Pitigrilli

Mammiferi di lusso

Autore: 
Pitigrilli
 
 
Quando si dice uno spirito “avanti”.
Un acume sopra le righe.
Un coraggio al limite dell’incoscienza.
 
Se si leggesse Mammiferi di lusso senza curarsi della data della prima edizione, si avrebbe forse l’impressione di avere di fronte un libro indubbiamente accurato e fluido nella prosa, arguto nell’analisi di alcuni comportamenti dei personaggi e ammirevole per la delicatezza delle descrizioni di particolari piccanti (su cui altre mani avrebbero sicuramente insistito per accalappiare qualche lettore in più), ma di certo non si coglierebbe a pieno l’entità del testo, la sua corposa dose di irriverenza, né si potrebbe capire lo scompiglio che produsse il suo primo apparire nelle librerie.
Se si affrontasse la lettura consapevoli di avere tra le mani un libro del 1920, si avrebbe, infatti, una visione del tutto differente non solo del testo, ma anche dell’autore, perché questo è uno di quei casi in cui l’opera, intesa come coacervo di stile, tematiche e toni, è indissolubilmente legata dalla storia e dalla vita di colui che l’ha concepita: Pitigrilli, al secolo Dino Segre.
Basta cambiare angolazione e la prosa fluida e pulita si trasforma d’improvviso in sillogismo, l’arguzia si fa sarcasmo e ciò che per un lettore del ventunesimo secolo è levità vira d’un tratto in sfacciataggine, impudicizia, depravazione, voyeurismo. Tutti capi d’imputazione che concorsero ad affibbiare a Pitigrilli l’epiteto di “pornografo”.
 
Gli anni ’20, dunque. Gli anni del faticoso dopoguerra, dell’importazione del charleston e del jazz, delle mise “ad alga marina” che nascondevano ogni traccia delle rotondità femminili. Anni di profondi cambiamenti nel costume. Quegli anni in cui le donne, abituate alla lontananza da padri e mariti impegnati al fronte, si erano abituate al sapore dell’indipendenza e sembravano (o erano) diverse.
Gli anni delle garçonnes. O – per dirla con Pitigrilli – delle “signorine”.
Proprio le donne, e in particolare quelle giovani, sono infatti al centro della vita e della prosa dello scrittore torinese apparso, sin dal suo esordio, come irrimediabile provocatore, uomo di autentica e incontenibile vocazione per lo scandalo e spirito sensibile al fascino dei “mammiferi di lusso”, di cui questa raccolta di undici racconti (la maggior parte dei quali apparsi precedentemente in alcune riviste letterarie dell’epoca), presenta un nutrito campionario.
Si va dalla dottoressa de “La cura omeopatica” che parla dell’amore come di un virus, alla fedifraga impenitente de “La lenzuola vibranti”; dalla fanciulla apparentemente ingenua di “Lo sguardo della madre”, alle signorine del racconto omonimo, sicuramente il più acuto, moderno, corrosivo e divertente del libro.
“Signorine” è infatti il trionfo del cinismo di Pitigrilli. Un prato disseminato di massime degne del miglior Flaiano, un attacco all’ipocrisia dominante e un tripudio di malizia e ironia pari solo a quelle dell’Oscar Wild più caustico.
Signorina non è la donna che non ha ancora preso marito. La donna che non ha ancora trovato un marito si chiama nubile.
Signorina non è la donna che non si è ancora sbarazzata della verginità. La donna che non si è ancora sbarazzata della verginità si chiama vergine.
La signorina è un essere curiosissimo, che vegeta nei climi temperati, in tutte le famiglie borghesi e aristocratiche; non è esistita in tutti i secoli, essendo un prodotto dei nostri tempi.
– Povere signorine! – diceva uno di quei giovani molto giovani, che non hanno ancora la necessità impellente di seguire ogni giorno i prezzi in borsa, ma che si danno l’aria vissuta.
– Povere signorine! Sono esseri così ambigui, imprecisi, infelicemente spostati! Debbono mettere la museruola ai desideri, l’impermeabile alle idee, le galoches alle parole, la maschera ai sentimenti; vivere una tormentosa e tormentata attesa, fingendo di essere quello che non sono, biascicando le liturgie alla messa cantata del pregiudizio, mentre il loro cuore tende alla canzone d’amore di Posillipo e di Montmartre!”(pp. 185-186).
 
