Pincio Tommaso

Lo spazio sfinito

Autore: 
Pincio Tommaso

"Cosa dire del quinto giorno? Il quinto giorno Jack Kerouac ebbe un'illuminazione. gli tornò in mente di quando, all'età di sei anni, trascorreva pomeriggi interi a giocare a tennis contro il muro di casa. Una volta la palla fece un rimbalzo imprevisto e schizzò via. Invece di rincorrerla per evitare che si perdesse nei cespugli, la lasciò andare. Immaginò di essere quella palla abbandonata a se stessa e rotolò mentalmente con lei finché quella non scomparve dalla vista. Allora rimase immobile con la racchetta in mano e un'espressione di sbigottimento sul volto, insolita a dire il vero per un bambino della sua età. Semplificando avresti detto che si era imbambolato per un attimo, ma in effetti si era smarrito. Come si chiamava, quanti anni aveva, dove abitava, quel poco che sapeva del mondo, tutte queste cose erano improvvisamente sparite, e per i pochi istanti che durò il fenomeno Jack fluttuò nel Vuoto. Niente di eccezionale: è proprio così, a volte, che i bambini apprendono di essere venuti al mondo per conoscere la solitudine. Nella quasi totalità dei casi, questo genere di momenti è solo uno sprazzo di lucidità del bambino, destinato a non ritornare mai più, sfumando dolcemente come sfuma il ricordo dell'infanzia. Ma per li andò diversamente, ne rimase quasi affascinato. Ogni volta che vedeva qualcosa di sferico andarsene per la sua strada, Kerouac si smarriva. " (pag. 20-21)

"Lo spazio sfinito" seconda opera narrativa di Tommaso Pincio richiede al lettore fin dalle prime pagine la disponibilità a lasciarsi perdere in un mondo che è il nostro ma non lo è, in un 1956 che è stato o che sarà, con pagine che sembrano estratte da manuali di storia, "Viene teorizzata per la prima volta l'esistenza di un'ottava nota musicale. Scoppia la moda di tenere pesci rossi in vaschette incollate sul parabrezza delle automobili. La preghiera nella scuole viene giudicata incostituzionale mentre, sempre in materia di diritto costituzionale, la pena di morte viene riabilitata. Senza cause apparenti la vendita dei tagliaerba ha un'improvvisa impennata. Viene avvistato il primo degli "oggetti luminosi simili a dischi". Compaiono i primi orologi senza numeri. Prendono piede gli incontri occasionali. La Tour Eiffel viene smontata e trasferita per due settimane nel Montana. Viene commercializzato il freesbee. Si cerca di essere più felici. Nei laboratori del Walt Disney Institute viene isolata la prima bolla di memoria." (pag. 57), un mondo da cui discendiamo e in cui siamo nello stesso tempo immersi, un 1956 governato dalle Corporations, dove lo Spazio è già stato colonizzato, dove la tecnologia domina secondo i cliché di un film di fantascienza in bianco e nero.

Tommaso Pincio ci chiede di credere ad un libro e ad una storia i cui protagonisti hanno nomi fin troppo conosciuti e assimilati da ciascuno di noi: Jack Kerouac, Neal Cassady, Norma Jean o meglio conosciuta come Marilyn Monroe, Arthur Miller ma anche James Dean, William Burroughs, Cary Grant, McCarthy (per chi non conosce quest'ultimo lo potete trovare per esempio come attore ne "L'invasione degli ultracorpi") che pur conservandone le caratteristiche peculiari degli uomini in carne ed ossa divergono e assumono una vita propria: Jack Kerouac è un disadattato che nella vita decide di partire per lo Spazio come controllore di orbite per la Coca-Cola Enterprise Inc. "Un controllore di orbite doveva semplicemente limitarsi a registrare la presenza dell'intruso per poi mettersi in contatto con la base e comunicare la posizione. Il resto lo facevano loro e lui non doveva fare più niente", che trascorre il suo tempo ad osservare il vuoto, a sfogliare un libro di Marc Bloch "Storia e passatempo" (altro sottile gioco d'invenzione letteraria/storica) e dialogare con gli altri controllori, Neal Cassady è pure lui un perdigiorno che si innamora (riempiendola di telefonate) di una bellissima casalinga insoddisfatta, tale Norma Jean Mortensen, sposata con il freddo e spietato dirigente della Coca-Cola Enterprise Inc., Arthur Miller,  il quale, durante il colloquio per la sua assunzione, espresse a Jack Kerouac ciò che pensava di lui : "Tu non fai parte di un cazzo, Kerouac. Tu sei solo uno spiantato che viene spedito a girare intorno a questo pianeta per fare il lavoro più stupido dell'universo e ho seri dubbi che tu sia in grado di farlo senza combinarmi casini. Voglio essere chiaro, Kerouac. Tu e tutti gli altri picchiati in testa che prenderanno il tuo posto contate meno di un tappo in questa famiglia." (pag. 17).

