Pischedda Bruno

Scrittori polemisti
 (Pasolini, Sciascia, Arbasino, Testori, Eco)


Autore: 
Pischedda Bruno

Gli scrittori polemisti non esistono più? Non è questo evidentemente il punto precipuo che interessa a Bruno Pischedda, autore della raccolta di saggi Scrittori polemisti
 (Pasolini, Sciascia, Arbasino, Testori, Eco). Gli autori qui esaminati, concentrati in un tempo preciso del secolo scorso compreso tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli Ottanta si differenziarono rispetto alla generazione precedente per la loro uscita dal paradigma gramsciano dell’intellettuale organico. Quand’anche “di sinistra” infatti, lo furono in modo problematico, mai sereno o compiuto, in nessun caso marxisti a pieno titolo e nemmeno neo-illuministi senza se e senza ma (a parte forse Arbasino).

Si potrebbe discutere della scelta che ha portato Pischedda a privilegiare questi nomi (oltre all’autore di Fratelli d’Italia, Pasolini, Sciascia, Testori, Eco) piuttosto che altri (del fatto per esempio che nessuno di essi presenti in fondo tratti del tutto radicali o libertari - in Italia il tipo non ha mai abbondato). Dicevano sullo stato dell’arte “fuori dell’arte” certo, tenevano l’ambito letterario non dentro un comparto a sé stante ma nella compagine di un discorso “sullo stato presente degli italiani” e una marcata inclinazione “internazionale” nel caso di Eco o Arbasino (Pasolini all’estero ci arriva dal cinema). Consapevoli di quello che era passato nel frattempo nella cultura occidentale, va da sé, e non senza un “gusto estroso e sincretistico”, oltre il Gramsci di cui sopra ma anche oltre il famigerato crocianesimo del poetico avulso dalla struttura e ancora più lontani dall’inutile regime delle “belle lettere”; ma del resto c’era già stato il Gruppo 63 (ancora Eco e Arbasino a esso per alcuni tratti contigui). Insistendo molto sul côté “scientifico” Eco, che ha visto nella semiotica un metodo rigoroso di interpretazione dei segni per arrivare alle cose, attraverso una formale definitezza del linguaggio mai libero dalla severità dell’argomentazione logica. Oppure al pieno di tutte le letture obbligate anch’egli (e dunque linguistica, sociologia, psicoanalisi, formalismo, nuova storia etc), ma tenendo al centro lo sguardo antropologico nel caso di Arbasino.

La sua lettura pessimista di una costante del carattere nazionale, trovò in Pasolini (un altro mondo il suo) una peculiare declinazione nel fin troppo noto concetto di “omologazione” che distrugge il residuo di un’ Italia contadina e proletaria meno peggiore dell’attuale… Apocalittico Pasolini, lucido e insieme impastoiato in un suo martirologio di cattocomunista irregolare e magmatico, romanziere non di primo piano e cineasta geniale ma non meno catastrofico del cristiano e predicatorio Testori, tentato a un certo punto persino dalle sirene tutt’altro che “spirituali” di Comunione e Liberazione. E qui giungiamo invece al vero luogo di interesse del libro. Pischedda cerca di capire non solo cosa dicono gli scrittori in oggetto ma anche quali sono le strategie che scelgono per farlo. Perché fra loro mostrano tratti dissimili non solo dal punto di vista delle idee ma anche un approccio differente al concetto di forma con cui esprimerle. Se in Testori l’espressionismo dell’opera viene abbandonato nella divulgazione pubblicistica in favore di un più facile didascalismo con cui far passare i temi prediletti di una morale cattolica tradizionale, è evidente come Arbasino scrivesse (è vivo e vegeto e ne siamo felici ma come intellettuale e scrittore non dice più niente di nuovo da almeno trent’anni) romanzi o saggi alla stessa maniera, ossia nella nota lingua tanto deliziosa quanto vieppiù irritante proprio per la noiosa ripetizione del già detto malamente nascosto dall’aggiunta agli elenchi di qualche raro nome scoperto nel tempo, che si trattasse di un romantico minore o di un dandy laterale. Quanto a Eco, moderato in tutto, il parere di chi scrive è che la lingua esibita nei suoi romanzi non sia mai stata particolarmente stimolante, e la sua arte fosse del tutto epigonica, interessante solo come sintomo per una sociologia della letteratura. Romanziere dimenticabile ma studioso attrezzato come pochi al mondo, forse il rigore scientifico ha finito per fare ombra alla durezza polemica di cui pure sarebbe stato capace, troppo fiducioso forse l’intellettuale piemontese nella forza della persuasione argomentativa in un paese che con la logica non ha mai avuto sufficiente dimestichezza o voglia di fare i conti. Infine Sciascia, illuminista perplesso (aveva poca simpatia per il materialismo duro e puro, per la filosofia della natura etc e il suo stesso scetticismo assumeva un aspetto paradossale, borgesiano, tale da fargli vedere nella realtà una traduzione della letteratura) è stato forse fra costoro il narratore più capace di separare non nella visione del mondo ma nelle forme del racconto necessarie per dirla, l’opera di finzione dalla saggistica. In conclusione, lo si è sempre detto di Leopardi e nessuno è così stupido da mettersi a fare paragoni (anche perché il recanatese non si sarebbe mangiato in un boccone solo i cinque qui presenti ma i postumi in blocco fino a noi nessuno escluso: e non mi riferisco solo al tasso di genio, che va da sé, ma alla sua modernità), epperò: e se Luciano Bianciardi non fosse morto così giovane?

EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE

Bruno Pischedda insegna Letteratura italiana contemporanea presso l’Università degli Studi di Milano. Collabora all'inserto domenicale del «Sole-24 Ore». Tra i suoi saggi: Come leggere «Il nome della rosa» di Umberto Eco (1994), La grande sera del mondo. Romanzi apocalittici nell’Italia del benessere (2004) e Mettere giudizio. 25 occasioni di critica militante (2006). È anche autore di due romanzi, Com’è grande la città e Carùga blues (2003).

Michele Lupo

ISBN/EAN: 
9788833922405

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 [scrittori polemisti] libro

 [scrittori polemisti] libro di bruno pischedda...

[michele, sui problemi del

[michele, sui problemi del software] strana vicenda davvero. Ma con quale browser navighi? Firefox non ha mai dato problemi, e così google chrome. Qualcosa con explorer non sempre va per il verso giusto, con Safari non che io sappia...

 

[guasti software lankelot]

[guasti software lankelot] difatti, stavo per scriverti in privato... perlopiù uso safari; le prime due tre volte si trattava di capire il tuo schema etc, poi ovviamente preso la mano è andato tutto liscio e veloce quasi (quasi) come mandare che so un pezzo al pdo...

poi è iniziato il problema con la rece a Scibona, ci rinuncio, ti faccio il pezzo su Frisch e va . ieri daccapo, non so proprio, peraltro word funziona normalmente anche quando invio altre cose in giro, mo' i pross giorni riprovo con qualcos'altro - se vedi robe strane sai di che si tratta... prima o poi s'ha da capire che è successo . un abbraccio

[michele] la mia soluzione è

[michele] la mia soluzione è provare a navigare con firefox o google chrome. Se hai 1 minuto prova a scaricare firefox sul tuo mac - è facile, gratuito, veloce e via dicendo - e fammi sapere se cambia qualcosa lavorando su lanke con firefox.

In questo modo identifico "SAFARI" come fonte dei problemi di compatibilità e suggerisco a chi di dovere di lavorarci su, almeno per la versione 4.0 che verrà, un bel giorno...

Non è un problema di word, non credo. I tuoi pezzi, pre-Scibona, sembravano impaginati con un interlinea molto ampio [anomalo] e questo dava problemi di impaginazione. Altro però non mi risultava...Scibona sembrava avesse strani margini - come una cornice abnorme, non so come dirti.

[guasti software lankelot] ci

[guasti software lankelot] ci avevo pensato nel frattempo, in questi pochi minuti, ho aperto firefox che mi capita di usare qualche volta e vedo una cosa che prima non vedevo:l'immagine di copertina, e anche quella relativa alla fresca recensione di Ronci... un indizio non è una prova, ma forse...

[michele] quello delle

[michele] quello delle immagini delle nuove copertine è un altro guasto, una cosa recente, dovuta al passaggio su un server provvisorio che sta dando parecchi fastidi alla navigazione. Non dipende dai browser, purtroppo.

[scrittori polemisti]

[scrittori polemisti] ripristinata la copertina!