“I personaggi di questo romanzo, sebbene diversi tra loro, hanno un punto comune: tutti ripugnano dal conoscersi a fondo. Ognuno capisce se stesso solo quanto gli occorre; ognuno tiene i suoi pensieri sospesi, fluidi, indecifrati, pronti a mutare secondo la sua convenienza, senza contraddizione né bugia né riforma; ognuno sembra pensare la propria anima non come sua essenzialmente, ma come un altro essere con cui convive, seguendo una regola di diplomazia, traendone di volta in volta o voluttà, o medicina, o perdono”. (Dalla Prefazione dell’Autore)
Storia di una monacazione forzata, “Lettere di una novizia”, edito nel 1941, è il primo romanzo di Piovene, incentrato su una vicenda un po’morbosa, narrata in forma epistolare, cosicché i punti di vista si moltiplicano e la verità non ha un solo aspetto. Possiamo dire che vi sono tante sfaccettature quanti sono i personaggi e ciascuno interpreta la vicenda badando a se stesso, al proprio interesse o a quello dell’istituzione cui appartiene.
La protagonista, Rita Passi, è una ragazzotta della provincia veneta, orfana di padre e allevata dai nonni. La madre, donna ancora giovane e piacente, non mostra particolare interesse per lei, almeno finché non la elegge, a sedici anni, sua confidente sentimentale, dopo averla mandata a studiare dalle monache in convento per deresponsabilizzarsi dalla sua educazione.
Una torbida vicenda d’omicidio complicherà le loro vite e spingerà verso la monacazione definitiva di Rita.
Di sé la ragazza dice: “crescevo docile e passiva e ignorante”, “avevo un’espressione tarda”, il collegio in cui viene educata serve ad allevare ragazze destinate a matrimoni di provincia e che sarebbero state deprezzate da un’eccessiva cultura.
Rita si abitua presto a nascondere i suoi sentimenti dietro l’indifferenza e l’inespressività, sa mentire e ama la sua menzogna fin da ragazzina. Sa essere “docile e fredda”,in monastero continua a credere “Per inerzia, quasi per un eccesso di inappetenza mentale” (p. 23). Né giocosa, né comunicativa, piuttosto amante della solitudine, si sfoga, come molte coetanee, in un diario, prova un “affetto mortificato per la biancheria ruvida e i caffè-latte annacquati” (p. 25).
Nella sua introduzione Ernestina Pellegrini dice che Rita è l’erede della Religieuse di Diderot, della Monaca di Monza di Manzoni, della Capinera di Verga.
Rita sembra lasciarsi vivere ed essere sempre nel posto sbagliato, sempre incompresa o fraintesa, non adatta alla vita monastica, né a quella con sua madre eppure, con le sue lettere, fa emergere le ipocrisie degli altri personaggi, in primo luogo dei religiosi tutti intenti a difendere se stessi o il buon nome del loro convento.
Attorno a Rita si percepisce un mondo chiuso, ipocrita, avvezzo alla menzogna e mediocre, poco attento al discernimento nella cura delle anime votate alla vita religiosa. Dalla pavida madre superiora ai vari sacerdoti, nessuno sembra preoccuparsi del reale destino della ragazza, ciascuno è teso a perseguire e difendere la propria personale verità, che perciò si esprime nelle varie lettere, come in tante superfici riflettenti.
Neppure la madre, che dovrebbe costituire la figura di riferimento per Rita , ha un rapporto normale con la figlia, ma tutto è viziato da negligenze, fraintendimenti, menzogne, costrizioni. Le scrive Rita, alla fine del libro, in un vano desiderio di pacificazione: “Non ero nata per lottare, ma per essere simile a uno dei fiocchi di neve, che escono dalla nebbia, cadono e si disfanno in un qualsiasi punto di questi prati” (p.178).
Oltre a quello clericale, è il mondo borghese, perbenista e pigro a circondare Rita, una borghesia di provincia, benestante e dalle consolidate abitudini. Sullo sfondo, bellissimo, il paesaggio veneto di collina, dolce e velato, descritto da Piovene con note d’affetto. Nebbie, luci, alberi, fiori: “aria veneta, che sembra condurre verso un colore disciolto” (p. 12).
Sembrano immagini uscite da un quadro. “Il paesaggio era triste per un eccesso d’arte, quasi non fosse natura ma quadro” (p.18). “È un Veneto dimagrito e rozzo, che mostra lo scheletro rustico di questa terra malinconica, dissimulato altrove da colori e luci; i palmizi, le case vi sembrano appoggiati al suolo; solo la nebbia colorata e la luna hanno una triste opulenza” (p.22).