E allora cos'è questo romanzo di poco più di 140 pagine: un artificioso giochetto per perdigiorno? Un romanzetto di fantascienza distopica ?  Un romanzo visionario di stampo americano, vagamente hippy, con qualche trovata divertente e nulla più?

Siete liberi di pensarlo, da parte mia "Lo spazio sfinito" è decisamente altro, è un libro singolare (nella bella postfazione di Luca Briasco e Mattia Carratello viene definito "avantpop": "Non c'è voluttà, nelle storie avantpop, perché non c'è contemplazione e non c'è distacco, ma una frequentazione attenta, amorevole, che spesso diviene passione irrefrenabile." pag. 151), rischioso, che con un realismo che ha del magico descrive la deriva del nostro mondo dominato dal consumismo, da miti fasulli, da uomini in carne ed ossa diventate icone, a prescindere dal loro valore o dalla conoscenza delle loro opere che ha la gente, un'immagine d'apporsi sulla maglietta, da sfruttare a fini commerciali tramite la pubblicità. Un mondo uniformato da oggetti che vivono di vita propria, come la Coca-Cola, bevuta da un campo all'altro del mondo, "a way of life", e che domina pure quello spazio che nel 1956 reale erano l'avvenire, nel "Lo spazio sfinito" una realtà (seppure la possibilità che sia tutto un inganno per obnubilare le coscienze è onnipresente) e oggi si è ridotto ad essere un pallido cielo solcato da immondizia e satelliti spia, una Coca Cola che si è trasformata assecondando/modificando i gusti del "pubblico" e rendendoli ancora più schiavi: "Prima di bere la Coca Cola Space la gente aveva preso l'abitudine di agitare la bottiglia nella speranza che una bolla cometa comparisse nella bibita per esprimere un desiderio." (pag. 15) o la Walt Disney coi suoi buoni sentimenti d'accatto.

Ne esce un mondo colonizzato dall'immaginario statunitense, dal denaro che determina i rapporti sociali, dai brand, dalla pubblicità, spersonalizzato, uniformato da un capo all'altro del mondo, dove anche la letteratura appare in ritirata, dimenticata, serializzata, cancellata:

"La Quantum aveva messo a punto una nuova strategia di vendita. Le librerie non dovevano essere più dei luoghi in cui l'unico rumore ammesso erano vecchie composizioni europee per quartetti d'archi diffuse al limite dell'inudibile da sorgenti sonore occulte. Bisognava rompere con questa storia del silenzio derivata dall'idea che una buona libreria dovesse ricordare una biblioteca. Perchè mai infatti dovrebbe essere una corrispondenza tra questi due luoghi? In biblioteca ci si va per leggere e studiare, in libreria per comprare. La scelta di eliminare i libri dalle librerie sembrò dunque un punto di arrivo inevitabile ai dirigenti della Quantum." (pag.35)

un mondo dove chiunque è ritenuto "diverso", sensibile", disposto a porsi domande, viene messo all'angolo e relegato ad una vita di silenzio.

Un mondo che si riempie di oggetti e che appare sfinito.

Ma "Lo spazio sfinito" non si limita solo a questo, è anche romanzo di grande sensibilità, una sensibilità, resa da un linguaggio semplice e armonico, che potrei definire fin quasi commovente nella descrizione dei personaggi e dei loro pensieri, della solitudine e incomprensione entro la quale vivono: la solitudine di Norma Jean (che l'avrebbe poi condotta alla morte nel 1962 nella sua casa di Brentwood) che attenderà inutilmente una voce dal telefono: "Pensò che se fosse riuscita a ricordarsi del suo amore e glielo avesse urlato in faccia con tutto il fiato che aveva in gola, forse lui si sarebbe fermato. Ma quel nome non c'era più. Solo quella parola, aspettare, e lui che le entrava dentro con tutto l'odio di cui era capace. E lei non potè fare altro che aspettare, aspettare che lui le versasse in corpo il suo odio fino all'ultima goccia. Dopo, forse, non ci sarebbe stato più niente e lei avrebbe potuto ricordare il suo nome. Dopo." (pag. 124), la ricerca dolente di Jack Kerouac "E adesso che c'era, lassù, adesso che le stelle non c'erano e che il buio oltre il vetro dell'oblò aveva tutta l'aria di un imbroglio, Jack Kerouac vedeva che la sua vita era come un fiume senza corrente perché non c'era una sorgente da cui nascere né un mare in cui morire. Era diventato come il Vuoto che si muove senza muoversi." (pag. 85), il desiderio di pace di Neal Cassady "Si distese e provò a chiudere gli occhi, perché in fondo anche lui voleva tornare a casa e dormire nella voragine del buio e nel silenzio di tutte le cose che finiscono, la voragine di quando lo spazio è così sfinito che non c'è più un posto dove andare e tu non hai la forza nemmeno di alzare lo sguardo per vedere se ci sono mai veramente state le Stelle lassù." (pag. 144)

Questo è un romanzo che se ci consegna uno Spazio Sfinito, ci consegna anche quello spazio di silenzio dove poter finalmente sognare, ritrovare se stessi e abbandonare, forse per sempre, tutto il dolore e lo sconforto che ci circonda e annienta le nostre giornate.

