Pincio Tommaso

M.

Autore: 
Pincio Tommaso

Morselliana (“Contro-passato prossimo”), dickiana (“Il cacciatore di androidi”), nitidamente e fastidiosamente pynchoniana (con tutti i limiti del caso: artificiosità, autoreferenzialità, provincialismo culturale schietto) opera prima di Tommaso Pincio (pseudonimo letterario di Marco Colapietro, scrittore e pittore romano nato negli anni Sessanta), “M.”, pubblicato da Cronopio nel 1999, è un romanzo fantastorico, sconnesso e irregolarmente divertente. In una Germania impossibile del 1969 un cittadino stencilizzato – programmato per uccidere – non ha più un'anima e va terminato. A terminarlo dev'essere un cacciatore come Ricard De Kaard (limpido omaggio al Rick Deckard di “Blade Runner”), o come il suo collega Jeune E. Depp (non è un refuso e non è uno scherzo). Uno stencil – questo viene insegnato – è come “un involucro in forma di uomo che contiene pensieri (…) conoscenze, ricordi, dolori e sentimenti” (p. 19): una “massa di anime”, incapace di controllo e di consapevolezza. La trovata – variare sulla falsariga di “Blade Runner”, test inclusi – si direbbe tutta qui, e volentieri vi risparmierei dell'altro, se non spuntasse fuori dal cilindro un alter ego dell'autore, nella fiction seienne, proprio come mastro Pynchon insegna. Dovrei dire altro della trama? Proviamo. La Repubblica di Weimar è l'espressione di una nazione libera e democratica. Hitler non andrà mai al potere, l'Europa non conoscerà la seconda guerra mondiale. Diciamo l'opposto di quanto aveva scritto pochi anni prima Harris in “Fatherland”, per capirci.

1969, Neu-Berlin. 22 giugno. Ricard De Kaard ha un minuto per decidere: il minuto 00.57. Questo è il leitmotiv dell'opera. Il resto, precipizi, variazioni e tentativi di acquisizione di coscienza, prima che o prima di, con incursioni nei comprimari (quella italiana si direbbe forzatina). Niente di memorabile. La certezza della pubblicazione mi ha indotto ad abbandonare la lingua eccessiva e inutilmente sperimentalista di M., il mio primo romanzo”, ha dichiarato Pincio a Blackmailmag. È stata una scelta saggia: più che un problema linguistico, classico nel caso delle opere prime, questo romanzo manifestava limiti di struttura, di originalità e di personalità. Il nodo è ben diverso. “M.” era un'opera intelligente e ambiziosa ma niente affatto nuova e decisamente derivativa rispetto ai modelli indicati in apertura di articolo. Niente che potesse giustificare l'aura di genialità che avrebbe, nel tempo, ammantato qua e là l'autore.

Chi è Pincio? Racconta Domenica Perrone: A cominciare dalla scelta dello pseudonimo, Tommaso Pincio chiama il lettore a farsi partecipe di un gioco infinito di rinvii letterari: dall’ovvia evocazione dello scrittore americano Thomas Pynchon e del Pincio di Roma, a quella meno prevedibile del Tommaso dei Vangeli, o, ancora, dal riferimento osceno al termine 'pincio', mutuato, come dichiara lo scrittore stesso (si veda l’intervista), dal dialetto toscano, al significato cui rimanda, nella parlata romana, la definizione di 'pinco pallino'”.

Ecco: alla luce di queste considerazioni, si direbbe chiaro che siamo (anche) dalle parti di chi aveva (ha ancora? Non credo) una gran voglia di giocare e di stuzzicare, prima ancora di fare letteratura. “M.” è un sacco (un saccheggio) di letteratura fica, costellato com'è di citazioni (esplicite, implicite: l'ultima di eccezionale presunzione) e di intuizioni discrete (in qualche dialogo, soprattutto m-f, si sente una certa predisposizione a registrare i tempi del parlato). Glissare sui disegnetti e sulle strizzate d'occhio ai fan maniacali di Pynchon è cosa buona e giusta: razionalmente, si tratta di materia stucchevole. Pincio darà il meglio crescendo (e diventando scrittore).

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE

Tommaso Pincio, pseudonimo di Marco Colapietro, (Roma, 1963), scrittore italiano. Ha studiato all'Accademia di Belle Arti. Ha fatto l'assistente per vari pittori, italiani e americani. Ha esordito pubblicando “M.” nel 1999. Collabora con “Repubblica”, “Manifesto” e “Rolling Stone”.

Tommaso Pincio, “M.”, Cronopio, Napoli 1999.
Approfondimento in rete: Sito ufficiale di Tommaso Pincio / Myspace di Tommaso Pincio / Blog di Pincio / Tommaso Pincio / Blackmailmag: intv / Veronica Lago su “Un amore dell'altro mondo” / Lo specchio di carta / Reti Dedalus / Gioia Spina su “M.” / Carmilla / Festival Letteratura / Wiki en / L'Espresso / Corsera / Wittgenstein.
 

Pincio in archivio Lankelot:

 

Gianfranco Franchi, “Lankelot”. Maggio 2009.

ISBN/EAN: 
9788885414433

Commenti

ecce l'ormai lontana opera prima di Pincio.

Fatevi, post lettura del pezzo, due risate su IBS:

http://www.ibs.it/code/9788885414433/pincio-tommaso/ recensione cervellotica di Cortellessa e successive perplessità del pubblico.

Ma via. Non è poi molto cervellotica, quella recensione.
In ogni caso, un libro che penso mi piacerebbe.
(-:

Decisamente. E vuoi mettere il fascino dell'opera prima ambiziosa e un po' sbagliata? Io l'ho attesa per settimane, il pacco di IBS non mi arrivava mai...

(ora però posso passare a "Un amore dell'altro mondo" con più leggerezza...)

(OT - se ci regali una controrecensione di "m." fai cosa buona e giusta)

Un po' tutta la produzione di Pincio è derivativa, citazionista, ludica. Questa è un'opera acerba, hai detto bene, che però contiene in sè tutti i pregi e i difetti da cui Pincio non si è più staccato.

Meglio non dire nulla della recensione di Cortellessa. Chissà che orgasmo quando l'avrà scritta e riletta.

5. Temo proprio di sì:).
4. Guarda che ti aspettiamo al varco, coi tuoi pezzi su TP;).
Quando vuoi...

L'aggettivo "derivativo" è sinceramente centrato - e centrale.