“Lettere di una novizia” è il libro d’esordio di un narratore la cui opera può essere divisa, secondo la Pellegrini, in due tempi netti: i romanzi confessione come questo cui seguiranno “Pietà contro pietà” e “I falsi redentori” e i romanzi metaforici, di alta densità filosofica (“Le Furie”, “Le stelle fredde”, “Verità e menzogna”). Nell’intervallo di quattordici anni si colloca l’intensa attività giornalistica di Piovene, mi auguro più vivace e interessante e soprattutto meno fredda.
EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE
Guido Piovene (Vicenza, 1907 – Londra, 1974), giornalista, scrittore e critico letterario italiano, discendente da antiche famiglie aristocratiche. Esordì pubblicando la raccolta di racconti “La vedova allegra” (Torino, 1931). Si laureò in Filosofia con una tesi sull’Estetica di Vico.
Guido Piovene, “Lettere di una novizia”, Bompiani, Milano 2005. A cura di Ernestina Pellegrini. Collana Romanzi e racconti.
Tascabili Bompiani, 388.
Prima edizione: 1941.
Marina Monego, ottobre 2009
Commenti
Contributo su Piovene.
Che disagio, che "assenza", che stridore fin dalla pref. dell'Autore! Piovene scostante. Un libro serio e complesso che non mi è mai piaciuto. Neanche il film. Hai un bel coraggio e costanza, neanche fossi ancora una costretta studentessa! Naturalmente la monacazione forzata è un argomento importante in molte letterature. Perfino affascinante. Se posso permettermi un'autocitazione, nella Ladra di pannocchie ho descritto a lungo un quadro inglese visto nel museo di Bombay, che descrive il condizionamento di una giovane conversa, da parte di perfide suore e orribili parenti; sono rimasto ore sulla panca antistante a fotografare e scrivere appunti. Del resto le tecniche di condizionamento di Geltrude, la monaca di Monza sono un capolavoro di nefanda psicologia. Metonimicamente Geltrude "C'est moi".
Hai fatto bene a leggerlo per noi e presentarcelo. Forse è la tua visione evangelica delle cose che ti dà tale forza di addentrarti in pagine fredde, difficili, che gelano o poco hanno a che fare col caro paesaggio giorgionesco Veneto (quello ad es. descritto da Neri Pozza in "Le luci della peste". Se si digerisce il titolo menagramo, poi risulta assai affascinante e in un certo senso ha dei punti di contatto con Piovene, proprio per la resa delle situazioni di grande indecifrabile disagio aleggiante ).
Per fortuna Piovene ha scritto anche il capolavoro "Viaggio in Italia".
www.lankelot.eu/SMF/index.php?topic=2945.0 SPECIALE PIOVENE!
In progress...
Grazie Luciano! Che bel commento articolato! :)
In effetti l'ho trovato pesante e gelido, ma volevo arrivare fino in fondo per rendermi conto e per poterlo commentare, sono andata avanti. Dopo adeguata pausa (adesso non voglio aver a che fare ancora con Piovene, devo disintossicarmene) magari proverò il Viaggio in Italia.
Guarda, quando decido di affrontare un autore, raramente demordo, diventa una specie di sfida e dunque voglio arrivare fino in fondo :)
Neri Pozza:l'editore, una volta morto, è sparito anche quello, ecco un altro veneto da recuperare qui....è un'idea
oh lucia'
l'ho presentato anch'io questo libro un mese fa:)
assieme a altri tre suoi libri, tra cui il "Viaggio".
E' tutto linkato nell'articolo.
Pozza sul mercato - come autore:
www.libreriauniversitaria.it/libri-autore_pozza+neri-neri_pozza.htm
5. Caro Gianfrà mi era sfuggito. Mi pare che anche la tua linea sia abbastanza in sintonia con quanto detto. Romanzo epistolare che invecchia dignitosamente.
Sono costretto a concentrare l'attenzione su operazioni di bonifica e drenaggio dei miei testi degli ultimi tre anni.
in ogni caso non provo nemmeno a tenerti dietro: tu sei un vulcano, io una meteorite microscopica.
Diceva Kurt Cobain, "Drain you". Vale anche per i veci testi;)
(altro che vulcano, devo riprendere un giusto ritmo...)
[Lettere di una
[Lettere di una novizia]
http://www.transfinito.eu/spip.php?article1464
però non sono riuscita a risalire all'articolo mio attraverso il motore di ricerca,non capisco perché.
[Piovene] nell'archivio
[Piovene] nell'archivio autori c'è, nell'archivio articoli idem ( http://www.lankelot.eu/archivio-articoli.html?&start=2900 ), nel motore di ricerca ho inserito http://www.lankelot.eu/search/node/piovene%20novizia%20monego piovene novizia monego, eccolo là
ok, si vede che qualcosa non
ok, si vede che qualcosa non è andato da me, ma meglio controllare, no? visto che bisogna stare attenti a tutto nel nuovo sito.:)
[Piovene] sacrosanto;).
[Piovene] sacrosanto;).