Edizione esaminata e brevi note:

Tommaso Pincio, pseudonimo di Marco Colapietro, (Roma, 1963), scrittore italiano. Ha studiato all'Accademia di Belle Arti. Ha fatto l'assistente per vari pittori, italiani e americani. Ha esordito pubblicando “M.” nel 1999. Collabora con “Repubblica”, “Manifesto” e “Rolling Stone”.

Tommaso Pincio, "Lo spazio sfinito", Fanucci, Roma, 2000. Collana AvantPop

Andrea Consonni, aprile 2010

ISBN/EAN: 
88-347-0739-7

Commenti

[Lo spazio sfinito] Come

[Lo spazio sfinito] Come promesso da tanto tempo. "Lo spazio sfinito" di Tommaso Pincio. A questo punto tutti i suoi libri sono stati recensiti.

Per dovere di cronaca, aggiungo che questo libro verrà a breve rieditato quest'anno da Minimum Fax.

[consonni] grande Andrea! Con

[consonni] grande Andrea! Con questo contributo abbiamo concluso lo Speciale Pincio. Da qui in avanti, sotto con le seconde recensioni dei libri già schedati;).

Soprattutto per argomentare a contrasto.

QUI: http://www.lankelot.eu/forum/index.php?topic=2778.0 il vecchio piano dello speciale. E' fatta:)

 

[Pincio] Sì, io ci terrei a

[Pincio] Sì, io ci terrei a scrivere due righe su Cinacittà. Appena me lo passa mia sorella.

[pincio] sarà bello sentire

[pincio] sarà bello sentire cosa ne pensi, è un libro profondamente anticapitolino...

[Pincio] Già su questo mi

[Pincio] Già su questo mi sentirei di dissentire ma lo farò recensendolo. E te lo dice uno che ama Roma con tutto il cuore anche se dopo quanto visto domenica sera in campo e fuori (e relativi trattamenti di favore) un po' di rosicata vi fa bene.

[spazio sfinito] ammazza

[spazio sfinito] ammazza andre'. grandissimo pezzo. Aspetto la nuova edizione MF, compro, leggo a dovere, torno a commentare. Siamo nelle loro mani, ora:)

 

[spazio sfinito]

[spazio sfinito] scrivi: "nella bella postfazione di Luca Briasco e Mattia Carratello viene definito "avantpop": "Non c'è voluttà, nelle storie avantpop, perché non c'è contemplazione e non c'è distacco, ma una frequentazione attenta, amorevole, che spesso diviene passione irrefrenabile." pag. 151)"

> Avantpop non è poi diventato il nome di una collana?

[Spazio Sfinito] Sì, ho fatto

[Spazio Sfinito] Sì, ho fatto una piccola aggiunta così si vede. Era una collana molto interessante della Fanucci che credo non esista più, fra gli altri c'erano Vollmann, Dick. Steve Erickson, qualcosa l'ho letto. E in particolare c'era la raccolta "Schegge d'America" con brani e contributi di vari autori e che fu la prima uscita della collana.

[avantpop] molto chiaro:).

[avantpop] molto chiaro:). grazie.

"spazio dove poter finalmente

"spazio dove poter finalmente sognare, ritrovare se stessi e abbandonare, forse per sempre, tutto il dolore e il silenzio che ci circonda e annienta le nostre giornate"
And è una recensione che aggiunge poesia a poesia , sei parola sensibile che fa strada al testo e lo conduce tra noi con un'irresistibile dolcezza e com-prensione.
grazie

[pincio - Lo spazio sfinito]

[pincio - Lo spazio sfinito] Davvero un gran pezzo. Molto ispirato. Pincio non sono ancora riuscito ad "inquadrarlo"; ho letto "La ragazza che non era lei" e non m'è dispiaciuto per niente. Questo mi attira ma ho paura che l'interesse sia dovuto ai nomi che scrivi tu sopra (Burroughs, Dean, etc...). Ci farò un pensiero.

[Pincio] Grazie! Io ti

[Pincio] Grazie! Io ti consiglio di leggerlo anche perchè dopo qualche pagina quei nomi cominci a dimenticarli.