La signorina degli anni Venti è un mammifero interessante. Un complesso oggetto di studio. È una creatura combattuta tra il clichè di brava ragazza in età da matrimonio, che la società le impone di seguire, e le pulsioni giovanili che a stento riesce a tenere sopite, e che non può approdare ad altro se non a un comportamento insofferente e costellato di sottintesi.
E proprio per questo comportamento attrae, provoca, confonde e alla fine, ma solo alla fine, suscita tenerezza.
Le signorine d’una volta simulavano l’ingenuità e la purezza, la trasparenza spirituale e l’impermeabilità materiale; facevano mostra di non vedere l’evidenza, di non raccogliere il suono delle parole, di non capire mai. Quelle d’oggi, invece dell’ingenuità ostentano la malizia, mostrando di scoprire intrighi oscuri nelle vicende più limpide, ambiguità misteriose nelle parole più oneste, raffinate impurità nelle pratiche più francescane.
[…] Alle nostre nonne giovinette si faceva il miglior elogio con espressioni lassative di questa densità: ‘Com’è semplice lei, com’è pura, com’è casta!’.
Alle signorine nostre contemporanee un’espressione di tal genere apparirebbe una di quelle ingiurie paralizzanti, per cui un gentiluomo vien messo garbatamente alla porta, e tutte le volte che si presenterà, si sentirà rispondere che la signorina non è in casa. Per riuscire graditi a una delle tante snobittes che conservano la loro purezza non più nell’alcool puro ma nel Kümmel e nel gin, bisogna avere il sangue freddo di dirle con audace convinzione:
– Come siete strana! Quale arduo fascio di funi è la vostra psiche! Quale nido di serpi è la vostra anima! Quali insidiose profondità abissali si nascondono nel vostro piccolo cuore di belva mansueta!
Invece sono così semplici, poverine! La loro intricata personalità si rovescia come una manica di soprabito, e non vi si trova null’altro che una collezioncina di frasi fatte, di giudizi artistici disseccati, conservati e ordinati garbatamente come foglie di capelvenere e di malva” (pp. 186-187).
 
A parte i singoli racconti, il temperamento delle signorine è delineato in modo magistrale nella prefazione all’opera: quattordici pagine di puro scetticismo pitigrilliano in cui l’autore, nascosto dietro le iniziali A. G., offre una lunga lista di indizi che porteranno inevitabilmente a svelare l’identità dei “mammiferi di lusso”.
La prefazione è senza dubbio la parte migliore del libro. Lì risiede tutto Pitigrilli. Non solo lo scrittore, l’abile affabulatore, lo spregiudicato cronista, il giornalista d’assalto, ma anche l’uomo, il nemico-amico, il detestato-amato frequentatore di uno dei salotti più in vista dell’epoca, quello di Amalia Guglielminetti.
Proprio alla poetessa fanno pensare le iniziali dietro cui si nasconde lo scrittore, che in questo modo, fingendo cioè che qualcun altro parli di lui riportando dei frammenti di interviste da lui rilasciate, propone un’ironica autobiografia (“scrivere l’autobiografia è un mostrare al pubblico la nostra biancheria intima. Lo farò sebbene questo atto non è mai sincero, perché, per l’occasione, se ne indossa di quella pulita”, p. 11), si difende dalle accuse d’immoralità rivoltegli dai benpensanti (“Sopra il coito si è costruita tutta una morale, una religione, una letteratura. Ora io nego che tale atto meriti tanto onore. In base a questo mio principio non mi si potrà tacciare di pornografo, poiché io non mi compiaccio mai nella descrizione ricercata, minuta, miniata di questa funzione insignificante o delle parti che la compiono”, p. 23), professa il suo ateismo (“Non ho una fede – egli dice – e invecchiando sento prepotentemente il desiderio di credere. Ma è un desiderio sterile. Un priapismo mistico”, p. 10) ed elogia il proprio stile letterario (“è un vero umorista divertente e profondo; ha una sensibilità di prim’ordine e una tecnica personalissima”, p. 21).
Ma soprattutto è in questa parte del libro che si trova una delle definizioni più belle e divertenti che la “signorina di provincia” abbia mai meritato:
“Indigesta come il salmone freddo; di quelle verginità conservate in frigorifero, che si prestano sempre gentilmente ad accompagnare i bambini a far pipì, amano le poesie di Fusinato, il grammofono, i libri da messa rilegati in madreperla e portano le calze fatte in casa e scarpe che sembrano scatole da violino” (p. 22).
 
EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE
Pitigrilli, Mammiferi di lusso, Bompiani, Milano 2000.
Prima edizione: Sonzogno, Milano 1920.
 
BIOGRAFIA AUTORE
Pitigrilli, pseudonimo di Dino Segre (Torino 1893-1975), fu giornalista, intellettuale raffinato e autore di scandalosi bestseller. Dopo un processo per oltraggio al pudore e spinose questioni personali (come l’accusa di collaborazionismo con l’Ovra – la polizia politica fascista – sebbene fosse ebreo), di convertì al cristianesimo dando vita a opere prive del mordente di quelle che l’avevano reso celebre.
 
BIBLIOGRAFIA CONSIGLIATA
Pitigrilli, La cintura di castità (1921).
Pitigrilli, Cocaina (1921).
Pitigrilli, Oltraggio al pudore (1922).
Pitigrilli, Dolicocefala bionda (1936).
Pitigrilli, La piscina di Siloe (1948).
[tutti riediti presso Bompiani]
E. Magrì, Un italiano vero: Pitigrilli, Baldini&Castoldi, Milano 1999.
 
Paola Biribanti, giugno 2007
Già apparso su Lankelot.com
ISBN/EAN: 
9788845243424

Commenti

Ora che ho capito come funziona .eu., ripubblico le oldies di .com.
Ci ho preso gusto...

Da ripescare assolutamente, a quanto ne scrivi. Splendide osservazioni (soprattutto davvero l'ultima citazione), io che ho avuto vicino donne morte vecchissime, in queste descrizioni le rivedo e le ritrovo molto ma molto bene... d'altra parte molti scrittori - non necessariamente famosi - della prima metà del Novecento hanno dato corpo e parole proprio a questi "animali" descritti dal Pitigrilli... a volte temo del tutto involontariamente :))

Paola, vuoi ripubblicare tutto il tuo pregresso? Un po' alla volta per favore, o non riusciremo a starti dietro a dovere :))))

La mia è la foga del neofita.
O Lassie che è tornato a casa...

"Se si affrontasse la lettura consapevoli di avere tra le mani un libro del 1920, si avrebbe, infatti, una visione del tutto differente non solo del testo, ma anche dell?autore, perché questo è uno di quei casi in cui l?opera, intesa come coacervo di stile, tematiche e toni, è indissolubilmente legata dalla storia e dalla vita di colui che l?ha concepita: Pitigrilli, la secolo Dino Segre."

> ocio al "la secolo".
Il concetto invece è molto molto chiaro:)

"Non solo lo scrittore, l?abile affabulatore, lo spregiudicato cronista, il giornalista d?assalto, ma anche l?uomo, il nemico-amico, il detestato-amato frequentatore di uno dei salotti più in vista dell?epoca, quello di Amalia Guglielminetti."

> spero che la bibliografia integrata nell'articolo sia l'annuncio di futuri ricchi approfondimenti.
Ricorda di impostare la tua scheda personale, e recupera tutto l'archivio, forza!

Si fa presto a dire "recupera tutto l?archivio, forza!".
Quando vado a leggere le vecchie cose mi viene da riscriverle...

PITIGRILLI: copertina e tags.

PITIGRILLI: copertina e tags. Grande articolo, Paola!