnolento”, è il luogo in cui Lorenzo Pompeo, traduttore e slavista capitolino – una passione per Gogol, Tolstoj e il cinema d’essai polacco e ungherese – ambienta i 16 racconti, alcuni dei quali brevissimi, di Auto-pseudo-bio-grafo-mania, suo esordio narrativo dopo anni in cui ha prestato la sua penna ad Andrukovych, Zhadan e Zabuzhko. In quest’interessante opera prima, Pompeo, avvalendosi di “una scrittura dadaista”, costruisce un mosaico policromo di storie di assurdità quotidiana che hanno spesso il sapore dello sberleffo. O, per dirla alla Godano, che posseggono “la stessa meraviglia di un pugno in faccia”. Un pugno che colpisce più per l’imprevedibilità del gesto che per la forza d’urto. Su ognuno dei tasselli di questo scanzonato patchwork incombe infatti lo sguardo ironico, tagliante e distaccato dell’io-narrante. Un’attitudine questa, a metà tra l’occhio vitreo leggermente iniettato di sangue di Vladimir Nabokov e l’ironia amara delle anime morte di Gogol.
Comune denominatore di molti episodi del libro, il divertente gioco di rimandi e citazioni, letterarie e cinematografiche, che l’autore dissemina qua e là. Sembra di vederlo Pompeo che dietro i suoi baffi se la ride sardonico pensando: “I lettori avranno colto l’intertestualità kafkiana de L’assistente sociale di Gregorio o l’omaggio a Crash di Ballard de L’incidente?”. Per sgomberare il campo da ogni equivoco va detto che il gioco sottile con cui l’autore costruisce la filigrana dei suoi testi non è affatto esercizio lezioso od ostentativo. Piuttosto, seppure Pompeo stesso lo neghi nella quarta di copertina parlando di ”sorriso beffardo di chi non crede nella missione salvifica delle belle lettere”, un omaggio sui generis e autoironico al potere evocativo di certo immaginario letterario e cinematografico. Sarà anche vero che “la letteratura è un mostro che inghiotte le teste degli scrittori” come recita l’incipit del racconto eponimo di Auto-pseudo-bio-grafo-mania, ma è proprio la frequentazione assidua di questo mostro, specie in territori slavi, che permette all’autore di sbeffeggiare bonariamente il lettore rinsaldando in lui la convinzione che i libri sono cibo per la mente.
NOTE
Lorenzo Pompeo (1968) è nato a Roma, città nella quale risiede. Dottore di ricerca in slavistica ha tradotto con diverse case editrici romanzi dal polacco e dall’ucraino. È autore di due vocabolari e organizzatore di diverse rassegne di cinema a Roma e a Varsavia.
Lorenzo Pompeo – Auto-pseudo-bio-grafo-mania – Ibiskos Editrice Risolo, Empoli 2009 - € 12 ISBN 978-88-546-0554-1
http://www.ibiskoseditricerisolo.it Massimiliano Di Pasquale
Commenti
neo-Max!
Aggiungo copertina e tags.
Autore è Pompeo, traduttore del recente "Depeche Mode" di Zhadan.