Andrea, ringrazio te per le

Andrea, ringrazio te per le tue sensibili parole su Lo spazio sfinito, e anche chi, in passato, ha dedicato tempo e pensieri agli altri miei libri su questo luogo, che resta fra più i ricchi di contenuti della rete letteraria. La mia fede di scrittore mi impone ovviamente di non entrare nel merito dei giudizi, tanto positivi che negativi. Posso però tranquillizzare Franchi almeno sul fatto che di Byron e delle vicende di Villa Diodati ho qualche contezza. Dico "personalmente" affinché sia chiaro che esiste una certa distanza tra il sottoscritto e la voce narrante di Cinacittà, la quale dichiara esplicitamente di aver letto una decina di libri al massimo in tutta la vita. La sua cultura, inclusa quella su Roma, è piuttosto raffazzonata: va da Wikipedia (come spiega egli stesso) agli indottrinamenti non meno aneddotici di Wang. Certe approssimazioni e imprecisioni contenute nel romanzo dovrebbero essere intese in questo senso e non come idee, opinioni e affermazioni del sottoscritto su Roma o quant'altro. Ciò per smentire le presunte intenzioni anticapitoline. "Personalmente" mi sono limitato a dare voce a un personaggio con molti rancori e lati piccini. Potrei dire che costui incarna un tipo di romano abbastanza diffuso, ma non mi spingo a tanto. Pertanto mi attengo al minino: egli parla come parla e dice le cose che dice per ragioni che sono sue e non mie. Che poi certe ragioni possano infastidire è un'altra storia, ma nemmeno questa mi riguarda: una volta scritti, i libri appartegono a chi li legge. Nel bene come nel male. State bene, tp.

[pincio] Grazie a te,

[pincio] Grazie a te, intanto, per i chiarimenti e per le precisazioni. Tornerò su "Cinacittà" dopo aver letto l'articolo di Andrea, memore di quanto ci hai appena raccontato. Avrei infine una preghiera da rivolgere a tutti e due; mi piacerebbe molto se, post recensione del tuo ultimo romanzo, Consonni ti intervistasse. Ho la sensazione che ne verrebbe fuori qualcosa di memorabile, per tante ragioni.

Naturalmente, sono proprio tanto felice per quel che scrivi a proposito di questo luogo. E non ti nascondo che mi piacerebbe molto se ti unissi a noi, magari proponendo qualche tuo vecchio articolo. Ho apprezzato, negli ultimi mesi, parecchi tuoi saggi brevi, nel tuo sito... pensaci.

grazie, ancora.

franco

 

 

[Pincio] Grazie a te Tommaso

[Pincio] Grazie a te Tommaso per essere intervenuto qui. Grazie davvero.

Caro Franco, le mie

Caro Franco, le mie parole erano sincere; sono quasi sempre sincero, per la verità. Trovo che Lankelot sia, quanto a letteratura e dintorni, uno dei migliori luoghi presenti sulla rete, perlomeno italiana. Non tanto e soltanto per i contenuti, ma anche per la garbata partecipazione delle discussioni che seguono agli interventi. Purtroppo la principale ragione che induce a tenermi a distanza dai cosiddetti blog letterari sono i toni compiaciutamente malevoli e acrimoniosi che talvolta hanno la meglio e finiscono per avvelenare il confronto. Voi, mi pare, siete diversi. Il che non implica, ovviamente, che si possa dissentire e non amare le stesse cose: vivaddio, il mondo è bello perché svariato. Quanto all'invito che mi fai, come probabilmente saprai recupero regolarmente quel che scrivo sul mio blog. Lo considero materiale libero, a disposizione di tutti, ragion per cui se c'è qualcosa che ritenete interessante per lankelot, attingetevi pure liberamente. Per me sarebbe soltanto un piacere e un onore. Grazie ancora e buona permanenza sul pianeta Terra. 

Caro Tommaso, ti ringrazio

Caro Tommaso, ti ringrazio ancora con tutto il cuore. Mi piacerebbe davvero che la partecipazione alle discussioni fosse sempre garbata ed equilibrata; spesso è così, purtroppo non sempre. Devo riconoscere che non sempre siamo stati in grado di stemperare i toni, quando per passione, quando per trasporto, quando per (estremamente differenti) visioni politiche o estetiche. D'altra parte era tutto previsto, quando s'è deciso, tanti anni fa, di mantenere il sito distante da qualsiasi partito, qualsiasi religione, qualsiasi gruppo editoriale - lasciandolo, in altre parole, libero e aperto ai contributi di letterati e lettori forti, volontari; quale che fosse il loro partito, la loro religione, la loro casa editrice - le loro case editrici, eccettuate ovviamente le vanity press - e la loro estetica. Questa scelta, negli anni, ha determinato interpretazioni politiche ed estetiche del nostro "genius loci" molto diverse, da parte di tutte le fazioni. Però ha tenuto ben distanti "i toni compiaciutamente malevoli e acrimoniosi che talvolta hanno la meglio e finiscono per avvelenare il confronto": c'è sempre stato e sempre ci sarà dibattito. Purtroppo la storia - più ancora della letteratura - è fatta di memorie diverse, non sempre compatibili, non sempre conciliabili, quasi mai condivise a cuore aperto. Noi dobbiamo riuscire a farle coesistere, a far sì che possano raccontarsi e ascoltarsi a vicenda. E' veramente dura ma io non demordo. Forse è questo l'intento rivoluzionario, quello di ripristinare la normalità e la civiltà del dialogo, e tutelare anche l'asprezza degli scontri, purché rimanga - come dire - "sportiva".  

