Polverari Gianluca, Prevignano Andrea

Nirvana. Kill Your Friends

Polverari Gianluca, Prevignano Andrea

Diceva Kurt che l’America era piena di cittadine come Aberdeen. Krist Novoselic spiegava meglio: “In tutto il mondo, davvero. Piccoli posti isolati con una specie di coscienza collettiva: la gente tira avanti e non sa assolutamente che cosa stia succedendo nel mondo, nella vita… in ogni campo” (p. 110).
È da una città come quella, dimenticata da Dio, costretta alla sopravvivenza da periodiche recessioni economiche, anestetizzata dall’alcol e dalla propaganda liturgica della speranza, che ha avuto origine il fenomeno musicale e mediatico dei Nirvana di Kurt Cobain. Da una di quelle oscure o dimenticate periferie statunitensi, che senza romanzi o film laterali e sparatorie nei campus non sentiremmo nemmeno nominare, da una comunità wasp relativamente povera, machista e ipocrita, culturalmente nulla; è in quel contesto che Kurt sviluppò la sua idea di punk, e decise di accostarlo al Nirvana: liberazione dal dolore e dalle sofferenze del mondo esterno.
L’opera di Polverari e Prevignano viene a colmare un vuoto, quello relativo all’interpretazione dei testi dei Nirvana integrata da approfondite ricerche biografiche e letterarie specifiche (diari, interviste, articoli, monografie), sino ad ora occupato parzialmente dalla prima, bella biografia di Thompson (“L’angelo bruciato”, Mondadori 1995), da una serie di opere analoghe e migliorative pubblicate negli anni (cfr. “Cobain. Più pesante del cielo” di Cross, Arcana 2005) e dai fondamentali “Diari” (Mondadori, 2004). Il risultato è appassionante e intelligente; non solo un amarcord e una rivisitazione dell’opera omnia della band, ma un ritratto generazionale fondato sui testi di Kurt, sulle sue vicende bio-discografiche e sui topoi dei suoi brani.
 

Il libro è strutturato in quattro capitoli: tre dedicati all’analisi dei pezzi contenuti negli album incisi in studio (Bleach, Nevermind e In Utero) e uno consacrato ai brani “extravaganti”: cover, b-side e registrazioni rare ma emblematiche. Fan e cultori del genere troveranno pane per i loro denti: una ricostruzione filologica maniacale delle varie stesure dei pezzi, titoli scartati inclusi, lettura delle lyrics collazionata con interviste o pagine dei diari, retroscena dei tour e dei primi passi della band (incluse notizie sul mecenatesco supporto del precario quarto Nirvana, quel Jason Everman chitarrista e finanziatore di Bleach), rilievi sull’infanzia e sull’adolescenza di Cobain (con particolare sensibilità nei riguardi del traumatico divorzio dei genitori, e della sua precaria integrazione sociale e professionale) e del dalmata Novoselic, acute osservazioni sul caratteristico contra omnes di Cobain: cultura bianca dominante e hippies, etichette discografiche piccole e grandi.

Non senza nostalgia si ritorna ad ascoltare i vecchi dischi di una band che ha caratterizzato la formazione di almeno due generazioni, interpretando il malessere, la rabbia e il desiderio di disintegrazione di chi assiste, furioso e impotente, alla decadenza di una società e alla resistenza in vita di un sistema assurdo. Scoprire (cfr. intervista all’editor Scalich) quante stesure si nascondevano nelle versioni ufficiali di brani che probabilmente avevamo sinora sottovalutato, dal punto di vista contenutistico e concettuale, aiuta a decifrare l’intelligenza e l’ambizione di Cobain: vivere di Rock rinnovando quando modelli mainstream (Beatles, Bowie) quando underground (Vaselines), studiare metodicamente ogni aspetto organizzativo ed esecutivo della band,  entrare nel sistema per sgranarlo e rovesciarlo. Facendo della propria vita un’opera rock: trovando ispirazione in ogni esperienza, sentimentale o estetica, ribadendo le proprie difficoltà esistenziali e la propria ricerca di quel litio capace di uniformare lo stato d’animo. Di dare pace a chi non ne aveva mai avuta, sin dalla famiglia e dalla scuola, e aveva passato l’adolescenza tra un lavoretto e l’altro, fuggendo dalle responsabilità e da se stesso, inseguendo il sogno di vivere di musica sopportando i pesanti problemi di salute e il disastroso stato d’animo.

Una scrittura non sempre immediatamente decifrabile, quella di Cobain, rivelata e condivisa con stile e passione: negli inneschi, nelle reminiscenze, nelle contaminazioni. “Kill Your Friends” è una lettura fondamentale per tutti i fan dei Nirvana, importante per gli appassionati di pop e rock, necessaria per chi, adolescente, sentiva quella musica per riconoscere rabbia, alienazione, disperazione e isolamento, non masticando altro che un inglese appena scolastico: adesso può finalmente comprendere, adesso può ascoltare.

God is Gay

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE

Gianluca Polverari, giornalista romano. Collabora con “Il Mucchio Selvaggio”, “Rockstar”, “Kult” e “kwmusica.it”. Speaker di Radio Città Aperta.
Andrea Prevignano, giornalista e saggista. Lavora per Radio Deejay.

Gianluca Polverari, Andrea Prevignano, “Nirvana. Kill Your Friends”, Arcana, Roma 2008. Presentazione di Ernesto Assante e Gino Castaldo.
Collana TXT, a cura di Stefano Scalich.
Progetto grafico, illustrazione di copertina e logo design: Maurizio Ceccato. 

Approfondimento in rete: Supertrigger su Polverari / Musicalnews su Polverari / Polverari in myspace / Prevignano blog / Indieblog

In Lankelot:
Nirvana - In Utero di franchi 
Nirvana - Nevermind
di franchi
 

Gianfranco Franchi, “Lankelot”. Febbraio 2008

ISBN/EAN: 
9788862310031

Commenti

Una scrittura non sempre immediatamente decifrabile, quella di Cobain, rivelata e condivisa con stile e passione: negli inneschi, nelle reminiscenze, nelle contaminazioni. ?Kill Your Friends? è una lettura fondamentale per tutti i fan dei Nirvana, importante per gli appassionati di pop e rock, necessaria per chi, adolescente, sentiva quella musica per riconoscere rabbia, alienazione, disperazione e isolamento, non masticando altro che un inglese appena scolastico: adesso può finalmente comprendere, adesso può ascoltare.

Leggo da profana. Non conosco Cobain, non abbastanza per capire. Ma è bello il trasporto nostalgico che si respira in questa tua pagina. Spiegare la musica e le radici di certi sentimenti messi in musica, aiuta a capire e ad acquisire consapevolezza. I testi di alcuni artisti non sono meno complessi di certe poesie. Trovo sia davvero importante poter accompagnare l'ascolto ad una lettura simile. Ho pensato più o meno la stessa cosa anche quando ho letto "Smisurate preghiere", il libro di Romana su De Andrè. Certa musica ha bisogno di essere motivata, sviscerata, interpretata, meditata e allora ben vengano opere come quella di cui hai scritto oggi.

Ho imparato anche un vocabolo nuovo. Non conoscevo il significato di "collazionare". Grazie sempre.

(vecchie memorie filologiche;) )

E non manca molto a un film su Cobain:
http://www.rockisland.it/?p=812

Hello, Hello, Hello, How Low?
http://www.youtube.com/watch?v=dXO3OMGKPpw

eh.

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