Piperno Alessandro

Con le peggiori intenzioni

Autore: 
Piperno Alessandro

Fortuna e disgrazia sono cadute su questo romanzo dopo la pioggia di complimenti del critico letterario Antonio D’Orrico che ha scorto in Piperno il nuovo Proust. È prassi che affermazioni del genere oltre agli scontati risvolti pubblicitari provochino prese di posizione drastiche, spesso eccessive. Sembra quasi che l’opinione pubblica e la sensibilità collettiva godano di un autonomo senso di giustizia riequilibratorio, secondo un calibrato e compensatorio meccanismo di esaltazioni e stroncature. Sarebbe quasi l’ora di mettere nero su bianco, certificando questa legge non scritta. Una sorta di tariffario critico per i paragoni riservati agli esordienti: scomodo Balzac? venti recensioni severe. Joyce? Ci si redime dopo cinquanta accanimenti. Dante Alighieri? Lapidazione critica ad oltranza con possibilità di estendere gli insulti fino al secondo grado di parentela dell’autore. In realtà credo d’Orrico sappia meglio di chiunque altro che l’accostamento Piperno-Proust è una provocazione, probabilmente ad arte. E credo anche che l’esercito degli indignati non reputino fino in fondo il romanzo di Piperno un affronto alla letteratura o il modo peggiore di investire diciassette euro (alla Mondadori non devono essere un granché scaramantici per battezzare un giovane con questo numero in terza di copertina).

La trama è inconsistenze, volutamente aleatoria. L’ambiente è quello pariolino della così detta “Roma bene” (definizione che suona tragicamente ironica in queste ore nelle quali esplode un secondo caso Izzo), fatta di smoking e Caravaggio, Bentley e filippini che escono il giovedì sera. I personaggi non muovono da un piano narrativo lineare intessuto di azioni e parole consequenziali, ma da una catena di flashback random catalizzati nella mente problematica ed iper-analitica del narratore interno (Daniel Sonnino-Piperno) affetto di tanto in tanto da megalomani pretese di onniscienza. Una saga familiare, insomma, che copre tre generazioni di ebrei romani, dove personalità esplosive e contorte filtrano la storia d’Israele degli ultimi cinquant’anni con soggettivismi e peculiarità che ci trasmettono un punto di vista originale su un problema tanto dibattuto. Una coscienza ebraica che ruota intorno ai sensi di colpa veri o presunti per la distanza dalla madre patria, unico palcoscenico della Storia. Ma questo è solo lo sfondo più impegnato dell’affresco di Piperno nel quale risaltano i chiaroscuri perfettamente assortiti delle personalità dei protagonisti: dall’ipervitalistico nonno Bepy, all’ossimoro umano papà Luca, dal sensibile e ribelle zio Teo, all’antisemita mascherato Nanni, dall’inarrivabile amico Dav al complessato e aggressivo Giacomo; ma forse sono le due figure femminili, la madre Sabrina e l’idolatrata Gaia, ad essere le più intimamente connesse al perverso e cerebralissimo Daniel alias Piperno. Ambigua la prima, emblema del potere dell’altruismo imposto, volubile ed impalpabile la seconda, di cui ci arriva un’idealizzazione maniacale fino al parossismo.

È vero, manca un filo conduttore vero e proprio, si ha spesso l’impressione di essere sballottati da una parte all’altra senza una ratio precisa, né un fine individuabile. Ma questo libro è importante testimonianza: si può fare un romanzo senza una storia vera e propria, si possono reggere trecento pagine con un andamento verticale, emancipandosi dall’orizzontalità dell’azione per imporre il primato dell’introspezione psicologica senza annoiare il lettore. Se i cannibali capitanati da Ammaniti hanno trasfigurato (per dirla con Piperno) la Letteratura in cinema, arrivando a proporre romanzi-sceneggiature, con il trentatreenne romano recuperiamo l’importante dominio della parola. Ed è uno squillo a cui è giusto attribuire dignità e, in parte, coraggio.

Con le peggiori intenzioni è un romanzo scritto da una penna di talento, che tradisce la propria inesperienza quando vuole strafare. La scrittura è ricercata e chirurgica, descrittiva e psicologica, a tratti profonda ed ironica. Ma dal virtuoso al virtuosismo, dall’effervescenza al compiacimento, dalla creatività al leziosismo il passo è breve. In Piperno addirittura brevissimo: “oblativo” in luogo di altruistico, “lacerti” per stralci, “apotropaico” addirittura ripetuto a iosa per non scadere nel volgare “scaramantico” (sarà amico di Bonolis…), “postprandiale” per “dopo pranzo” sono solo pochi esempi di un’artificiosità linguistica che non aggiunge niente al romanzo, anzi lo priva d quella fluidità narrativa che altrimenti vanterebbe. Piperno ricorda quei giovani numero dieci tutto tunnel e colpi di tacco che invece di esaltare mortificano il loro talento. Perché di talento ce n’è in questo ragazzo, che sa scavare nei suoi personaggi (forse fin troppo reali?) fino alle viscere.

Le perplessità sono così rivolte più al futuro che al presente. È naturale chiedersi se questo giovane autore saprà migliorarsi o semplicemente ripetersi. L’impressione infatti è che Piperno non abbia semplicemente attinto al proprio materiale autobiografico ma che abbia raschiato il fondo del barile della sua vita; spremendola come un limone. Ma ciò che distingue un buono scrittore da uno ottimo è proprio questo. L’eclettismo delle proprie ambientazioni, dei propri personaggi, degli interrogativi sollevati.
Auguri, Alessandro…

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE

Alessandro Piperno (Roma, 1972), letterato e romanziere italiano.
Insegna Letteratura Francese all’Università di Tor Vergata. È redattore di “Nuovi argomenti”.

Alessandro Piperno, “Con le peggiori intenzioni”, Mondadori, Milano 2005.  

Approfondimento in rete: I Miserabili / La Frusta / StradaNove / Italica Rai / Lettera / Kataweb / Liberazione / Shalom.

In Lankelot:

Giovanbattista Arlechino, maggio 2005.

 

ISBN/EAN: 
9788804538028

Commenti

Ma questo libro è importante testimonianza: si può fare un romanzo senza una storia vera e propria, si possono reggere trecento pagine con un andamento verticale, emancipandosi dall?orizzontalità dell?azione per imporre il primato dell?introspezione psicologica senza annoiare il lettore...

"La scrittura è ricercata e chirurgica, descrittiva e psicologica, a tratti profonda ed ironica. Ma dal virtuoso al virtuosismo, dall?effervescenza al compiacimento, dalla creatività al leziosismo il passo è breve. In Piperno addirittura brevissimo: ?oblativo? in luogo di altruistico, ?lacerti? per stralci, ?apotropaico? addirittura ripetuto a iosa per non scadere nel volgare ?scaramantico?"

> Io ancora devo sottopormi all'esperienza. Ma ricordavo bene questa tua scheda, e a lei - e all'articolo di Paolo Castronovo, dagli un'occhiata - devo i costruttivi pregiudizi di partenza. Saprò dirvi...