Un risultato forse c'è - c'è stato, e ci sarà - e cioè che dogmatici e totalitari non potranno mai integrarsi, perché le dinamiche di Lankelot escludono esattamente questi due approcci. Chi predica un vangelo non tollera critiche o glosse. Questo sito è tutto una critica e una glossa.

Certo: a meno di non voler congetturare l'esistenza di "totalitari relativisti", che sarebbe un hapax anche seducente, le cose dovrebbero restare così... per molti anni ancora.

Detto ciò - sì, se sei d'accordo attingerò e caricherò qualche tuo articolo, man mano. Sarà un onore e un privilegio. Mi impegno anche a moderare - al solito - la discussione, qualora sia "oltre le righe", per garantire una dialettica civile e democratica (e magari: empatica).

Naturalmente ti avvertirò con il dovuto anticipo - sempre - e formalmente ti chiederò l'autorizzazione, via mail.

grazie ancora a te. Molte grazie davvero. 

Cura ut valeas.

gf

[Tommaso Pincio - Lo spazio

[Tommaso Pincio - Lo spazio sfinito] Segnalo l'imminente ritorno de "Lo spazio sfinito".

Qualche notizia qui:

http://www.minimumfax.com/libri/scheda_libro/475 

[spazio sfinito] e allora

[spazio sfinito] e allora torna in prima;)

[Lo spazio sfinito] Dovrebbe

[Lo spazio sfinito] Dovrebbe esserci qualche novità in questa nuova edizione. Appena mi capita sotto mano, integro. 

[spazio sfinito] ottima

[spazio sfinito] ottima notizia, amice;).

[spazio sfinito] Astremo - su

[spazio sfinito] Astremo - su Vertigine - oggi: http://vertigine.wordpress.com/2010/11/14/tommaso-pincio-lo-spazio-sfini...

[spazio sfinito] comprato

[spazio sfinito] comprato qualche sera fa alla libreria minimum fax di santa maria in trast., and. E prima o poi torno qui a parlartene;)

[Lo spazio sfinito] Contento

[Lo spazio sfinito] Contento che tu l'abbia comprato. Devo dire che questa riedizione da parte della minimum fax è stata una splendida idea, anche per la circolazione del libro. Lo sto vedendo in molte librerie, in bella vista. Complice anche la copertina che comunque attira più di uno sguardo. 

[spazio sfinito] nella

[spazio sfinito] nella libreria MF di Roma stava addirittura in cassa...

[spazio sfinito] capitolo V,

[spazio sfinito] capitolo V, pagina 19, nuova edizione M Fax 2010.

"Tutti sanno che il Vuoto Spaziale è muto. E' un nero immenso di inconcepibile silenzio e la moltitudine delle Stelle, per quanto numerosa, non ce la fa a portare oltre i limiti dell'inudibile il crepitare della luce. Il quarto giorno Jack Kerouac lo passò così: guardando il mutismo dello Spazio incorniciato nell'oblò della sua navetta orbitale. A tratti nella sua mente si facevano sentire echi lontani, sembrava di intendere un abbaiare di cani sperduti nella desolazione e il mormorio ovattato di un fiume scorrere placido sotto la navetta in orbita; in alcuni momenti si arrivava addirittura a distinguere lo scandito gorgheggio di una cascata. Jack non vi prestava troppa attenzione, non si premurava di capire in che modo la sua coscienza andasse dissotterrando quei suoni. Se lo avesse fatto, il mistero sul quale galleggiava sarebbe risultato identico alle sue domande di bambino, quando nelle notti d'estate si affacciava alla finestra della sua cameretta per guardare il buio dove abbaiavano i cani e il fiume cercava sospirando la strada per la cascata, quando le foglie fremevano mosse dal vento o scosse da insetti giganteschi. Erano le tragiche e incantevoli stranezze che arrivavano nella notte mentre il resto della famiglia dormiva"

[tommaso pincio]

[pincio, spazio] capitolo XX,

[pincio, spazio] capitolo XX, pagina 86, nuova edizione MF.

"Forse non c'era nemmeno uno Spazio dove andare. Forse lo Spazio era proprio come lo vedeva lui dall'oblò della navicella, un buio di niente senza un posto dove andare. Poi sentì la mancanza del vento e di come il vento muoveva i lampioni, dei coni di luce che dondolavano nella notte facendo ondeggiare le strade. Sentì la mancanza del colore dei mattoni, delle finestre accese, del misterioso scricchiolare delle scarpe sul selciato. Sentì la mancanza dei neon che ronzavano come zanzare e dei ristoranti cinesi. Sentì la mancanza della possibilità di svoltare un angolo e di apparire come un fantasma a una ragazza da sogno e di farle prendere uno spavento tale che per poco non sviene. Sentì la mancanza delle persone, di quelli che non sapevano niente di lui e che non sentivano la sua mancanza. Sentì la mancanza di una voce umana e accese la radio. La radio lo mise in contatto con quelli che si trovavano sulle navicelle delle altre compagnie, gli altri controllori di orbite. Quelli come lui".

