Piersanti Umberto

Olimpo

Autore: 
Piersanti Umberto

L’OLIMPO DI PIERSANTI COME TRASFIGURAZIONE MITICA DELLA RICERCA.  

Di solito un finale o è scontato o è a sorpresa. Difficile immaginare, in un romanzo, qualche cosa di diverso da queste due opzioni ed ancor più un finale che risulti ad un tempo scontato e a sorpresa. Sembra una contraddizione in termini eppure l’ultimo romanzo di Umberto Piersanti “Olimpo”  sfata questa beata certezza. Il suo finale è scontato perché l’ossatura del libro è venata fin dal principio dalla larga faglia dell’incomunicabilità generazionale. Ma sorprende perché malgrado la sua ineluttabilità ci dice ancora qualcosa che, nel corso di tutto il libro, non eravamo stati capaci di comprendere da soli.

“Olimpo” è la storia di un rapporto sentimentale difficoltoso, una relazione complicata tra un intellettuale ultracinquantenne sentimentale e trasognato a nome Luca ed Elisa, una ragazza giovane e bella, rinchiusa nello schematismo angusto delle certezze assolute ed aprioristiche. E’ lo scontro tra due modi diversi di rapportarsi alla vita, sia nelle convinzioni politiche che nell’approccio sentimentale, due mentalità che non riescono ad incontrarsi, poiché non è possibile superare l’incomunicabilità in cui precipitano perfino coloro che credono di poter comunicare con il linguaggio del corpo. 

Tutto il romanzo si dipana nell’assoluta e perfetta identità del narratore con la figura di Luca, un uomo che, consapevole di non poter racchiudere il segreto della vita e quindi di poterlo esprimere compiutamente, annoda i temi dell’amore e della ricerca alle suggestioni classiche e ai valori della mitologia pagana, condensandoli nelle sequenze distese di una lunga narrazione.  Ogni parola, ogni scampolo di epica fierezza, l’accumulo ossessivo di dettagli naturalistici, tutto è filtrato dalla voce di Luca. Questi e lo scrittore hanno lo stesso punto di vista, il romanzo è costruito in terza persona ma in realtà è come se Umberto Piersanti cerchi una nuova dimensione comunicativa in uno spazio lontano, che le sue riconosciute doti di narratore orale rende magico e non astratto.

La misura mitica e simbolica è qui più forte che altrove e l’evocazione del monte Olimpo è una sublime metafora, una trasfigurazione poetica che contribuisce all’enfatizzazione dei contorni di un paesaggio rupestre consueto dove non possono mancare carpini, boschi di quercelle e le sagome imponenti del Catria e del Nerone. La narrazione viene risucchiata nel pieno dei sentimenti e delle emozioni, nella densità affettiva delle storie in cui egli prosciuga tutta la sua trepidante ansia di affabulatore. Non si procede, non si va avanti ma si abita un medesimo tempo che varia impercettibilmente e si ritorna senza fine negli stessi luoghi in cui i suoi personaggi si fondono da sempre in epifanie arcaiche.

Che cosa accomuna questo nuovo libro alle raccolte di poesia e ai suoi romanzi precedenti ? Si sarebbe indotti a pensare che il filo rosso sia l’intrecciarsi dei temi della natura e dell’archetipo femminile, un’osmosi di attrazione sensuale e sublimata ad un tempo nei confronti di due universi che ancora rendono possibile descrivere la vita attraverso la pienezza del desiderio.

Poi però scorrendo le pagine ci si avvede che a dominare anche questo libro è la necessità di reagire al deterioramento che regge l’esistenza nelle sue molteplici forme. Il bisogno di erigere un argine al disincantato andare alla deriva dell’uomo, mettendo a nudo, nella distonia tra io e mondo, la necessità del dubbio e la nostalgia del senso. Ma anche la difficoltà di accettare ciò che non conosciamo e che dunque temiamo. No, gli dei sono sogni e immagini degli umani, un modo per dirci che c’è qualcosa oltre quello che vediamo con gli occhi e ascoltiamo con gli orecchi. L’impossibilità, perché no, di ridurre alla conoscenza ciò che alla fine non può essere svelato. 

Gian Paolo Grattarola

EDIZIONE ESAMINATA E BREVI NOTE  

Umberto Piersanti è nato nel 1941 ad Urbino, dove risiede attualmente e dove insegna all’università. Dirige la rivista Pelagos ed è autore dei libri di poesia  La Breve Stagione (1947, Il tempo differente (1974), L’urlo della mente (1977), Nascere nel ’40 (1981), Passaggio di sequenza (1986), I luoghi persi (1994), Nel tempo che precede (2002) di romanzi L’uomo delle Cesane (1994), L’estate dell’altro millennio (2001), Olimpo (2006). Cantore di un mondo rurale ormai perduto che evoca mediante il linguaggio dell’oralità contadina venata di suggestioni della tradizione classica italiana.

Umberto Piersanti, OLIMPO, Avagliano Editore 2006

PIERSANTI IN LANKELOT

ISBN/EAN: 
9788883092121

Commenti

Amices, nuovo articolo di GPG dedicato a Piersanti!
Buona lettura

"Che cosa accomuna questo nuovo libro alle raccolte di poesia e ai suoi romanzi precedenti ? Si sarebbe indotti a pensare che il filo rosso sia l?intrecciarsi dei temi della natura e dell?archetipo femminile, un?osmosi di attrazione sensuale e sublimata ad un tempo nei confronti di due universi che ancora rendono possibile descrivere la vita attraverso la pienezza del desiderio."

> Queste sono le cose che vorrei leggere sempre, negli articoli. Le visioni d'insieme, le analisi comparate. Grazie per aver dato vita al nostro archivio critico dedicato a Piersanti.

Grazie Gianfranco,

sono lusingato che Tu apprezzi il mio lavoro. Pensa che il professor Piersanti mi ha telefonato per congratularsi personalmente. E quando gli ho riferito di avere appena acquistato la sua ultimo silloge di poesie "L'albero delle nebbie" mi ha richiesto di curarne la presentazione presso la libreria Feltrinelli di Ancona. Ho risposto dicendogli che non mi reputavo all'altezza ma lui ha insistito e spero di condurre in porto l'impresa con sucesso.
A breve ovviamente Vi farò avere anche questa ulteriore recensione e l'intervista all'autore. A quel punto l'archivio Piersanti dovrebbe essere sufficientemente esaustivo.

Gian Paolo Grattarola

Magnifico. Complimenti e grazie per l'anticipazione.
Attendiamo la prossima recensione-intervista.

Vale,
gf

mi cattura anche molto l'immagine che niente possa essere vero e rivelato.............neanche gli dei ai quali ci aggrappiamo per dare un senso al nostro cammino.................nel dubbio scrive Franchi.....la possibilità di ricerca...........e nella ferma coscienza del limite, l'ansia prepotente del corpo , della fisicità anch'essi sublimi insieme alla bellezza come mito d'eternità.