[tommaso pincio]

[andrea consonni, pincio top

[andrea consonni, pincio top 3] il tuo articolo è semplicemente bello, è un degno viatico alla lettura.

La mia top 3 di Pincio oggi cambia così:

1. Un amore dell'altro mondo. http://www.lankelot.eu/letteratura/pincio-tommaso-un-amore-dell-altro-mo...

2. La ragazza che non era lei. http://www.lankelot.eu/letteratura/pincio-tommaso-la-ragazza-che-non-era...

3. Lo spazio sfinito. Che è immaginifico, americanissimo, ma pieno di personalità e di solitudine.

"M" l'ho letto da adulto e con troppa differita, e non m'è mai appartenuto, m'è sembrato derivativo e via dicendo. Con "Cinacittà", come sai,  sono entrato in rotta per questioni capitoline - forse stupide, certo.

Mi manca il suo libro sugli alieni, il prossimo anno me lo compro.

[Pincio] Grazie Franco. Io

[Pincio] Grazie Franco. Io non sono molto avvezzo a stilare classifiche di lettura ma fra quelli di Pincio ma non solo, Lo spazio sfinito è il romanzo a cui sono maggiormente affezionato e che ho riletto tantissime volte, siamo sulla decina di riletture complete, trascurando quella di singoli capitoli quando mi va di riprenderlo in mano. Su Cinacittà, come sai la penso diversamente e sono curioso di scoprire quale sarà il tassello successivo del percorso artistisco di Tommaso.

[Pincio] A proposito di

[Pincio] A proposito di quello che sta accadendo in questi giorni con le mobilitazioni contro il DDL Gelmini, Pincio ha postato sul suo blog questo intervento e che indirettamente tira in ballo anche dei personaggi de Lo spazio sfinito. Lo si trova qui:

http://tommasopincio.splinder.com/post/23771143/il-ministero-dellamore

 

[Pincio] Il suo intervento e

[Pincio] Il suo intervento e anche le caratteristiche delle mobilitazioni in corso, condivisibile o no, tira in ballo oltre a varie questioni, l'importanza della letteratura e le scoperte singolari che si possono fare quando si parla di libri.

Questo argomento mi permette un Ot che potrà apparire forse semplicistico ma che mi spinge sempre a qualche riflessione ovvero gli acquisti di Natale e i libri proposti nelle librerie. In questi giorni mi è capitato più volte di entrare in librerie di Lugano e ho sbirciato nelle pile di libri che i clienti portavano alle casse. Le pile erano di una ripetitività incredibile oltre che largamente ipotizzabile: Vespa, Grisham, Ammanniti, De Carlo, Murgia, Baricco, Eco, Faletti, Bendetta Parodi, Clerici e tutti i nomi più o meno da classifica. Su questo niente da eccepire, le cose vanno così, quello che più mi disturbava era l'incapacità dei commessi/proprietari di consigliare qualche altro titolo a persone incapaci di fare scelte oppure dubbiosi. 

In silenzio e in disparte come una specie di investigatore privato, ho ascoltato e non c'è stata una sola volta in mezz'ore di appostamento che i commessi si azzardassero a consigliare qualcosa d'altro, anche di titoli che erano presenti fra gli scaffali. Non sto parlando solo di letteratura "alta" ma anche di percorsi alternativi all'interno di generi consolidati come il noir, il romanzo di formazione, eccetera, come se si presumesse sempre un'incapacità del futuro lettore di apprezzare altro.

Tutto ciò è facilmente confutabile da una mia esperienza personale: mia madre ha chiesto a me e mia sorella dei consigli sui libri da regalare ai 3 figli di mia cugina e abbiamo sempre cercato di scegliere classici non presenti nelle loro case o percorsi di lettura alternativi compatibili con dei ragazzi delle medie e oggi alle superiori. Con un minimo di sforzo si riesce a trovare delle strade alternative o a far riscoprire autori diversi, anche in base ai gusti che poi le persone hanno.

E qui mi ricollego a Lo spazio sfinito: ho deciso di regalarlo al mio cugino appena diciottenne, è un lettore attento e nello stesso tempo innamorato di musica americana, un mezzo sognatore, che guarda film vecchi, con la testa un po' fra le nuvole, un solitario ma molto curioso e sensibile. E mi sono detto proviamo a regalarglielo. Non gli piacerà? Lo metto in conto.
 

Scusate il piccolo sfogo però vedere che tanti adolescenti e non solo a Natale avranno libri in serie, uno uguale all'altro, un po' mi ha fatto girare le palle.

[le librerie sotto natale e

[le librerie sotto natale e lo spazio sfinito] ecco perché scrivi su Lankelot, andrea. altrimenti scriveresti su satisfiction.

[pincio-proteste ddl gelmini]

[pincio-proteste ddl gelmini] le proteste di Pincio sono sensate, equilibrate e totalmente condivisibili. Soprattutto in questo frangente:

"Non capiscono perché gli si stia negando un futuro, la terra su cui poggiare i loro piedi. Non lo capiscono e vogliono risposte, per questo protestano. E sapete una cosa, non lo capisco nemmeno io. Come non capisco perché un ministro debba tacitare uno studente gridandogli come un invasato, con gli occhi di fuoco e la bava alla bocca: Vigliacco, vigliacco, vigliacco... Vigliacco solo perché sta cercando di dare voce al proprio scoramento. In verità, questi ragazzi nemmeno protestano. Perlomeno non nel modo in cui lo si faceva un tempo, nei troppo evocati Anni di piombo. Vogliono sapere perché. Sapere perché gli abbiamo fatto questo. E siccome chi dovrebbe ascoltarli e parlargli ostenta soltanto una sorda protervia, vorrei che almeno voi trovaste il modo di portare una ragazza di 23 anni in un centro di identificazione senza farla tornare alla mente le pagine di quel libro di Orwell dove si parla del Ministero dell'Amore."

> grazie per avercelo segnalato, Andrea.

[Lo spazio sfinito - Roma -

[Lo spazio sfinito - Roma - ot] A proposito di Roma, questo fa un po' incazzare i non romani che magari vorrebbero fare un salto nella capitale. Ammazza, sempre l'impero vi sentite.

:))))))))))

http://roma.repubblica.it/cronaca/2010/12/23/news/via_libera_alla_tassa_di_soggiorno_per_turisti-10523265/?ref=HREC1-4

Via libera al contributo per turisti
La tassa di soggiorno da gennaio
Approvata nella notte dall'Assemblea capitolina. La tariffa va da uno a tre euro per ogni notte a seconda della struttura che offre ospitalità ai viaggiatori. Scatta nel 2011 e vale per tour nella capitale così come per i non residenti negli stabilimenti di Ostia. Esentati i bambini fino a 10 anni

E' arrivato verso le tre di notte il via libera definitivo dell'Assemblea capitolina al regolamento che disciplina la nuova tassa di soggiorno a Roma. Il contributo, che scatterà dal 1 gennaio 2011, dovrà essere versato da ogni turista che pernotti nella capitale, ma anche dai non residenti che accedono agli stabilimenti di Ostia o prendono un 'bus sightseeing' o un battello sul Tevere.

La tariffa giornaliera va dai tre euro a notte negli alberghi a quattro o cinque stelle a un euro per i campeggi. Un emendamento al testo originario approvato in nottata introduce l'esenzione per i bambini fino a dieci anni.

Il provvedimento, approvato al Campidoglio con 22 voti favorevoli su 31 presenti, recepisce il decreto legge 78/2010 e la delibera 6772010 con i quali, la scorsa primavera, è stata introdotta la possibilità per il Comune di Roma Capitale di utilizzare un contributo di soggiorno per mantenere in equilibrio il bilancio. Con la "tassa", il Campidoglio conta di incassare 82 milioni di euro. Risorse che saranno già formalmente quantificate e inserite nella manovra di Bilancio previsionale 2011, che sarà varata dalla giunta all'inizio del nuovo anno.

(23 dicembre 2010)

[roma-spazio] hai visto,

[roma-spazio] hai visto, and? Ma questo è ancora niente. Un giorno decideranno di tassare anche i giornali che usano la parola "Roma" senza autorizzazione.

[nuovo pincio] ne ha scritto

[nuovo pincio] ne ha scritto Michele Lupo in Paradiso: http://www.paradisodegliorchi.com/cgi-bin/pagina.pl?Tipo=recensione&Chiave=1038

"Il viaggio, l’altrove, sono temi da sempre presenti nella narrativa di Tommaso Pincio, variamente declinati e destinati a confluire in un motivo che al viaggio sta per inevitabile struttura: l’hotel. Motivo che in questa obliqua autobiografia, Hotel a zero stelle, va inteso in un senso non solo letterale. Perché se alla precaria dimora che esso rappresenta non senza offrire al narratore e all’autore empirico molteplici seduzioni, anche infime, l’hotel dello scrittore romano si fa pensare e descrivere come “viaggio” esso stesso..."

[pincio] - amico Franchi, ma

[pincio] - amico Franchi, ma stiamo a parlare di Pincio? Quest'anno in Italia, Rizzoli ha pubblicato un autentico capolavoro di romanzo (non vi dico quale ma ovviamente non è di autore italiano) e nessuno che ne scriva. non è che cì'è un poco troppa autoreferenzialità nell'editoria italiota e questa epidemia vi ha contagiati? Non dico che come Parente si debba citare Proust ad ogni schitto di piccione - gli unici veri porci con le ali - ma per cortesia guardiamo fuori dal grande raccordo anulare ovvìa

[luca, rizzoli] dimmi dimmi,

[luca, rizzoli] dimmi dimmi, luca. Qual è il capolavoro?

Divinare così è difficile. Rizzoli - diciamo il gruppo RCS - fa uscire centinaia e centinaia di libri diversi, ogni mese. Stranieri soprattutto.

[rizzoli] - eheheh...tu sei

[rizzoli] - eheheh...tu sei avveduto amico Franchi. Ti dirò ti dirò

[rizzoli] attendoti:)

[rizzoli] attendoti:)

[rizzoli] - autore

[rizzoli] - autore francese...libro pubblicato in Francia addirittura nel lontano 2008...

[rizzoli] - fuoco! fuoco!

[rizzoli] - fuoco! fuoco! Apri la Santa Barbara! Vado a leggermi la tua risposta...

[Rizzoli] A questo punto sono

[Rizzoli] A questo punto sono curioso pure io. Su Pincio, una cosa però, credo che lui per essendo romano sia un autore che con la penisola abbia poco a che fare, anche proprio per la sua vita....pure io che da Roma disto quasi 800 chilometri ho poco a che fare con la capitale. Ed infatti quando ha voluto tornare sul pianeta Roma ha scritto qualcosa d'inferiore rispetto alle sue opere. Poi io sono una specie di innamorato folle di Pincio e non faccio testo.

[rizzoli, pincio] - ho preso

[rizzoli, pincio] - ho preso Pincio a iper-pretesto per calunniare di provincialismo la nostra editoria. Ho letto "La ragazza che non era lei" e non mi spiacque. Ancorché troppo affumicato delle evidenze dei modelli cui guardava. Ma non ce l'ho affatto con lui. 

[Pincio] Guarda che ce la

[Pincio] Guarda che ce la puoi pure avere anche a morte con lui, che problemi ci sono?

A lui ho anche suggerito di provare un giorno a scrivere qualcosa in lingua straniera, per staccarsi completamente dalla letteratura italiana. 


 

[pincio] - no, mi ripeto.

[pincio] - no, mi ripeto. Pincio non è affatto il peggio del pubblicato. D'accordo con te: dovrebbe provare a sdoganarsi dall'italiano. Ma non disperdo così il mio odio. Ho bersagli più alti eheheh

[letteratura italiana] niente

[letteratura italiana] niente è più bello e più sacro della nostra letteratura italiana, e niente è più bello e più sacro della nostra lingua italiana. Coincide con la nostra essenza di popolo. Con tutto quel che siamo.

Perdiamola e ci snaturiamo. L'editoria italiana, invece, semplicemente non va confusa con la letteratura italiana. E con i veri letterati italiani. Mondi non sempre coincidenti.

[letteratura italiana] - ma

[letteratura italiana] - ma amico Franchi, la tua posizione è alquanto desueta! La nostra essenza di popolo (?) è la televisione. La letteratura è quel che eravamo non quel che siamo. E poi, perdonami amice, ma forse abbiamo della letteratura giudizi differenti: per me la letteratura italiana è (almeno la più recente) D'Arrigo con Horcynus, se vuoi Moresco (anche se mi è insopportabile), il Busi del Seminario, Parise, Tomizza, Bettiza (e altri che ora non rammento) ma Pincio! Senza volerne a Pincio. Questo è intrattenimento. Al massimo narrativa. Non letteratura. Vale, Luca

[luca, pincio] beh: però

[luca, pincio] beh: però perdona, per dirlo con un po' più di credibilità, che Pincio è intrattenimento, dovresti aver letto non dico la sua opera omnia, ma almeno tre o quattro libri e non uno soltanto. Io non sono un aficionado di Pincio, ma per motivare i miei giudizi ho letto direi cinque libri di Pincio, e ora so di cosa parlo, ecco. Un po' meglio di prima:). Per me è un lettore forte, un buon narratore, derivativo ma non artefatto. E' uno che accetta il confronto e le critiche, è onesto e coraggioso. Qualità interessanti. Rare. E' uno che sa scrivere, e piace a Cortellessa. Gran bel segno.

Rifiuto la televisione, ovviamente.Totalmente. E credo che oltre a Parise, tra i recenti, abbiamo Magris, abbiamo il giovane Santi, abbiamo il poeta Zanzotto, abbiamo un buon narratore come Vassalli, abbiamo Tabucchi. Abbiamo giovani promettenti e molto diversi tra loro come Mascheri, Morici e Consonni, e grandi poeti come Andrea Di Consoli. Che è un grande poeta veramente. Abbiamo (avuto) un genio del fumetto come Sclavi. Abbiamo un biografo come Guerri (madonna). Abbiamo un romanziere come Renzo Paris, e allora alè, animo. C'è speranza, c'è qualità, c'è coscienza. Abbiamo editori come i duepunti, e come adelphi.

Tomizza mi è simpatico perché viene dal paese dei nonni, ma è inferiore a Stuparich, purtroppo. Ma aveva molto mestiere. Un po' troppo ripetitivo, forse. Bettiza è un grande giornalista che ha scritto bei memoir e un solo romanzo, "il fantasma di ts", ma non è un genio.

D'Arrigo è un espressionista - e gli espressionisti tendono a parlarsi un po' addosso. Li leggevo più volentieri da giovane, ora ho bisogno di capire cosa sto leggendo e perché, l'epoca delle suggestioni è finita. E' stata bella, però.